La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

I giovani, la rete, il silenzio

Pubblicato da massimomaugeri su ottobre 22, 2011

In questi anni ho avuto modo di approfondire le tematiche relative alla diffusione della comunicazione on line, indicando Internet come una sorta di “rivoluzione positiva”. Ciò, tuttavia, non mi ha mai impedito di prendere in considerazione le problematiche collegate allo sviluppo del fenomeno. Anzi, come operatore culturale che svolge un ruolo attivo on line ho sempre avvertito la necessità, in alcuni casi persino la responsabilità, di evidenziare alcuni possibili “contro” del web. Nei giorni scorsi Benedetto XVI ha espresso preoccupazioni sui possibili effetti collaterali dello sviluppo dei media e della comunicazione virtuale: la virtualità, in alcuni casi, rischierebbe di dominare sulla realtà. La preoccupazione riguarda soprattutto i giovani, venuti al mondo in piena esplosione mediatica e virtuale, abituati all’uso delle chat e dei social network e che, dice il Santo Padre, “sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto”. Da qui, la considerazione che “alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine”.
Partendo dal presupposto che i media e Internet sono strumenti, e che gli strumenti in quanto tali non vanno né demonizzati né santificati (dipende – banale, ma vero – dall’uso che se ne fa), ritengo che le preoccupazioni di Papa Ratzinger siano tutt’altro che peregrine. Proprio nei giorni scorsi, sul mio blog Letteratitudine, ho proposto un dibattito on line sul tema della “dipendenza da Internet” ospitando il prof. Federico Tonioni, psichiatria romano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico presso il Day Hospital di Psichiatria e Tossicodipendenze del Policlinico Gemelli (Tonioni ha appena pubblicato con Einaudi un volume intitolato “Quando Internet diventa una droga”). Un rischio, infatti, che non va sottovalutato da parte degli assidui frequentatori della rete è che in alcuni casi si possa sviluppare, in maniera inconsapevole, una vera e propria dipendenza. È ovvio che, nel momento in cui ciò dovesse verificarsi, la capacità di vivere momenti di silenzio interiore sarebbe fortemente compromessa. Come sottolinea Tonioni, però, la dipendenza in sé non è sinonimo di malattia: «se le cose funzionano e il contesto affettivo dove si cresce è sano, la dipendenza non diventa una malattia ma rimane una tendenza naturale della nostra mente che diminuisce con il passare degli anni senza peraltro sparire mai. Le relazioni web mediate diventano patologiche soltanto se non sono più in funzione della realtà ma tendono a sostituirla». Il resto – precisa Tonioni – fa parte inevitabilmente di un’evoluzione nel modo di stare al mondo evidente nei più giovani, nati e cresciuti nell’era digitale.
Aggiungo quest’altra considerazione: secondo i parametri della società frenetica in cui tutti noi oggi siamo immersi, solitudine e silenzio sono considerati spesso come disvalori. Si tende, cioè, a considerarli più nella loro accezione negativa che in quella positiva. Mai generalizzare, però. Ci sono persone che, per una serie di motivi, vivono in contesti di solitudine forzata e per le quali le relazioni on line rappresentano un toccasana. Altre, invece, che finiscono con il rimanere invischiate in nuove forme di solitudini affollate, di solipsismi di massa. Ogni storia è un caso a sé. Una cosa è certa: la possibilità di crearsi spazi introspettivi, di beneficiare di momenti di silenzio dove ritrovare se stessi e la pace interiore, rimane comunque un’esigenza. E se rispetto alle innovazioni tecnologiche applicate alla comunicazione non si può tornare indietro (per fortuna, direi), forse converrebbe puntare su nuove forme di educazione collettiva volte a fornire all’individuo post-duemila gli strumenti per godere del “suono del silenzio”, come cantavano Simon & Garfunkel nei già peraltro rumorosi anni Sessanta. Magari utilizzando come slogan le seguenti parole di Schopenhauer: dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace.
Massimo Maugeri

(articolo pubblicato sul quotidiano La Sicilia del 19 ottobre 2011 nell’ambito di una pagina dedicata ai “giovani e il silenzio”)

8 Risposte to “I giovani, la rete, il silenzio”

  1. fernirosso detto

    “sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto”

    Penso che il vuoto, pieno di disvalori e anzi di “roba da macero”, quando non lo è da macello, sia proprio il mondo che chiamiamo reale. Ma quale realtà si offre ai giovani? a tutti noi? Una scuola a cui si accede non per merito ma per censo o clientela, in cui si procede per gli stessi motivi, per entrare a far parte di associazioni in cui non certo i migliori assumono posti di comando o di rilievo e addirittura hanno un posto a lungo termine. Famiglia? Ma quale? Quella che si forma ad ogni desiderio paterno o materno di rincorrere falsi affetti o desideri sessuali? O addirittura una posizione sociale, un cospicuo conto in banca e altre sostanziali ricchezze? Una famiglia disperata in cui madre padre sono in cassa integrazione? Un mondo in cui il lavoro che rende meglioe più valutato è la prostituzione? E ancora si potrebbe continuare con il reale facendo una parete vuota piena di nero, nera, nerissima cronaca nera, pesta di persone che non possono tirare avanti, che si ammazzano perché, nel reale, non hanno risorse e aiuto.Perché c’è un pesante silenzio. Allora ringraziamo la rete che offre parecchio e gratuitamente e, oltre a quanto offre il reale, pornografia, pedofilia, politica senza valori,economia delinquenziale, offre anche arte, musica, letteratura,cinema,teatro,danza e anche amicizie, sì, da misurare con l’incontro.Magari capita, a volte, di trovare persone con cui scambiare almeno una parola,un pensiero e la realtà sembra ricostituire una presenza che prima era davvero un vuoto di sostanza.Come qui, adesso, che si usa appunto il mezzo internettiano, non certo un bocca a bocca e un fronte a fronte. f.f.

  2. Assolutamente giusto segnalare il problema ed analizzarlo, così come assolutamente giusto considerarlo come tale e non come un’epidemia rischiosa…

  3. Caro Fernirosso, hai proprio ragione! La situazione dei giovani (soprattutto in Italia) è davvero drammatica. C’è davvero di che scoraggiarsi.
    Più che di vuoto parlerei di “terra bruciata”…
    Ma il vuoto e il silenzio a a cui si fa riferimento nell’articolo hanno a che fare con l’interiorità non con l’ “esteriorità”… con la capacità, cioè, di guardarsi dentro e di stare bene con se stessi a prescindere da tutto (e nonostante le difficoltà).
    Per il resto posso dirti che sono il primo a difendere gli aspetti positivi della rete. :-)
    Grazie mille per il tuo intervento e buon fine settimana.

  4. Grazie mille, Occhiogrigioverde. Il senso è proprio quello.
    Buon fine settimana a te!

  5. trovare un equilibrio è di capitale importanza, in questo campo: la tecnologia come mezzo e non come fine.
    grazie Massimo.

  6. Proprio così, caro Fabrizio. Grazie mille a te!

  7. Gena detto

    Internet è solo un mezzo, non credo che i giovani siano così immersi nel vuoto, mi sembra il solito luogo
    comune. Che dire degli anziani che passano molte ore di fronte alla TV( ore vuote). Come dice Fabrizio, ci vuole equilibrio ( questo però, vuol dire essere adulti). Tra l’altro non è che i giovani siano trattati molto bene dalla società, cresciuti immersi finto materialismo, ora stanno scoprendo che il mondo non è poi così roseo. In fondo l’eredità che gli adulti lasciano è veramente scadente, un cumulo di rovine su cui essi dovrebbero costruire i propri sogni.

  8. Caro Gena, anche tu giustamente sottolinei l’importanza di riuscire a trovare un equilibrio. E questo, certo, vale sia per i giovani chee per i meno giovani. Credo che, alla fine, il nocciolo della questione sia tutto qui.
    Il punto è che riuscire a trovare un equilibrio con un mezzo come Internet non sempre è così facile come potrebbe sembrare. Io, di questo, me ne accorgo sulla mia pelle. Di conseguenza provo a impormi una sorta di autodisciplina. :-)
    Grazie ancora a te e a tutti gli altri partecipanti.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

 
Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 5.133 other followers