La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per luglio 2011

62. Deviazioni

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 5, 2011

da qui

Le canne riparano dal sole, ma non dal caldo; l’azzurro è una minaccia, soprattutto nei punti in cui lo spazio aperto si allarga per qualche cedimento, o perché meglio di così non si può fare. Le sedie in bambù – provenienti dalla Cina? – sono l’ideale per la traspirazione e il succo di tamarindo recita la parte che gli spetta. Leggi il seguito di questo post »

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“La patria è un’arancia”, di Félix Luis Viera

Pubblicato da giovanniag su luglio 5, 2011

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Félix Luís Viera, poeta dissidente cubano, oggi cittadino messicano, esce in Italia con le Edizioni Il Foglio, nella traduzione di Gordiano Lupi, con la raccolta La patria è un’arancia (commento critico di Patrizia Garofalo). Vi troviamo una serie di spaccati di vita, atmosfere e ricordi legati alla profonda crisi della Isla, dovuta agli abusi del castrismo e alla povertà. Ma, anche e soprattutto, un campionario di emozioni e visioni, che si estendono anche all’altra “città della vita” del poeta, ovvero Città del Messico.
È un distillato frutto della diaspora cubana. Come testimoniato dalle toccanti righe scritte all’autore da Manuel Parrado, una settimana prima che si suicidasse, con le quali si apre la serie di poesie di Viera, che sembra declinare il succo di quell’affranto rammarico. Leggi il seguito di questo post »

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Provocazione in forma d’apologo 201

Pubblicato da robertorossitesta su luglio 5, 2011

Da bambino la sua passione erano le rappresentazioni miniaturizzate della vita, meglio se incastonate l’una dentro l’altra. Mostrava anche una preoccupante attrazione per specchi, microscopi e binocoli. Poi crescendo si era scosso: aveva scritto saghe diventate best seller, venduto centinaia di migliaia di copie. Ma in seguito, forse tornato ai primi amori, si era limitato a qualche articolo d’erudizione, a delle note a margine. Quando, né vecchio né giovane, morì, nel grande cassetto centrale della sua scrivania, in un guazzabuglio di cartoline d’auguri, pubblicità postali e ritagli sottolineati, trovarono una busta spiegazzata.
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61. Lampioni

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 4, 2011

da qui

- Mi sta perseguitando?
- Per Magdalenne è sempre più difficile distinguere il confine tra la fascia azzurra del cielo e quella grigia: è come se una lotta senza quartiere, o un amplesso ardente, confondesse la linea, la spostasse su e giù, di qua e di là, in un cercarsi e offendersi e abbracciarsi senza fine.
- Voglio solo un parere da chi conosce Yehochoua meglio di tutti. Leggi il seguito di questo post »

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STORIA CONTEMPORANEA n.76: Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, “Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue”

Pubblicato da giuseppepanella su luglio 4, 2011

Nelle pieghe della storia: gli elefanti di Annibale. Chiara Prezzavento, Somnium Hannibalis. L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue, Milano, Robin Edizioni, 2009

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di Giuseppe Panella*

Annibale (che significa Dono di Dio in lingua punico-fenicia) Barca (da Barak, soprannome dato a suo padre Amilcare, che vuole dire fulmine sempre nella stessa lingua) è in fuga. Dopo la sconfitta subita a Zama da parte di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano e dopo un periodo in cui ha continuato a reggere le sorti militari e politiche della sua città Cartagine che lo ha eletto suffeto, ha dovuto lasciare la città natale per evitare di essere consegnato ai Romani che ne avrebbero voluto la testa per evitare di essere ancora insidiati aspramente dalla sua micidiale intelligenza bellica.

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Sangue del suo sangue, di Gaja Cenciarelli

Pubblicato da eziotarantino su luglio 4, 2011

di Ezio Tarantino

Gaja e Chiara Valerio

Gaja Cenciarelli e, alla sua destra, Chiara Valerio, di Nottetempo

La prenderò un po’ alla lontana.

Io non so se sia C’era una volta in America il film numero diciotto del Quiz che Nanni Moretti ha proposto ai cinefili suoi ammiratori sul sito dedicato ad Habemus papam. Non lo so perché tale è la distanza del suo giudizio sul film numero diciotto dal gusto comune che perfino lui non ha avuto il coraggio di rivelarlo: “spero che nessuno indovini questo film”, dice con un filo di voce imbarazzata, “questo film è noioso, volgare, lungo, misogino e violento”.

Io credo si tratti di C’era una volta in America perché ricordo che qualche giorno dopo la sua uscita un altro regista, anche lui molto noto e molto bravo, parlandone al Centro Sperimentale con gli allievi, sapendo di andare controcorrente, si espresse più o meno usando quegli aggettivi. Aggiungendone un altro: è un film immorale (o amorale, ora non ricordo). Questo commento mi rimase impresso. Capii molto più su di lui attraverso questo giudizio che in più  di due anni di frequentazione.

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C’era una volta il grande cinema italiano #6 – Ladri di biciclette.

Pubblicato da paolocacciolati su luglio 3, 2011


Nell’estate del ’45 esplode la pace, le città sono distrutte, le scuole e le caserme scoppiano di sfollati, per la strada c’è la borsa nera, sui muri delle stazioni sono affissi manifesti con le fotografie di soldati che non torneranno, eppure arriva una frenesia di divertimento, di feste e balli senza respiro, tanto che alcuni giornali la chiamano “la pace con il caschè”. Nelle città lentamente ritorna la normalità. Sui muri di Roma compare questa scritta: “Gli aiuti d’America ci aiutano ad aiutarci da noi.” Vengono abolite le misure di oscuramento, ricompaiono le automobili e soprattutto circolano migliaia di biciclette, che popolano sterminati parcheggi e spesso cadono preda dei ladri. E chissà che De Sica non abbia assitito a qualcuno degli inseguimenti che ispireranno Ladri di biciclette. Leggi il seguito di questo post »

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60. Urla

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 3, 2011

da qui

La divisa blu, il berretto con visiera, il cinturone e le custodie per pistola e cellulare, gli occhiali scuri che cancellano intenzioni e sentimenti, ma è facile intuire che accadrà, uno spintone a Myriam che cerca di fermarli, un altro a Yehochoua, che ha fatto in tempo ad alzarsi ed è già a terra, le sedie volano in un angolo, il tavolo in legno è rovesciato, è chiaro l’obiettivo, come animali che annusano la preda, Chochana, che ai due bruti appare un boccone prelibato, la pelle liscia, i polpacci affusolati, le cosce sode da donna abituata a camminare, i seni generosi. Leggi il seguito di questo post »

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Fabrizio CENTOFANTI – Non superare le dosi consigliate.

Pubblicato da Giovanni Nuscis su luglio 3, 2011

Le confessioni di uno sciamano

Di AUGUSTO BENEMEGLIO

1. La poetica degli altri
“ Non superare le dosi consigliate”di Fabrizio Centofanti , Effatà editrice, 2011,è un libro- diario, un “libro a venire” che cerca il senso della vita , come ha scritto Giuseppe Panella nella sua prefazione ; se vogliamo è un “classico” nel suo genere, per nitidezza di stile , precisione e pregnanza di concetti, e, come tutti i classici , cerca l’osso dell’osso , la nudità più sincera e spietata , insomma la sua morale, laica o religiosa, come in questo caso, trattandosi di un “cristiano-scrittore” , come lo battezzò Tiziano Scarpa, che ha sempre il coraggio di dire la verità: “Il male vero è il giudizio , sia nostro sia degli altri, l’occhio cattivo, impietoso, insofferente. Se il mondo precipita nel caos , invece di evolvere in fraternità , è a causa di uno sguardo di traverso , incapace di cogliere il bello della debolezza, la grazia struggente della fragilità” ( vds. pag134 “Muli di montagna”)….)
La poetica di Fabrizio Centofanti è , da sempre, la poetica “degli altri” , degli ultimi, dei drop out, dei barboni , dei diseredati , degli sporchi brutti e cattivi , di cui si occupa in modo fattivo, concreto , quotidiano , come Parroco di San Carlo da Sezze , parrocchia di estrema periferia . E’ la poetica dell’Evangelo, che ritroviamo intatta anche in quest’ultimo suo libro ,uguale e pur diverso dai suoi precedenti (“Guida Pratica all’Eternità”, 2009, e “Pret(re)-a-porter, la vita in cinque righe ,2010, della stessa casa editrice Effatà di Torino ).  Leggi il seguito di questo post »

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59. Ombre

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 2, 2011

da qui

In certi momenti, in una certa luce, l’orto degli ulivi è una nuvola d’argento che attrae in un barbaglio accecante di colori e fragranze. Soprattutto dopo pranzo, si rischia di smarrire la cognizione del tempo, quando lo spirito è visitato dal demone del mezzogiorno che lo tenta perché sa di trovarlo indebolito. Yehochoua, Nathane ed Eleazar si ritrovano insieme per vincere paure e desideri, che si aggrappano allo stomaco come la resina sul tronco d’albero. Yeochoua ha un soprassalto: i legni contorti si trasformano in figure in agguato, pronte a sparare; distingue i particolari delle gambe rannicchiate, dell’occhio che prende la mira, dei capelli mossi dal vento che soffia a intervalli regolari. Leggi il seguito di questo post »

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Poesieandale andale [con menzione speciale al matrimonio del giorno.]

Pubblicato da krauspenhaarf su luglio 2, 2011

di Franz Krauspenhaar

#1

le regole
del suca
sono
tuca
tuca
e poi
abbassando
il capo
suca, sucando.

#2

Rimani a festa
lo scozzese inventa
birradolce, cavoli
a merenda, testa
o croce e mazza
e incolla. Puta de fijo
si ritorce nel trullo.
Cullo! Leggi il seguito di questo post »

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58. La mano sul mare

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 1, 2011

da qui

Il fuori strada è coperto di polvere, sabbia, residui della storia che si accumulano come i piani di una casa, o gli anelli di un albero. Cercano l’ombra sotto un sicomoro, l’unico vegetale visibile nel raggio di chilometri. Il deserto si allunga all’infinito: almeno fino ai monti bianchi che si affacciano al di là delle dune, da un pianeta fratello. Leggi il seguito di questo post »

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A bacche rosse e sfondi neri

Pubblicato da alfonson su luglio 1, 2011

di Alfonso Nannariello

Nei giorni freddi
con la morte in braccio
brillava al collo la foto
nell’oro del suo laccio.

Più di recente, ed io me lo ricordo, sui tremori del seno alcune donne avevano laccettini d’oro o d’osso, a cuore o a medaglione. Spesso chiavacuori.
Il chiavacuore era un fermaglio al centro del petto.
Il più delle volte fermava o riduceva la scollatura di una maglia. Nella forma di un cuore trafitto o di un sole con cortissimi raggi aveva un amorino o un’immagine sacra o una foto di un figlio o del marito perduto o morto o disperso chissà dove, ma non nel loro cuore.
Da tempo, anche quelli come nicchia del marito, non erano più amuleti. Erano un ricordo vivo certamente, ma, forse, anche un appunto contro le insidie alla fedeltà, pur non più dovuta ad un defunto. Leggi il seguito di questo post »

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La Madonna del Canneto di Gallipoli

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 1, 2011

di Augusto Benemeglio

Il 2 luglio p.v. , al tramonto , nel seno del Canneto di Gallipoli si celebrerà la festa della Madonna del Canneto, l’antico porto peschereccio , e una statua in vetroresina realizzata dall’artista Tiziano Scarpina, sarà calata sul fondo per poi farla emergere come un’apparizione miracolosa. Si ripeterà l’antico leggendario miracolo avvenuto molti secoli fa in quello che allora era un acquitrinio paludoso.

La Madonna del Canneto di Gallipoli

Un attimo d’eternità

Sui gradini del Canneto

Sui gradini del Santuario rosa della Madonna del Canneto , insieme ai pescatori intenti a riparare le reti , o a costruire quelle splendide nasse ,lavorate a fil di canna da vecchi dalle dita di ragno , maestri pazienti , lucidi e perfetti sotto un cielo viola d’una giornata gonfia di nuvole di metà giugno e amorini paffuti , in attesa della trionfante sposa. Leggi il seguito di questo post »

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Silvana BARONI – Far quadrato

Pubblicato da Giovanni Nuscis su luglio 1, 2011

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