Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Quando hai dieci anni ti pare che tutto il mondo non può fare a meno di riconoscere la tua adultità, la tua bambinaggine adultomorfa. Quando hai dieci anni è come cinquanta anni dopo del non ora, non qui ma nel 1960, a Ischia, e tu ancora non lo sai a dieci anni come ci ripenserai a quella prima stagione della vita – la stagione dei poeti, dicono –, ancora non sai lo scrigno che sei in quell’epoca in cui spighi e decanti la delicatezza che si nasconde nel velluto di una carezza femminile, la crudezza.
Lo saprai soltanto a cinquant’anni. Leggi il seguito di questo post »
Anche con questo noir di Sergio Paoli siamo sempre all’interno della “notte e nebbia” della storia italiana di sempre – fatta di servizi segreti, di razzismo esplicito ed eterodiretto, di morte, di pedofilia, di dolore… La Milano di cui si parla nel romanzo, tuttavia, è solo apparentemente marginale. E’ al centro, invece, di un esperimento politico di governo che vede la sicurezza al centro di un dispositivo di controllo generale sulle azioni e sulle coscienze dei cittadini. Il consigliere comunale Denis Monastiroli, parlando con il protagonista del libro, il vice-commissario Federico Marini ora facente funzione di commissario capo, esplicita il contenuto razzista e forcaiolo del nuovo corso politico (di cui è un esponente di rilievo e che è ormai subentrato a livello generale) con un discorsetto semplice semplice e perfino un po’ banalotto ma non per niente meno agghiacciante:
Dove eravamo rimasti? Ah, sì, quegli occhi, gli occhi azzurri della laguna che mi fissano, le labbra aperte che inducono in tentazioni misteriose.
La faccia era come scolpita nella pietra, occhiali tondi e leggerissimi, mento pronunciato.
Fino ad allora mi ero tenuto su posizioni ferme, in obbedienza agli ordini provenienti d’Oltretevere. Leggi il seguito di questo post »
“Il nome giusto”, di Sergio Garufi, Ponte alle Grazie
Sincero, dolente, affettuoso, scoperto. L’esordio romanzesco di Sergio Garufi, blogger garbato e erudito, uno dei maggiori conoscitori di Borges in Italia, è un obiettivo centrato in pieno, emanativo di cultura e sentimento, in equilibrio tra passione e cesello, soprattutto linguistico. Una prosa simile a quella dei talenti italiani recenti, come Lagioia e Desiati, che si àncora certamente di più alla tradizione del dopoguerra come Bassani, Buzzati, Flaiano, ma anche l’Ugo Pirro autobiografico di “Solo un nome nei titoli di testa”, e soprattutto il magnifico Bianciardi de “La vita agra”, piuttosto che cercare di imitare una prosa moderna con artifici stilistici a effetto. Per quanto Garufi utilizzi glosse infrequenti a costo di apparire eccessivamente ricercato, è raro che le ostenti fino in fondo: le stempera di umiltà nel magma testuale fino a rasentare la autoumiliazione. È questo bilico che rende le sue pagine così larghe e persino eroiche, in alcuni momenti, ma al contempo così umane, commoventi e oneste.
Garufi racconta se stesso come fa da sempre nel suo blog, usando qui l’espediente romanzesco del morto che fa da io narrante, cucendo la trama della sua vita attraverso quella delle persone/personae che acquistano i suoi libri presso un venditore di volumi usati, Lino, con il quale condivide un pacato e rassegnato senso di fallimento di vita. Leggi il seguito di questo post »
L’autobus era giallo senape, coi finestrini incorniciati di verde e il tettuccio bianco latte.
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Eravamo relegati in fondo e se fosse arrivato un uomo bianco ci saremmo alzati, senza aspettare la richiesta.
Il fiore ha petali azzurri che sembrano riflettere la massa opaca del cielo. Leggi il seguito di questo post »
Ho attraversato la città con il mio corpo. O forse ho attraversato il corpo della città?
Chiazze, grumi, masse fibrose, sfilacci, muscoli: quasi inciampavo in parti di corpi. Staccate dal tronco, acefale, analfabete. Frange tagliate, brandelli amputati, gettati intorno a me, proprio sotto il mio sguardo, come a dire che erano lì non a caso, ma per richiamare la mia attenzione, e ad esigerne gli occhi, le retine, e con esse il cavo auricolare, il tatto, i seni nasali. Leggi il seguito di questo post »
La città è ingoiata dalla nebbia, si vede ancora la statua che allunga il braccio, all’apice del pathos, una coppia che procede lentamente, una mezza facciata di palazzo rassegnata a sparire in pochi istanti.
Pensavo di trovare una situazione più tranquilla, una città di sogno, la possibilità di tornare a generare nello spirito, di ritrovarmi con la gente. Leggi il seguito di questo post »
“Ci piaccia o no, noi siamo qui per imparare non tanto ciò che il tempo fa all’uomo ma ciò che il linguaggio fa al tempo”
(Josif Brodskij, Fuga da Bisanzio)
«Ombre nel bosco. ombre nel bosco / restate lì, nel vostro folto / onniparvente. // ch’io segua il tenue verde / l’appena luce di mezzo / che fa il sentiero // il sottopresente» (p. 57)
Che cos’è il “sottopresente”? Il termine, parola-chiave per la comprensione del complesso e spesso oscuro e criptico percorso, lessicale e formale, di De Signoribus, individua la dimensione della poesia come aurora della Storia e strumento potenziale del suo attraversamento quotidiano.
Una poesia in dialetto vicentino, una cantilena che sgomenta e confonde. Siamo assai lontani dalla tradizione poetica di temi lirico-naturalistici o da quelle di ordinate metafore. La talpa è la sonda che penetra nelle terre dei morti e delle cose del mondo di sotto, il suo scavare fruga e scompiglia i campi del lavoro e degli amori dei viventi, lei stessa una bizzarria cieca e folle della natura.
La ciupinara
Xe quando el cincibín dal cao celeste
va in volta par le siése
in serca de pomèle de l’otuno passà,
o ’l beca i buti
de l’albaro drío casa dove i fiori
∫a i se insogna de èssare sirese;
Mi sono interrogato a lungo sulla nostra civiltà, orgogliosa della sua tecnologia.
Gli edifici a due piani, con mattoni rossicci e finestrelle a schiera, hanno scale d’ingresso e garage che di giorno sono chiusi.
La bandiera sventola felice, dico la bandiera a stelle e strisce – ma può una bandiera essere felice? Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da robertorossitesta su ottobre 4, 2011
Mi diceva sempre che ero vanitoso perché ogni volta che mi imbattevo in uno specchio mi ci guardavo dentro. Proprio lei. Leggi il seguito di questo post »
Dicono che la Francia sia anticlericale.
I due pilastri fanno da guardia al viale che si sprofonda fino all’obelisco, inquadrato da due file di alberi giganti.
All’inizio, ammetto, era difficile, soprattutto per il caso dei vescovi seguaci di Pétain.
La gente passeggia, come se al mondo esistesse solo il parco, gli edifici in fondo, il leggero strato di nuvole che ombreggia i colori del tramonto. Leggi il seguito di questo post »
In un articolo apparso su «Repubblica» l’8 ottobre 2009 intitolato La geniale arte della menzogna, Umberto Eco, pur creando una curiosa corrispondenza con la musica dei Beatles, in merito al Serpente utilizza la assai efficace metafora del «pesce che a poco a poco divora se stesso sino a svanire del tutto».
Siamo nel 1966, agli esordi della carriera letteraria di Malerba – di poco precedenti erano i bizzarri e secchi racconti della Scoperta dell’alfabeto pubblicati nel 1963 – e immediatamente dopo la Neoavanguardia che, come sostenuto dal compianto Alfredo Giuliani, già nell’anno della sua istituzionalizzazione palermitana in un cento senso si esaurì, sgretolando il suo consolidamento e decretando la sua fine.
Voi dove eravate quando a poco a poco la scuola, e con essa il futuro di un intero paese, veniva scippata, derubata, quando a poco a poco tagliavano i bilanci, le ore, i professori, i banchi, la carta, le iniziative? Voi dove eravate mentre a poco a poco aumentavano le spese militari, le spese per la politica, le spese per le scuole private, per i privilegi, per le caste? Voi dove eravate quando si precarizzava il lavoro nel nome del libero mercato e della concorrenza, quando i vostri diplomati non sapevano dove sbattere la testa per trovare un lavoro? Voi dove eravate quando la cultura, che noi difendiamo, era calpestata, derisa, ridicolizzata da grandi fratelli e idiozie televisive, quando l’informazione si faceva sempre di più disinformazione di regime? (Collettivo studenti di Pontedera)
Informare, criticare, narrare: la scuola da rifare di Caliceti
di Alessandro Cartoni
Era forse venuto il momento che qualcuno assolvesse a un pubblico e necessario servizio: informare i genitori italiani su quello che sta accadendo alla scuola del paese. Lo fa con intensità di militante, con passione di maestro e grande forza narrativa Giuseppe Caliceti nel suo Una scuola da rifare. Lettera ai genitori. Leggi il seguito di questo post »
Che il signor Tenerani fosse rimasto per un giorno e una notte interi nascosto sotto tutti quei cadaveri me lo aveva raccontato suo nipote al mare, mentre leccavamo coni-gelato all’ombra dell’ombrellone che ogni anno i suoi prendevano in affitto. La vaniglia ci colava sulle mani, e a me era parso d’essere tornato ragazzino con tutto quell’appiccicume tra le dita e sui contorni della bocca, ma senza che nessuno dei due avesse fazzolettini con cui potersi pulire, e niente voglia d’alzarsi e attraversare i quaranta gradi di sabbia e adiposità sonnolente per raggiungere la passerella che conduceva al bar.
Così leccavamo, cercando un ordine e un decoro nel farlo, e intanto discutevamo come due veri adulti, due adulti come si deve, di sanità, di manovre finanziarie, Leggi il seguito di questo post »
Sabato 1° ottobre si è svolta a Roma l’assemblea del movimento “Dobbiamo fermarli”, propedeutica alla manifestazione del 15 (sempre a Roma, partenza alle 14 da Piazza della Repubblica), una giornata di lotta europea indetta dalla Spagna dal Movimento 15M (i cosiddetti “Indignados”). Di seguito pubblichiamo l’intervento – pronunciato a braccio – di Giorgio Cremaschi, presidente del CC della FIOM. E’ un testo un po’ lungo ma leggetelo, si tratta di un’analisi importante di quanto sta accadendo in Europa, e soprattutto in Italia (mb).
In questo ultimo anno nel nostro paese c’è stato un vasto e articolato movimento di lotta. Più di un anno fa gli operai di Pomigliano hanno detto no in tanti al ricatto di Marchionne. Il loro rifiuto si è incontrato con una diffusa ribellione all’aggressione ai diritti, alle libertà, alla democrazia. Hanno lottato gli studenti e i giovani contro i tagli alla scuola e il precariato. Leggi il seguito di questo post »