Il sogno più o meno inconfessato di ogni scrittore è che le proprie opere possano sopravvivere alla inevitabile fine del loro creatore. È un sogno immenso, che si realizza solo per pochissimi eletti: i più grandi, i mostri sacri della scrittura, i consacrati dalle Patrie Lettere. Spesso sono i libri migliori a vincere la scommessa contro il tempo. Eppure, nell’oceano sconfinato di parole e di carta prodotto negli anni, nei decenni, nei secoli, tante opere meritevoli di essere ricordate finiscono inevitabilmente con l’essere risucchiate nei gorghi della dimenticanza, per finire depositate sui fondali dell’oblio. È per questo che, da siciliano, sono profondamente grato al critico e italianista Salvatore Ferlita che ha tentato, con successo, di realizzare un’ambiziosa opera di recupero di autori e testi di valore che, per motivi vari e non sempre identificabili, sono stati emarginati o – in alcuni casi – persino cancellati dalla nostra memoria letteraria. Nel volume antologico “Le arance non raccolte. Scrittori siciliani del Novecento”, appena edito per i tipi di Palumbo (pagg. 351, euro 20), Ferlita punta i riflettori su nomi che – nella maggior parte dei casi – risulteranno ignoti al comune lettore (e a molti degli addetti ai lavori). Come precisa lo stesso Ferlita nella prefazione, “A chi scrive premeva soprattutto trarre in salvo alcune pagine di un drappello di autori siciliani condannati alla condizione di minori, sacrificati sull’altare del canone, in nome di un gruppo ristretto di scrittori ritenuti maggiori, gli imprescindibili, insomma i classici”.
Naturalmente ci sono minori e minori. “Minori che sono davvero tali”, scrive Ferlita “e altri che lo sono a torto, condannati a una subalternità da una congerie di cause, che vanno, tanto per fare qualche esempio, dalla disattenzione di certi critici al contesto storico in cui le opere in questione hanno visto la luce; dalla predisposizione personale degli autori all’eremitaggio fisico e spirituale, all’insipienza degli editori che su di essi non hanno creduto fino in fondo. E così a seguire”. Leggi il seguito di questo post »
Archivio per settembre 2011
LE ARANCE NON RACCOLTE di Salvatore Ferlita
Pubblicato da massimomaugeri su settembre 18, 2011
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6. L’incantesimo
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 18, 2011
da qui
Quando i figli del droghiere mi dissero che con un negro non volevano uscire, mi sentii male per la prima volta.
Io ho un sogno, che un giorno questa nazione si leverà in piedi.
Mia madre mi disse di non impressionarmi: nessuno è più importante di te, figlio, non dimenticarlo.
E vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni. Leggi il seguito di questo post »
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Baci
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 17, 2011
da qui
Vorrei scrivere di nulla, sapere
che le parole sparse per il mondo
sono sassi che affondano nel fiume
il ricordo di un bacio rifiutato
chissà perché chissà perché ti chiedi
macché non era un bacio
le avevi chiesto di fare l’amore
lei voleva arrivarci lentamente
fu allora che imparasti la prudenza
l’azzurro degli occhi non bastava
mancavano le stelle
le nuvole leggere
per fare un cielo
ci vogliono cose senza senso
per chi vuole disporre e possedere
senza capire che il segreto è solo
saper scrivere di nulla, trovare
i sassi sprofondati
nel fiume come baci ancora in volo.
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5. Dove comincia
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 17, 2011
da qui
Che mio zio mi portasse in seminario fu un fatto ritenuto prevedibile, se non ineluttabile. Dalle nostre parti, la religione è una seconda pelle.
Al di là della parete si discute, si decidono le sorti, viene in mente un manipolo di cardinali investiti dal vento, gli zucchetti che volano, tonache e mantelle agitate come bandiere di lotta popolare.
Il collegio è una groviera sotto le montagne, ci aspettavamo che un gigante lo venisse a divorare e si sedesse soddisfatto a digerire e godersi il panorama. Leggi il seguito di questo post »
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Mario BERTASA – Tiro con l’arco
Pubblicato da Giovanni Nuscis su settembre 17, 2011
Da:
un’altra,
un’altra volta
.IV
Fu una stagione in cui credevo
che le parole non mi bastassero.
Da allora ne ho imparate di nuove, ne ho pure inventate.
Oggi che provo scipito, e non l’avrei mai immaginato possibile, quel senso
trasecolato d’amore che sentivo diffuso in me per sempre,
sono voci a vuoto. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Giovanni Nuscis, Letture, Poesia, Recensioni | Contrassegnato da tag: lampi di stampa, Mario Bertasa, Tiro con l'arco | 4 Commenti »
Semiotica, pub e altri piaceri, di Alexander McCall Smith
Pubblicato da lapoesiaelospirito su settembre 16, 2011
di Guido Michelone
C’è anche un pezzo di Stivale o Bel paese in questo nuovo bellissimo romanzo di Alexander McCall Smith prolifico autore scozzese, notissimo in tutto il mondo (anche quale accademico, impegnato nel diritto e nella bioetica), ma ancora poco seguito in Italia: su parla di vini rossi (anche francesi, spagnoli, californiani) e soprattutto di studio forzato della nostra lingua da parte di uno dei tanti protagonisti: il più giovane, il più ribelle e il più simpatico. Per il resto è tutto un libro molto scottish, o meglio il gustoso ritrattato dei nuovi fermenti nell’antica città di Edimburgo, famosa per la cultura, la flemma, le arti, il quieto vivere e una sottile ironia che serpeggia, con raffinata intelligenza, anche in ogni pagina di un divertente libro corale. Dunque, con destrezza affabulatoria e vena satireggiante, McCall Smith mette in scena la routine quotidiana degli inquilini di una palazzina al 44 della centralissima Scotland Street: nei giorni ancora caldi di inizio settembre, Pat, Domenica, Bruce, Matthew, Lou, Fairbairn, Angus, il cane Cyril, Ramsey, il piccolo Bertie con i due genitori e i compagni di scuola, compongono un grosso mosaico coloratissimo della borghesia edimburghese, un po’ snob e radical chic, tentata dal politically correct a ogni costo. Leggi il seguito di questo post »
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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.78: Tutti i colori del mondo. Roberto Parente, “Eravamo di passaggio”
Pubblicato da giuseppepanella su settembre 16, 2011
Tutti i colori del mondo. Roberto Parente, Eravamo di passaggio, Firenze, Lucio Pugliese Editore, 2010
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di Giuseppe Panella*
Roberto Parente è essenzialmente (e irreversibilmente) un pittore anche quando si affida alla sua ispirazione letteraria ma la sua frequentazione della poesia non rifugge certo dal ripiegamento esistenziale e dalla lirica d’amore (e spesso erotica). La sua, di conseguenza, è una proposta globale, di intendimento generale della riflessione artistica (orazianamente ut pictura poësis, tanto per intenderci). La sua scrittura poetica gioca di sponda con l’arte pittorica e le fa da cassa armonica di risonanza. La presenza di dipinti (anche non suoi) e di collage costituisce un tentativo (talvolta ben riuscito) di collegare la dimensione del colore con quella dell’illuminazione lirica o del flash (parzialmente) narrativo. Come scrive Pier Francesco Listri nella sua nota introduttiva al volume:
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4. Uno spazzino
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 16, 2011
da qui
Ho fatto di tutto: lo spazzino, il facchino, l’inserviente.
I soldati salgono sui carri, i giovani gridano, corrono, sventolano cartelli che inneggiano alla pace, un gruppo incappucciato alza le torce accese nella notte. Leggi il seguito di questo post »
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L’esordiente di Raul Montanari
Pubblicato da lapoesiaelospirito su settembre 15, 2011
di Guido Michelone
C’è molta carne al fuoco in questo nuovo romanzo del cinquantunenne autore milanese-bergamasco, il quale si diverte, stavolta, a giostrarsi tra fiction e realtà (iperrealisticamente tra fiction pura e realtà vera) e sopratutto a giocare con la letteratura medesima. Montanari nel suo undicesimo romanzo, imbastisce anzitutto una trama dove l’autobiografia pubblica/privata e l’aspetto strettamente metalinguistico vantano un ruolo primario, fondendosi fra loro, integrandosi a vicenda. Raul presenta le ‘peripezie’ dello scrittore cinquantenne Livio Aragona, frustrato per essere ritenuto solo un brillante giallista (o noirista) da pubblico e critica, dunque alla ricerca del colpaccio per elevarsi di grado, che, nell’ambiente significa vincere un premio letterario, anzi il Premio per eccellenza, ma innominabile per scaramanzia. A mettere il bastone fra le ruote a Livio intervengono le donne, due, in questo caso, belle, mature, problematiche ma disponibili e soprattutto innamorate di lui; entrambe però sono freno e ostacolo alle mire ambiziosissime del personaggio (e dell’artista): da un lato Veronica, allieva del corso di scrittura creativa, diviene ben presto non solo la nuova amata/amante, ma la più acerrima rivale per la conquista del suddetto Premio; dall’altro l’ex moglie Silvia con il rude boy friend Emiliano, a causa di quest’ultimo (criminale e pazzoide), metterà in serio pericolo l’esistenza del romanziere, a cui vuole ancora un gran bene (e forse qualcosa in più). Attorno a questa partita a quattro, Montanari svolge benissimo i differenti piani letterari, grazie a un fine tratteggio psicologico di caratteri e di azioni e grazie a un intreccio di proposito scontato alle prime apparenze, quindi via via sviluppato e avviluppato fino al botto compulsivo di un avvincente imprevedibilità (che è poi il registro giallo-noir, ma virgolettato e citazionista, dell’intera opera montanariana). Leggi il seguito di questo post »
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Massimiliano Bossini, Forcipe
Pubblicato da rmorresi su settembre 15, 2011
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3. Di che colore
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 15, 2011
da qui
In primo piano c’è una chiesa dalla facciata che ricorda San Miniato, un campanile troppo alto che sfida nemici invisibili e tenaci, a ridosso di case di cui si intravedono il tetto e le finestre del piano superiore. Dietro, una collina in cui si alternano viti e cipressi e in cima una chiesa più piccola col campanile a torre.
La mano è tesa, benedice, è il prolungamento necessario del volto appena sorridente, le grandi orecchie predisposte all’ascolto, come se l’udito fosse la cosa più importante, come se ogni cosa che conta nascesse dall’ascolto. Leggi il seguito di questo post »
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“Fuochi di Bengala e altre poesie”, di Krzysztof Karasek
Pubblicato da giovanniag su settembre 15, 2011
Fuochi di Bengala e altre poesie, di Krzysztof Karasek (ed. Il Ponte del Sale, 2011) (a cura e per la traduzione di Leonardo Masi)
Recensione di Giovanni Agnoloni
I lavori letterari a cui ‘mette mano’ Leonardo Masi, raffinato polonista e musicista di cui già abbiamo parlato, su questo blog, si segnalano sempre per una profondità “diversa”. L’ultima volta ne parlammo riguardo alle poesie da lui tradotte per le Edizioni della Meridiana, Antimondo di Tomasz Różycki, uno dei più importanti poeti polacchi dell’ultima generazione. Oggi guardiamo invece a Fuochi di Bengala e altre poesie, raccolta di liriche di Krzysztof Karasek (ed. Il Ponte del Sale), che in Polonia è un protagonista della vita letteraria fin dagli anni Settanta, quando faceva parte di un movimento poetico detto Nowa Fala (“nuova ondata”). Leonardo Masi, che ha tradotto e curato questa antologia di testi, è anche autore della postfazione al volume (mentre la prefazione è di Jarosław Mikołajewski), nella quale ben tratteggia l’itinerario artistico di questo autore apparentemente così “strano”, perché fuori dagli stereotipi dell’intellettuale accademico (ex studente di educazione fisica, grande amante delle bevute), ma al tempo stesso di un’intensità di sguardo direi quasi ‘chirurgica’, perché capace di andare dentro al cuore del segreto emotivo dell’uomo. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Dalla rete, Editoria, Letteratura, Letture, libri, Link, Poesia, Poesia e filosofia, Recensioni | Contrassegnato da tag: filosofia, Il ponte del sale, Krzysztof Karasek, Leonardo Masi, Poesia, Polonia, spiritualità | 2 Commenti »
2. Serrande verdi
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 14, 2011
da qui
E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi. Leggi il seguito di questo post »
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Kamen’
Pubblicato da lapoesiaelospirito su settembre 14, 2011
Di Amedeo Anelli
Nel panorama denso di proposte delle riviste italiane di poesia, la specie più diffusa è ancora la rivista contenitore: un bric à brac di evenienze, di occasioni, di opportunità e di opportunismi, una mortificazione dell’eventualità dell’esistente, di un progetto letterario disgiunto da qualsiasi accadimento e poetica, presenti talvolta, ma in forma mortuaria e di registrazione catastale.
Riteniamo che non si possa fare critica, e men che meno riviste di poesia di una qualche utilità sia per chi ci scrive sia per chi è ospitato, senza un’approfondita visione della Letteratura e della Critica. Riteniamo, inoltre, che tali discipline si debbano aprire alla molteplicità dei saperi contemporanei e alla complessità del reale facendosi carico, ma anche superando le autonomie disciplinari. Chi non sa leggere i risultati delle discipline scientifiche contemporanee, dei saperi, della totalità della Cultura in senso lato, difficilmente potrà innovare gli strumenti critici e storiografici. Leggi il seguito di questo post »
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Frammenti di un discorso poetico
Pubblicato da lapoesiaelospirito su settembre 13, 2011
di Rosa Salvia
Come nebbia ogni cosa si dissolve. La distanza è il metro del tragico, la stanza è il luogo della poesia, ( “la cameretta di Petrarca e di Leopardi” ) o la piccola casa di Beppe Salvia ( poeta lucano morto suicida a Roma a soli trent’anni, nel 1985 ), il quale chiude una sua poesia con questi bellissimi versi: “Io amo la mia casa perché è bella / e silenziosa e forte: sembra d’aver / qui / nella casa un’altra casa, d’ombra, / e nella vita un’altra vita, eterna”. Leggi il seguito di questo post »
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I GIORNI DELL’ARCOBALENO: ricordi di scuola
Pubblicato da ramona su settembre 13, 2011
La mamma accompagnava la bambina al suo primo giorno di scuola. Andavano a piedi, in una splendida mattina di ottobre del sud. Era la fine degli anni Sessanta: il futuro era lontano per la bambina, a scadenza molto più breve per la donna, ma intanto entrambe si avviavano inconsapevoli come per una tranquilla passeggiata fra le strade cittadine, insieme, mano nella mano. Gli ingorghi del traffico cittadino erano solo una fantasia degli anni a venire che, di lì a breve, l’austerity avrebbe per giunta censurato. Nel frattempo, durante il tragitto casa scuola le raccomandazioni si sprecavano. La mamma diceva alla bambina che doveva lasciarla a scuola, ma poi sarebbe ritornata a prenderla, non doveva mettersi a piangere. Conosceva bene la sua piccola, sapeva quale sarebbe stata la sua reazione nel trovarsi sola e voleva aiutarla a difendersi dall’eccesso di sensibilità. Meno di una decina d’anni dopo, andandosene definitivamente e dolorosamente, non avrebbe avuto il tempo di fare lo stesso, e non sarebbe mai più tornata a riprenderla né a consolarla della sua assenza. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Racconti, Ramona Corrado | Contrassegnato da tag: primo giorno di scuola | 2 Commenti »
1. Atropo
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 13, 2011
da qui
La gente riempie la piazza: sono in piedi, bambini, vecchi, adulti; uomini in giacca e cravatta, donne con abiti bianchi e occhiali da sole più scuri del normale. Ogni tanto qualcuno si muove, rompe le righe, con le mani sugli occhi: piange, forse, o va a rinfrescarsi la fronte alla fontana. Leggi il seguito di questo post »
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Marco De Carolis, poeta ligure
Pubblicato da giovanniag su settembre 13, 2011
Introduzione di Giovanni Agnoloni
Marco De Carolis è un poeta che della Liguria ha colto i tratti intimi, quelli che parlano di piccoli ma decisivi dettagli del paesaggio e delle vite di cui s’imbeve. Di una sua raccolta poetica, Vorrei raccontarti (Milano, Vanitas, 2004), ebbe a scrivere Nico Orengo:
“Questo di Marco de Carolis, è un alfabetiere d’amore. una manciata di poesie, come le lettere di un alfabeto, buttate sulla pagina, in bilico fra ironia del vivere e nostalgia dell’amare. Vorrei raccontarti sono poesie del “dopo”, come tutti i versi che si scrivono sull’amore che si è fatto ricordo e dunque più tenace e vivo di quanto non sia nel viverlo quotidianamente. È solo “dopo” che se ne può misurare l’intensità e la vertigine, quel bisogno del corpo dell’amata che andava protetto da tavolini e sedie del bar, da spigoli di carrugi, dal traffico di piazza. De carolis usa le eterne parole degli amanti, le logora e le spreme, non si fa prendere da nessuno stordimento linguistico, perché quelle sono e quelle si sono sempre adoperate, dai grandi canzonieri in poi. Sono le intensità delle attese, le aspettative dei baci e delle carezze, le regressioni emotive a ricoprirle di vitalità nuova, innocente, e a bruciarle in una sincerità esistenziale e linguistica inattesa, viola come una campanula, bianca come un’alba.” Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Poesia | Contrassegnato da tag: Liguria, Marco de Carolis, Nico Orengo, Poesia | 4 Commenti »
Compleanno
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 13, 2011
da qui
Sarà la prima volta che guardando
l’immagine del vostro matrimonio
sento che avrei potuto esserci io,
al posto di mio padre
al posto di mia madre,
e mi sono sentito emozionato,
entusiasta e angosciato
dall’impegno di amare, amare sempre,
l’uomo, la donna accanto,
i sei figli portati dal futuro,
e quello morto prima di sbocciare,
ero io, pa’, a fissare lo zio Eugenio,
mentre vi chiedeva di ripetere
le formule del rito e tracciava
un segno di croce sopra l’anello
da mettere nel dito,
sono io che ripenso a quanti anni
ci sono voluti da quel dodici
settembre che sei nato e hai fatto nascere
anche noi, che solo adesso capiamo
papà, quanto ci hai amato,
quanta fedeltà c’era in quello sguardo
con cui guardavi il prete
che un giorno sarei stato.
Pubblicato in: Annunci, Fabrizio Centofanti | 22 Commenti »
128. Quando sei libero
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 12, 2011
da qui
Attraversa lentamente la galleria d’ingresso al Vicariato, ignorato dalle guardie. Nell’ascensore, pensieri e preghiere si confondono, in un groviglio inestricabile. Percorso il corridoio, scandito da quadri troppo grandi, s’imbatte nell’usciere, lo saluta con un cenno e si avvia dal segretario: sua Eminenza è in riunione, ma sta per liberarsi. Si siede nel salotto, ingombro di libri e di poltrone. Preferirebbe trovarsi altrove, al capo opposto del mondo, ma ormai è lì e deve attendere il suo turno. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Fabrizio Centofanti | Contrassegnato da tag: Mahler, Profeti di avventura | 33 Commenti »




















