La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Maria Pia Quintavalla, Testi

Pubblicato da lapoesiaelospirito su gennaio 6, 2012

Ritratto in piedi

parlato a mio padre vestito da respirante, sussurrante

albero che parla (e che mi ama), cime alla luce

occhi luminosi ogni tanto esso è qui, davanti

sta dicendo precise cose. Respira. Commenta (mi

rimprovera anche, mi contraddice).

Di pomeriggio lo vedo bene che il sole fa luce,

di passaggio di nascosto che fa luce – e

me li porto con me per digiunare gli occhi,

per le scale per le strade, poi divento normale

sottile netta, e bianca

***

Parmigiana, I

Tutti gli amori ti furono infelici perché ci credevi,

tutta vi aderivi, alle promesse

dell’essere – al suo centro, ti innamoravi della vita

del paradiso dalle palme lente e dolci

dell’amore improvviso nelle dita,

degli amanti napoletani della forza che

ti travolgeva ma di messi astrali, bianche

dita di una stella carnale

antiche passeggiate e dolci mani,

della vita sentivi lì la forza intatta infrangersi

stupita appartenente a corse, statue di gaggie

erano tonfi al cuore, desiderio e copule del mare.

Forti le braccia i baci le lusinghe,

per amore della vita che perdevi

e lenta nell’amore ti perdeva.

***

Al grande fiume

I)
Oh grande fiume che prepari

e r i p a r i

parole colpe, opere e omissioni

parolefiume e grande padre,

oh fiume lieto, energia soave

che zampilli e festeggi nelle spume

io qui seduta dirimpetto osservo

quanta lieta voglia di vivere traspare

e sento

l’aria fine che fa libero

il cuore, e le sue brume -

pupille lume ritrovato

qui a fianco, o largo fiume che

di notte affondi – e stendi

la tua seta come mano.

Taci corri separi

ma per meglio vincere

nel luccichio profondo -

fiume di cateratte buone, e anse

lente nel morso defluvio

delle reni,

scendi più solitario

e mite

oh fiume, fiume che riposi

stanco di azzurro e sedato

in più preghiere, nei molti

mezzi amori dei sentieri.

II)

Donne che cianciano moderne
donne che in bicicletta fan boccacce,

mischiate a etiopi, russe e ucraine

sentono – che qui si iscrive

volta di maestà profana e bionda,

già insediata e

rombo di cascatelle, più discorsi

del fiume, e poi – silenzio,
brune alghe saline che specchiate

in sé si volgono

nell’acqua.

Dolce ghirlanda cuce

e cuce un orlo giovane loquace

sul sentiero di muri e massi,

sotto al fiume intenti.

Ma il bel confine assurge e schiuma,

soffia via leggero

come un vento acquoso di là sul ponte

filo tranviarie macchine ed umani,

auto scorrono devote -

ma io quassù a mezzo ponte

e tu, tappeto soffio giocoso

qui nascosto

come lambivi a festa!

e dopo il chiasso,

trascorriamo insieme.

III)

Piace il fiume pettina

le sue schiave bionde, tace

le onde immobili al cammino

le compiace,

tutte le vene oblique in foce.

E piace. Tavola di luce i suoi profumi

De profundis, dice. Semplifica il giorno,

camminava.

( Antonio – dice, si compiace )

Più si spandeva più frusciava

intatto il campo del vicino,

il fiume pettinava stava

cascatelle di gola non fluiva

singole labbra non chiudeva,

schiuse schiene di alghe separava.

Come correva! Concreava
gorghi nel vuoto contro ai muri

di argini gonfi di contrade,

di topi e chiaviche, e brusche chiarità

del vento, verso di

fiume di palude ah se fluiva

dalla sorgente riva – linda riva

intonso fiume là vicino qui

lontano

al cuore casto

sotto al ponte balli – il tuo cammino,

dolce acqueo sentiero di

sorgente, castamente lieto Lui

c a m m i n a..

***

13 Risposte to “Maria Pia Quintavalla, Testi”

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Non so se sta nelle riletture dei libri anni 2000, ma di certo la cronologia è quella:
    Dal ritratto al padre (alla Manzini, in piedi), alla seconda che titolava in realtà “Napoletana”, (come siamo in fondo, sia io e che la madre, grazie alla Spagna),ma l’editore, e si commenta da sé, la volle legare al luogo editante..), poi “Al grande Fiume”, sempre a un grande padre, il Po, e parole fiume che preparano /riparano, verso il padre. Come una foto scattata da quell’album che fu che è, dai luoghi.(Lennon, Gianni Celati e Pascoli, gli esergo numi tutelari).
    E’ dall’ “Album feriale”, Archinto 2005, che se ne escono, e ci salutano, come fanno i versi, con le loro ricorrenze sorellanze e doppie eliche, nel tempo.
    Maria Pia Quintavalla

  3. forti, suggestivi, profondi: i tuoi versi si confermano tra i più validi del momento, Maria Pia.

  4. che bella, la nave-farfalla: scelta da te, Fabri?
    Maria Pia Q

  5. Anna Maria detto

    Ti metti in ascolto attento, perché sai che “qui si iscrive volta di maestà profana e bionda”;cammini sul lungofiume, “acqueo sentiero di sorgente” e a volte “orlo giovane e loquace”, ampia provvista per un viaggio che non teme di alzare lo sguardo al digiuno.

  6. Direi proprio di sì, Anna Maria, per questo si scrivono versi.(un circolo virtuoso)
    Un saluto e un abbraccio caro a te,
    Maria Pia Q

  7. sì, l’ho scelta io, Maria Pia: voli leggera e arrivi lontano.

  8. “Piace il fiume pettina

    le sue schiave bionde, tace

    le onde immobili al cammino

    le compiace,

    tutte le vene oblique in foce.”

    Molto belli questi testi, cara Maria Pia, in cui musica e immagini si fondono mirabilmente.
    Grazie, e un saluto caro.
    Giovanni

  9. Se è un augurio Fabrizio, è ben accetto, lo sai quanto!se è reale dono che venga:la leggerezza, viene e viaggia con la poesia, e proviene dalla gravità, dunque può librarsi. ( anche A.Z. definì un mix mio nelle prime raccolte di levitas e gravitas:) vive l’inconscio collettivo..allora.
    Grazie, per la scelta della immagine, è bellissima, e ci vuole;

    Saluto Giovanni, che legge questa tessitura: di immagine e musica.perché volge il desio, e molto altro. Vi abbraccio,

    Maria Pia Quintavalla

  10. Un “Ritratto in piedi” ( memoria di Gianna Manzini?) che trovo commovente (“sussurrante

    albero che parla (e che mi ama)” in questa figura di padre che il ricordo tocca appena, con sapienza.
    Grazie Mariapia.

  11. Anche in questi versi il passato, il ricordo, si salda, tramite un’emozione che acquista sostanza ritmica, musicale, al presente; e, forse, in misura ancora maggiore, a quel tempo indefinito ma fondamentale che è quello degli affetti, dei legami più nitidi e vividi. Felicitazioni a Maria Pia, con un caro saluto , Ivano

  12. @Nadia: solo per il titolo, cito la Manzini; anche il mio era all’inpiedi, con la fretta dovuta all’assenza di tempo;e poi la scelta della discrezione con cui alludere a quell’affetto

    @ Ivano: vero, il sogno di fare parlare l’imprinting del cuore lo muove, verso il presente ritmico dei versi ( “in metri e amori”, dico poi, in un’altra poesia)

    Maria Pia Q

  13. E’ come su se tu avessi allargato cuore e polmoni, Maria Pia, in queste poesie di un languore arioso appunto “così” espresso, con una fluidità che non è solo dell’acqua, se non che di questa prendono lo scorrere via, il rinnovarsi, la stagnazione perturbante dei ricordi; diventano insomma la loro stessa sostanza.
    Brava come sempre!

    Cristina.

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