La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per luglio 2011

Sergio Garufi- “Il nome giusto”- Ponte alle grazie, Milano 2011

Pubblicato da alfiosquillaci su luglio 12, 2011

di Alfio Squillaci

Un buon esordio questo di Sergio Garufi. Conoscevamo la sua scrittura saggistica, acuta, serrata, straordinariamente densa di sapienza letteraria. Ne conoscevamo anche gli esercizi da blogger (alcuni confluiti nei capitoli di questa narrazione). Ci era nota la sua  attività di postatore di calibratissimi interventi  ai tempi, ormai mitici ed è solo passato un decennio, di Usenet  e dei newsgroup. Nulla sapevamo delle sue prove sulla carta stampata, ma l’assenso andava dato a prescindere, visti i precedenti carotaggi. Del narratore, seppure in fieri – visto che questa è la sua opera prima–, ignoravamo tutto ma dubitavamo in anticipo:  non per malanimo, ma perché  sappiamo che  nella narrativa il gioco si fa davvero molto duro. Si sono già visti splendidi prosatori saggistici, fior fior di critici o giornalisti, afflosciarsi miserabilmente già davanti ai primi verbi narrativi che sono  delle corvée fastidiose ma necessarie se devi “portare” una storia,  che per di più,  al passato remoto, sembrano  nella nostra lingua delle vere e proprie pietre tombali: “pensò”, “uscì”, “commentò”… Li abbiamo visti smarrirsi quei bravi prosatori nell’incapacità di  costruire  con sagacia una narrazione che dall’inizio alla fine sappia stare in sesto come certi muri a secco  o  in grado di  “tenere la nota” come certe, lunghe, complesse orchestrazioni musicali. Insomma, abbiamo visto molti “scrittori di pagine” fallire  davanti all’opera unitaria la quale rivendica  precisione e raffinatezza nel saper calibrare le parti della composizione e nel dare loro  forza interna e armonia d’insieme. Leggi il seguito di questo post »

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67. Ci sono posti

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 12, 2011

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Sulla parete rocciosa ci sono pochi segni di quello che fu il tempio splendido di Augusto: una grotta in mezzo alla parete; impronte di finestre sparse qua e là senza un ordine apparente; scalini enormi che scendono curvando tra rocce di colore e consistenza vari. Si potrebbe immaginare come fosse in origine: i frontoni e i colonnati in marmo, le scalinate solenni che incutevano rispetto, le porte gigantesche, aperte sulla semioscurità di interni raffinati. Leggi il seguito di questo post »

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66. Chi io sia.

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 11, 2011

da qui

Quassù non c’erano mai stati. Oltre i rami degli alberi si snoda la strada su cui arrancano i pullman turistici, stipati di valigie e pellegrini; oltre il guard rail, la distesa delle case va incontro al tramonto di nubi rosse e nere che non riescono a nascondere l’azzurro. Il sorriso della donna traspare dagli occhi, fari incastonati nell’ovale bianco del viso, dello stesso colore dei capelli neri, raccolti solo in parte.
- E’ bello qui: la città sembra correre verso l’orizzonte. Leggi il seguito di questo post »

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I connettivisti, l’avanguardia italiana

Pubblicato da giovanniag su luglio 11, 2011

Dal Blog “Poesia“, a cura di Luigia Sorrentino, sul sito di Rai News 24

Introduzione e conclusione di Giovanni Agnoloni

“Il Connettivismo è la nuova avanguardia italiana, e forse l’unico vero movimento letterario (e non solo) presente in questo momento nel nostro paese. Si tratta di una realtà formata da scrittori che si riconoscono in un manifesto (http://www.next-station.org/nxt-ex-1.shtml) che non li costringe, ma nel quale confluiscono spontaneamente. È nata a fine 2004 da un progetto di Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Milani. Corrente letteraria originariamente rientrante nell’alveo della fantascienza, ha da poco vinto, con la rivista NeXt (http://hyperhouse.wordpress.com/connettivismo/next), il Premio Italia 2011 come miglior rivista non professionale, ed è cresciuta stagione dopo stagione, passando per i Premi Urania di Giovanni De Matteo (2006, con Sezione π², ed. Mondadori-Urania) e Francesco Verso (2008, con E-DOLL, ed. Mondadori-Urania) e per una serie di antologie a più voci (Supernova Express, Frammenti di una rosa quantica e A.F.O. – Avanguardie Futuro Oscuro, successivamente uscite con Ferrara, Edizioni Diversa Sintonia e Kipple Officina Libraria), nonché per la ricca serie di numeri di NeXt, culminata nella recente antologia SuperNeXt (ed. Kipple Officina Libraria, 2011) – senza dimenticare le due “case virtuali” del movimento, i due siti www.next-station.org e http://hyperhouse.wordpress.com. Leggi il seguito di questo post »

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IL TERZO SGUARDO n.33: Psicocritica e forme di conoscenza della poesia. Anna Maria Guidi, “La carità erotica nell’edonismo geoestetico della poesia di Sandro Penna: un approccio psicocritico”

Pubblicato da giuseppepanella su luglio 11, 2011

Psicocritica e forme di conoscenza della poesia. Anna Maria Guidi, La carità erotica nell’edonismo geoestetico della poesia di Sandro Penna: un approccio psicocritico, prefazione di Lia Bronzi, Foggia, Bastogi, 2010

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di Giuseppe Panella*


«La grandezza di Penna – grandezza unica nel nostro secolo – sta infine in una scelta radicale ed estrema. Penna è il solo poeta del Novecento (non solo italiano) il quale non sia mai sceso a patti, per nessuna ragione, con la realtà ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del mondo in cui viviamo. Mai che Penna abbia frequentato, anche solo per un istante, questa realtà. Non la contestava, non la protestava. Delle idee del secolo, Penna aveva anzi rispetto; ma era il rispetto di uno scienziato il quale osservi, incuriosito, un gioco di fanciulli. Penna aveva rifiutato il mondo degli adulti; lo aveva rifiutato come un mondo insignificante, un po’ volgare, un po’ miserabile; un mondo fatto di loschi affari e di vanità risapute, di angosce meschine e di ridicoli imbrogli. Penna aveva rifiutato di “appartenere alla realtà”, la sua parola tematica è “vita”. Se questa scelta sia stata eroica, quanto intelligente e lungimirante, giudicheranno i posteri: “se posteri” – diceva Penna masticando le parole, biascicandole (soffriva di piorrea) con l’orgoglio infantile di chi pronuncia un pensiero pauroso – “se posteri ci saranno”»

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Nadia AGUSTONI – “Il peso di pianura”

Pubblicato da Giovanni Nuscis su luglio 11, 2011

Il peso di pianura è il titolo dell’ultima raccolta di Nadia Agustoni (Lietocolle 2011) dopo Taccuino nero (Le voci della luna 2009); ed è anche il titolo della seconda sezione del libro, assieme a Cosa vuoi che dica la polvere. Titoli che paiono assumere un carico di ironica disillusione; associamo infatti l’idea di peso alla salita, piuttosto che alla pianura; una pianura che, del resto, potrebbe intendersi come appiattimento: il peso dell’appiattimento, appunto; una sorta di resa a qualcosa di negativo. Il titolo della prima sezione, Cosa vuoi che dica la polvere, richiama invece quello del romanzo di John Fante Chiedilo alla polvere, storia che ha come protagonista lo scrittore Arturo Bandini col suo sogno, infine deluso, di successo letterario e di rivalsa sociale. I versi “…qui viviamo,/qui moriamo, un dio non ci ha salvato.” concludono il testo di apertura, dal titolo eponimo della sezione, dove i diari dell’olocausto diventano la deriva di un re e di un regno, con l’immagine, forte, di un Edipo ormai vecchio e cieco preso per mano dalla figlia Antigone, entrambi in fuga facendo il vuoto, intorno. Leggi il seguito di questo post »

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Due opere, un percorso – Fabrizio Centofanti tra Calvino e la vita

Pubblicato da giovanniag su luglio 10, 2011

Recensione di Giovanni Agnoloni

    

Di solito le recensioni si fanno di un libro. Questa, se è una recensione, lo è di due. Ma forse non lo è nemmeno. È la fotografia di un percorso. Umano, artistico e spirituale.
Fabrizio Centofanti è uscito con un saggio su Italo Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata, ed. Clinamen, 2011 – prefazione di Giuseppe Panella e postfazione di Antonio Sparzani) e con una raccolta di pensieri, Non superare le dosi consigliate (Effata’ Editrice, 2011). Opere che sono un po’ la summa del suo itinerarium mentis (e direi anche cordis). Leggi il seguito di questo post »

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POESIA LEONIS MINIFEST – 13 e 14 luglio 2011

Pubblicato da rmorresi su luglio 10, 2011

 

 

“convincimi

che la poesia non ha fretta”

 

(A. Amabili, La gettata del cielo)

 

 

DUE SERATE DI POESIA ALL’OMBRA DEL LEO RIPANUS

 

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65. Quella palma

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 9, 2011

da qui

Sembra il muro del pianto, ma Amos può vedere, ormai, che non lo è. Non ha bisogno di toccare, di sentire le pieghe delle cose, di saggiare il mondo come fosse una nuvola di tessere di cui non si conoscono i colori. Gli sembra impossibile passare tra i tavoli in legno e le poltrone in pelle; accarezza le piante, accende per gioco uno dei computer collocati in ogni postazione. Leggi il seguito di questo post »

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Silvana BARONI – Istinti migliori

Pubblicato da Giovanni Nuscis su luglio 9, 2011

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64. Cosa avevi letto?

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 8, 2011

da qui

Dal Monte degli Ulivi si vede un mosaico a fasce di colori: il bianco delle tombe, il giallo della terra punteggiata di cipressi, il grigio dei muretti in pietra, fino al beige delle mura che abbracciano la pasta chiaroscura delle case, l’oro della cupola e il verde degli alberi che vegliano come un manipolo di guardie. Leggi il seguito di questo post »

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.73: Le colline del ricordo. Paolo Carlucci, “Dicono i tuoi pettini di luce. Canti di Tuscia”

Pubblicato da giuseppepanella su luglio 8, 2011

Le colline del ricordo. Paolo Carlucci, Dicono i tuoi pettini di luce. Canti di Tuscia, Roma, Edilazio, 2010

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di Giuseppe Panella*


«SAN PIETRO A TUSCANIA. Lento m’accosto al tuo occhio / di luce / che spazia l’infinito. // Dicono i tuoi pettini di luce, / vento d’arte di vetro, / il saluto commosso e fedele / dell’Apostolo al Signore d’estate, / al plenilunio / tra macchine in sosta» (p. 23).

I” pettini” di luce della chiesa sono l’aura che la poesia contribuisce a circonvondere alla sua bellezza strepitosa. Scrive Emerico Giachery nella sua ampia e compatta Prefazione al libro di poesie di Carlucci che “la Tuscia ha dunque trovato il suo poeta” e che inoltre:

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Intervista a Guido Michelone

Pubblicato da lapoesiaelospirito su luglio 7, 2011

 

Guido Michelone intervistato da Gian Luca Marino

su Parigi a Vercelli (Lampi di Stampa Editore, Milano 2011)
Guido Michelone, perché questo libro?

Scrivere è la mia passione autentica, anche se a pubblicare un romanzo sono arrivato tardi, forse anche dopo Umberto Eco, come età. La facilità – che ha sorpreso anche me – con cui sono riuscito a scrivere in poco tempo un romanzo di trecento pagine mi ha convinto ad andare avanti: però gli impegni davvero insormontabili che mi coinvolgono nell’arco dell’intera giornata per quasi 365 giorni all’anno (e parlo soprattutto di altre scritture dal giornalismo alla saggistica) mi impediscono di avere continuità nella narrativa, come pure nella poesia o nel teatro (altre due forme dalle quali sono tentato). Leggi il seguito di questo post »

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Per sempre

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 7, 2011

da qui

Il golfo di Sirolo è il paradiso.
L’ho capito seduto nel terrazzo
a picco sul campeggio
cosparso di conifere e bambini.
Una ferita graffia la ringhiera:
l’assenza dei tuoi occhi,
lo scatto luminoso della sedia.
Il vaporetto schiuma la sua rabbia,
una canoa ricorda la pochezza
di chi non oltrepassa
la linea della boa,
il limite alle grandi aspirazioni
di guadagnare il largo,
di capire se il Regno è la bellezza
della costa o il mare o gli occhi chiusi
che cercano i tuoi occhi, senza sosta.

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Giovanni Agnoloni e i tanti modi di parlare di Tolkien

Pubblicato da mmagliani su luglio 7, 2011

Intervista di Roberto Paura, per il blog Fabbricanti di Universi (v. qui)


- Giovanni Agnoloni è uno degli studiosi più attenti e originali dell’opera di Tolkien. Ai DelosDays ha presentato i suoi ultimi lavori. Partiamo da Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori, Galaad Edizioni. Il rapporto tra J.R.R. Tolkien e Edward Bach, il medico che ha dato il proprio nome agli effetti terapeutici di alcuni fiori, può sembrare un po’ spiazzante, ma qual è invece il collegamento?

E’ un libro che sicuramente vuol essere anche una provocazione, questo va da sé; al di là di questo aspetto, il nesso che ho individuato tra queste due figure è un nesso di natura filosofica, psicologica e spirituale. Ci sono certo anche circostanze biografiche in comune: Bach è nato a Moseley nel 1886, mentre Tolkien ha vissuto lì un breve lasso di tempo, tra il 1900 e il 1901, e il motivo dell’avvicinamento alla città (Moseley era ai margini della Birmingham di allora, mentre la ben più ridente Sarehole, dove i Tolkien avevano vissuto dal 1895, arrivando dal Sudafrica, era un po’ fuori), fu che il bambino doveva iniziare a frequentare la King Edward’s School. Sono quindi cresciuti nella stessa campagna, assorbendo le stesse “vibrazioni energetiche” dell’ambiente, e poi nelle loro vite ci sono tante coincidenze significative. Ma il vero nesso si basa sul tema degli archetipi, sul tema delle emozioni umane e dei modelli di comportamento che tutti gli uomini condividono alla luce della psicologia junghiana, in quanto tutti compartecipi di un inconscio collettivo da cui sorgono le immagini, i miti, che fin dai tempi più antichi danno espressione alla nostra parte profonda. Leggi il seguito di questo post »

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Bravo, vedo che ha capito.

Pubblicato da matteotelara su luglio 7, 2011

Anche quest’anno sono aperti in Italia i corsi per imparare la difficile Arte della Rassegnazione. Malgrado i numerosi disinvestimenti e gli sforzi prodigiosi operati da alcune delle maggiori democrazie mondiali per adeguarsi ai nostri standard svalutativi ed essere finalmente accettati nel ristretto club dei Paesi Che Non Sognano Più, resta il problema di un gap troppo ampio e troppo radicato per poter essere riempito, non solo dai Paesi più sviluppati, ma anche dai nostri principali concorrenti mondiali (il cosiddetto Terzo Mondo) nel tempo di poche (seppur volenterose) incapaci legislature.
In un intervento di pochi giorni fa, la dirigenza politica tedesca ha dovuto confessare i propri limiti. “Si tratta” ha ammesso con una certa difficoltà il portavoce del governo teutonico “di uno sforzo al di là delle nostre pur (quasi)illimitate capacità. Ebbene sì, ammettiamo il momento difficile.”
Ma su cosa si costruisce questo ennesimo, world famous, Italian trademark? Leggi il seguito di questo post »

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A richiamo d’amore o arma di guerra

Pubblicato da alfonson su luglio 6, 2011

di Alfonso Nannariello

Spesso la Grande Guerra aveva messo i soldati da questa e l’altra parte dei reticolati occhio contro occhio, baionetta contro baionetta.

Appena un poco prima, quando il porpora dell’aurora allora si imbiancava, tra i soldati stanchi e ancora mezzi addormentati, si propagava una voce che faceva sobbalzare. Leggi il seguito di questo post »

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63. Nel ventre della terra

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 6, 2011

da qui

Ci sono tutti, nell’orto degli ulivi: Matityahaou, con la faccia da ragazzo allegro, Shime’on, dal piglio fiero, Yaakov, coi dentoni da coniglio, Yoh’anan, giovane e bello come devono essere gli eroi, Andreas, con le orecchie a sventola e una strana smorfia sulla bocca, Yehouda, dai riccioli ribelli, Nathane l’intellettuale ed Eleazar, scampato a due attentati. I viali che tagliano il giardino sono fiumi di sassi minuscoli che riflettono la secchezza del cuore dei discepoli. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Achille Maccapani, Fabrizio Centofanti | Contrassegnato da tag: , | 19 Commenti »

TEORIA DELLA LETTERATURA n.14: Intreccio e coerenza narrativa. A cura di Giuseppe Panella

Pubblicato da giuseppepanella su luglio 6, 2011

Per una visione migliore, cliccare sul video

Le lezioni di teoria della letteratura su RETROGUARDIA sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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[Qui tutte le VIDEORECENSIONI]

Pubblicato in: Critica letteraria, Giuseppe Panella | Contrassegnato da tag: , | 2 Commenti »

Antilamentation (Dorianne Laux, USA, 1952)

Pubblicato da sgolisch su luglio 6, 2011

 

 


 

Antilamentation

Regret nothing. Not the cruel novels you read
to the end just to find out who killed the cook.
Not the insipid movies that made you cry in the dark,
in spite of your intelligence, your sophistication.
Not the lover you left quivering in a hotel parking lot,
the one you beat to the punchline, the door, or the one
who left you in your red dress and shoes, the ones
that crimped your toes, don’t regret those. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Poesia | 4 Commenti »

 
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