Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Martedì 13 dicembre 2011 ore 18 alla Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia 1 Milano
Luca Ferrieri e Donato Salzarulo parlano di
Immigratorio diEnnio Abate (edizioni CFR – ottobre 2011)
«Di qui, non serve dirlo, il titolo forte e attualissimo dell’opera. Questo libro non è però la storia di una migrazione interna, né solo l’allegorizzazione, per mezzo di quella, dei grandi movimenti migratori di oggi: è soprattutto la ricostruzione di una condizione stabile della civiltà moderna, e del modo in cui il soggetto ha trasformato in destino la scelta dell’emigrazione» (dalla Prefazione di Pietro Cataldi)
Immigratorio
Mai in alberghi o nei letti sontuosi della memoria.
Mai.
Per i vicoli, ti dico, fu tutta
la mia trepida lussuria. Abbandonai
la gialla casa mediterranea
palpeggiata nella malinconia
degli aranceti
sotto piogge di primavera
(un vento aspro, là a redarguirci!). Leggi il seguito di questo post »
Un pulcino bagnato: si sente così. La deve smettere di coltivare pensieri negativi. Le avevano insegnato quella tecnica – come si chiama? PNL? -, le sembrava superficiale e complicata: leggeva, leggeva, ma a un tratto si stancava e la metteva via. Le serviva una formula per uscire dall’insicurezza; agire, le dicevano le amiche. In effetti, tendeva a rimandare, ma poi: non era meglio arrivare preparata all’incontro con un intellettuale? Leggi il seguito di questo post »
Reminiscenze natalizie che si ripropongono e si uniscono a ricordi di librerie frequentate nel tempo. Non è inusuale che il Natale porti folle di lettori, in servizio permanente effettivo o solo in fieri, a rimirare scaffali, nella speranza dei librai, si spera ben riposta, che tale frequentazione si trasformi in acquisto. Amici librai mi confermano da sempre ciò che le statistiche illustrano: che la gran parte del fatturato delle librerie prende forma solo nel corso del febbrile periodo che precede il 25 dicembre.
Evito, da lettore forte, di varcare la soglia di qualsivoglia libreria proprio in tale momento. E’ così invadente il muro fatto dalle copie impilate le une sulle altre di presunti best sellers e di libri che hanno una loro ragion d’essere solo in un qualche raccordo televisivo e cinematografico, che rimando le mie visite al gennaio successivo, luogo temporale di tranquilli rendiconti contabili, da parte dei librai, e di visite meno affannose, da parte dei lettori abituali.
Esistono comunque altri fili sottili che uniscono le festività natalizie ai libri. Fra i tanti ne ricordo uno legato ai colori. Il marrone degli scaffali di una libreria unito al blu delle copertine dei Meridiani Mondadori che, proprio a dicembre, mi pare presentassero sconti sul prezzo di copertina.
Sono uno davanti all’altra: Dalia è decisa, non ha nulla da perdere. Gli dirà che ha capito, che è un po’ che non comunicano nulla, che è un uomo importante ma ciò non lo autorizza a trattare gli altri come schiavi. Che parlassero un po’, che le spiegasse perché ai suoi occhi è diventata trasparente: non si accorge nemmeno del taglio nuovo dei capelli, se ha indossato una lingerie più provocante, e il profumo afrodisiaco non ottiene alcun effetto.
- Ma che dici? E’ tutto come sempre. Non hai idea di che cosa significhi fare il presidente. Leggi il seguito di questo post »
La causa scatenante delle crisi rimane tuttavia la stessa: i profitti, le rendite e le perdite che non combaciamo mai con le aspettative onnivore del capitale. Il pericolo globale oggi è costituito più che da fenomeni di scarsità o di offerta da un eccesso di mercato che cortocircuita produttività e creatività immateriale. Praticamente illimitato e al tempo stesso impastoiato, il mondo della nuova economia capitalistica, che non ha dismesso le vecchie forme, produce potenza e impotenza, propria e altrui. La potenza dei flussi del mercato, nonostante la pratica (attuale) dell’indebitamento dei soggetti (privati e pubblici), si blocca per saturazione e insolvenza dell’offerta. Dall’altro, poiché deve fare in modo che l’autonomo potere creativo della ricchezza – che le rimane esterno in quanto coincide con la persona stessa dei produttori (prosumers) e la loro libera cooperazione gruppale e collettiva –, non abbia il sopravvento, negando completamente il mercato liberista con l’avvio del comunismo – l’abolizione totale della proprietà individuale (come valore e merito) per la giustizia e l’eguaglianza radicale –, rimane impigliato nell’impossibilità di dominare le stesse biforcazioni conflittuali che animano la creatività polimorfa dell’economia del simbolico e dei linguaggi.
Nel corso della serata si ripercorrerà la storia del Connettivismo attraverso le sue radici letterarie, e verranno letti brani degli autori che ne fanno parte.
Sono due settimane che non ricevo i canali RAI, pur pagandone il canone, pur non stimando, nel primo e nel secondo canale, i tg faziosi e incompleti e la spazzatura di quiz, varietà, telenovele, fiorelli, prove del cuoco, telefilms truculenti e polpettoni vari che hanno fatto regredire il servizio, pubblico, non solo a qualcosa di inutile ma, soprattutto per le nuove generazioni, di assai dannoso. Ritengo urgente, dunque, che il Governo intervenga sul problema delle frequenze – in quanto collegato a una manovra economica spietata che si spera trovi, nei prossimi giorni in Parlamento, la rivisitazione di alcune disposizioni a favore delle categorie già scandalosamente falcidiate da manovre, contratti e leggi precedenti - e, non di meno, sui programmi e sui tg delle prime due reti, singolarmente livellate su quelle Mediaset, che non poco hanno contribuito alla deriva culturale e allo svilimento del diritto all’informazione, generando ignoranza e confusione perfettamente funzionali alla gestione e perpetuazione del potere da parte dell’ex premier. GN
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Cari amici,
E’ vergognoso: mentre noi dovremo salvare l’Italia con una manovra lacrime e sangue, Berlusconi e altri operatori si arricchiranno appropriandosi delle frequenze della tv digitale gratis! Sta a noi fermare questo scandalo e costringere il Ministro Passera ad agire ora. Leggi il seguito di questo post »
Arturo è uscito in strada, il dado è tratto. Ha superato il lato grigio di cortile imbottito di automobili in sosta selvaggia; ora deve solo attraversare la strada, facendo attenzione a non essere travolto dalle macchine in corsa . Prima di allungare un piede nella via, è colto da un pensiero che non può ignorare: non dovrebbe, prima di incontrare Ester, liberarsi di tutti i pregiudizi che gli impediscono di prenderla così com’è e non come la vorrebbe lui? Leggi il seguito di questo post »
Gilda ha dovuto subire parecchie delusioni: storie protratte per anni e finite per stanchezza o pigrizia o noncuranza. A volte immagina di trovarsi su un monte altissimo, uno strapiombo di cui non vede il fondo. Pensa che laggiù ci sia quello che desidera, un posto dove credere in se stessi, perché ci dev’essere qualcuno che ha fiducia in lei. E’ bello pensare di lanciarsi, superare la barriera che l’ha sempre trattenuta, planare in un campo di ginestre che l’accoglie come uno di quei tappeti elastici in cui si diverte a rimbalzare. Leggi il seguito di questo post »
Ogni crisi capitalistica, fin dalle origini del sorgere dell’economia di scambio e di mercato, e fuori ogni dubbio, ha messo alla prova, oltre che le classi soggette, la tenuta della sua stessa verità di “capitale” e capacità di valorizzazione astratta: il presunto equivalente “valore” generale che ha trovato corpo nel denaro e nelle sue misure quantitative diseguali. La quantità di denaro cioè che dovrebbe compensare il tempo di lavoro necessario e/o di vita dei lavoratori (investito nella produzione e per la produttività) da un lato, e dall’altro per realizzare ricchezza, rendite e profitti come diritto esclusivo del capitalista. Una ricchezza però che, fra conflitti sociali e contraddizioni non risolte, è prodotta solamente dalla “potenza” della creatività del lavoro vivo del lavoratore e delle lavoratrici. I produttori sottoposti a contratti ingiusti e ineguali, e contratti che impongono agli stessi di frammentare con la quantificazione la loro stessa unità psicofisica, dividere la stessa attività lavorativa in parti e comparti parcellizzati per poi obbligare a una cooperazione secondo un’organizzazione collettiva che sfugge al loro controllo diretto. Per cui la disalienazione, paradossalmente, deve passare attraverso l’alienazione e un’oggettivazione che reifica il loro esser-ci rapporto sociale, mentre umanizza invece le cose. In questo contesto il lavoro, infatti, pur essendo una attività di relazione unitaria e complessa, viene parcellizzato in mansioni separate, come le cose e le altre individualità, per poi essere socializzato in forma di cooperazione gerarchizzata sfruttata.
Pubblicato da robertorossitesta su dicembre 7, 2011
“Prima di tutto mi scuso se non firmo, per motivi che nel corso della lettera diventeranno chiari.
Ho quasi sessant’anni d’età e quaranta di anzianità lavorativa, da un momento all’altro dovevo andare in pensione, tutti in famiglia non vedevano l’ora e anch’io dovevo fingere che fosse così, benché con la morte nel cuore. Leggi il seguito di questo post »
Dalia si è accorta che Fausto non è più lo stesso. Si nasconde: non esternamente (è sempre lì, la mattina, a radersi la barba, a bere il caffè lanciando occhiate rapide al Corriere della Sera, a controllare gli impegni sull’iPhone), ma dentro c’è qualcosa che non va (e si vede anche da fuori: si taglia spesso col rasoio, ogni tanto si versa sulla giacca una goccia di caffè, impreca più violentemente quando si accorge che due appuntamenti si sono accavallati). Non è più l’uomo sicuro, dallo sguardo mite, dal sorriso accogliente e generoso; Dalia sente che sta venendo meno la fiducia, il senso di abbandono che nella vita è tutto, perché sai che c’è un porto in cui attraccare se la tempesta infuria. Leggi il seguito di questo post »
“Ma un dolore così grande/urla vendetta ai quattro venti”, dicono due versi di Lorenzo Pezzato contenuti nella sua recente raccolta poetica “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza”, edita da Lietocolle. Versi che possono indicare, oltre che una chiave di lettura sulla sua poetica, una forma di dolore fortemente sentita in questi anni sciagurati di crisi e di cambiamenti vorticosi, in ogni campo. Crisi in cui il ritrarsi in una dimensione privata, isolata, o di olimpica indifferenza, però, non solo non ha preservato ma, ancora più, ha disgregato e indebolito il corpo sociale nel suo complesso. Leggi il seguito di questo post »
Arturo si sta chiedendo da tempo cosa sia la verità.
Per esempio, una spiga: di un campo immenso lo colpisce proprio quella spiga, come se nascondesse un senso, il ricordo di una campagna dove la famiglia andava in ferie, in una casa sommersa, di notte, dal buio fitto e dal verso inquietante della civetta e dell’assiolo.
Pensa a cose strane: che la verità si generi dentro e poi si covi come un uovo, che necessiti di cure, perché solo con delicatezza può arrivare a maturare, a far uscire all’improvviso un’anatra, un cigno, una gallina. Leggi il seguito di questo post »
Lo stato e i governi – soprattutto nel mondo nord-americano-occidentale –, dopo essere stati privatizzati, tra la fine del XX e il primo decennio del XXI, dall’impresa, dal privato e dall’economia di mercato liberal-liberista del “pensiero unico”, ritornano ad essere invocati quali finanziatori e salvatori delle fraudolente bancarotte capitalistiche e delle sue crisi strutturali. Le classi egemoni della vecchia e della nuova economia della deregulation, che hanno imposto lo smantellamento del welfare state sociale, ora lo invocano per se stessi e il proprio sistema che è andato in fibrillazione e messo in pericolo lo sviluppo di crescite ulteriori.
Joubert non scrisse mai un libro. Solo si preparò a scriverne uno, cercando con risolutezza le condizioni giuste che gli avrebbero permesso di scriverlo. Poi, dimenticò anche questo progetto. Più precisamente, quel che egli cercava, la fonte della scrittura, lo spazio dove scrivere, la luce da circoscrivere in quello spazio, richiese da lui, creò in lui inclinazioni che lo resero inadatto a qualsiasi fatica letteraria ordinaria o lo distolsero. E’ stato perciò, uno dei primi scrittori veramente moderni, in quanto preferì il centro alla sfera, sacrificò i risultati alla scoperta delle loro condizioni, e non scrisse per aggiungere libro a libro, ma per prendere possesso del punto da cui gli sembrava sorgessero tutti i libri; punto che, una volta trovato, lo avrebbe dispensato dallo scrivere libri. Maurice Blanchot
E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi.
Sotto, ci sono auto bianche parcheggiate, le limousine americane che non sai mai come possano trovare spazio negli alveari cittadini.
Le minacce piovono, arrivano le voci, cosa vogliono farmi, cosa stanno preparando, e chissà cosa mi succederà. Leggi il seguito di questo post »
Come non riconoscerci, anche noi, in ascolto della paura/ gli occhi fissi come i cervi /di notte, colpiti dai fari. E non solo nella scoperta della malattia della carne, ma anche – mi sento di aggiungere -in quella dei sentimenti, della memoria, del corpo del pianeta. Scoperte tutte che ci disorientano, che ci lasciano interdetti, sempre e comunque impreparati. Leggi il seguito di questo post »
Avvenne che un giorno il vasaio si apprestò a foggiare una nuova forma. Pose sulla ruota una massa di terra grassa, pesante di umidità, screziata del colore del sole e della luna, gli astri più prossimi. Mescolò in quella pasta alcune scaglie del corno dell’ariete, poche manciate di grano, e prese a premere, appiattire, maneggiare, girare, rigirare, livellare, appuntire e arrotondare. La materia così plasmata fu dapprima difficile da modellare e non riteneva le fattezze appena impresse dal vasaio, ma le mani continuarono il lavoro: con lo sputo per ammorbidire le parti secche, con il soffio per rinsecchire le parti troppo umide. La nuova forma venne finalmente a essere secondo le intenzioni del vasaio. Leggi il seguito di questo post »
Siamo alla fine, per quanto mi riguarda. Ogni storia ha una fine, in cui possiamo riconoscerci, perché la domanda è quella: cosa resta di noi? Quale traccia lasciamo in questo mondo?
La notte è una finestra appena illuminata, un uomo vestito di bianco, leggermente inclinato in avanti, pronuncia parole che si posano lente nella piazza, come colombe portate dall’istinto. Leggi il seguito di questo post »