74. La cura
Pubblicato da fabrizio centofanti su febbraio 17, 2012
da qui
Sono riuniti in uno sgabuzzino angusto, parlano a voce bassa, due uomini dalla pelle scura fumano qualcosa.
- Nulla?
- Nulla.
- Non possiamo arrenderci. Dev’esserci una traccia, un segno qualunque del passaggio dell’attentatore. E’ stato qui, sappiamo che non manca molto.
- L‘ufficio del capo?
- Rivoltato come un calzino. Lui si è presentato a mezzogiorno, raccomandandoci di finire presto.
- Io ho trovato questo.
Non vuoi vederli. Pensi che le tracce siano altre, da cercare dentro, nel passato di Fausto, l’infanzia infelice, la sfiducia che il padre gli ha instillato giorno dopo giorno. Frughi nelle stanze della tua memoria, nei momenti magici del primo incontro, negli screzi nati quando non te l’aspettavi, gli sfoghi in cui rovesciava la rabbia sul tuo viso pieno di lacrime.
- Cos’è?
Ti convinci che è lì che farebbe saltare tutto volentieri, l’immagine del padre che lo ha costretto a dimostrare sempre qualcosa su se stesso, a rinunciare alle passioni, a inseguire una carriera folgorante, a vendersi l’anima pur di raggiungere obiettivi prestigiosi. Guardi nei cassetti, negli spazi tra i libri, sui tavoli ingombri di fatture, le fratture del suo cuore malato. Ecco, l’hai detto, per la prima volta. Non volevi riconoscerlo nemmeno con te stessa, ma le cose sono andate troppo avanti, il lavoro di anni bruciato in un momento sarebbe un evento di cui Fausto – sei sicura – si pentirebbe amaramente.
- Un biglietto.
Solo adesso ti accorgi del tempo che hai perso: perché non lo hai portato da un luminare della scienza, per trovare la scintilla che ha scatenato il fuoco di fila dei drammi e dei misfatti? Cerchi nell’imbottitura delle sedie antiche, tra le pagine dei libri, i soprammobili tra i quali sei anche tu, donna giovane e bella che voleva mostrare al padre con orgoglio: vedi? Anche questo ho sistemato. No, ci ha creduto, almeno il primo anno, i baci appassionati, le mani che cercavano nella camicetta, oltre il bordo rigido dei jeans. O era sesso e basta? Era solo se stesso che cercava? Chi può rispondere a domande come queste?
- Che c’è scritto?
Devi svegliarlo, da qualche parte deve avere un cuore, ferito, maltrattato, un amore sepolto sotto strati di lacrime e d’insulti, un angolo che spera, che crede nella vita.
- Sarà fatto, si fidi di me. Fawzi.
Da qualche parte dev’esserci la cura.














Fides detto
La cura è nascosta nel cuore stesso che soffre, lì, proprio dove sanguina c’è la memoria di ciò che è ed è per sempre, lì c’è la risposta, ma ci vuole coraggio per guardarci dentro, per ricominciare a vivere.
Auguri fabry!
Stella Maria detto
Amare qualcuno è imparare la canzone che ha nel cuore. Nel cuore di ognuno c’è una canzone, qualunque sia il suo carattere e il suo modo di essere, bisogna allora stare in silenzio per capirne l’armonia dei sentimenti, leggere il pentagramma delle sue esperienze, trovare la chiave di violino e provare, provare fino a imparare tutte le note per poter cantare in due, non rimane a quel punto che dare il “la”.
ema detto
“Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d’un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d’un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.”
M&C detto
La cura é sempre l’amore…
ema detto
“le fratture del suo cuore malato. ”
Le persone dal cuore malato sanno fare male e questo a volte rende difficile anche la cura.Chissà che un giorno tutti scopriremo il vaccino che lascia il cuore intatto, sarebbe bello anche perchè prevenire è meglio che curare.
ema detto
“Devi svegliarlo”
ema detto
L’AMORE DA UN’IMPRONTA DI MEMORIA
L’acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L’amore da un’impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve.
Emily Dickinson
Dany P. detto
Da qualche parte dev’esserci la cura.
M&C detto
Poesia di Wislawa Szymborska
Qualche parola sull’anima
L’anima la si ha ogni tanto, nessuno la ha di continuo, per sempre.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, possono passare senza di lei.
A volte nidifica un pò più a lungo, sole in estasi e paura dell’infanzia,
a volte solo nello stupore dell’essere vecchi.
Di rado ci da’ una mano in occupazioni faticose,
come spostare mobili, portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette,
quando si compilano moduli, si trita la carne,
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni partecipa ad una,
ed anche a questo non necessariamente,
poichè preferisce il silenzio,
quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella,
è schifiltosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari, la disgusta,
gioia e tristezza non sono per lei due sentimenti diversi,
è presente accanto a noi solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto,
tra gli oggetti materiali le piacciono gli orologi a pendolo e gli specchi,
che lavorano con zelo anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che così come lei a noi,
anche noi siamo necessari a lei, per qualcosa.
ema detto
“Chi semina amore raccoglie felicità.”
William Shakespeare
vale detto
la cura é il calore di quella luce che finalmente si
accende e riscalda il tuo cuore
guarendolo
RossellaT detto
Devi svegliarlo, da qualche parte deve avere un cuore, ferito, maltrattato, un amore sepolto sotto strati di lacrime e d’insulti, un angolo che spera, che crede nella vita.
Dalia penso che la cura è prendersi cura proponendo a Fausto esperienze e situazioni tali da consentirgli di salvarsi da solo. Portare un messaggio d’amore per far risvegliare la capacità di amarsi, di amare.
marco1963 detto
Può un amore andare oltre? Può, chi è innamorato, piegarsi al punto di amare anche se non è stato amato, almeno formalmente? Si può volere l’amore di una persona anche quando di amore da questa persona se ne è ricevuto poco o niente?
Si, può accadere. E’ raro perché implica una personalità fuori dal comune. E’ quando l’amore ama se stesso; è quando una persona ama prima di tutto l’idea dell’amore e non solo lo strumento asservito a quell’idea. E’ quando l’abbraccio, il bacio, il fare l’amore, il passare insieme ore minuti secondi sono solo il “vestito” dell’amore e non l’amore in sé. Un vestito importantissimo, chiaro, ma non la cosa più importante in quel flusso dell’amore che c’investe fin dalla nascita. L’archetipo dell’amore è dietro: è uno schermo che raccoglie baluginii, impressioni, sensazioni che sembrano deboli ma sono invece fortissime. Il nocciolo dell’amore è un’antenna parabolica che tutto capta, riceve, metabolizza, immagazzina amorevolmente per restituire dopo. Se quello schermo, se quell’antenna si guasta, neanche il più bel “vestito” esteriore per alloggiarci il proprio amore diventa utilizzabile: quell’amore non sta più in piedi, si affloscia, si piega su se stesso. Vita lussuosa, posti esclusivi, privilegi: niente regge più, la clessidra si crepa, la sabbia si disperde. Quell’abito a niente serve: da protettore dell’amore diventa un contenitore logoro.
Quando si è innamorati dell’amore, si combatte sempre un passo prima, si ha una visione diversa. Solo in quel caso si riesca a salvare un amore anche quando i segnali che si ricevono sono contrari. Solo in quel caso si può amare l’amore fino al punto di cercare freneticamente una soluzione contro ogni apparente logica. Solo in quel caso si può donare se stessi come gesto estremo di amore. Calarsi nel partner per capire se un problema regresso gli ha impedito di vivere pienamente la vita accanto a noi, è segno di profonda maturità affettiva, di un amore infinito che si vuole incaricare di affrontare ogni cosa. Questa, forse, e’ la forma più evoluta di amore.
gum detto
Il Padre. Che cosa grande è il Padre. Lui il metronomo del tuo cuore, è allora che parte la tua musica migliore e ritrovi te stesso. Se c’è, è lui la tua cura.
marco1963 detto
@ Gum
Gum, il Padre, una grande cosa. Lui ci controlla, lui ci rigenera, lui ci chiama, lui ci ama sempre. Si.
marco1963 detto
Fabrizio,
mi sa che forse chiudo io la serata di oggi 17 qui sul blog (… forse compariranno alcuni commenti le prime ore di domani 18, ma da ora a mezzanotte forse no).
Allora approfitto in questi pochi minuti che restano: un mare di veri auguri per te. Che la tua vita sia un volo infinito, sempre pieno di gioia al punto giusto!
AUGURI !
icittadiniprimaditutto detto
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Raf detto
Da qualche parte dev’esserci la cura.
La cura c’è esiste! E si trova nella voglia di vivere ancora.
Raf detto
Solo adesso ti accorgi del tempo che hai perso: perché non lo hai portato da un luminare della scienza, per trovare la scintilla che ha scatenato il fuoco di fila dei drammi e dei misfatti?
Cara ,Dalia.
Tu , puoi portareFausto, da tutti i luminari della scienza che ritieni più adatti ,ma se lui non è il primo a voler guarire ,nessun luminare del mondo può liberarlo dall’angoscia che lo tormenta.Forse se ci provi adesso che si trova confuso è probabile che si convinca a seguirti e magari a farsi curare ,a volte l’amore soltanto non basta ,ci vuole qualcosa di più o qualcuno che sia in grado di fargli leggere cosa c’è dentro il suo cuore,ma deve volerlo con tutte le sue forze ,altrimenti per lui non c’è speranza.
pam detto
”Solo adesso ti accorgi del tempo che hai perso”
…e perché non guardare tutto il tempo che c’è davanti?
Raggiungere la consapevolezza o la sensazione che può esistere un altro modo di vivere, fatto di amore che basta a sé stesso, di darsi all’altro interamente, senza riserve, diventa il punto di inizio di una strada tutta nuova, alla quale si è giunti attraverso percorsi magari tortuosi ma non inutili, non sprecati.
C’é un nuovo ciclo che parte in quell’accorgersi, forse come nel titolo di questo post, che è il medesimo del capitolo di apertura del romanzo..
Sicuramente non è tempo sprecato dare la nostra persona agli altri senza calcolo, ma ricchi solamente del nostro cuore.
Fabrizio, mi permetto di riportare il commento che hai pubblicato sulla tua pagina FB a fronte della pioggia di auguri arrivata per il tuo compleanno; auguri che, secondo me, nessuno escluso, vogliono essere il senso ed il ringraziamento per il filo d’oro che intrecci nelle nostre vite: ‘’ in un giorno come questo, in cui rischio di perdere tutti i fili d’oro degli auguri che mi arrivano da voi e s’intrecciano alla porta, al telefono, via mail, via FB, capisco che amare, spendersi, dare tutto quello che si è, vale la pena. E’ l’unico tempo che posso dire di non avere perso. E’ il tempo, e basta”
Roby (s.d a.) detto
Da qualche parte dev’esserci la cura.
Quale cura migliore se non l’Amore? Unico rimedio per rinascere a nuova vita
Agnese detto
“Devi svegliarlo,da qualche parte deve avere un cuore,ferito,maltratato”-amore e pazienza fa miracoli (io ho i problemi con la pazienza)
roberta Z detto
Noi genitori abbiamo responsabilità enormi verso i nostri figli, spesso li feriamo quasi sempre non intenzionalmente, li facciamo partecipare alle nostre tensioni, ai nostri problemi, ai conflitti tra di noi. Ci rifacciamo al modello di educazione dei nostri familiari o ci comportiamo completamente al contrario. Siamo così presi da noi stessi, dalle nevrosi che a nostra volta abbiamo ereditato dai nostri familiari, da non pensare che il nostro comportamento viene registrato indelebilmente in loro e che siamo responsabili di quali uomini o donne saranno in futuro.
Basta una parola, una frase: “Sei uno stupido!”, “Perché non sei come tuo fratello?”, “Possibile che non capisci?”, che i bambini non si sentano amati, si sentano umiliati, giudicati, magari si convincono di non essere normali oppure , per essere degni di amore fanno enormi sforzi per essere i più bravi.
E così abbiamo uomini e donne che si sentono sempre inadeguati, che si deprimono, che si sentono vittime, come altri che per primeggiare sono pronti a passare sopra ogni forma di onestà intellettuale e materiale.
Sembra un problema senza soluzione, perché noi genitori, se non siamo pronti a farci un impietoso esame di coscienza, ci sentiamo sempre incolpevoli, pensiamo di aver fatto del nostro meglio, mentre inconsapevolmente abbiamo fatto del male a chi amiamo più di ogni altra cosa. Ed ecco i sensi di colpa, cosa faremmo, potendo tornare indietro, per agire diversamente!
Sarebbe bello poter parlare con loro quando sono grandi, quando diventano genitori, chiedergli perdono del male che gli abbiamo fatto senza volerlo, credendo di fare il loro bene.
“Perdonatevi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi”. (Col 3,13).
fabrizio centofanti detto
vi ringrazio!
imparare è difficile, lo sappiamo bene.
eppure…l’amore insegna agli uomini.