La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per giugno 2011

Provocazione in forma d’apologo 199

Pubblicato da robertorossitesta su giugno 7, 2011

Abbiamo tutti un vicino ombroso, o che cerca di nascondere i suoi problemi sotto la strafottenza.
Il mio è specializzato nei saluti ad eco. Ad esempio, quando incontrandolo gli dico “Salve”, invariabilmente risponde “Regina”. La volta in cui, conoscendo un po’ la sua storia, aggiunsi “Mater misericordiae”, accusò il colpo e si allontanò bofonchiando.
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36. Quando il bambino

Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 6, 2011

da qui

Chlomo si aggira nella piazza dove la gente prega, chiacchiera, impreca, avvolta nei mantelli a righe o stretta in camicine bianche e gonne grigie, persa nella massa informe che gira gira, come una colonia di formiche impazzite intorno al Muro che è l’estrema propaggine del cielo, a metà strada tra un punto d’appoggio e una barriera che divide dal destino imprevedibile, inquietante. Passa tra la folla come Mosè tra le acque del Yam Suf, il Mar dei Giunchi, che ingoia i fantasmi del passato e salva i desideri più profondi, quelli infilati sotto forma di biglietto nelle fessure che vomitano erbaccia. Leggi il seguito di questo post »

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IL TERZO SGUARDO n.31: La bellezza alla rovescia. Le piazze d’Italia di Stefano Bottini

Pubblicato da giuseppepanella su giugno 6, 2011

Milano riflesso su semisfera, di Stefano Bottini

La bellezza alla rovescia. Le piazze d’Italia di Stefano Bottini

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di Giuseppe Panella*

«…l’occhio non può vedere se stesso che per riflesso, per mezzo di qualche altra cosa»
(William Shakespeare, Giulio Cesare, atto I, scena II)

1. A partire da un film di Stanley Kubrick

In una delle più straordinarie sequenze di 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick (1968) [1], quella cioè che dovrebbe mostrare la vita quotidiana come viene vissuta nello spazio sia nella sua semplicità di gesti e di modi che nella sua ripetizione di momenti che dovrebbero essere simili ad essi anche nella loro dimensione terrestre, si vede una hostess della Compagnia interplanetaria di viaggi entrare in una cabina popolata di passeggeri per portare ad uno di essi una bevanda che gli è stata richiesta. Si tratta, quindi, di un gesto apparentemente del tutto banale, di una vicenda che non dovrebbe essere degna di indugi e di presentazioni. Ma quello che accade nella sequenza è del tutto sbalorditivo agli occhi di un uomo che vive ancora nella gravità terrestre: la hostess, entrando nella cabina dei passeggeri, fa un giro completo su stessa, bottiglia e bicchiere la seguono nella sua traiettoria e, alla fine di esso, la donna giunge vicino al viaggiatore per porgergli ciò che gli è stato richiesto predentemente come consumazione.

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Vivalascuola. 2010-2011: bilancio di un anno bifronte

Pubblicato da vivalascuola su giugno 6, 2011

Questa è l’ultima puntata di vivalascuola dell’anno scolastico 2010-2011, a meno di urgenze impreviste. Un grazie di cuore a collaboratori e lettori e l’augurio di una buona estate a tutti.

2010-2011: i due volti dell’ultimo anno scolastico
di Tullio Carapella

Premesse
Descrivere con una formula sintetica l’anno scolastico che si sta chiudendo è cosa ardua se non impossibile. Il volto del 2008-2009, pure ricco di “momenti”, è in fondo facile da definire: è stato l’anno del feroce attacco alla scuola pubblica, che ha visto, almeno sino a tutto l’autunno, una rabbiosa reazione realmente di massa. Lo scorso anno la resistenza, pur importantissima, è apparsa più “di nicchia, la cosiddetta riforma ha continuato a mietere vittime, passando anche alle Superiori, cioè laddove si era arrestata in un primo tempo. Leggi il seguito di questo post »

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Mi diceva un tempo mia nonna (e altre rischiose considerazioni d’inizio estate)

Pubblicato da matteotelara su giugno 6, 2011

Questo articolo/riflessione nasce da un post di Simone Brambilla uscito su Nazione Indiana (qui). Il pezzo di Simone è molto intenso ed elaborato, e ne condivido appieno i punti. Tuttavia le sue parole mi hanno fatto sorgere con maggior urgenza un dubbio (una domanda) che già da tempo mi circolava nella testa e che ho avuto modo di riconoscere anche in molti dei miei coetanei durante interminabili discussioni sulla produzione letteraria italiana, sulle case editrici, sugli editor, sugli agenti, sul numero di persone che comprano e leggono libri, e sulla generale ignoranza del Paese.
È qualcosa che credo valga la pena condividere.
Negli ultimi tempi numerose sono state a questo proposito le iniziative, le riflessioni, le proposte, le analisi e le prese di posizione. Qualcuno dei miei interlocutori, in accordo con quanto viene sostenuto da molti, soprattutto in rete, suggeriva occorresse penetrare maggiormente nella società italiana e innalzarne la sensibilità letteraria, proponendo ad esempio testi di maggiore qualità. Leggi il seguito di questo post »

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C’era una volta il grande cinema italiano #4 – Riso amaro

Pubblicato da paolocacciolati su giugno 5, 2011


Su questa pellicola del 1949 sono stati versati fiumi d’inchiostro e torrenti di polemiche. Come Miracolo a Milano, fu attaccata sia da destra che da sinistra. Da un lato le voci catto-padronali la censuravano per aver sollevato i temi dell’emancipazione femminile e dell’aborto, dall’altro personaggi come Davide Lajolo, al tempo direttore de L’Unità, la accusavano di aver falsato il mondo contadino. Pensare che era stato proprio Lajolo a presentare al regista De Santis un certo Raf Vallone, cronista di terza pagina e autore di un dossier sulle condizioni lavorative delle mondine. Evidentemente le sirene del mondo del cinema agirono sul buon Raf Vallone più potentemente del giornalismo d’inchiesta. Leggi il seguito di questo post »

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Ludovico Antonio Muratori

Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 5, 2011

Una voce profetica di civiltà

L’illuminismo illuminato in Ludovico Antonio Muratori (1672 Vignola ,1750 Modena)

di Adelio Valsecchi

Oggi nella disamina dei problemi della collettività, del suo dinamismo psicosociale, si paventa una recrudescenza delle contrapposizioni fra due principi che sono attigui alla legge di non contraddizione di aristotelica memoria e abitano la conoscenza e la ragione umana : il vero e il falso; o se vogliamo stare nell’ambito squisitamente sociale : la verità e la menzogna. Tra loro vivere in empatia è agire contro natura. In mano agli uomini poi creano giochi capricciosi che generano divisioni e suscitano acrimonie sin dall’antichità. Leggi il seguito di questo post »

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35. Mattonelle

Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 5, 2011

da qui

Sta cercando di chiarire la dinamica convulsa che lo ha attirato qui, sequestrato da due uomini in divisa, berretto e cinturone con pistola d’ordinanza, occhiali scuri su barbe rade e nere, muscoli nervosi che sente abbattersi con forza sulla schiena, sul capo, calci sferrati con gli anfibi, sangue che cola dalla bocca, odore di terra, lo vedi come ti riducono? Leggi il seguito di questo post »

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Pietro TAMBURELLO di Marco Scalabrino

Pubblicato da Giovanni Nuscis su giugno 5, 2011

Il 20 Giugno del 2001 si è spento a Palermo – dove era nato nel 1910 – Pietro Tamburello.
“Pietro Tamburello – scrive Salvatore Di Marco nel numero di Luglio-Agosto 1998 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, edito in Catania (Alfredo Danese direttore) – la cui storia di poeta comincia negli anni Venti del Secolo, esattamente nel 1926 con la nascita a Palermo di quel notissimo e controverso foglio dialettale che fu il PO’ T’Ù CUNTU … nonostante avesse avuto un ruolo determinante tra i protagonisti della nuova poesia siciliana (se nel 1929 era stato il segretario generale dell’Accademia di Poesia Siciliana “G. Meli” presieduta da Giuseppe Ganci Battaglia, nel 1945 sarà il referente di Federico Di Maria nell’ambito della Società Scrittori e Artisti – il vero animatore di quel gruppo sottolineò Salvatore Camilleri nel numero di Gennaio-Febbraio 1993 della medesima rivista – e poi fonderà il Gruppo Alessio Di Giovanni e ancora nel 1956 sarà il direttore di ARIU DI SICILIA) pubblicò poco e tardi in volume i suoi versi dialettali. Leggi il seguito di questo post »

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“Sangue del suo sangue”, il nuovo romanzo di Gaja Cenciarelli

Pubblicato da monicamazzitelli su giugno 4, 2011

Quando qualcuno non ti insegna ad amare il tuo corpo perché non lo cura, non lo accudisce, lo tratterai male. Ma se qualcuno il tuo corpo lo abusa, quello che fai è cercare di eliminarlo, fare finta che non esista. Che non abbia bisogni, che non possa provare piacere, che non viva. A volte è impossibile risvegliarlo, anche se grida. Puoi farlo se dentro di te è rimasta una scintilla di desiderio e illusione, illusione che potrà essere ancora amato. Se c’è una scintilla di vita che rifiuta di abbattersi. “Sangue del suo sangue” è la storia di Margherita Scarabosio, una donna che riesce a conservare una fiammella in sé, una luce molto piccola che la guida nel suo ribellarsi, che con grande lentezza la sostiene e le fa ritrovare il suo corpo, da sola. Senza l’amore di un uomo, ma attraverso l’amore che è riuscita a conservare per se stessa. Mentre intanto il suo fratello carnefice la cerca per abusarla ancora, l’uomo che l’ha ingannata la riempie di odio, e tutti gli altri di indifferenza, cercando di usarla, ancora. In primo luogo come testimonial per una campagna pubblicitaria di Bruno Chialastri, un imprenditore-padrone candidato della destra (“una specie di Berlusconi in miniatura”) che la utilizza come immagine per la sua promozione elettorale: Margherita è la figlia di un generale ammazzato in un agguato delle BR. E tutta la campagna si fonda sull’anticomunismo. Margherita sembra piegarsi al volere di tutti, resiliente e persino stolida, mentre dentro di sé conquista il suo corpo, il centro della sua vita e di se stessa, millimetro dopo millimetro.
Gaja Cenciarelli ha un talento espressivo per la crudeltà che ha pochi pari nel panorama della letteratura italiana attuale; la sa declinare in tutti i suoi aspetti: vista dal carnefice, quelli della cattiveria efferata pura e semplice, e quella dalla vittima. E quasi sempre la crudeltà è un atto di odio perpetrato sulla donna e sul suo corpo, un tentativo di annientamento della sua essenza, della sua bellezza. Un calpestio per non dover più ascoltare, sentirsi in colpa, sentirsi deboli, e impotenti. Leggi il seguito di questo post »

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34. Bar

Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 4, 2011

da qui

Il bar ha una sala interna dove ci si può appartare e parlare senza essere ascoltati, poi magari ti mettono la cimice nella zuccheriera, le pareti sono verdi; nei quadri appesi, suonatori e danzatrici d’altri tempi, ci vorrebbe una vacanza a Parigi, al Crazy Horse, il soffitto è a travi in legno scuro, un lampadario pende dal centro come una corona d’oro, abat-jours e plafoniere sono sparsi nel locale creando punti luce ben armonizzati, sembra la sala d’aspetto di un casino, due o tre piante stazionano in posti strategici, un ficus? una yucca? un filodendro?  il tappeto è a fiori, dello stesso colore delle poltroncine.
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“Miope” di Silvana BARONI

Pubblicato da Giovanni Nuscis su giugno 4, 2011

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Dialogo di Marco Cavallo e il Drago con gli internati di Montelupo

Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 3, 2011

Era il gennaio 2003 quando gli amici internati di Montelupo Fiorentino mi fecero sapere che stavano costruendo un drago e che avrebbero voluto incontrare Marco Cavallo per sapere delle porte aperte, della chiusura dei manicomi e della libertà. Avevano chiamato Giuliano Scabia per costruire insieme il drago. Di Gorilla Quadrumàni e cavalli azzurri Giuliano se ne interdeva eccome.
Così decidemmo, Marco Cavallo ed io, di scrivere subito ai nostri sfortunati amici e di andare a fargli visita.

Trieste, febbraio 2003

Cari amici di Montelupo,
siamo venuti a sapere che qualcosa sta accadendo dalle vostre parti.
Sarà un drago? O forse tornerà il Gorilla Quadrumàno?
Ci hanno detto che fate riunioni animate ed affettuose.
Che in tanti aspettano la primavera, quando le nuvole sono più leggere ed il cielo è più azzurro.
Aspettano di uscire, abbiamo saputo, e di spingere fuori un drago.
Ma è vero? Un drago che mangia il cuore?
E che brucia l’anima? Leggi il seguito di questo post »

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“1975″ – recensione di Pasquale Vitagliano.

Pubblicato da krauspenhaarf su giugno 3, 2011

1975 Nonostante Pasolini, e purché Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne, Franz Krauspenhaar, Caratterimobili, Bari, 2010

“Ci sono ragazzini segnati da un’epoca. E poi ci sono scrittori che segnano un’epoca”, si legge in copertina. Ragazzini e scrittori hanno bisogno di un luogo per segnare un’epoca. Il luogo di FK è la Milano di piombo degli anni ’70, rigata dalle lacrime degli scontri fra ragazzi di sponde politiche opposte – apparentemente divisi tra il gallismo di Buzzanca, che in quegli anni imperversava nei cult-movies di serie B, e la disperazione di Pasolini,  scandaloso ed eretico persino a sinistra – ma accomunati dalla infantile e ingorda voglia di sesso. Sesso, droga e rock’n roll. Leggi il seguito di questo post »

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33. Avanti un altro

Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 3, 2011

da qui

Oltre la ringhiera grigia si vedono le mura, il minareto, le auto che scendono lungo il serpente asfaltato della strada. Un uomo dai capelli bianchi, seduto su una panchina in ferro, s’incanta sognando un senso nell’immobilità e nel movimento delle cose, nelle chiome di quercia agitate dal vento e la porosità di pietre che difendono memorie consegnate stancamente dalla storia. Leggi il seguito di questo post »

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Incontro con Paolo Di Stefano: la Sicilia e la catastròfa di Marcinelle

Pubblicato da massimomaugeri su giugno 3, 2011

Paolo Di Stefano è nato ad Avola, in Sicilia… ma vive a Milano da diversi anni.
La sua è una delle firme più note delle pagine culturali del «Corriere della Sera». Ha lavorato per Einaudi e per «la Repubblica». Ha pubblicato libri di inchieste e numerosi romanzi di successo tra cui: Baci da non ripetere (1994), Tutti contenti (2003), Aiutami tu (2005, premio SuperMondello). Con il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008) ha vinto il premio Selezione Campiello. Nel 2010, sempre per Rizzoli, è uscito Potresti anche dirmi grazie. Gli scrittori raccontati dagli editori.
Ho avuto il piacere di incontrarlo in occasione dell’uscita del suo nuovo libro, La catastròfa (Sellerio). Abbiamo discusso di Sicilia e Marcinelle.

Paolo, sei nato ad Avola ma vivi a Milano. Avere la possibilità di osservare la Sicilia “a distanza” può aiutare a comprenderla meglio?
Sono nato ad Avola e ho vissuto altrove dall’età di tre anni, ma ho sempre frequentato la Sicilia: mio padre, da buon professore di liceo, aveva due mesi di vacanze estive e tutta l’estate, per diciotto anni, io e i miei fratelli l’abbiamo trascorsa ad Avola, tra nonni, zii, cugini. Inoltre, una parte della Sicilia viveva intatta tra le quattro mura di casa mia, in Svizzera. I miei hanno sempre parlato in dialetto, mia madre ha sempre cucinato come le ha insegnato mia nonna: in casa era Sicilia, fuori la Svizzera. In più, i parenti di mia madre, siciliani pure loro, vivevano a Milano come fossero in Sicilia. Era un microcosmo iper-siciliano, dove tutto non solo si conservava ma veniva enfatizzato dalla distanza. Direi perciò che la Sicilia non l’ho mai abbandonata. Era lì, sempre presente e minacciosa, nel senso che mio padre, che non si è mai rassegnato a vivere all’estero, ogni due-tre giorni diceva: l’anno prossimo torniamo al paese… I miei nonni paterni gli hanno sempre rimproverato di essere partito e lui viveva con il profondo senso di colpa di averli abbandonati. Eravamo sempre pronti a tornare: un pendolarismo psicologico sfibrante. E quotidiano: in casa era tutta Sicilia, fuori era un altro mondo, nemico per mio padre, amico e inoffensivo per noi. Dentro (in famiglia) era un microcosmo arcaico, fuori la modernità. Poi, quando si ritornava d’estate, mio padre non sopportava niente e non vedeva l’ora di rientrare in Svizzera. Più che osservarla dall’esterno, la Sicilia l’ho vissuta e un po’ anche patita dall’interno, pur essendo geograficamente dislocato. Con l’età è cambiato tutto. Dopo anni di distanza: finalmente, con i primi risparmi giovanili, si poteva andare a far vacanza altrove (contro i miei, ovviamente, che non volevano che dimenticassimo la Sicilia).
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Domenico Lombardini

Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 2, 2011

*
il chiaro non è la luce,

ma la sua percezione. facile

sarà allora ricordare il rosso –

una palla, un fiore, se

lo sfondo era nivale

di bianco e albedo
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32. Olio

Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 2, 2011

da qui

La stanza ha una parete biancastra interrotta da un comò e un camino, una finestra e un busto in bronzo. Al centro, un tavolo in legno intorno al quale sono seduti Yehochoua, Yehouda e Chlomo. Si parla delle vicende che hanno fatto discutere la gente: i miracoli, l’entusiasmo popolare, l’assassinio di Yoh’anan. Il soffitto a cassettoni dà una sensazione di calore, come se il pericolo in agguato trovasse un argine nella capacità dell’uomo di separarsi dall’esterno, di alzare barriere, di porre un limite all’offerta di se stesso.
- Ricordo quando aprirono il tetto per portare il paralitico.
Chlomo è affascinato dalle narrazioni che s’inseguono e di cui si finisce col perdere il controllo, per cui nessuno può segnare il confine tra l’esperienza e la leggenda.
- E che è successo, dopo?
Mentre parlano, entra Magdalenne. Cosa avrà questa donna per attirare l’attenzione? Quando gli fu vicino gli chiese se gl’importasse più camminare o essere felice. Saranno gli occhi, innocenti e provocanti. Rispose che avrebbe preferito camminare: felicità, per lui, era muovere le gambe. Forse è la linea delle labbra, che disegna un sorriso senza fine. Gli disse, alzati e cammina: puoi farlo, se ci tieni veramente. O i capelli che a volte sono lisci e a volte ricci. Rispose, non ci avevo mai pensato, sento un formicolio nel braccio destro. Ma anche il seno, le gambe, tutto al posto giusto. La gente era incredula, quando lo vide lasciare la barella. Un giorno o l’altro dovrò farmi avanti, vincere la timidezza che paralizza i gesti, le parole. Allora, diceva, si può fare tutto, volerlo è sufficiente. No, disse Yehochoua, bisogna credere che la felicità non sia impossibile. Ora glielo dico, Magdalenne mi vuoi sposare?
- Perché quell’olio? Sai a quanto si potrebbe vendere?
La donna sta ungendo la fronte e le mani di Yehochoua.
- Smettila, Yehouda. Arriverà un momento in cui non potrà farlo.
- La gente non capisce. Pensano che tu sia stravagante, una specie di mago; ci mancherebbe che facessi il dongiovanni.
- Quando di questo non resterà che cenere, potrai capire; bisogna amare la vita, finché ci viene data.
Chlomo assapora ogni parola, scrive sul taccuino ciò che riesce ad afferrare. E’ convinto di avere tra le mani il servizio della vita.

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“Uomini e cani”, di Omar Di Monopoli

Pubblicato da giovanniag su giugno 2, 2011

Recensione e intervista di Marino Magliani

E’ stata la parola “western” che avevo letto in qualche intervista rilasciata da Omar Di Monopoli, o in qualche recensione ai suoi libri, a incuriosirmi. Volevo vedere se la narrativa di Di Monopoli per un qualcosa poteva regalarmi le emozioni che mi hanno dato certi western della Garfagnana di Vincenzo Pardini. Lo so, non è un buon approccio per conoscere un autore, quello di leggerlo per vedere se si può paragonare a un altro. Ma così è stato. Leggendo ho scoperto altre affinità. Pardini, oltre a essere narratore di storie selvagge e di tragedie, racconta di bestie, di lupi e rapaci, di prede e predatori e di notti epiche e crudeli; e anche Uomini e cani (Isbn edizioni, euro 13), di OmarDi Monopoli racconta esattamente di tragedie e di bestie.

Alla fine ho scritto all’autore e gli ho fatto qualche domanda e Omar, con la gentilezza che contraddistingue anche Vincenzo, mi ha risposto. Leggi il seguito di questo post »

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2 giugno 2011

Pubblicato da Giovanni Nuscis su giugno 2, 2011

Democraticamente, con la forza del diritto e dei valori che la nostra Costituzione incardina, sta iniziando a chiudersi una pagina tristissima per la nostra Repubblica, iniziata con un atto di fede per un imprenditore ricco e di successo – alternativa a una classe politica decimata dalle inchieste giudiziarie ed incartata dai decennali tatticismi dei partiti – e finita assai male, con una caduta inarrestabile sia sul piano privato che su quello politico dell’attuale premier, preceduta e accompagnata da un’attività demolitoria, sua e del governo, dello stato sociale (con l’impoverimento di milioni di persone), delle principali istituzioni (scuola e giustizia in particolar modo), e degli stessi organi costituzionali, ripensandone persino la loro collocazione geografica. Per non dire della totale assenza o inefficacia di una politica economica e dell’occupazione: tragedia che ha tolto e toglie sonno e speranze. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Attualità, Divagazioni, Eventi, Giovanni Nuscis | Contrassegnato da tag: | 7 Commenti »

 
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