La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per dicembre 2011

13. Un bambino

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 17, 2011

da qui

- Chi sei?
- Non chiedermi il nome, nessuno può saperlo.
- Come faccio a fidarmi di te?
- Hai presente un bambino?
- Sì.
- Ci sono uomini che restano bambini e bambini che diventano uomini. Leggi il seguito di questo post »

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Con cortesia.

Pubblicato da matteotelara su dicembre 17, 2011

E così adesso finalmente lo sappiamo cari miei.
Finalmente adesso, grazie alle parole di colui che ha avuto in mano il Paese nelle ultime legislature, i libri di storia potranno essere riscritti.
Ciò che stupisce non è il fatto che tutto sia avvenuto all’ennesima presentazione dell’ennesimo libro di Bruno Vespa (colui che tra l’altro conduceva e tutt’ora imparzialmente conduce dibattiti politici e d’attualità sulla tv di Stato, alla faccia della separazione dei poteri, dell’indipendenza dell’informazione e della deontologia professionale) ma che questa ennesima spudorata manifestazione dell’asservimento e del servilismo all’italiana (ah!, il giornalismo televisivo americano, quanto ancora abbiamo da imparare!) sia avvenuta nella quasi totale assenza di proteste.
“Ma non capisci cara,” dice Mussolini alla Petacci Leggi il seguito di questo post »

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Ricordo di Leda Colombini (1929-2011)

Pubblicato da eziotarantino su dicembre 16, 2011

di Ezio Tarantino

La ragazza lo vide arrivare in fondo al viottolo nella campagna, poco fuori Fabbrico. Andava in bicicletta. Sul tubolare portava la donna che stava per sposare, una donna ricca. L’uomo era suo padre, e il padre delle sue due sorelle più piccole: era il figlio del padrone del podere dove, come salariato, come bifolco (addetto al bestiame) lavorava il padre di sua madre Iride, e per questo non era e non sarebbe mai potuto diventare suo marito; per di più Iride aveva già un’altra figlia da una relazione, precocissima, con un altro uomo. Ma Iride gli voleva bene, lo amava. Per questo la ragazza si piantò in mezzo al sentiero e non lo fece passare. “Chi sei? Cosa vuoi?” le disse l’uomo. Il fatto che si sarebbe sposato con un’altra e che la madre, quando l’aveva saputo, aveva pianto, l’aveva riempita di rabbia. Per questo quando l’aveva visto arrivare, di lontano, sulla bicicletta, con quella donna incastonata fra le braccia protese, lo aveva fermato. “Chi sono? Cosa voglio?” L’uomo la guardò all’improvviso come intimidito, e lei cominciò a riempirlo di pugni. Un granarola di pugni. Lui abbassò la testa  e le spalle sul manubrio e si prese i pugni, dal primo all’ultimo, senza dire una parola. Poi si sistemò sui pedali, aiutò la signora non ancora sua moglie e risalire sulla bici e si allontanò senza voltarsi.

La ragazza si chiamava Leda. Leda Colombini, e racconta questo episodio nel bellissimo libro di Francesco Piva, Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partito, edizione Franco  Angeli, 2009. Leggi il seguito di questo post »

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12. La cantina

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 16, 2011

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- Abito di fronte a lei, volevo mostrarle dei giocattoli da regalare per Natale.
Ha imparato a fare esercizi di fiducia: ora è davanti al suo tramonto preferito, gli scogli inondati di schiuma, il sole una stella appiccicata sulla stoffa rossa delle nuvole.
- Guardi, io non ho bambini e i nipoti non li incontro quasi mai. Leggi il seguito di questo post »

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.86: “Country of My Heart”. Maria Franca Martino, “Fiore d’ulivo”

Pubblicato da giuseppepanella su dicembre 16, 2011

Country of My Heart. Maria Franca Martino, Fiore d’ulivo, Campobasso, Editrice San Giorgio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Non è tanto una Spoon River del molisano quanto un racconto di Natale. Maria Franca Martino ricorda il passato della sua infanzia e della sua giovinezza ma non si fa (troppe) illusioni. Se il paese natio poteva sembrare agli occhi della bambina di un tempo un luogo incantato e ricco di meraviglie non lo era certo di fronte a quelli degli emigranti “in terre assai luntane” che ogni tanto tornavano a casa per le feste natalizie. Castelverrino è un paese minuscolo (140 abitanti) del Molise, in provincia di Isernia, ed è situato in una terra desolata e povera, anche se spesso di selvaggia quanto non coltivata bellezza. La sua storia e i suoi monumenti sono stati studiati a lungo e con accuratezza dalla Martino che al suo paese (come già fece Benedetto Croce per la sua Pescasseroli che non è poi tanto distante) ha già dedicato due libri di quella che si suole definire “storia locale” (Castelverrino, Isernia, Grafica Isernina uscito nel 2003 e Il Palazzo Baronale di Castelverrino che è, invece, del 2006 pubblicato da Terenzi editore di Venafro, Isernia). Ma la qualità migliore, più autentica di Fiore d’ulivo non è tanto l’accuratezza della testimonianza storica quanto di quella umana:

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“Ecco l’uomo”, di Fabrizio Centofanti

Pubblicato da giovanniag su dicembre 15, 2011

“ECCO L’UOMO” DI FABRIZIO CENTOFANTI
C’è un solo modo per essere felici
DI AUGUSTO BENEMEGLIO (*)

“Ciò che mi opprime non si può curare; è la mia croce e devo portarla da solo, ma Dio sa quanto si è incurvata la mia schiena per lo sforzo” (S. Freud)

1.Vivere l’istante.
Ecco l’uomo, di Fabrizio Centofanti (Effatà Editrice, 2011), è un romanzo dedicato all’uomo del fuoco, del sole, dell’insonnia, della faccia chiara del mondo, la goccia d’inchiostro di sangue e di miele, colui che non è più tra noi , e tuttavia continua ad essere freccia conficcata nell’altare , vetrata luminosa , croce di pietra e legno con nomi incisi tutt’intorno, memoria di memoria che si inventa una storia, cento , mille storie di mani tese , di voci e di gridi. Ecco l’uomo è dedicato a don Mario Torregrossa , il santo bruciato , memoria viva che si fa coscienza per sciogliere il nodo del tempo dei nostri egoismi/classismi/razzismi che non mutano ,nonostante tutto; lui è sempre lì, sopra il cielo della parrocchia , aquila e colomba , bosco pensante , lampada, lapis, coltello zampillo, benzina, rosso e nero , labbra annerite , il corpo che è uno straccio avvolto nel suo enigma nudo. Leggi il seguito di questo post »

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11. Il serpente

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 15, 2011

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E’ una suite favolosa, pane per i denti del suo uomo. Il suo uomo?
Il soffitto è a volte, in mattoni stile antico. O sono antichi davvero?
Il camino incassato nel muro, chissà se si può usare. Alle pareti sono appesi piatti con disegni stilizzati; le ricordano le ceramiche Deruta acquistate in uno dei loro viaggi in Umbria. L’alcova ha tende bianche con fiocchetti rosa, lo stesso colore del piumone. Dalle finestre s’intravedono alberi, foglie, pensieri: a cosa pensi, Dalia, mentre Fausto dorme, è in tua balia; la rabbia potrebbe trascinarti a un gesto folle, perché lo sai, lo sai che lui ti tradisce con un’altra. Leggi il seguito di questo post »

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Il silenzio di Dio nelle immagini di un figlio, di Antonio Demontis

Pubblicato da Andrea Sartori su dicembre 15, 2011

Alexander Ahndoril, Il regista, Aìsara, Cagliari 2011.

Tredici capitoli, tredici passi di un figlio nel penoso cammino di emancipazione dalla segregazione affettiva perpetrata da un padre insoddisfatto, deluso, affranto. Un padre, ma anzitutto un pastore che invano ha cercato Dio nella luce, trovandolo solo nel buio e nella solitudine, nella lontananza dagli affetti più cari. Su queste basi, Ahndoril definisce il paradigma esistenziale di Ingmar Bergman, osannato genio creativo, autore de Il settimo sigillo, e figlio debole e ipersensibile, prostrato dall’apparente imperscrutabilità del risoluto padre. Leggi il seguito di questo post »

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Faust, da Goethe a Sokurov

Pubblicato da lapoesiaelospirito su dicembre 14, 2011

Di Paolo Pegoraro

Quando ci si domanda se la letteratura può “salvare” si sottintende, in genere, la salvezza del lettore. Ma è una richiesta indebita, oltre che eccessiva: è già molto se la letteratura riesce a salvare i propri personaggi. Perché non basta un happy end caritatevolmente elemosinato dal deus ex machina di turno: se la storia naviga davvero a mare aperto, l’approdo – fosse pure quello del naufrago – non è più scontato. I capolavori di Cervantes e di Goethe sono lì a ricordarcelo, due “opere mondo” riprese in mano fino alle soglie della morte dai rispettivi autori, stratificandovi pagine che mal si adeguano con quelle dell’esordio e che tuttavia solo così – ambigue, incerte – possono sbozzare un embrione di salvezza per le proprie creature. Leggi il seguito di questo post »

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10. L’uomo

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 14, 2011

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Cosa è successo?
Arturo è arrivato alla porta: si sente pronto, dopo aver desiderato  questo istante più di ogni altra cosa, è eccitato, il cuore batte all’impazzata, ha già le parole sulle labbra, Ester, tu non mi conosci, ma è tanto che volevo suonare, sono uno scrittore, ogni libro parte dal tuo volto, i gesti simpatici e eleganti, del tutto naturali, che conquistano chiunque, e certamente me, che scrivo e penso, penso e scrivo, e sei sempre l’oggetto della mia attenzione, anche quando parlo d’altro, anche quando il mondo si rivela nelle sue brutture, gli incidenti, gli omicidi, i cadaveri sdraiati nella strada coperti da un lenzuolo, ci sei tu, la tua bellezza senza tempo, e ora sono qui, ti vedo, voglio dire da vicino, posso chiederti qualcosa, per esempio di offrirmi un caffè o se ti piace il Caravaggio o se pensi anche tu che dovrebbero dare il Nobel ai testi di Bob Dylan. Leggi il seguito di questo post »

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9. La busta

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 13, 2011

da qui

Quanto tempo può passare tra l’istante in cui si suona il campanello e quello in cui si apre la porta, dalla parte opposta? Gilda cinge tra le braccia un’enorme busta di giocattoli: ricorda che i genitori, da bambina, sistemavano i regali sul bordo del letto. Accadeva nella casa della nonna, un palazzo dai soffitti altissimi, gli scaloni in marmo, i pavimenti a mattonelle colorate con disegni sgargianti. Leggi il seguito di questo post »

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Provocazione in forma d’apologo 209

Pubblicato da robertorossitesta su dicembre 13, 2011

Fra pochi mesi Antonio e Clara festeggeranno i venticinque anni di matrimonio. Un buon matrimonio. Niente figli, all’inizio erano troppo concentrati su altro, poi quando ci hanno pensato si son resi conto che d’un tratto era diventato troppo tardi, e responsabilmente hanno lasciato perdere. Ma un buon matrimonio, davvero.
E tuttavia, quant’è buona una cosa se non se ne celebra all’intorno la bontà?
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Pubblicato in: Roberto Rossi Testa, Scritture | 14 Commenti »

8. Il ponte

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 12, 2011

da qui

Dalia ci è riuscita: ha portato Fausto nella città che ama. Lo guida nella piazza dalle mille luci, di notte, con la cupola in fiamme, il campanile che punta verso il cielo come per pregare, no, per sfidare il destino che incombe ogni momento.
- Fausto.
- Dalia.
Il ponte è il giocattolo che sognava da bambina, un riflesso continuo di case, di negozi; nel fiume affondano pensieri e sentimenti senza riuscire più a venire a galla.
- Volevo dirti che ti amo. Leggi il seguito di questo post »

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Esce Effekappa, Zona Editore

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 12, 2011

Dal 13 dicembre nelle librerie indicate sul sito www.editricezona.it esce il mio nuovo libro, il nr.10. Un libro di poesie, il secondo, che raccoglie un lavoro cominciato nel 2007 e sviluppatosi con un duro lavoro di lima e di selezione. Buona lettura!
(Franz Krauspenhaar)

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STORIA CONTEMPORANEA n.89: Un mese in Questura. Alessandro Bonanni, “Zerosedici. Vie di fuga”

Pubblicato da giuseppepanella su dicembre 12, 2011

Un mese in Questura. Alessandro Bonanni, Zerosedici. Vie di fuga, Milano, Eclissi Editrice, 2009

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di Giuseppe Panella*

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A che cosa pensano veramente i poliziotti quando lavorano, compiono le loro indagini, cercano di catturare i criminali o di prevenire i crimini? In fondo, è questo l’obiettivo letterario di Alessandro Bonanni. Ispirato da innumerevoli romanzi seriali americani (prima fra tutte, la lunga saga dell’87° Distretto di Ed McBain –Evan Hunter – Salvatore Lombino in tutte le sue possibili varianti letterarie, cinematografiche e televisive), il suo terzo romanzo poliziesco (in America direbbero procedural) è, in realtà, nonostante l’inizio luttuoso e mortale, un inno alla vita.

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Vivalascuola. Basta con i governi della disequità

Pubblicato da vivalascuola su dicembre 12, 2011

Abbiamo aspettato di vedere all’opera il governo Monti e dopo 17 giorni la manovra salva-Italia è arrivata. I più colpiti sono i cittadini con più basso reddito, e tra questi i lavoratori della scuola: colpiti in particolare dagli interventi sulle pensioni, dall’aumento dell’Iva, dall’introduzione dell’Ici sulla prima casa. Intanto in Italia continua a crescere il divario tra ricchi e poveri, che supera la media dei Paesi Ocse, mentre diminuisce la redistribuzione della ricchezza attraverso servizi pubblici come sanità e istruzione.

Smettiamo di parlare di discontinuità e cominciamo a praticarla
di Giovanna Lo Presti

Basta con i governi di nani e ballerine

Quando, negli ormai lontani anni Ottanta del secolo scorso, Rino Formica deprecava il craxismo bollandolo con l’efficace espressione “un governo di nani e ballerine”, non poteva immaginare quanto quelle parole sarebbero state adatte per l’Italia futura.

Il nostro Paese ha appena liquidato un governo di nani (metaforici, molti – reali, alcuni) Leggi il seguito di questo post »

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“Tolkien e Bach” di Giovanni Agnoloni

Pubblicato da mmagliani su dicembre 12, 2011

Recensione di Alberto Pezzini

In Italia i libri originali passano inosservati. E’ il caso di Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni, pagg. 175, euro 13,00), scritto da chi Tolkien lo studia da una vita, Giovanni Agnoloni, che – per vivere – traduce, scrive ed ha elaborato una specie di ponte spirituale tra il creatore de Il Signore degli Anelli e l’inventore della floriterapia, una medicina alternativa capace di curare il malato mediante i fiori e le loro virtù terapeutiche. Edward Bach iniziò la pratica ospedaliera subito dopo la laurea. Siamo nel periodo della Prima Guerra Mondiale. Bach si trova in Inghilterra, a breve distanza da Oxford. Non andrà mai in trincea a causa delle proprie condizioni di salute. Ebbe però la responsabilità di un gran numero di pazienti all’ospedale dello University College of London. Nel 1917 gli diagnosticarono un cancro alla milza e tre mesi di vita. Bach, che sembrava un valetudinario ma possedeva un’anima di ferro, non si dette per vinto e mise a frutto i suoi preziosi studi di immunologia sui vaccini. Guarì. Fu un miracolo ma anche una dimostrazione di quanto possa fare la volontà, unita alla convinzione che il malato vada curato olisticamente, ossia coinvolgendo tutta la persona. Scriverà nel 1931 Heal Thyself (Guarisci te stesso), dove sosterrà che l’origine di tutte le malattie “non è, in definitiva, materiale, e consiste nella negazione o nel rifiuto della mente di accettare ciò che l’anima suggerisce”. Leggi il seguito di questo post »

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Adieu, ItaGLia

Pubblicato da mbaldrati su dicembre 11, 2011

Ho appena assistito all’intervista di Maurizio Landini, segretario FIOM, dal promoter Fabio Fazio. Un’intervista tesa, precisa, indignata. Ha espresso tutta la rabbia di milioni di lavoratori, precari, pensionati, che portano sulle spalle il peso di una crisi scatenata dalla grande speculazione finanziaria, dalle aziende che falliscono e sopravvivono grazie al denaro pubblico, alla corruzione e all’evasione fiscale, mentre i profitti dei padroni italiani sono tra i più alti del mondo. Ha fatto proposte, ha detto cose semplici, condivisibili, con irruenza, com’è nel suo stile. E si è dovuto pure sorbire le battute del promoter Fabio Fazio (ma io non dico niente, dice tutto lei! con un ghigno), e l’intervento, dopo la sua uscita, della cosiddetta comica Littizzetto (ma gliela hai fatta l’iniezione antirabbia? E’ incazzato nero!) ovviamente seguito dalle risate del promoter. Questa sarebbe la sinistra italiana? La sinistra televisiva? Un promoter che promuove, in ginocchio, Veltroni, Alfano, Baglioni, Bocelli (con intere trasmissioni e la santificazione in diretta) e una comicastra radical chic che pubblica libri finti.
La sinistra italiana in televisione.
Adieu, ItaGLia.
(mauro baldrati)

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ultime quartine quartane

Pubblicato da enrico de lea su dicembre 11, 2011

Se pesante è la terra, ne è un segno
la pesantezza del passo del prete zoppo -
ci guarda e pronuncia che anche
la volta celeste ci grava, anche troppo.

Sguardo di resa, l’Eccehomo osserva,
si sbilancia in avanti, con le braccia
si sproporziona, succede che si perda,
definitivo, al mondo e, poi, ne taccia. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Enrico De Lea, Lavori in corso, Scritture | 3 Commenti »

7. Il campanello

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 11, 2011

da qui

Arturo è un ottimista. Ne ha lette e viste tante, ha capito che in fondo te la cavi sempre, anche da morto. Ha girato l’Italia in lungo e in largo, imparando leggende, conoscendo storie, sognando ogni sogno possibile e concludendo che la realtà è più eccitante, perché è una cosa in carne e ossa. Ha incontrato politici, scienziati, artisti, ma ciò che conta, pensa, è quello che vivi nel presente, i passi che ancora lo separano dalla porta di Ester, perché la vita è una porta che si apre o si chiude, la musica che s’indovina al di là della parete, la spazzola che scivola sui capelli biondi, l’occhiata allo specchio – sono ancora bella -, il pensiero che, chissà, magari ora suona il campanello e mi trova in vestaglietta trasparente. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Fabrizio Centofanti | Contrassegnato da tag: , , | 42 Commenti »

 
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