La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per dicembre 2011

Marina Massenz, La ballata delle parole vane

Pubblicato da giorgiomorale su dicembre 3, 2011

Lunedì 5 dicembre, alle ore 21,

alla Libreria popolare di via Tadino 18,

a Milano,

Marina Massenz presenterà

la sua nuova raccolta poetica

La ballata delle parole vane

(casa editrice L’Arcolaio)

Intervengono

Ennio Abate e Paolo Giovannetti.

Con garbo

Noi che siamo quelli che si amano
che sempre la sera si lavano i denti,

noi che rimbocchiamo il letto prima di
iniziare a litigare, serviamo

il garbo solo come antipasto. Leggi il seguito di questo post »

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Maria De Filippi, di Emanuele Kraushaar

Pubblicato da krauspenhaarf su dicembre 2, 2011

recensione di Franz Krauspenhaar

Oggi anche gli iconoclasti hanno cambiato pelle. Oggi sono simili ai simili dei simili, solo che vanno in tv. Sono pesci nell’acquario sconfinato delle “private”. Emanuele Kraushaar, trentaquattro anni, romano, “lepelsino” della prima ora, è uno scrittore eccellente nel breve e nel brevissimo. Spesso le sue scritture sono come frontiere narrative tra poesia e racconto, per cui posso dire che Emanuele è uno davvero originale nel nostro panorama letterario fatto di troiette senza qualità e di megalomani al primo romanzo, o, come dice una mia amica, di realizzatori di “merda che non puzza”, perché di questo si cibano oggi un bel numero di editori, trasformatori dell’inutile e del dannoso . Kraushaar ha avuto la geniale di idea di prendere il fenomeno mortale di “Uomini e donne”, il programma di Maria De Filippi in onda su Canale 5 ormai da anni, e di vivisezionarlo in senso letterario. Cioè ha preso il format in voga, il canovaccio televisivo sempre uguale di giovanotti e giovanotte in vetrina che fanno finta di corteggiarsi, e l’ha posizionato con cura nel proprio personale format, lo ha adagiato cioè nella sua propria maniera di raccontare. Leggi il seguito di questo post »

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76. Righe

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 2, 2011

da qui

Bisognava conquistare il Nord, per impedire che il movimento si arenasse.
Le solite critiche: patteggia con i bianchi, ottiene che i ghetti si disinfestino dai topi; bella vittoria, dottor King!
Una rosa è una rosa, un labirinto di petali, un cartoccio rosso di sogni.
Fu allora che decisi per la marcia nel quartiere peggiore, il più razzista.
Due anni dopo, si sarebbero ribellati al mio assassinio, i negozi distrutti e saccheggiati, le case in fiamme. Leggi il seguito di questo post »

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Gordiano Lupi “Scrittore toscano dell’anno” 2011

Pubblicato da giovanniag su dicembre 2, 2011

Sabato 17 dicembre, alle ore 11.30, presso la Sala del Gonfalone, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana, assegnerà a Gordiano Lupi il Premio Speciale come SCRITTORE TOSCANO DELL’ANNO 2011 (per la sua attività di scrittore ed editore), organizzato dall’Associazione Fiera Libro Toscano. Leggi il seguito di questo post »

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Lia Albricci, Blu

Pubblicato da giorgiomorale su dicembre 2, 2011

M. aprì gli occhi lentamente, con la sensazione precisa che nella sua stanza fosse successo qualcosa di molto particolare.

Sbatté le palpebre più volte, con un po’ di ansia per quello che avrebbe potuto vedere. In realtà, all’inizio, si limitò a constatare che era cambiata la luce, le pareti, i riquadri delle finestre e gli oggetti erano illuminati da una luce azzurra, sembrava che qualcuno avesse avvolto la lampada in un foulard colorato. Richiuse gli occhi, riadagiò la testa sui cuscini Leggi il seguito di questo post »

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Una volta hai pensato

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 1, 2011

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Una volta hai pensato che l’amore
non fosse una candela che bruciasse
all’infinito, come
la bocca di Dio, capace di fare
dei discorsi senza capo né coda
eppure così belli, se ho capito.
L’amore ha parole molto strane,
e gesti che si perdono nel tempo
materiale ma vivi
nell’eternità, che tutto raduna.
Non lasciarmi morire questa sera:
lo sai che aspetto un bacio
dalla parte nascosta della luna,
dal rovescio della foglia, dal contro
canto dell’uccello, dal desiderio
che ho di rivelare che l’amore
è candela che brucia all’infinito,
bocca di Dio che parla come viene,
miracolosamente
salva dal tempo morto, dalle ore
che ignorano l’invito.

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75. Luna rossa

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 1, 2011

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La libertà religiosa: si sarebbe svincolata, la Chiesa, da un passato d’Inquisizioni e Sillabi, più o meno espliciti o simbolici?
Il Cristo crocifisso può essere un oggetto d’arredamento suggestivo; dà un tocco di spiritualità, che non guasta, in una casa.
Eppure è così semplice, basta respirare per capire che lo spirito non può essere costretto, che è inutile pretendere che l’altro respiri a modo mio.
Lo schema rischiò di essere insabbiato. L’ala conservatrice fece di tutto perché non passasse il cavallo di Troia che temeva maggiormente.
Difficile, però, mettere insieme il crocifisso col divieto di parlare, di esprimere i propri sentimenti ed essere se stessi. Leggi il seguito di questo post »

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TIMOR SACRO. Intervista a Sarah Zappulla Muscarà

Pubblicato da massimomaugeri su dicembre 1, 2011

A corredo di questo articolo, dedicato al romanzo “Timor sacro” di Stefano Pirandello (edito da Bompiani), pubblico l’intervista alla curatrice del libro, Sarah Zappulla Muscarà, realizzata da Simona Lo Iacono.
Massimo Maugeri

* * *

INTERVISTA A SARAH ZAPPULLA MUSCARÀ

di Simona Lo Iacono

http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2011/10/pirandello_timor-sacro.jpg?w=283&h=411C’è un filo tenace nel nostro essere al mondo, nel rapportarci ad esso, nel guardarlo. Ed è in quell’intrico amoroso che ci lega al padre e alla madre. Che ci imprime addosso un destino preannunciato.
Non è sempre amore. Può essere anche dolore, e mancanza, e ansia di penetrare nei silenzi.
Ma anche nella sofferenza siamo figli che bussano alla porta. Anche da esiliati, da rinnegati, da oppressi, siamo figli che cercano, siamo figli che hanno bisogno di essere amati.
E non necessariamente perché questo amore ci manchi. Ma perché le sue manifestazioni sono spesso arcane e feroci, oppure distanti, ingabbiate in se stesse.
Stefano Pirandello è uno di questi figli che grattano gli stipiti di una porta, che vi si acquattano dietro, che la sondano in cerca di segnali. La filiazione, infatti, ha regole sue, tiranniche e ancestrali, come code stellate di comete che si ostinino in ripetuti passaggi sul mondo.
Così, ripercorrere la narrativa di Stefano Pirandello, ha il sapore di un’affermazione di paternità e di tanto amore già speso, ha la carica – anche – di una resurrezione forse balorda e rovesciata, ma consolatoria e profondamente radicata nel mistero della genitorialità.
Il merito di questa riscoperta è di Sarah Zappulla Muscarà. E’ a lei che dobbiamo l’appassionata voglia di non lasciare al buio questa voce di figlio, le sue inclinazioni segrete, i suoi doni a un padre complesso, inquieto, sondato da spasmi e ferite.E’ grazie a lei che Stefano prende forma dal passato, si incoltra tra questi nostri giorni pericolanti, e si pone come simbolo dell’amore di un figlio, e come celebrazione di una scrittura che rende omaggio a questo amore.
Ecco. Non c’è modo più forte per radicarsi in Sicilia che quello di raccontarne i figli nascosti, quelli che un inciampo del destino o le disavventure degli uomini possono coprire di dimenticanza.
Proprio perché rievocarli vuol dire ripeterne lo spaesato bisogno d’attenzione, quella genitorialità che si sposta dai padri naturali a noi tutti, e ci fa a nostro modo di nuovo padri e madri di tanta umanità, di tanta necessità di essere rinarrati.
E dunque Stefano. Chi è, quale è stata la sua vita? Mi rivolgo a Sarah e le chiedo:

Carissima Sarah, questo romanzo s’innesta sul solco della riscoperta di Stefano Pirandello, già avviata con i testi teatrali e l’epistolario intessuto con Luigi. Chi è Stefano? Vuol parlarci di lui? Leggi il seguito di questo post »

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Il cibo senza nome, di Pasquale Vitagliano

Pubblicato da krauspenhaarf su dicembre 1, 2011

Anche se mi parli, tu taci
il silenzio che hai dentro,
tu taci il vuoto prima del verbo,
tu taci il pugno cieco del rumore.

[Pasquale Vitagliano.]

recensione di Franz Krauspenhaar

Conosco da tempo il lavoro di Vitagliano, poeta e scrittore di Terlizzi, borgo del barese, posto che insieme ad altri posti mescola civiltà contadina e urbanizzazione e mercato, essendo Bari una città di scambi a tutto campo. In questo reticolo dove stanno umori e incidenze disparate, Vitagliano muove da sempre  le sue parole poetiche con circospetta forza drammatica. Quest’ultima raccolta, edita da Lietocolle, esprime, come nei versi citati, il silenzio duro di un tacere, l’impossibilità di farsi spiegazione di ogni cosa, l’impossibilità di una vera definizione del vivere. E la cosa a mio avviso straordinaria è che il poeta fa questo con le armi di una poesia molto fisica, a volte molto concreta, limata e allo stesso tempo piena di crepe, come nella terra contadina attaccata dal solleone, dove le immagini si stagliano e trovano fondamenta durature, invece che provare a far cantare l’inspiegabile con parole sommesse o aeree o surrealistico-visionarie, come per ricalcare il fumo inodore dell’imprendibilità metafisica. Così la poesia di Vitagliano mi appare nettamente come metafisica quasi nel senso di un De Chirico degli storici inizi, violentemente visiva ma potentemente e avvertitamente circoscritta, tendente all’esattezza, cosicché i veri amanti della poesia vera troveranno qui pane per i loro denti, grande serietà d’intenti, maturità raggiunta, segni anche materici di una letterarietà estrema ma non fuori luogo, fatta per farsi ricordare.

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