Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Anche se Il tempo sfinito (già uscito per i tipi della Fanucci di Roma nel 2000 e qui riproposto in una versione rimasta inalterata) non è certo ambientato nell’Inghilterra vittoriana e neppure nell’Ottocento, è difficile, se non impossibile, definire altrimenti questo romanzo così anomalo di Tommaso Pincio. Anomalo fin dal nome del suo autore (italianizzazione un po’ reboante quanto grottesca di un nome e cognome sconosciuti ai più) e anomalo nell’ambientazione – un 1956 di cui, a un certo punto, a p. 61, quasi a metà del libro, vengono elencati gli eventi straordinari e le scoperte realizzate come pure talune bizzarre invenzioni tra cui “i primi orologi senza numeri”).
La buona notizia è che siamo ancora tutti qui, con voglia di esserci e di fare, chi più chi meno. La buona notizia è che molti di noi continuano a considerare questo lavoro non una sinecura, cui destinare il minimo sforzo di una professionalità ormai acquisita, che potrebbe agire “con la mano sinistra”, ma impegno di vita, cui profondere energie, studio, capacità relazionale; la buona notizia, infine, è che continuano ad esserci i ragazzi, che – al di là di mistificazioni romantiche e giovanilistiche – riescono talvolta a spiazzare anche il più ostinato disfattismo e a restituire qualcosa di buono, di bello. (Marina Boscaino,qui)
Un anno scolastico ancora peggiore dei precedenti
di Giuseppe Caliceti
La Gelmini ce l’ha fatta
Sembra impossibile, ma Gelmini ce l’ha fatta: l’anno scolastico ai blocchi di partenza si annuncia ancora una volta peggiore dei precedenti. Gli enti locali delle regioni più virtuose, infatti, coi propri fondi ridotti al minimo storici, non riusciranno più a tamponare i tagli – questi sì, davvero epocali – ai fondi al personale inferti violentemente alla scuola dal Ministro all’Istruzione – meglio sarebbe dire alla Distruzione Leggi il seguito di questo post »
Vista da sotto, la basilica è altissima: i lastroni in pietra grezza contrastano con la facciata ornata da finestre incavate e disegni stilizzati. Ad accentuare la varietà del quadro si aggiungono le palme svettanti contro il cielo cobalto.
- Yousef, la troveremo, costi quel che costi; ho avuto informazioni attendibili, dovrebbero essere già qui.Leggi il seguito di questo post »
Nella sua follia criminale il Ventesimo secolo ha gettato via se stesso. (J.G. Ballard)
I due tipi con la barba si guardano allibiti, come a dirsi “questo è proprio pazzo”. L’americano al volante della grossa Buick blu dice:
“E’ fissato per domani”.
Barba più corta, occhi grigi profondi e carnagione scura si assicura: “Ricapitoliamo…”voi” volete che “noi” dirottiamo degli aerei e li schiantiamo contro dei grattacieli di New York, Washington, Los Angeles e quel posto del presidente, sì, la “casetta” delle vacanze?…ho capito bene?” Leggi il seguito di questo post »
Quando vedrete l’abominio della desolazione posto là dove non dovrebbe – il lettore faccia bene attenzione – allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti; chi è sulla terrazza non scenda per entrare a prendere qualcosa nella casa; e chi è andato in campagna non torni indietro a prendere il mantello.
- Ha salutato tutti: che cosa vorrà dirci?
- Shime’on, ho paura, sembra che tutto stia finendo. Leggi il seguito di questo post »
È considerata «l’opera più vasta e complessa di Luigi Pirandello» (Spinazzola) e insieme una delle sue creazioni meno riuscite, per via di una presunta rappresentazione troppo bozzettistica di tipi e ambienti e di un troppo accentuato indulgere melodrammatico sulle tematiche. Eppure, a quasi cento anni dalla sua pubblicazione (uscì ufficialmente in volume nel 1913 ma fu probabilmente scritta sul finire dell’Ottocento) I vecchi e i giovani non smette di raccontare l’Italia agli Italiani, e di costituire un sorprendente liquido di contrasto in cui intingere la cartina di tornasole della nostra società. Leggi il seguito di questo post »
La levatura intellettuale di alcuni uomini del governo italiano è nota, in Italia e all’estero: barzellette becere, battutacce, gaffes, in un tripudio hard-core di sentimenti bassi, volgarità e maleducazione. Ci si è messo anche il ministro del Lavoro, colui che deve gestire e promuovere le manovre-serial killer (definizione di Famiglia Cristiana), testi che cambiano in continuazione, tasse che vanno e vengono, prelievi misteriosi che risultano eliminati, poi riammessi in versione light, poi di nuovo cancellati e così via. Maurizio Sacconi ha raccontato, gesticolando come un pupo siciliano, una roba vomitevole sullo stupro di suore, in presenza del segretario della CISL Bonanni, che non ha battuto ciglio. Si sono levate proteste indignate, perché nessuna persona di normale cultura e sensibilità si permetterebbe di fare battutacce sullo stupro, o sulla shoah. A parte gli esponenti del governo italiano, ovviamente. Leggi il seguito di questo post »
Versi nel cammino e della marcia, sottotitola il suo secondo libro di versi Paolo Marini a indicarne il carattere in progress e di discussione delle fasi esistenziali che lo sottendono. Come scrive bravamente Franco Manescalchi nel suo denso saggio introduttivo:
«Sembrerebbe, quello di Paolo Marini, un canzoniere scritto nel tempo che, su questa costante, sviluppa gradualmente un percorso che va dalla ricerca dell’altro alla presa di coscienza del mondo, ad una rimodellazione poetica e coscienziale del mondo stesso. Come ebbi a scrivere nel 1997 presentando il suo primo libro, Pomi acerbi, il poeta “ha saputo parafrasare se stesso per il viaggio esistenziale in cui si è mosso e commosso” dando voce e prefigurazione a un ecosistema dove l’uomo e la poesia abbiano ancora spazio per r/esistere» (p. 9).
Quando libri e scaffali diventano emozioni
Questo lo slogan di Libra PoEtica, il caffè letterario di Morlupo che il 24 settembre prossimo apre i battenti in uno spazio completamente rinnovato e molto più ampio. La libreria, progetto e ideazione di Monica Maggi, ha vissuto quattro trasformazioni in un anno e mezzo ed è diventata via via punto di riferimento dei piccoli centri a nord di Roma.
Con quest’ultima apertura e con l’apporto dell’associazione PoEtica di Viviana Scarinci, Libra si definisce ancora di più. Sarà una sorta di casa della Poesia, con testi introvabili e particolarissimi, e una specifica finalità: avvicinare il lettore al testo poetico, dove per poesia si intende la globale bellezza della vita. Leggi il seguito di questo post »
- E’ bello, qui.
- E’ tutto bello, prima di andarsene.
Le nuvole leggere sono uccelli dalle ali larghe che planano lenti.
- Non voglio che vada via.
- Non dipende da noi, la vita è qualcosa di più grande.
Le luci della città vecchia sono fuochi che incendiano la sera. Leggi il seguito di questo post »
Le sedie sono sparse a casaccio, gli uomini con la testa coperta dondolano con il libro in mano.
- Aprite gli occhi, il mondo sta cambiando.
Cantano, i tefillin fissati con cinghie di cuoio alla testa e al braccio per lo Shakrit, la preghiera del mattino. Leggi il seguito di questo post »
La video conferenza è diventata un’abitudine: si parlano come fossero nello stesso luogo tanto è realistica la disposizione nello spazio, i tre schermi che corrispondono perfettamente ad altrettanti posti intorno al tavolo.
- Reagiamo bene: la diplomazia ha preso contatto con le frange ribelli e sta offrendo aiuti economici e sociali. L’inserimento dei capi in posti di lavoro redditizi spunta le armi alla corrente degli insorti. Leggi il seguito di questo post »
Vero è che l’“effetto farfalla” non interessa solo i fenomeni delle turbolenze climatiche e quantistiche, se voci isolate, o brezze appena parse, e poi sparse nel deserto del dissenso politico-culturale italiano, a poco a poco cominciano, viaggiando, a coagularsi in correnti più o meno alternate e zigzagate, e poi ancora fino a depositarsi fra le righe di un manifesto. Così è il caso del manifesto (2008) della “Polietica” di Valerio Cuccaroni e di quello (2011) del movimento “TQ” dei primi firmatari (in un incontro “di oltre cento invitati presso la sede della casa editrice Laterza di Roma, a fine aprile 2011, in risposta ad un appello di Giuseppe Antonelli, Mario Desiati, Alessandro Grazioli, Nicola Lagioia e Giorgio Vasta”); il lancio dei due Manifesti cioè che ha allertato poeti e letterati, in genere, e che via via ha accumulato adesioni sempre numerose e qualificate.
Questa non me l’aspettavo e forse neanche chi, come me, combatte da anni il drammatico fenomeno della vivisezione pensava potesse accadere. Ricordo, pochi anni fa, nella Sala dei Mappamondi in Parlamento, presenti Rita Levi Montalcini alte cariche dell’allora governo, che il ministero della Salute, attraverso i suoi tecnici, ci fece vedere delle proiezioni molto confortanti sull’utilizzo di animali nel campo della sperimentazione di farmaci, cosmetici, detersivi e sostanze varie.
Ebbene, ancora una balla, una tragica balla che ci riporta verso il diciannovesimo secolo di cartesiana memoria, invece di proiettarci nell’era delle analisi statistiche, delle staminali, dell’utilizzo di embrioni, di tessuto colture umane e del rifiuto di credere che da topi e ratti arriveranno, come ci promettono da decenni, i rimedi finali contro cancro, Alzheimer, Parkinson, sclerosi a placche, fibrosi cistica, tutte malattie in gran parte completamente sconosciute nei roditori. Dobbiamo alla Lav l’avere obbligato il ministero della Salute, che intendeva occultare i dati, a pubblicarli.
L’orto degli ulivi è la mappa del mondo: i rami sono pensieri che si biforcano in cerca di una logica plausibile, le radici contorte i sentimenti che si abbarbicano per placare una fame mai saziata.
- Lo sai bene, Yehochoua, siamo alla fine.
- E tu, Shlomstione, sai che potrebbe anche non essere così.
Le foglie sono nuvole verdi che riparano dal sole.
- Non dirmi che ci stai ripensando, che cominci ad ascoltarmi. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da linnioaccorroni su settembre 6, 2011
Nella sua prima prova narrativa, Linnio Accorroni propone l’itinerario intimo di un rapporto fra un padre e un figlio. Una sorta di diario doppio che indaga la dimensione umana con estrema intensità verbale e descrittiva. Un realismo semplice e diretto rende la naturalezza del rapporto fra i due e il modo di confrontarsi con se stessi e con le prove della vita. Nessuna retorica compare fra le pagine di Ricci, dove occorre la narrazione sa farsi cruda esplorazione delle difficoltà e del dolore, senza cedere però al patetismo. Una prosa elegante e gentile mitiga un racconto che arriva ad esplorare in profondità le dimensioni più intime della sofferenza e della malattia, sempre però con un’ironia che manifesta nel narrare il coraggio dei protagonisti e il permanere della speranza. Il titolo dell’opera si riferisce agli animali che talvolta restano privi di vita sul bordo della strada vittime della fretta degli uomini. L’autore invita ad una pausa, una riflessione sull’ansia che talvolta arriva a rendere superficiale persino il rapporto più stretto, quello di un padre con il figlio. Così, riflettendo sulle piccole morti che ognuno porta con sé nell’agitazione quotidiana, si può riscoprire un legame autentico, capace di trovare una risposta alle prove che impone il dolore.
Linnio Accorroni ( Offagna, 1959) ha pubblicato: “69 posizioni Cronache Interviste Letture”(Cattedrale, 2009).
Cura saltuariamente il blog:www.uncuoreintelligente.it
Inizia con un fuoco di epigrafi “Ricci” di Linnio Accorroni, a segnalare appartenenza e rotte culturali. Poi, appena dopo, ecco il primo dei molti scorci, delle cose naturali. Subito a seguire viene il padre ammalato e anziano, ha un brutto tumore. Ti prego solo di questo – gli sta dicendo il figlio – qualsiasi cosa accada, anche se a te pare stupida ed insignificante, devi farmelo sapere. Subito. […] Io sono tuo figlio e tu sei mio padre. Poi tutto prenderà a squilibrarsi, in un senso di disappartenenza, di s-possesso, di alienazione, in una cappa opprimente che sa di chiuso, di aria consumata, con le resurrezioni momentanee dei giorni in cui i disturbi sembrano più sopportabili. E intanto che tutto questo accade e tutto viene fedelmente e dettagliatamente registrato, intreccio e insieme sommario, la comunicazione fra i due prende a farsi autentica e sincera: due universi che erano quasi incompatibili cominciano a trasfondersi l’uno nell’altro, fino all’insospettato e profondo epilogo, come inattese e profonde sono le pagine di questo quaderno del dolore intitolato “Ricci”.
Pubblicato da robertorossitesta su settembre 6, 2011
Il bello della gioventù è che si può, in certi casi e fino a una certa misura, scoprire l’acqua calda senza cadere nel ridicolo. E l’ancora più bello è che a volte si tratta di un’acqua calda davvero diversa, anche se solo di quel tanto che basta a renderla distinguibile dall’altra solita. Leggi il seguito di questo post »
- Ti ha sedotto e abbandonato.
- Smettila, Yousef, sei tu che mi hai cacciato in questo guaio.
Il militare impugna il filo spinato con i guanti, lo srotola, lo aggancia ai paletti in ferro scuro.
- Perché mi guardi, Avigail?
- Chi sei, Yehochoua? Voglio capirlo. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da giuseppepanella su settembre 5, 2011
Il destino della scrittura e la nascita di un mito letterario. Humphrey Carpenter, Gli Inklings.C. S. Lewis, J. R. R. Tolkien, Charles Williams e i loro amici, trad. it. di M. E. Ruggerini, Genova-Milano, Marietti 1820, 2011
C’erano una volta (tra gli anni Trenta e i Quaranta) gli Inklings, scrittori-professori-teologi e cultori della letteratura di genere: quasi tutti insegnavano al Magdalen College di Oxford o a Oxford vivevano come Charles Williams. Avrebbero scritto romanzi memorabili per i loro caratteri innovativi all’interno del genere da loro scelto non tanto per la qualità delle vicende raccontate quanto per l’innovazione profonda da essi apportate alla lingua inglese e al modello narrativo adottato. Tolkien diventerà famoso soprattutto per Lo Hobbit del 1937, inizialmente concepito come un racconto per bambini e soprattutto per il suo colossale seguito, Il Signore degli Anelli (1954-1955). Lewis scriverà tre significativi romanzi di fantascienza (Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Questa orribile forza), una fortunata serie di sette libri fantasy (Le Cronache di Narnia) e un romanzo epistolare tra l’apologetico e il grottesco noto in italiano come Le lettere di Berlicche (TheScrewtape Letters). Charles Williams lascerà una serie di thriller metafisici in cui eventi misteriosi dal punto di vista criminale si alternano a profondi interrogativi metafisici (La vigilia di Ognissanti, Il posto del leone, Guerra in Paradiso, La pietra di Salomone). Il libro di Humphrey Carpenter (giustamente ormai un classico della biografia letteraria) racconta le loro vite, i loro incontri, le loro strategie letterarie, i loro sogni, le loro sconfitte. Si pone inoltre domande fondamentali riguardo la forma assunta dalle riunioni tenute dagli scrittori che formarono il circolo degli Inklings e il loro destino e la loro fortuna sia durante il periodo in cui esse si svolsero che successivamente:
Tanto ci teneva all’accoglienza Nico il Laziale, il proprietario del bar , che un poster di Totti col ditino in bocca era visibile a tutti sopra il frigo delle bevande da tenere in fresco: perdere la clientela romanista, maggioritaria, era una minaccia abbastanza forte da interrompere il monopolio dell’iconografia biancoazzurra. La propensione naturale alle pubbliche relazioni faceva di Nico l’arbitro naturale di tutte le scommesse e di tutte le contese verbali fra avventori, purché risolvibili con dimostrazioni empiriche; ma nei casi di emergenza il “Punto Internet” – normalmente utilizzato visitare siti porno – consentiva qualche rapida verifica su Google .
Nico aveva presieduto alle scommesse più disparate; toccava a lui a custodire le somme rischiate dagli avventori fino al giorno in cui, con verdetto irrevocabile, le consegnava al vincitore, con quella solennità che inibiva, nel perdente, spiacevoli code di recriminazioni e di proteste.
Ora, però, doveva gestire la nuova disputa fra Gino il carrozziere e Alvaro, barbiere in pensione: compito assai impegnativo, perché avrebbe richiesto una complessa verifica sul campo.
Gino e Alvaro non si erano mai amati. Diversi in tutto e su tutto. Gino corpulento, caciarone, eccessivo, sempre con le mani e la tuta sporche di grasso e di vernice per auto. Alvaro magro, azzimato, sempre con la cravatta, calmo nel parlare ma soggetto ad improvvise esplosioni polemiche . Gino diceva sempre di lui che, a due anni dalla pensione, ancora puzzava degli strani intrugli che un tempo spruzzava addosso al cliente cui aveva tagliato i capelli. Alvaro replicava dicendo che le unghie di Gino , inevitabilmente incorniciate di nero, erano così sporche perché si grattava sempre la testa.
Essendo in disaccordo sempre e comunque, le scommesse fra di loro erano frequenti e dispendiose. Dai caffè erano passati all’aperitivo, poi al whisky di marca, e infine alla vil moneta. L’equilibrio nel numero delle vittorie era perfetto: sette a sette. Gino aveva appena pareggiato il conto grazie alla formazione del Brasile ai Mondiali del ’70. Alvaro non riusciva a ricordarsi di Brito, il centrale, mentre Gino la sapeva tutta, ricordava pure le riserve. Leggi il seguito di questo post »