La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

50. Nel suo guscio

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 24, 2012

da qui

Perché sei tornata? Quale forza ti spinge a ritrovare questa piazza, l’ovale che già comincia a gremirsi di gente, di risate, di grida di ragazze? Hai bevuto di nuovo, Dalia? Cosa stai cercando veramente? Fai la fila al botteghino quasi in trance. Ti vengono pensieri malinconici, il male si è annidato nel passato e ancora oggi si affaccia col suo ghigno. Possibile che siano tutti felici tranne te? Guardali bene, impara a leggere i pensieri. Potresti riuscirci? Osserva il giovane che ascolta la musica con le cuffie e scuote la testa con lo stesso ritmo: da cosa sta fuggendo? Non sarà stato ferito anche lui da genitori distratti, non starà pagando il prezzo di un amore sbagliato, di un tradimento che ha generato violenza, cinismo, ribellione? O il tipo maturo con lo sguardo fisso verso il nulla: quali immagini lo stanno visitando? Prova a calarti nel suo vestito grigio, nei capelli spettinati che sembrano lanciare un appello a una libertà perduta, che si trascinano la polvere di un ufficio contabile del centro, dove tra colleghi ci si guarda di traverso, dove uno che decide di aprirsi, di compiere un gesto generoso è accarezzato da una smorfia di disprezzo: povero illuso, ancora credi nel sogno d’incontrarsi, di condividere qualcosa? O la ragazza con la testa reclinata che pare si debba addormentare in piedi da un momento all’altro: perché è venuta sola? Possibile che non abbia trovato uno straccio di compagno con cui spartire un frammento di bellezza nel cielo plumbeo dei giorni tutti uguali?
Ecco, a poco a poco ci stai entrando, ci riesci. Puoi fare un tentativo: chiedere all’uomo che ti ha sfiorato con un’occhiata indifferente se è vero che sta pensando già a domani, che è preoccupato perché non sa come spiegare alla moglie che si è preso una sera di vacanza, che aveva bisogno di una boccata d’aria pura, libera dai litigi e dai puntigli, dal dovere di fare resoconti, dalla condanna a non poter più avere un guizzo di entusiasmo, o gridare l’energia che sente affiorare sulle labbra; diglielo che l’hai capito, che anche tu sai leggere il pensiero, che sei lì per aiutarlo, piovuta da chissà quale cielo per dirgli che c’è ancora un modo per essere felici.
Dallo stadio arriva una musica smorzata: stanno provando gli strumenti? Sono canzoni registrate che servono a creare l’atmosfera?
- Come sta?
- Dice a me?
Sei matta, cosa ti salta in mente? Davvero vuoi attaccare bottone? E se ti prendesse a parolacce? Se fosse un maniaco che potrebbe approfittare di una donna ubriaca?
Ricordi gli occhi neri dell’uomo col soprabito scuro, lo sguardo dolce e penetrante cui non si resiste, il sorriso appena accennato sulle labbra.
- Sì, dico a lei. Mi chiamo Dalia.
La musica cresce, ora è un’onda che ti alza da terra, ti fa vedere la città dall’alto, scruti coi tuoi occhi neri le profondità delle case, oltre le finestre, scendi come un minatore stanco nell’anima di miliardi di persone chiuse ognuna nel suo guscio, come tra le sbarre di una cella di cui non si sa dove cominci né dove – e se – abbia mai fine.

42 Risposte to “50. Nel suo guscio”

  1. Roby (s.d a.) detto

    Cosa stai cercando veramente?

    Domanda che si affaccia di frequente, quando ci si ritrova a non saper più sorridere, imbalsamati come mummie, pur trovandoci all’interno di una cornice come un quadretto “ideale”. Eppure manca qualcosa; manca la gioia per le cose più semplici, per le cose più spontanee, quelle che sanno di buono, la libertà per uscire dal guscio che ci opprime e ci toglie l’aria, quel guscio che sembra darci l’unica protezione necessaria

  2. M&C detto

    -Cosa stai cercando veramente?

  3. Roby (s.d a.) detto

    c’è ancora un modo per essere felici.

    Aprirsi all’altro e condividere con lui i doni della vita

  4. M&C detto

    Spesso basta questa semplice domanda “Come sta?” per far uscire una persona dal suo guscio, perchè è un’attenzione inaspettata: quasi nessuno crede più che ci sia ancora qualcuno disposto ad ascoltare.
    C’è effettivamente il rischio di essere presi per matti; ma poi, piano piano, tutti si abituano alla dolcezza, fino a non poterne più fare a meno e, soprattutto, fino a venirne contagiati.

  5. ema detto

  6. ema detto

    “Qui e nuce nuculeum esse volt, frangit nucem. ”

    Chi vuol mangiare la noce ne deve rompere il guscio.
    Tito Maccio Plauto.

  7. M&C detto

    L’onda (G. D’Annunzio)

    Nella cala tranquilla
    scintilla,
    intesto di scaglia
    come l’antica
    lorica
    del catafratto,
    il Mare.
    Sembra trascolorare.
    S’argenta? s’oscura?
    A un tratto
    come colpo dismaglia
    l’arme, la forza
    del vento l’intacca.
    Non dura.
    Nasce l’onda fiacca,
    súbito s’ammorza.
    Il vento rinforza.
    Altra onda nasce,
    si perde,
    come agnello che pasce
    pel verde:
    un fiocco di spuma
    che balza!
    Ma il vento riviene,
    rincalza, ridonda.
    Altra onda s’alza,
    nel suo nascimento
    più lene
    che ventre virginale!
    Palpita, sale,
    si gonfia, s’incurva,
    s’alluma, propende.
    Il dorso ampio splende
    come cristallo;
    la cima leggiera
    s’aruffa
    come criniera
    nivea di cavallo.
    Il vento la scavezza.
    L’onda si spezza,
    precipita nel cavo
    del solco sonora;
    spumeggia, biancheggia,
    s’infiora, odora,
    travolge la cuora,
    trae l’alga e l’ulva;
    s’allunga,
    rotola, galoppa;
    intoppa
    in altra cui ‘l vento
    diè tempra diversa;
    l’avversa,
    l’assalta, la sormonta,
    vi si mesce, s’accresce.
    Di spruzzi, di sprazzi,
    di fiocchi, d’iridi
    ferve nella risacca;
    par che di crisopazzi
    scintilli
    e di berilli
    viridi a sacca.
    O sua favella!
    Sciacqua, sciaborda,
    scroscia, schiocca, schianta,
    romba, ride, canta,
    accorda, discorda,
    tutte accoglie e fonde
    le dissonanze acute
    nelle sue volute
    profonde,
    libera e bella,
    numerosa e folle,
    possente e molle,
    creatura viva
    che gode
    del suo mistero
    fugace.
    E per la riva l’ode
    la sua sorella scalza
    dal passo leggero
    e dalle gambe lisce,
    Aretusa rapace
    che rapisce le frutta
    ond’ha colmo suo grembo.
    Súbito le balza
    il cor, le raggia
    il viso d’oro.
    Lascia ella il lembo,
    s’inclina
    al richiamo canoro;
    e la selvaggia
    rapina,
    l’acerbo suo tesoro
    oblía nella melode.
    E anch’ella si gode
    come l’onda, l’asciutta
    fura, quasi che tutta
    la freschezza marina
    a nembo
    entro le giunga!

    Musa, cantai la lode
    della mia Strofe Lunga.

  8. ema detto

    “Sei matta, cosa ti salta in mente? Davvero vuoi attaccare bottone? ”

    La paura di solito è qualcosa che non ti fa andare avanti e ti lascia lì inerme in una specie di limbo etereo in cui tutto sembra senza via d’uscita. Anche in tutto questo però la parte più viva di noi continua ad esserci, continua a “parlare”, continua a dirci di continuare a sperare, continua a riconoscere i doni che la vita ci offre. Si ha paura perchè si crede di correre un rischio terribile (soffrire, rovinare la vita degli altri, non avere più la possibilità di cambiare le cose) allora si preferisce restare fermi nell’illusione che la non scelta avrà delle conseguenze… cosa assolutamente falsa perchè la non scelta è già una scelta!
    La scelta da fare è ascoltare la parte più viva e profonda di se stessi che ci dice che è possibile, che è possibile, nonostante il passato, cambiare il futuro e dare lo spazio a noi stessi di vivere da persone libere.

  9. ROBERTA Z detto

    Mi piace molto guardare le persone. Quelle due donne dall’ovale, dalla forma del naso, della bocca, dovrebbero essere madre e figlia. E quell’uomo con quella ragazza… sarà la figlia? Ma no, non è rilassato, mi sa che è l’amichetta. E quella vecchia signora che non riesce a nascondere la fatica di
    portarsi addosso gli anni e i dolori? I vecchi sono tutti uguali, non ti chiedi a cosa pensano, li ritieni ormai fuori del mondo. Credo che da giovane sia stata molto bella, chissà come viveva, chissà quante perdite, quanti abbandoni ha subito, chissà se ha ancora qualcuno da amare.
    Quando vedo una coppia felice (non sanno che la felicità non dura sempre), un po’ mi fanno tenerezza e un po’ pena, perché non immaginano neanche quello che li aspetta.

    Vi sembro pessimista? Sì, ma in questo caso il pessimismo mi aiuta a capire che non sono solo io quella a cui tutto va male, che ognuno di noi ha avuto, ha o avrà tante perdite, tante sconfitte, tante speranze non realizzate, tanti abbandoni. Da una parte non mi sento più l’unica a portare nell’anima tanto dolore, dall’altra penso: ma perché la vita deve sempre provarti? Ci sarà qualche persona che non conosce il dolore?

    Io direi di no, anche se gli altri ci sembrano felici e senza problemi. Ma si può imparare ad essere contenti e in pace con il mondo anche nel dolore. L’importante è avere la forza della fede. Allora possiamo superare qualsiasi prova, non cercando di evitarla, ma accettandola perché, se abbiamo fede, sappiamo che c’é Qualcuno che ha preso e continua a prendere su di sé i nostri dolori e questi ci sembreranno più lievi, la nostra presenza non peserà anzi sarà un esempio per i nostri cari, non saremo più disperati perché sentiremo la vicinanza del Signore.

    Signore, dammi tutta la fede che mi manca!

  10. Raf detto

    Guardali bene, impara a leggere i pensieri.

    Quando stai male o hai un problema da risolvere hai come l’impressione che la gente che ti passa davanti sia più felice di te o comunque che non abbia problemi.Invece i problemi ce l’ha e magari anche più grossi dei tuoi solo che tu, non te ne accorgi, perchè sei troppo preoccupato a restare chiuso nel tuo” guscio” e non pensi che anche gli altri come te hanno bisogno di una persona amica ,che gli tenda la mano per farli uscire dal loro.

  11. ema detto

    “Ecco, a poco a poco ci stai entrando, ci riesci.”

    Pensa agli altri

    Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
    non dimenticare il cibo delle colombe.
    Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
    non dimenticare coloro che chiedono la pace.
    Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
    coloro che mungono le nuvole.
    Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
    non dimenticare i popoli delle tende.
    Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
    coloro che non trovano un posto dove dormire.
    Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
    coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
    Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
    e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio.

    Mahmoud Darwish

  12. ema detto

    “Come sta?”

    In genere “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” ma se un cuore sincero ci rivolge la domanda si può credere che arriverà una nuova primavera.

  13. ema detto

    “Perché sei tornata? ”

    E lo scandaglio calava dalle prore,
    poi ritornava su
    chiedendosi “Perché, perché il ritorno?”.
    È sempre per prova che
    sulle labbra torna
    la parola “amore”

  14. marcosic detto

    L’altro. Si presenta sempre questa sete infinita, questo necessità di calarsi nell’altro. L’autore la presenta continuamente, è un leitmotiv che ci accompagna, che capitolo dopo capitolo diventa una lectio magistralis. E’ la cura per i nostri mali. Ecco, quella infelicità descritta è il male, che ama annidarsi nel profondo per riemergere improvviso e farci crollare fragorosamente. (Gli altri sono felici e sei l’unica infelice? E’ proprio così? Ne sei certa?). A volte non usiamo gli occhi della mente, non vediamo bene nel fondo cosa si trova. Se accade questo, il dolore appare improvviso dietro l’angolo. Consentire al dolore di farsi strada al nostro interno va evitato. Quando accade stiamo male e siamo impossibilitati ad operare per il bene. Il problema è questo: il male dovremmo bloccarlo sul nascere, che venga dagli altri o sorga spontaneo da noi, perché il male uccide l’anima, intorpidisce il pensiero, annacqua l’azione, altera la personalità, brucia le sensazioni belle e i rapporti con gli altri. Combattendo il male, potremmo diventare una torre che diffonde luce e amore. So che queste parole possono sembrare appese a un filo, inapplicabili, non pratiche. Per me invece lo sono: il male è sottile e usa tante forme, anche stuzzicanti e apparentemente benevole. Sono convinto che combattere il male sia uno dei nostri compiti principali. Il male è la disaffezione, la non cura, il non ascolto. Calarsi nell’altro per sentire i suoi pensieri, per aderire alla sua anima e, perché no, per leggervi dentro in modo positivo, è una forma di amore, che cura noi e l’altro.

    Dalia, hai operato forse per troppo, tanto tempo, con il sistema del cortocircuito: quando ti bruciavi capivi che stavi andando nella direzione errata. Hai fatto esperienza! E diciamo anche che adesso hai accumulato abbastanza esperienza per operare in modo diverso. Bene hai fatto a rivolgere la parola a quell’uomo. Bene hai fatto ad aprirti, a far dilagare quel sentimento nuovo dentro di te. Il dubbio sviluppa l’intuito, Dalia. Vediamo dove ti condurrà questo sentimento nuovo.

  15. vale detto

    Cosa stai cercando veramente?

    Uscire da quella prigione, guscio scomodo di bella conchiglia, da dove non vedi la libertà che ti aspetta, dove non senti qualcuno che sorridendo ti chiede:

    - Come sta?
    - Dice a me?

  16. RossellaT detto

    Sei matta, cosa ti salta in mente? Davvero vuoi attaccare bottone? E se ti prendesse a parolacce?

    Uscire dal guscio per diventare più forti, per affrontare i problemi, mettersi in discussione, vedere i diversi punti di vista anche se si ha paura. Uscire dal guscio, andare con fiducia verso l’altro, correre il pericolo di essere ridicoli o venire rifiutati. Uscire dal guscio è provare a vivere non facendosi condizionare e imprigionare dalla paura perché la paura uccide.

  17. marcosic detto

    Viene e va, la stagione dell’amore. O resta qua, per noi?

  18. ema detto

    “Quale forza ti spinge a ritrovare questa piazza”

    Udivo come non avessi orecchi.
    Ma una parola viva
    fino a me venne dalla vita:
    compresi allora di udire.
    Vedevo come se i miei occhi
    a un altro appartenessero,
    finchè venne qualcosa-e so che fu la luce,
    perchè perfettamente li appagava.
    Vivevo come se io non vi fossi,
    vi fosse solo il mio corpo,
    finchè una forza mi scoperse
    e rimise al suo posto la mia essenza.
    Si rivolse lo spirito alla polvere:”Tu mi conosci
    vecchia amica”.
    E il tempo uscì per dare la notizia ed incontrò
    l’eternità.

    E.Dickinson

  19. Rashide detto

  20. Titti detto

    “Dalia…Possibile che siano tutti felici tranne te? Guardali bene, impara a leggere i pensieri…Ecco, a poco a poco ci stai entrando, ci riesci.”

    Concluderei con un’aria di Metastasio, l’anima del Settecento disimpegnato:

    “Se a ciascun l’interno affanno
    si leggesse in fronte scritto,
    quanti mai, che invidia fanno,
    ci farebbero pietà!”

  21. Titti detto

    “…chiedere all’uomo che ti ha sfiorato con un’occhiata indifferente se è vero che sta pensando già a domani, che è preoccupato perché non sa come spiegare alla moglie che si è preso una sera di vacanza, che aveva bisogno di una boccata d’aria pura, libera dai litigi e dai puntigli, dal dovere di fare resoconti, dalla condanna a non poter più avere un guizzo di entusiasmo, o gridare l’energia che sente affiorare sulle labbra; diglielo che l’hai capito, che hai anche tu sai leggere il pensiero, che sei lì per aiutarlo, piovuta da chissà quale cielo per dirgli che c’è ancora un modo per essere felici.”

    “Rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro”
    (Col.3, 12-13)

  22. pam detto

    ”Guardali bene, impara a leggere i pensieri”

    Osservare le persone intorno a noi, coglierne sguardi, provare ad intuire desideri, speranze, delusioni non per essere spettatori della vita, ma parte attiva a pieno diritto, che partecipa, condivide e interagisce.

  23. Roby (s.d a.) detto

    diglielo che l’hai capito,(…) che sei lì per aiutarlo

    La Parola ascoltata che si trasforma in azione, in un gesto…dabar

  24. vi ringrazio!
    mai senza l’altro: una filosofia che va dritto al cuore del problema.

  25. Agnese detto

    1)don Fabrizio,lo può smettere di umbriacare Dalia? Lei è il mio personaggio preferito, era sempre brava,buona,responsabile, e adesso…
    2)”c’èancora un modo per essere felici”-bella frase,che da la speranza specialmente in momenti di disperazione.
    “cosa stai cercando veramente?”- la felicita e amore!

  26. Raf detto

    La musica cresce, ora è un’onda che ti alza da terra

    Sono lacrime e silenzio
    sono gioie ed emozioni
    che si fondono in un coro
    e poi diventano canzoni
    è qualcosa che ti spinge
    a stare in piedi contro il vento
    a cercare nelle cose spente
    ancora un nuovo senso.

  27. Stella Maria detto

    come tra le sbarre di una cella di cui non si sa dove cominci né dove – e se – abbia mai fine.

    Cara Dalia,
    si a volte si vive come in una prigione e non si sa quando si è stati rinchiusi ne se mai se ne uscirà. L’amore a volte ci incatena, può incatenarci l’amore o possiamo incatenarci da soli nell’amore, poi un giorno accade qualcosa, come un campanello che ci apre gli occhi e ci rendiamo conto di essere prigionieri. E’ vero a volte l’amore soffoca, ci si sente in trappola fra le sbarre di un qualcosa che pensavamo diverso, di obblighi etici e morali, di principi e valori che stanno stretti ma senza dei quali tutta la nostra vita è messa in discussione, prigionieri del nostro stesso amore se non si è corrisposti, di un amore infelice ma che è meglio dell’infelicità di molti, prigionieri di vincoli sociali e della libertà e felicità dell’altro, di leggi e consuetudini, bon ton, apparenze, illusioni. Prigionieri dell’amore dell’altro, compagno, figli, genitori, amici, colleghi, clienti, datori di lavoro, capi… come se tu non fossi altro che una proprietà da mostrare o da custodire, prigionieri delle nostre scelte che non ci hanno portato dove vorremmo e quelle sbarre invisibili sono dure da rompere, da forzare, spesso perchè sono diventate una seconda pelle o perchè, in fondo, dentro ci si sente protetti. Soffoca, il nostro desiderio di rompere gli schemi e vivere contro corrente come i salmoni, ma anche seguirne la forza che trasporta senza confondersi con l’indifferenza altrui, il possesso fine a se stesso.
    Che tu sia sotto l’effetto di droghe? Una droga potente è assaporare il gusto della libertà, rompere le catene e respirare a pieni polmoni l’aria di indipendenza, padroni solo di se stessi e allora, e solo allora, si riesce a guardarsi intorno, a vedere l’altro, sia esso stesso finalmente libero o in libertà vigilata oppure il nostro carceriere. No, Dalia hai solo rotto le catene di un amore che non ti ama o non sa più farlo, si respira anche dalle ferite, l’aria le rimargina in fretta se le lasciamo scoperte come il cuore che non si nasconde sotto il mantello del dovere e non essere.

  28. Rashide detto

    Le donne e gli uomini di oggi non hanno cioè affatto bisogno di prospettive di accomodamento, chi risulteranno sempre più velocemente inviviblili, ma di percepire in questa fine ineluttabile il fresco e profumato respiro di un Ricominciamento. Hanno bisogno, in termini cristiani, di un annuncio credibile della Pasqua, che si sappia dire nelle nostre concrettissime situazioni:”Sì, una forma della tua personalità di sta sfaldando, un certo modo di essere maschio o femmina non ha più senso, una certa modalità di essere cristiano o musulmano o buddhista sta letteralmente scomparendo, detreminati modi di essere deputato o prete, suora o commessa, scrittore o monaco, casalinga o medico, di sinistra,di destra ecc. sono svuotati di senso, sono maschere vuote ormai, maschere mortuarie. Ma tutto ciò è un bene. Ti stai liberando di infinite illusioni, presunzioni, arroganze, egoismi inconsci. Stai crescendo. Non avere paura. La tua fragilità, perfino la tua disperazione, sono il luogo privilegiato del mutamento messianico in corso làsciati svuotare.

  29. Rashide detto

    Làsciati purificare. Làsciati trans-figurare.Ciò che c’è di buono in te e nel mondo non andrà mai perduto. E il resto è solo l’escremento della (tua) storia. Al fondo di ciò che può sembrare fallimento c’è l’invenzione di Dio, la sua reatività, la sua bontà, il suo disegno che vuole fare di te ben altro rispetto a tutto ciò che tu credi di essere e che continui disperatamente a difendere.

    Dodici parole per ricominciare (Saggi messianici) pag 81-82.
    Marco Guzzi

  30. ROBERTA Z detto

    a Stella
    il tuo non é un commento, é ciò che senti profondamente. Sarebbe bello conoscere tutte le persone che rispondono ai post non solo fisicamente, ma più intimamente. Capisco che non tutti se la sentano di aprirsi, forse ci conosciamo troppo poco, ma spero che nel tempo questo avverrà. Già se ne vedono alcuni accenni.
    Io penso che questo sia lo scopo dei commenti: non fare letteratura o poesia, ma fare di noi un gruppo di amici.
    Ditemi se sbaglio.

  31. Vale detto

    @ Roberta Z

    Io ci sto già provando e sono felice di poterlo fare con voi, anche perchè, come già precedentemente detto, questo è il vero scopo, leggere, apprendere e poi aprirsi e trasmettere condividendo.

  32. Marcosic detto

    @ Roberta Z.

    Non sbagli Roberta, è così. Non mi riferisco adesso al blog e al suo piccolo e prezioso popolo: parlo in generale. Ognuno di noi, credo, anche se non se ne rende conto fino in fondo, esprimendo un’opinione, fa inevitabilmente riferimento alla propria situazione. E’ umano e normale, è un segno d’amore e attitudine alla vita. Chi invece riesce sempre a esprimere giudizi poco attinenti alla vita propria o degli altri, perfetti e immacolati e non sporcati dalla polvere della vita, credo che in parte operi contro natura, forzando inutilmente il proprio essere e forse alterando i rapporti proprio con quegli altri con cui invece desidera comunicare, secondo una logica di cui non riesco a seguire l’utilità. Tornando al blog, l’occasione unica e singolare che esso ci fornisce è esattamente nella direzione cui accennavi tu: parlare di sé, esporsi, aprirsi, donarsi, testimoniare, indicare, amare. Sta sempre e solo a noi cogliere quell’occasione e non sciuparla. Ti ringrazio, come già ho avuto modo di fare da queste righe, per i tuoi commenti che, come amo dire, bucano lo schermo del computer arrivando dritti al cuore.

  33. Roby (s.d a.) detto

    @ Roberta Z

    Credo che ognuno di noi, anche se fra le righe, racconti qualche traccia di sé o si ritrovi in qualche personaggio o situazione; letteratura o poesia? a volte anche attraverso citazioni o quant’altro possono emergere stati d’animo ed emozioni

  34. pam detto

    @ Roberta Z

    E’ bello scoprire le persone, i loro gusti, le loro emozioni, anche attraverso le poesie, le canzoni e le citazioni che condividono; del resto quando ci si trova fra buoni amici si parla anche di musica, di cinema, di letteratura..
    Penso che i commenti, anche quando solo apparentemente non sono scritti in prima persona, siano una elaborazione in termini generali ed aperti verso gli altri, di un vissuto personale, di un’emozione, di una battaglia vinta o che si sta combattendo.

    Per quanto mi riguarda, ho conosciuto bene il ghigno del male che ti toglie la voglia di vivere e di uscire di casa. Da quest’esperienza vissuta preferisco estrarre un commento generale che possa andare verso tutti, anziché parlare solamente di me.

    Un abbraccio.

    Pamela

  35. grazie!
    se il romanzo parla di noi, apre squarci inaspettati.
    quello che cerca la letteratura.

  36. Stella Maria detto

    E’ vero don, se il romanzo parla di noi apre scenari inaspettati. Mio padre diceva che “ognuno mostra quel che vuole o quel che ha” in fondo è un primo principio di libertà, sarà poi la vita o l’autore a prendere il meglio per ispirarsi e dare ruoli di primo o secondo piano. A noi non rimane che esprimerci come più vogliamo.

    In quanto a me scrivo quel che sento, quel che vivo ma spesso esperienze di vita comune, cercando laddove mi è possibile di osservare la realtà dal di dentro o almeno ci provo nel girone “infernale” che è la mia vita a volte.

    @ Roberta, Valeria
    grazie.

  37. sì, e magari dai gironi infernali si ritrova la via per “rivedere le stelle”.

  38. roberta Z detto

    Grazie Valeria, Stella e Marco, voi siete già miei amici. Grazie anche a Roby e Pam, che hanno risposto, anche se negativamente alla mia proposta: era solo la mia volontà di approfondire una conoscenza.

  39. Roby (s.d a.) detto

    @ Roberta Z

    Mi spiace tu abbia frainteso l’intento; ognuno sa esprimersi a suo modo, non sempre si è capaci di mettere la propria anima a nudo, quando ci si riesce è anche terapeutico! Credo comunque che chi partecipa con i propri pensieri in questo prezioso strumento che ci offre il don, non nasconde la volontà di approfondire amicizie e conoscenze.

  40. pamela detto

    Sottoscrivo Roby! A me sembra che si stia camminando tutti insieme nella stessa direzione; ognuno si esprime a suo modo, ognuno a suo modo è un libro aperto..

    Buona giornata e un abbraccio a tutti!

  41. grazie!
    concordo: si cammina nella stessa direzione, si cresce.

  42. vale detto

    Roberta, Stella, e tutti voi amici scusate se arrivo tardi , vi ringrazio in un unico grande abbraccio, con voi tutti sicuramente il cammino è più facile!

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