Lezioni di vita, e anche di tango
Pubblicato da monicamazzitelli su settembre 3, 2011
Ogni volta che la nomino un amico di Reggio Calabria che mi è molto caro mi dice “Messina non esiste”, con quel razzismo della campana che noi italiani ci trasciniamo dietro da medievali generazioni. Credo abbia ragione, però.
Anna Mallamo, Manginobrioches, re(g)gina prestata a Messina, teorizzatrice e praticante del modello politico del Matriarcato Calabrese, nella sua vita precedente era un distico elegiaco. In questa, è un tango. Un tango scrivente.
Pura sensualità di parola, strazio e predominanza di femmina, non può che scrivere Anna Mallamo, solo logos brivido e sogno. Non importa sapere altro di Manginobrioches, lei è tutta qui nelle sue pagine, nel suo essere tango e argentina magnagreca, nelle sue milonghe messinesi che non ci sono, a destra di molte stelle.
Quindi ha ragione il mio amico reggino: Messina non esiste, e Anna Mallamo ne canta l’evanescenza, la polvere brumosa che si allunga nello Stretto che lei unifica piantando un tacco su Scilla e l’altro su Cariddi, sapiente e utile come mai un ponte.
Questo libro racconta tutto ciò che è indispensabile che la nostra anima sappia a proposito del tango, e della vita, se è per questo. Ne è propedeutico all’iniziazione: fa vibrare i tacchi che non portiamo e svolazzare i vestitini scollati e leggiadri che non abbiamo ancora osato acquistare. Ma lo faremo. Ah, se lo faremo. Le sue parole ci incatenano con falsa, ingenua semplicità mentre cerchiamo invano di tenere tra le mani questi architravi di spuma. Venticinque capitoli che sarebbe un delitto leggere di fila: uno al giorno ne dobbiamo assumere, come perle di saggezza zen, e poi dobbiamo dormirci sopra e dimenticarli, come gli otto passi (o arcani maggiori) di questo che per semplicità chiamiamo ballo. Leggiamo “Lezioni di Tango” e improvvisamente sappiamo cosa abbiamo cercato di fare fino a quel momento, e quello che continueremo a fare da ora in poi: ballare tango. Che sia in una scuola o salendo su un autobus, dovremo disimparare a fare tutto il resto. Così potente è la scrittura di questa donna, archetipamente scrittrice. O così archetipamente donna è questa scrittrice. O, più semplicemente, tango.














Titti detto
Scriveva così Tullio Kezich sul ‘Corriere della Sera’ del 29 settembre 1997 a proposito del film Lezioni di tango: “…insolito, bizzarro, spudorato, struggente e stilisticamente altissimo. Vogliamo scommettere che questo piccolo capolavoro, dove la sincerità ora si sposa e ora si scontra con l’affabulazione, diventerà presto un cult movie?”
Auguro la stessa fortuna a questo libro ed alla sua autrice!
Nel codificatissimo ballo argentino la donna segue, l’uomo conduce.
Qui, su suggerimento di Monica – che saluto – sarà un capitolo al giorno a condurci nella lettura e a far “vibrare i tacchi che non portiamo e svolazzare i vestitini scollati e leggiadri …”
P.S. @Monica
Ci siamo conosciute alla presentazione che hai fatto all’ultimo libro di Gaja a Roma :-)
monicamazzitelli detto
Grazie Titti! ;o) A quale delle due?
manginobrioches detto
Sono commossa. Monica Mazzitelli ha un modo di entrare danzando nel cuore delle scritture, e comprenderle e farle danzare. Oltre il tango – che poi condivide con lei il culto della bellezza, meglio se nascosta, intima, sommessa ma sfacciata come una risata con le labbra rosse, come un tacco dodici che cammina piantando pilastri nel mondo – oltre le parole, Monica sa.
Titti detto
@ Monica
Alla presentazione cui e’ venuto anche il buon Faber scortato dal nostro gruppo di sostenitori:-)
monica mazzitelli detto
Quella Titti!! ;o) Grazie!!