La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

L’esordiente di Raul Montanari

Pubblicato da lapoesiaelospirito su settembre 15, 2011

di Guido Michelone

C’è molta carne al fuoco in questo nuovo romanzo del cinquantunenne autore milanese-bergamasco, il quale si diverte, stavolta, a giostrarsi tra fiction e realtà (iperrealisticamente tra fiction pura e realtà vera) e sopratutto a giocare con la letteratura medesima. Montanari nel suo undicesimo romanzo, imbastisce anzitutto una trama dove l’autobiografia pubblica/privata e l’aspetto strettamente metalinguistico vantano un ruolo primario, fondendosi fra loro, integrandosi a vicenda. Raul presenta le ‘peripezie’ dello scrittore cinquantenne Livio Aragona, frustrato per essere ritenuto solo un brillante giallista (o noirista) da pubblico e critica, dunque alla ricerca del colpaccio per elevarsi di grado, che, nell’ambiente significa vincere un premio letterario, anzi il Premio per eccellenza, ma innominabile per scaramanzia. A mettere il bastone fra le ruote a Livio intervengono le donne, due, in questo caso, belle, mature, problematiche ma disponibili e soprattutto innamorate di lui; entrambe però sono freno e ostacolo alle mire ambiziosissime del personaggio (e dell’artista): da un lato Veronica, allieva del corso di scrittura creativa, diviene ben presto non solo la nuova amata/amante, ma la più acerrima rivale per la conquista del suddetto Premio; dall’altro l’ex moglie Silvia con il rude boy friend Emiliano, a causa di quest’ultimo (criminale e pazzoide), metterà in serio pericolo l’esistenza del romanziere, a cui vuole ancora un gran bene (e forse qualcosa in più). Attorno a questa partita a quattro, Montanari svolge benissimo i differenti piani letterari, grazie a un fine tratteggio psicologico di caratteri e di azioni e grazie a un intreccio di proposito scontato alle prime apparenze, quindi via via sviluppato e avviluppato fino al botto compulsivo di un avvincente imprevedibilità (che è poi il registro giallo-noir, ma virgolettato e citazionista, dell’intera opera montanariana). Non si tratta però di un universo isolato: attorno al personaggio contestualmente autoreferenziale, si muove la fauna tipica legata al microcosmo letterario milanese (e italiano): in particolare l’editor e l’editore di Livio, la conduttrice televisiva del talk show, il vecchio giornalista potente, l’amico talent scout, il gruppo di corsisti (tra cui spicca un’altra giovane amante) sono talvolta figure di spicco o di primo piano in alcuni punti, all’interno di un’economia affabulatoria complessa dove la fruizione o la lettura possono dipanarsi su livelli eterogenei, mettendo in risalto in volta in volta l’analisi sociologica, il siparietto di costume, gli intrighi sentimentali, la brama del successo tra essere e avere (o apparire), le meschinità del mondo del lavoro, i problemi edipici, il sottile talvolta perverso e compiaciuto erotismo, persino la teoria dell’arte e dell’artista. Il tutto è svolto con estrema semplicità lessicale, per libera scelta, nel desiderio forse inappagato da parte del vero Autore di raggiungere le masse, divertendole o affascinandole, sempre con parsimoniosa intelligenza. Lo stile è dunque asciutto, il vocabolario limitato, la sintassi piana, la forma dialogica serrata ai limiti dell’oralità. Alla fine, forse, l’epilogo appare un po’ troppo romanzesco con eccessivi coup-de-théâtre carichi però di estrema suggestione: ma perché non utilizzare l’epilessia di Emiliano per un destino più naturale? forse qui ha ragione ancora una volta, fra razionalità e inventiva, Raul Montanari del giocare e giostrare tra giallo e noir senza mai essere né l’uno né l’altro.

***

Guido Michelone, Docente di Storia della Musica Afroamericana all’Università Cattolica di Milano, in qualità di critico letterario ha recensito soprattutto narrativa contemporanea (sia italiana sia straniera) sul mensile ‘Letture’ (prima del Centro San Fedele, poi delle Edizioni San Paolo) e sul bisettimanale La Sesia .

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