A corredo di questo articolo, dedicato al romanzo “Timor sacro” di Stefano Pirandello (edito da Bompiani), pubblico l’intervista alla curatrice del libro, Sarah Zappulla Muscarà, realizzata da Simona Lo Iacono.
Massimo Maugeri
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INTERVISTA A SARAH ZAPPULLA MUSCARÀ
di Simona Lo Iacono
C’è un filo tenace nel nostro essere al mondo, nel rapportarci ad esso, nel guardarlo. Ed è in quell’intrico amoroso che ci lega al padre e alla madre. Che ci imprime addosso un destino preannunciato.
Non è sempre amore. Può essere anche dolore, e mancanza, e ansia di penetrare nei silenzi.
Ma anche nella sofferenza siamo figli che bussano alla porta. Anche da esiliati, da rinnegati, da oppressi, siamo figli che cercano, siamo figli che hanno bisogno di essere amati.
E non necessariamente perché questo amore ci manchi. Ma perché le sue manifestazioni sono spesso arcane e feroci, oppure distanti, ingabbiate in se stesse.
Stefano Pirandello è uno di questi figli che grattano gli stipiti di una porta, che vi si acquattano dietro, che la sondano in cerca di segnali. La filiazione, infatti, ha regole sue, tiranniche e ancestrali, come code stellate di comete che si ostinino in ripetuti passaggi sul mondo.
Così, ripercorrere la narrativa di Stefano Pirandello, ha il sapore di un’affermazione di paternità e di tanto amore già speso, ha la carica – anche – di una resurrezione forse balorda e rovesciata, ma consolatoria e profondamente radicata nel mistero della genitorialità.
Il merito di questa riscoperta è di Sarah Zappulla Muscarà. E’ a lei che dobbiamo l’appassionata voglia di non lasciare al buio questa voce di figlio, le sue inclinazioni segrete, i suoi doni a un padre complesso, inquieto, sondato da spasmi e ferite.E’ grazie a lei che Stefano prende forma dal passato, si incoltra tra questi nostri giorni pericolanti, e si pone come simbolo dell’amore di un figlio, e come celebrazione di una scrittura che rende omaggio a questo amore.
Ecco. Non c’è modo più forte per radicarsi in Sicilia che quello di raccontarne i figli nascosti, quelli che un inciampo del destino o le disavventure degli uomini possono coprire di dimenticanza.
Proprio perché rievocarli vuol dire ripeterne lo spaesato bisogno d’attenzione, quella genitorialità che si sposta dai padri naturali a noi tutti, e ci fa a nostro modo di nuovo padri e madri di tanta umanità, di tanta necessità di essere rinarrati.
E dunque Stefano. Chi è, quale è stata la sua vita? Mi rivolgo a Sarah e le chiedo:
Carissima Sarah, questo romanzo s’innesta sul solco della riscoperta di Stefano Pirandello, già avviata con i testi teatrali e l’epistolario intessuto con Luigi. Chi è Stefano? Vuol parlarci di lui? Leggi il seguito di questo post »