Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Cerca che cerca,
attento amico caro a quel che trovi.
Cerca che cerca.
É tutto, è confuso, bussi
alla porta di luce e ne sei invaso.
Magari aspetti
–attendi?-.
Nessuno ha la pazienza.
Nessuno le misura, oh povera donna, la vita sui fianchi.
Nessuno ricerca. Ma tu resta attento amico,
cerca che cerca, prendi fiato.
Rifletti amico caro, chi è che cerca?
Lui, te, noi, voi, io, lei?
Sono in sostanza pronomi,
i nomi che non hanno
le lacrime
delle cose…
Camminano lentamente lungo un muro di mattoni bianchi, confusi tra i turisti con cappelli a visiera, fazzoletti e bandierine di riconoscimento per il gruppo. Sullo sfondo, la città è una spruzzata di panna sulla torta, con candeline-grattacieli e alberi-canditi. I pensieri di Ismail e Yousef sono distanti da quelli dei pellegrini in estasi perenne. Leggi il seguito di questo post »
Il gran teatro del mondo. Liliana Ugolini, Gioco d’ombre sul sipario (ut fabula poiesis), con una postfazione di Giò Ferri, Verona, Cierre Grafica, 2010
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di Giuseppe Panella*
Non è certo un’idea nuova l’utilizzazione della metafora del teatro ad indicare il gioco di luci e di ombre, di conflitti e di angosce e di follie, soprattutto di maschere e di volti, che caratterizza il mondo dell’esistenza umana (probabilmente è una pratica antica quanto il mondo stesso che si vuole descrivere). Nuovo è invece è il progetto stilistico e la modalità espressiva che sottende e sostanzia il gioco poetico (umano e appunto teatralizzante) del libro di Liliana Ugolini. Giò Ferri è, infatti, assai esplicito nel ricostruire come si manifesta la serie di trasformazioni poetiche presenti nelle scritture stilizzate e marcatamente visive che contraddistinguono la proposta generale di lettura della realtà umana che attraversa e configura radicalmente l’opera della poetessa fiorentina:
Alcuni giorni fa la sezione civile della Corte d’appello di Milano ha stabilito che Silvio Berlusconi fu corresponsabile della corruzione del giudice che, nel 1991, consentì alla Fininvest di diventare socio di maggioranza della Mondadori a danno della Cir di Carlo De Benedetti, condannando la Fininvest a risarcire 560 milioni di euro.
Non esiste purtroppo nel nostro ordinamento una norma che mandi a casa un capo del governo dimostratosi – per condotta pubblica e privata -indegno di ricoprire il ruolo istituzionale che riveste. Ciò che le cronache nazionali e internazionali hanno riferito su di lui in questi anni è evidentemente ancora al di sotto della sua soglia di vergogna e di senso dello Stato, ed ha infatti dichiarato che resterà al suo posto fino alla fine della legislatura, anche dopo l’ultima manovra economica –iniqua e spietata che poco o nulla intacca i privilegi della casta – che metterà ulteriormente in ginocchio la maggior parte degli italiani senza minimamente favorire la ripresa economica. Leggi il seguito di questo post »
Nel 1950 Alessandro Blasetti gira Prima Comunione, satira delle abitudini e dei riti della piccola borghesia italiana, che segna un nuovo incontro con Zavattini e anticipa le tematiche della commedia all’italiana. Connubio fortunato, dato che la pellicola valse al regista l’onore del Nastro d’argento e del Leone d’oro.
Blasetti e Zavattini ricostruiscono uno spaccato della piccola borghesia romana, tra lo scherzo e la favola, evitando fratture di gusto. Blasetti opera una cesura netta con i film neorealisti, utilizzando, in quest’opera, unicamente attori professionisti, con un intento dichiarato in un’intervista in «Film», n. 31-32, 16 agosto 1950: Leggi il seguito di questo post »
Siedono in silenzio, guardando ognuno avanti a sé. Yehochoua vede i tre quadri dei profeti, avvolti come in una nebbia; Myriam scruta l’albero che stende i rami rinsecchiti al di là della finestra; Chochana osserva il vaso di fiori nella nicchia; Matityahou, col suo sorriso fisso, è l’unico che cerca gli occhi del suo dirimpettaio:
- Un bell’impiccio: la morte di Nathane ci costringe a riflettere sull’opportunità di continuare a sfidare tutto e tutti. Leggi il seguito di questo post »
- Blaterano di amore, ma non sanno cosa sia.
- Difficile dirlo, in effetti.
La strada è una biscia ferita che si arrotola nel fumo.
- Che ne pensi, Eleazar, ci credi a quella voce?
- Quale, Nathane?Leggi il seguito di questo post »
Impaziente e dinamicissima, la poesia di Daniela Monreale agisce costantemente sul ciglio di una sospesa dimensione dai tratti scivolosi e imprendibili, nei quali convivono e si mostrano, con nervosa alternanza, l’azzurro geometrico di un felice, momentaneo Eliso e i turbamenti di una curiosità estenuante, sempre animata da una mobile e pulsante agitazione. Leggi il seguito di questo post »
Viene una specie di vertigine a guardare la valle da quassù; la forza di gravità, che schiaccia sulla terra come una condanna, non ha più potere; ci si libra in pensieri rarefatti; i problemi, le ansie, le paure, perdono peso, diventano sottili e inconsistenti. Finalmente un’oasi di pace, Yehochoua, goditi il distacco dal fardello della gente, scròllati i lamenti dei malati, le angosce dei poveri, le grida degli oppressi. Leggi il seguito di questo post »
Storie di vite spezzate mentre erano affidate, in regime di restrizione della libertà, a strutture di polizia, carcerarie o sanitarie. Venti storie, raccontate dal libro curato da Luigi Manconi e da Valentina Calderone che Il Saggiatore pubblica con il titolo Quando hanno aperto la cella. Nuda vita, vita inerme cancellata dalla brutalità di un potere soverchiante. Come in un campo di concentramento nazista, come nei gulag. Leggi il seguito di questo post »
Boucouba Osea è il nome di un uomo che non è mai esistito, eppure il suo nome risuona come un grido di battaglia o un gemito di dolore nelle pagine di questo romanzo breve di Davide Camarrone.
Nata come un racconto per un’antologia edita anch’essa nel 2009 (Il sogno e l’approdo, curato da Antonio Sellerio per l’omonima casa editrice e legata a un progetto ideato da Ivan Tagliavia e Sandro Tranchina per l’Associazione Scenario Mediterraneo) e dedicata al tema dello Straniero e dell’Altro come punto di riferimento per una ricostruzione delle attuali vicende italiane di emigrazione e di sempre più frequente emarginazione legata ai suoi sviluppi più drammatici, la storia narrata in quest’opera è divenuta in seguito uno spettacolo teatrale (Sotto un velo di sabbia, scritto e diretto dallo stesso Sandro Tranchina che lo ha mescolato ad un analoga storia di Giosuè Calaciura, Il mare è piccolo ma Dio è grande). Dopo questa sua metamorfosi sulla scena teatrale, Camarrone ha ritenuto opportuno ampliarlo fino a fargli assumere la dimensione di un breve romanzo-narrazione.
Non è abituato a posti come questi. La facciata sembra un ministero: gialla, alleggerita dalle arcate dell’ingresso, circondata da palme che, insieme con la vasca antistante, evocano oasi favolose in cui ci si vorrebbe perdere una volta nella vita. Percorre sale maestose che non sfigurerebbero in una reggia di nababbi: colonne moderne e stilizzate, soffitti mosaicati con prese di luce finemente elaborate, anfore giganti colme di fiori esotici. Leggi il seguito di questo post »
- Cosa attira in questa città di rocce bruciate dall’arsura?
- Un cimitero a cielo aperto, una distesa di tombe senza fine.
- Colline brulle di polvere e sassi.
- Ma le pietre racchiudono la storia.
- Traspirano l’odore dei secoli.
- Ti siedi su una panca e sei circondato da fantasmi.Leggi il seguito di questo post »
Leggere i 12 racconti in lingua siciliana di Flora Restivo, e tradotti dalla stessa in lingua italiana, è stato un vano tentativo di cercarvi la scrittura del cambio di stagione, ovvero il prodotto del marketing editoriale aduso a compiacere il cliente delle “sveltine” o del non perdere tempo (un manuale di istruzioni univoche o pronto uso per non affaticare la gelatina del cervello già bruciato).
Un cliente che ormai, da tempo educato ad essere passivo e indifferente consumatore di devitalizzate storielle short, compera i libri al supermercato come un ragù già pronto (a buon mercato); un apparato digerente che non ha bisogno dunque, come si diceva una volta, dello strumento testa, ma di un colon non irritabile.
- Da tempo l’editore Adelphi sta pubblicando l’opera di Giorgio Manganelli. È entusiasmante scoprire veri e propri tesori letterari che danno la misura di quello che è stato il Manganelli autore. Di quanto è stata debitrice la nostra cultura nei confronti del “Manga”?
Penso che la cultura, e non solo la cultura italiana, sia fortemente debitrice nei confronti del “Manga”. Debitrice di un nuovo modo di fare “letteratura”, inventando linguaggi e rendendo visibile e concreto ciò che “non esiste”.
La capacità di Manganelli di trasformare il pensiero in realtà e la realtà in pensiero è certamente unica e inimitabile. Leggi il seguito di questo post »