Provocazione in forma d’apologo 204
Pubblicato da robertorossitesta su ottobre 4, 2011
Mi diceva sempre che ero vanitoso perché ogni volta che mi imbattevo in uno specchio mi ci guardavo dentro. Proprio lei.
Proprio lei che nelle stanze degli specchi ci trascorreva gran parte dell’esistenza, e che non ignorava che il fine del mio rimirarmi era capire chi fossi e, prima ancora, “se” fossi qualcuno o almeno qualcosa.
O era proprio quello a infastidirla?














elisabetta detto
…già…se fossi….
grazie rob, di prima mattina, cristallizzi il tempo.
un abbraccio
eli
Giorgina Busca Gernetti detto
NON MI CONOSCO
In un tempo lontano mi pareva
di conoscere il mio volto interiore.
Credevo di sapere
chi fosse quell’amara, triste effigie
manifesta per gli occhi trasparenti;
chi quella fioca immagine riflessa
dallo specchio dell’anima.
Ora non so chi fui, non so chi sono.
Incerto è tutto, incerta
anche l’amara immagine
che allora riconoscere sapevo.
Era “mia” la tristezza
dipinta in quell’effigie, in quelle ombre
svelate dai miei occhi, n’ero certa.
Il mio Ego potevo ravvisare,
pur chiuso dentro l’anima e la mente:
identità scolpita nel mio petto
senza vana incertezza.
Identità svanita
è questa mia diuturna scontentezza
di me, dei miei pensieri, del mio tutto.
Non so più chi io sia. Non mi conosco.
Giorgina Busca Gernetti
ilaria detto
bello.poche righe in cui specchiarsi.
un caro slauto.
robertorossitesta detto
Cara Eli,
magari! Il tempo ci sfugge tra le dita, sia pure in cristalli.
Raiabbraccio,
Roberto
robertorossitesta detto
Cara Giorgina,
“non so(n) chi fui”.
Ah questi echi, questi frammenti con cui puntelliamo le nostre rovine.
Un caro saluto,
Roberto
robertorossitesta detto
Cara Ilaria,
specchi appannati, incrinati, in cui l’enigma non si svela.
Un caro saluto a te,
Roberto
Anna Maria detto
Mi pare che la provocazione metta in rilievo il ruolo di crocevia della stanza degli specchi. Resta il dubbio se soffermarcisi, attraversarla o accettarne l’esclusione. Un caro e grato saluto.
robertorossitesta detto
Cara Anna Maria,
quello da te rilevato è un elemento che mi sta particolarmente a cuore: non a caso i pittori in genere preferiscono vedere il loro soggetto attraverso uno specchio.
Un secondo elemento è che, specie a una certa età, il riconoscimento di sé non passa più (principalmente) per l’altro, ma per un terzo che trascende entrambe le parti in causa.
Un caro e grato saluto a te,
Roberto
Carla detto
io credo che, eliminati gli epecchi, l’anima potrebbe finalmente emergere.
Carla detto
volevo scrivere specchi, pardon :-)
Buon giorno Roberto
robertorossitesta detto
Cara Carla,
lo credo anch’io, ma non si tratta di eliminare qualcosa bensì di compiere passo dopo passo l’intero percorso.
La visione faccia a faccia è un punto d’arrivo, e forse non per tutti.
Buon giorno a te,
Roberto
matteotelara detto
Caro Roberto, questa è decisamente una delle tue migliori. E forse, anche la mia preferita. Un caro saluto.
fabrizio centofanti detto
la vita è una questione di prospettive e qui risulta chiaro, Roberto.
robertorossitesta detto
Caro Matteo,
vedo che anche gli amici prediligono il taglio breve e, pur nella problematicità, netto.
Grazie e un caro saluto a te,
Roberto
robertorossitesta detto
Caro Fabrizio,
è così, anche se mi ostino a credere che non tutte abbiano lo stesso peso.
Un abbraccio,
Roberto
lp detto
Lo specchio davanti a cui ci stiamo facendo la barba è freddamente maligno, poiché l’unica cosa che aspetta è di vedere se ci tagliamo.
Ramon Gomez de la Serna
robertorossitesta detto
Gentile Lorepat,
a scanso d’incidenti non mi rado da un sacco d’anni.
Un caro saluto,
Roberto