La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per novembre 2011

55. Eleazar

Pubblicato da fabrizio centofanti su novembre 8, 2011

da qui

Si cominciò dalla riforma della liturgia, pensando di affrontare un tema meno problematico.
Paramenti e paraventi, altari e altarini, camici, calici e salici piangenti, profferte e offertori, canti e manti, organo (del partito comunista?).
E invece esplosero le polemiche più dure, le fazioni opposte dichiararono guerra e guerra fu.
Monache e tonache, chierichetti e mortaretti, alcove e baldacchini, finestroni e minestroni, cupole e padrini, ceri e neri, pala e mala.
Se ne sarebbe mai venuti a capo? Dovettero pregare per interventi brevi – forse prendevano tempo, cercavano di sfiancare l’avversario con lungaggini verbali? Leggi il seguito di questo post »

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Le mie ossa

Pubblicato da monicamazzitelli su novembre 8, 2011

di Giulia Fazzi

a P.V.

Un pomeriggio la signora che abitava al primo piano aveva alzato lo sguardo in alto, dal marciapiede sul lato opposto della strada, e si era accorta che i gerani e le margherite dell’appartamento della ragazza erano morti, rinsecchiti, i rami superstiti piegati all’ingiù. Che strano, aveva pensato, la mano sulla fronte a ripararsi dal sole. Era rimasta un po’ a guardare il balcone dell’ultimo piano e le piante morte. Strano perché la ragazza si prendeva sempre molta cura di quelle piante, l’aveva vista tante volte occupata a innaffiarle, togliere le foglie secche, pulire i sottovasi.
Mi aveva messo addosso una brutta sensazione, aveva detto la signora in quelle appassionate chiacchiere con gli altri abitanti del palazzo, quando già il corpo della povera ragazza era stato chiuso nella bara di metallo e portato via dalla polizia mortuaria, l’appartamento era stato sigillato, e si era finalmente fermato l’andirivieni di polizia e vigili.
Non avevano tolto gli occhi di dosso alla bara mentre passava da un piano all’altro, da un pianerottolo all’altro, loro, i vicini, gli occhi fissi sul coperchio lucido, mani strette sulle bocche, teste che dicevano no, non è possibile, qualcuno si era fatto il segno della croce, qualcun altro non aveva retto e aveva abbassato lo sguardo sul pavimento e aveva visto solo i piedi degli addetti infilati in copriscarpe bianchi. Leggi il seguito di questo post »

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J.R.R. Tolkien. Natura, Luce e Ombra. Ad Assisi

Pubblicato da mmagliani su novembre 8, 2011

Vi segnalo questo seminario di studi tolkieniani (J.R.R. Tolkien. Natura, Luce e Ombra – C’è un rapporto tra il leggere, il raccontare, la natura e la salute?), aperto anche a riflessioni di inerenti alla medicina olistica, in programma presso il Convento di San Francesco a Rivotorto di Assisi sabato 12 novembre (ore 10,00-13,00), nella sala “Benedetto XVI”, organizzato da Fr. Guglielmo Spirito (scrittore e docente dell’Istituto Teologico di Assisi) e da Giovanni Agnoloni. Leggi il seguito di questo post »

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“Esilio di voce” a Milano

Pubblicato da giorgiomorale su novembre 8, 2011

Ancora una volta Marotta ci dona un libro potente, intimo e inattuale, che rifiuta ogni etichetta di neo e post-avanguardia, dove il surrealismo dell’immagine è l’ardente rappresentazione di un realismo interiore, privato, e lo stile ha sempre una dizione solenne, innodica.

Marotta è sempre, e in questa raccolta forse con maggiore intensità, poeta di un vortice immobile del linguaggio: i suoi versi sono specchi ustori che traducono la tensione incandescente della parola, all’occhio e all’orecchio del lettore, in una sola poesia rifratta in tanti riflessi, che corrispondono ai versi e alle pagine del libro.
(Marco Ercolani, qui)

Esilio di voce sarà presentato a Milano mercoledì 9 novembre alle ore 21.00 al CIRCOLO CERIZZA, Via Meucci 2, nell’ambito della rassegna “I MERCOLEDÌ DEL CERIZZA” a cura di Anna Lamberti Bocconi, Francesca Genti e Luciano Mondini.

da Esilio di voce

si inciampa in un grido
che si dissangua in luce
ogni volta che cerchiamo le stelle
nessuna soglia ci separa dall’assenza
nessuna parola così profonda
da poterla tacere Leggi il seguito di questo post »

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La Mappa degli slittamenti spaziotemporali di Sandro Battisti

Pubblicato da giovanniag su novembre 8, 2011

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Un altro capitolo della vicenda dell’avanguardia letteraria dei Connettivisti, che dagli universi della fantascienza s’infiltra sempre più nelle crepe della realtà.
Ecco un estratto de La mappa è una contrazione, racconto di Sandro “Zoon” Battisti, co-fondatore del movimento letterario, uscito in e-book per e-Tales, uscito su posthuman.it con un commento a seguire di Mario Gazzola.

Un viatico di eccellente qualità e potenza suggestiva, in vista della NeXtCon, il grande raduno-reading con musica che si terrà a Firenze il 15 dicembre. E sul quale, ovviamente, avrete presto notizie.

Da qui in poi, il testo in tondo è di Mario Gazzola, mentre in corsivo è l’estratto del racconto di Sandro Battisti.


Esce in ebook per Graphe.it il racconto La mappa è una contrazione di Sandro Battisti, ambizioso esperimento di connessione fra dimensioni temporali del presente, di un futuro postumano e dell’antichità romana. Ve ne proponiamo un breve estratto. Leggi il seguito di questo post »

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Beatles oggi. Due CD, un DVD e due libri

Pubblicato da lapoesiaelospirito su novembre 7, 2011

di Guido Michelone

I Beatles – il quartetto di Liverpool (1961-1970) da molti giustamente ritenuto il miglior esempio di rock band di tutta la storia – sono da sempre un fenomeno legato anche all’editoria: basti pensare che, già nel 1964, circa un anno dopo il grandissimo conseguito ottenuto planetariamente, John Lennon (assieme a Paul McCartney il leader del gruppo, senza nulla togliere al carisma di George Harrison o Ringo Starr) dà alle stampe il suo primo libro di racconti, prontamente tradotto in Italia da Longanesi con il titolo Vivendo cantando. Sempre nel nostro Paese è del 1966 la prima biografia, edita ancora da Longanesi nell’allora fortunatissima collana tascabile “Chi è? Gente famosa”: laconico il titolo del libro: I Beatles. L’unica biografia autorizzata, scritta da Munter Davies. Da allora a oggi non passa anno che le iniziative editoriali attorno ai Fab Four (i cosiddetti quattro Scarafaggi) presentino costanti succose novità, spesso di riporto (ossia importate o tradotte soprattutto dall’inglese), talvolta pure con lodevoli iniziative locali. Del resto i Beatles sono ancor oggi una immensa risorsa per la londinese EMI, casa discografica che li rappresenta. Ad eccezione dell’anno scorso, puntualmente, prima delle vacanze natalizie, vengono messe in vendita riedizioni discografiche con o senza inediti (sovente raschiando dal barile, ovvero senza nulla di autenticamente interessante) in sontuosi cofanetti che fanno la gioia dei fans sparsi in tutto il mondo.

Già da fine estate 2011, in Italia, invece arrivano nei negozi alcune proposte anche molto serie e complesse a livello artistico-culturale a cominciare da due dischi lontani dalla banalità delle cosiddette cover band che, nell’imitare maniacalmente gli originali, sfiorano spesso il ridicolo. Qui, al contrario – nei CD Rewires The Beatles (Kml) di B For Bang e Across The Road(Halidon) di Mama’s Gan, entrambi ottetti con folta o sola presenza femminile (spesso composta da ospiti illustri) – la musica dei Beatles è presa in maniera creativa, profonda, fantasiosa per arrivare persino a insospettabili variazioni di sapore jazzistico su canzoni arcinote.

Lodevole è anche l’iniziativa di offrire direttamente in DVD, anche in edicola, il recente lungometraggio Nowhere Boy di Sam Taylor-Wood, mai uscito in sala, nonostante l’alto livello qualitativo: si tratta della storia famigliare del giovane John Lennon (l’attore Aaron Johnson) negli anni della scoperta della musica e del decisivo incontro con Paul McCartney, anche se il film preferisce incentrarsi sulla vita domestica con il ragazzo conteso dalla zia (Kristin Scott-Thomas) e dalla madre (Anne-Marie Duff) per dargli un’educazione e una serenità che forse non riuscirà mai a trovare.
di Guido Michelone

Se nel film aleggiano molti lutti, in un recente libro, tutto italiano, sull’altro grande beatle, la morte è addirittura protagonista: Il codice McCartney: la verità sulla morte di Paul di Fabio Andriola e Alessandra Gigante per Rizzoli: come si sa è dal 1966, sulla base di segni enigmatici, che alcuni giornalisti sostengono che il beatle risulti defunto e che al suo posto vi sia un sosia: in rapporto a tali dicerie, divenute autentiche leggende metropolitane, come già accaduto, in senso opposto, per altri giovani rock – Kurt Cobain, Elvis Presley, Jim Morrison, morti per davvero, ma creduti vivi – i due reporter presentano argomentazioni pro e contro, senza con questo nulla aggiungere o togliere al valore della musica dei Beatles. Leggi il seguito di questo post »

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54. Tutto il resto

Pubblicato da fabrizio centofanti su novembre 7, 2011

da qui

Una serie di eventi dimostrò come la prospettiva cambia tutto.
In certe situazioni si comprende come le beatitudini evangeliche siano collegate strettamente.
Il Time mi nominò uomo dell’anno, la considerai una soddisfazione personale e un riconoscimento all’organizzazione.
Come, per esempio, gli operatori di pace coincidano coi perseguitati.
Ma la presentazione della storia era imbottita di riserve sulle mie capacità,.
I miti con gli afflitti, i puri di cuore con i poveri, gli affamati e gli assetati. Leggi il seguito di questo post »

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Vivalascuola. Appunti d’assessore. Il dimensionamento scolastico

Pubblicato da vivalascuola su novembre 7, 2011

E’ in arrivo una nuova tornata di tagli alla scuola, si chiama dimensionamento. 172 milioni devono saltar fuori con la chiusura e l’accorpamento di 1.130 scuole, la soppressione di altrettanti posti di dirigente scolastico e DSGA e la cancellazione di 1.765 posti di Collaboratori Scolastici. La Lombardia, contrariamente a quanto hanno fatto altre regioni, si è quasi subito adeguata. I comuni devono deliberare sulla rete scolastica entro il 15 ottobre, le province consegnare i piani in regione entro il 31 ottobre, la Regione recepirà i piani provinciali il 10 novembre (Pippo Frisone, qui).

Il piano di dimensionamento delle scuole a Cologno
di Donato Salzarulo

1. – La prima a telefonare fu la dirigente scolastica del Terzo. Aveva letto la nota Prot. n. MIUR AOODRLO R.U. 7286 dell’11.7. 2001, firmata dal dott. Giuseppe Colosio, Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, avente per oggetto l’applicazione del D.L. 6 luglio 2011 n. 98 (“Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”) Leggi il seguito di questo post »

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Intervista a Roberta Borsani

Pubblicato da mmagliani su novembre 7, 2011

Intervista di Marino Magliani

Persuasori di morte (OGE, 2011) è il secondo romanzo di Roberta Borsani. Un racconto di potere regolato dal male, narrato da una Borsani che predilige per le sue storie una provincia piemontese che sa di corteccia e odori di muschio e pioggia. Ma qui la storia è grande ed è come se non si parlasse solo di provincia, ma come se l’Italia intera fosse una provincia. La provincia d’Italia. Il commissario Realis ama curare le sue rose, come una specie salvacondotto, di vaccino contro l’orrore che va conoscendo, mentre indaga sulla morte di Fiammetta Uslenghi, ragazza fragile. Leggi il seguito di questo post »

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Poesia di strada XIV

Pubblicato da rmorresi su novembre 7, 2011

 

I have a dream

You have a dream?

He, she, it has a dream

We have some dreams

You have a lot of dreams

They have parecchi dreams

 

Io ho un sogno 

così almeno mi pare quando dormo

è che quando mi sveglio

me lo scordo.

 

***

 

Ma il sogno non è ordigno

 e non sa ticchettare.

Sogno (e son desto) il sogno

 che ci viene a svegliare.

 

(Luigi Socci, “I have a dream”)

 

Premio “Poesia di strada” - XIV edizione

 

REGOLAMENTO 

Art.1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.

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Vincenzi e Genova

Pubblicato da fabrizio centofanti su novembre 6, 2011

di Domenico Lombardini

Allora, riassumiamo. Qui a Genova, a detta della sindaca (già in questa autodenominazione sulla cartellonistica cittadina vi è il sintomo di qualche stortura caratteriale: perché mai enfatizzare il fatto sono-donna-e-sindaco? I risultati del femminismo e del post-femminismo sono sotto gli occhi di tutti, solo i ciechi non vedono), c’è stato un evento straordinario non prevedibile. Poi rivendica il fatto che, in quanto vigente l’Allerta 2 già da ieri, era implicito, a suo dire, che la gente fosse al corrente della gravità della situazione. Leggi il seguito di questo post »

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53. Nella carne

Pubblicato da fabrizio centofanti su novembre 6, 2011

da qui

Pensavano fossi troppo buono. O incosciente. O troppo astuto: un contadino che la sapeva lunga e voleva ingannare tutto il mondo.
C’erano stati tentativi di unità: ricordo un monastero che ospitava monaci di ogni confessione, segno vivente che sarebbe possibile convivere.
Ma loro non erano gli scemi del villaggio e avrebbero resistito all’opera di soppressione della fede.
A volte viene da chiedersi come si possa essere cristiani ignorando la preghiera di Gesù, il testamento alle soglie di una morte infame, quando si ha poca voglia di scherzare. Leggi il seguito di questo post »

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Saverio Bafaro

Pubblicato da lapoesiaelospirito su novembre 5, 2011

Dieci testi da Eros corale

***

Avvenne la potenza
superlativa paura d’estasi
che spinse oltremodo
il prepuzio dell’Essere
insorto, dilatato nelle pareti
a varcare la soglia
conoscendo ogni voglia
disegno, volontà, foga

***

Eros corale

Non attimi più gloriosi
non misteri più semplici
hanno fuso
intere moltitudini
nella meta
pienamente raggiunta

*** Leggi il seguito di questo post »

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52. Il confine

Pubblicato da fabrizio centofanti su novembre 5, 2011

da qui

Hai presente quando succede qualcosa che di dà l’impressione di riguardarti da vicino?
E’ una curva come tante altre: sullo sfondo, palazzi bianchi e beige, a sinistra un’ombra indefinibile – un pallone aerostatico? La faccia inquietante del maligno?
Erano circa le dodici e trenta di venerdì ventidue novembre millenovecentosessantatré.
La gente era assiepata lungo i marciapiedi, tutti in attesa di qualcosa – la vita non è aspettarsi qualcosa dalla vita?
Avevamo cominciato a intenderci, per amore o per forza, i nostri interessi convergevano, il popolo nero poteva contare su un sostegno decisivo.
Spunta la prima moto, leggermente inclinata: è bello vedere i segnali di un arrivo, il ramoscello d’ulivo alla fine del diluvio, Giovanni il battezzatore con la tunica di peli di cammello, la prima lama di luce che si affaccia all’orizzonte con la timidezza di un bambino, che ha chiesto di dormire col papà e la mamma per timore del buio.
Fino allora, il movimento era cresciuto, ma come sospeso sopra il nulla: equilibristi in bilico sul filo teso dell’indifferenza o dell’odio della gente.
Altre due moto si allargano a destra, cavalieri che vorticano intorno al paladino, una danza che alterna il paso doble, il giro e il mezzo giro, il ronde de jambe, la piroetta e l’arabesque.
Occorreva una leva e la nostra forza sarebbe finalmente esplosa, nessuno avrebbe potuto più fermarci.
Una delle moto gira a destra, prendendo una strada laterale; ora ne rimangono due, tirano dritte ai lati opposti del vialone.
Che importavano le critiche? Che senso aveva soffermarsi sul processo alle intenzioni? Lo faceva per motivi di carriera? Erano solo i nostri voti a interessarlo? E allora? Non contava più la libertà, che appariva all’orizzonte come la sposa dei tuoi sogni?
Ecco, finalmente le macchine, vicine, come due sorelle, due gameti, una cellula che si trasforma in due cellule diploidi, nella mitosi incessante della vita.
Poi aveva i numeri: privo di retorica, infiammava gli animi con discorsi sobri che andavano dritti alla questione.
Con un colpo d’occhio puoi cogliere lo scintillio delle ammiraglie, le moto che le affiancano, l’erba rasa del prato, un bambino che corre per vedere meglio.
Cosa importavano il come e il perché, i soldi del padre, le lotte a coltello, i compromessi con le fazioni opposte?
Una coppia matura passeggia allacciata, come se intorno non ci fosse nulla; il cuore ha il potere di cancellare tutto, quando può stringere il suo sogno.
La politica non richiede di barcamenarsi, di scegliere, in certe circostanze, il male minore?
Ma ora, perché si piega? Non si sente bene?
Non è sempre così chiaro il confine tra il bene e il male, la vita e la morte.
Istanti eterni, in cui non si capisce che cosa sia successo; sguardi in cui si legge la domanda di fronte al destino, a qualcosa che ci supera e non potremo mai dirigere – cos’hai amore? Qualcosa non va? – Mamma, quanto manca? Comincio a essere stanco.
Qual è il confine fra la realtà e l’assurdo, tra la ragione e la follia?
Sono qui, amore, non ti preoccupare – mamma, mamma, mi sento morire!
Qual è il limite, oltre il quale la vita diventa intollerabile?
Una nuvola di fumo, il cervello che salta ed è finita.
Qual è il margine oltre il quale l’umano rischia di arrendersi alla faccia inquietante del maligno?
Sì, tutto questo mi riguarda da vicino – amore, coraggio! non pensare a niente.

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51. Il vento gelido

Pubblicato da fabrizio centofanti su novembre 4, 2011

da qui

Facile immaginare cosa dissero dopo la mia morte i più conservatori.
Eppure ce ne sono di esempi: ricordo il tavolo di legno in mezzo agli alberi, il prete stempiato che parlava ai ragazzi – e come lo ascoltavano!
Che ormai era un caos, che si erano persi i punti di riferimento, le certezze che sorreggevano la chiesa: l’anticomunismo, il cattolicesimo come depositario unico della verità, la centralità assoluta della Curia romana.
Come faceva a interessarli così? Erano pensosi, gli occhi inchiodati su di lui, persino i più piccoli sembrava che pendessero dalle sue labbra. Leggi il seguito di questo post »

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Nuove iniziative della Fondazione Tobino

Pubblicato da mmagliani su novembre 4, 2011

Articolo di Paolo Russo

(da “La Repubblica” di Firenze del 29 ottobre 2011)

La Fondazione Tobino presenta alcuni importanti progetti. Da una parte l’apertura del museo e l’attivazione della “Fondazione virtuale” che, strumento innovativo di prima qualità, metterà in condizioni gli utenti di consultare cinquemila documenti relativi a Tobino e di viaggiare virtualmente nella sede dell’ex-manicomio anche nelle parti non ancora aperte al pubblico. Dall’altra la costituzione di uno staff di studiosi, diretti da Giulio Ferroni, che scriveranno e studieranno la storia di un angolo di terra (Viareggio-Lucca-Garfagnana) che nei vari atlanti letterari del nostro tempo, di cui tanto si parla in questo periodo, ancora non compare, pur contando su un reticolo di relazioni intense e numerose che partono da D’Annunzio, Pascoli, Carducci, fino a Garboli e Monicelli. Leggi il seguito di questo post »

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William Gaddis, “Gotico Americano”

Pubblicato da francesco sasso su novembre 4, 2011

William Gaddis – Gotico Americano

_____________________________

di Amedeo Buonanno

Leggere un romanzo di Gaddis è sempre un’esperienza edificante, il turbinio dei dialoghi fa sì che il lettore da statico diventi un vero protagonista del racconto origliando, guardando dal buco della serratura lo svolgersi degli eventi. Inizialmente si è spaesati, si hanno le vertigini per la quantità di informazioni, per la densità dei discorsi ma poi ci si abitua e le cose iniziano a prendere forma. “Gotico Americano”, il terzo romanzo di Gaddis, non è differente, anzi, lo scenario claustrofobico della casa in stile gotico americano in cui è ambientato, ne esalta la drammaticità. Seppure la dimensione dell’opera è minore di quella dei precedenti lavori di Gaddis, la profonda e severa critica alla società è immodificata.

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“Michael Higgins, con il nuovo presidente in Irlanda la poesia sale al potere: Pd guarda e impara” di Marco LODOLI

Pubblicato da Giovanni Nuscis su novembre 4, 2011

E così gli irlandesi hanno votato per il loro nuovo presidente: e hanno scelto Michael Higgins, un poeta! Sembra incredibile, soprattutto perché gli altri candidati avevano curriculum seducenti, uno era una star televisiva, un altro era un ex-combattente dell’Ira, il terzo un militante del movimento gay, tutta gente che per un verso o per l’altro poteva raccogliere i voti necessari. E invece, a sopresa, ha vinto un poeta di settant’anni, decisamente un outsider, un settantenne che qui in Italia sarebbe stato deriso, ignorato, accantonato. Leggi il seguito di questo post »

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Sempre uguale

Pubblicato da fabrizio centofanti su novembre 3, 2011

da qui

Eccomi, le parole che ho da dirti
sono sempre le stesse, anche se vanno
in ogni direzione, per trovare
il filo di aquilone che le porta
dalla spiaggia bagnata dalla schiuma
in un angolo di cielo dove tu
diventi nuvola, crinale rosso
del tramonto che prende il primo treno
parcheggiato nella nebbia, dove due
si tengono per mano,
dove i piedi camminano da soli
verso un posto che non c’è,
perché è bello pensare che il bacio
non ha casa, ma vive di espedienti;
ora è un cuore spezzato che va in cerca
di un foglio letto tanto tempo fa:
che cosa c’era scritto?
Quante volte hai cercato nei suoi occhi
la risposta che ha l’odore del salotto
buono, dove giocavi ai soldatini;
non sapevi che stavi combattendo
con te stesso, seduto sull’abisso
dell’assenza di lei, della parola
che ancora ti ripeto, sempre uguale,
ancora appesa a un filo di aquilone,
nell’angolo di cielo in cui il tramonto
è un bambino che sogna d’incontrarti,
se gioca ai soldatini nel salone.

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Da “Febbre lessicale” di Villa Dominica Balbinot

Pubblicato da lambertibocconi su novembre 3, 2011

 (un dipinto di Villa Dominica Balbinot)
 
Vi presento un’autrice misteriosa,  gentilissima  nel dialogo epistolare che ho intrattenuto con lei in occasione del suo primo libro di versi, Febbre lessicale, e tuttavia suscitatrice in me della subitanea impressione che come un manto scuro la avvolgesse un alone retrostante difficile da penetrare: sofferenza, forse? O una conoscenza di forze elevate e ignote? Non so, ma sono certa che non sgorghi da spazi consueti la sua poesia profondamente inquietante, venata di nero e bagnata di sangue; come una sorta di maledizione che va alla ricerca visionaria di uno squarcio di luce, e si snoda emorragica tra misticismo e anatomia, con sguardo a volte ossesso a volte ossessivo. La lingua si costruisce di conseguenza, forzando le parole sulle corde del lapsus, degli inattesi forestierismi, dei ricalchi grammaticali di invenzione, con i quali Villa Dominica Balbinot forgia ed espone il midollo dei suoi versi in modo espressionistico e inverecondo, in una febbre lessicale di radicale spietatezza.

IN CERCA DELL’ABERRAZIONE
Con irrimedibile
- e torta -
disgiunzione della postura
davanti a una stazione
della via crucis
(mio preferito tropo)
mi muovo,
nel rotatorio impulso
impresso da una mola.
In cerca dell’aberrazione
della luce.
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Pubblicato in: Poesia | Contrassegnato da tag: , , | 3 Commenti »

 
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