63. La parola

da qui

Potresti descriverla a memoria, Parigi, da quando l’avete percorsa in lungo e in largo, cercando legami imprevedibili tra scorci, dettagli, prospettive e gli angoli nascosti del tuo mondo, di una storia che più la guardi più ti sembra indecifrabile, e non puoi meravigliarti che la lettura s’interrompa, perché questo è diventata la tua vita: arrivare a una soglia e lasciare o essere lasciato, perché la gente si accorge quando chi ha davanti è inconcludente, quando viene attanagliato da una paura senza nome – senza nome! La bambina corre, tu la segui disperatamente, perché è lei a nascondere il segreto, a custodire il motivo di un disegno che non arriva a compiersi, di una frase che rimane tronca, come il romanzo di Amerigo; come farà a continuare senza te? Sei stato scorretto a piantarlo da un momento all’altro senza dare spiegazioni, confidando nel fatto che capisca. Se non capisce uno scrittore, hai pensato, chi può farlo? Corri, ma lei è più veloce, e soprattutto non risponde, è la bambina senza nome, come la paura. Paura di cosa? Cerchi nella mappa di Parigi il posto giusto, quello che ti può ispirare, che fa saltare fuori, all’improvviso, l’immagine, il volto, la situazione che ogni volta ti ha bloccato, che costringe a vagare nelle vie di una città che più la conosci più è straniera, più si rifiuta di rispondere. Sotto la pensilina c’è un divano: assurdo, eppure la ragazza ci si siede come fosse a casa sua; cos’è successo a casa, cosa cerchi di rimuovere ogni volta, cos’è che ti fa chiudere il libro sul più bello, quando sta per rivelarsi il segreto che ti guida con la sua bussola a rovescio? La nebbia ti avvolge e t’impedisce di vedere quale scenario si apra oltre il cartello pubblicitario dell’Ikea, cosa ci sia dietro l’angolo dove un gruppo d’infermieri trafficano intorno a un’ambulanza, dietro la chiesa illuminata a giorno, cosa ci sia dietro ogni cosa, dietro la vita di cui non sai più nulla, come una scena su cui si agita un dramma di cui non sei il protagonista. E Nino, cosa fa? In che modo ti aiuta? La sindrome ti assale a tradimento, sei tentato di lasciare pure lui e tornare da Amerigo, di vedere il film della vita proiettato sulle pagine del suo romanzo, perché si sa che lo scrittore è onnisciente, conosce l’intreccio fino in fondo, solo lui possiede il senso delle cose che cominciano e finiscono, della pagina che ha dietro un’altra pagina, e tutto corre verso il punto che dovrebbe chiarire ogni mistero e invece è una parola vuota, terribile e crudele, la parola fine, così difficile da pronunciare nella città incomprensibile che ormai per te è Parigi.

25 pensieri su “63. La parola

  1. - una parola vuota, terribile e crudele, la parola fine

    L’amore non ha mai fine, ma dura per sempre.

    “In amore l’orgoglio è un limite
    Che sazia solo un istante
    Poi torna la fame…”

  2. “Forse la parola fine non c’è perché – come diceva Calvino – è il lettore il vero eroe del romanzo, è lui che dovrà tessere la vera trama del libro. “Quando una storia arriva alla fine, ciò che conta è il fine della stessa” – dice lo stesso autore – che si può imprimere nella mente solo se hai letto anche le note a piè di pagina, o a margine; allora non c’è’ tristezza per qualcosa che finisce, perché la circolarità dello scrivere ci ricorda il cerchio della vita, e non sai mai dove inizia e dove finisce, ma sai che, ovunque accada, lì c’è il fine, in due punti che coincidono come l’alfa e l’omega”

    (dalla prefazione di Augusto Benemeglio al libro “Nessuno è più importante di te” di F. Centofanti)

  3. Ho deciso di postare il commento ancor prima di leggere il testo.
    Allo scopo di andarmene un po’ a ruota libera, dopo questo periodo passato con Voi e parlare di un argomento che forse potrebbe non avere legami col tema di oggi, anche se a bella posta ho sempre cercato di ricondurre gli spunti che mi dava il romanzo a concetti e figure che ho sempre nel cuore.
    Il Blog molto spesso ci aiuta a climatizzare quell’aria, quando gelida quando bollente, che fa satura la nostra vita. Tanto che il peso e le ansie della giornata che ormai va a finire, si attenuano e quanto hai letto o vergato concilia di certo un sonno più quieto.
    Ciò non basta però certamente a risolvere dubbi e misteri che ci assalgono e a superare gli ostacoli che frastagliano il corso della nostra esistenza. Come un fiume che scorre e fa il suo tragitto, ora placido e lento ora più impetuoso fatto di salti paurosi e vorticoso, insieme al countdown che ignoriamo in che punto ha deciso che verrà l’ora zero nella quale quel rio si ricongiungerà con l’immenso del mare, quel tutto che toglie dimensioni e contorni, batticuori e paure che così tanto si diluiscono in Lui sino ad annullarsi.
    Forse questo mio impulso improvviso, non so quanto opportuno, è il frutto di quell’influenza che senza volere ho subito vivendo con tutti gli amici e con lo Scrittore, questa nuova esperienza, come se qualche cosa mi avesse intaccato e fatto sentire diverso. Non è una malattia, ma può dare la febbre e portare a un delirio che sa ben cancellare ogni altro dolore: il delirio d’amore.

  4. LA FINE, hai paura di questa parola, quasi fosse il risultato di un fallimento, di una delusione, così ogni volta ti fermi e aspetti un altro giorno, per ricominciare dall’inizio, per provare a stare meglio; e se invece della fine leggessi IL FINE? Hai mai pensato al fine della tua vita? Qualcosa che non finisce, che lascia una traccia di te, all’interno di un progetto più grande di cui ne sei parte integrante e forza attiva per la sua realizzazione, che inizia nel momento in cui capisci che amare è lo stimolo più grande per sentirsi vivo e per gioire ogni volta che l’alba ti regala un altro giorno

  5. “Paura di cosa?”

    Paura della paura. La madre di tutte le fobie.
    Non fisica ma psicologica, pensare a ciò che potrebbe farti soffrire di più è insopportabile, peggio che andare al patibolo dove almeno sai cosa ti aspetta. E’una presenza infame che ti paralizza,ti toglie la dignità e ti riduce in pezzi, per vincerla puoi solo pregare e aspettare che qualcuno ti mandi il coraggio, che arriva sempre senza avvisare, ma al momento opportuno.

  6. Parole che non dicono nulla ma costruiscono discorsi che incantano e parole semplici ma dure come macigni o leggere come piume. La parola di un amico e’ un toccasana x ogni male o un baratro in cui precipitare, ci sono parole e parole, parole che rompono il silenzio ed altre che sono così rumorose da non essere udite da orecchio umano e poi c’ e’ il silenzio di un addio o che segue alla parola fine che lascia spazio alla riflessione, imprime un’emozione suscitata e la rende immortale.

  7. ”..è la bambina senza nome, come la paura.”

    La paura è bambina, perché quasi sempre è riposta nelle parti più remote dell’animo umano.
    Non vi è cura migliore come l’amore e l’affidarsi.

  8. “arrivare a una soglia e lasciare o essere lasciato” -fa poca differenza,si soffre uguale.
    A volte lasciare è la conseguenza di essere lasciato.
    “come farà a continuare senza te?”-si cambia obiettivo.

  9. Paura di cosa?

    Della sofferenza, della morte, del futuro, la paura è un sentimento che ci accompagna spesso nella nostra vita agitata da mille preoccupazioni, angosce, ci sentiamo sballottati, sperduti, incapaci di orientarci. Il solo modo per trovare la forza di andare avanti, il coraggio di continuare a camminare è avere fede. La fede non ci farà cancellare gli ostacoli ma ci aiuterà a dare un senso al non senso.

  10. Cosa ci sia dietro la vita, dietro ogni singolo fatto; dove vada il nostro romanzo. Non e’ proprio dato di sapere. Sappiamo pero’ che l’arte può sempre soccorrerci, se la mescoliamo sapientemente con il nostro amore.

  11. “sei stato scorretto nel fatto che capisca” -può essere egoismo? Ma forse la paura che di nuovo ti farà convincere di continuare,ma tu non hai piu la forza,la forza di sperare, di continuare.

  12. “terribile e crudele,la parola fine,cosi difficile da pronunciare” -e dai,a volte la parola fine può avere significato positivo: fine di incubi,di sofferenza.Certo,il problema è che la parola fine significa cambiamento, e non tutti piacciono cambiamenti,però può significare miglioramenti. La tua vita si migliora! Non sei contento di parola fine?!

  13. La paura che si scatena sapendo che nessun libro contiene il segreto della vita ma solo tracce, segni, idee da soppesare, valutare, scegliere, provare e vivere, e che nessun nome, per quanto rivelato, può dare la conoscenza della persona che lo porta che è, e resta, un mistero da scoprire, con gioia e fatica, ogni giorno, passo dopo passo, parola dopo parola fino a quel fatidico FINE che inesorabile trancia il filo del ricamo e ne mostra l’insieme, i pieni, i vuoti, i nodi, i percorsi lineari, i punti di stallo e quelli che aprono nuovi orizzonti, che in quanto orizzonti sfuggono alla presa ad ogni passo, perché la vita è un tuffo verso un tramonto in cui inseguiamo, senza nemmeno riuscire a sfiorarla, la nostra lama di luce, fino al giorno in cui arriveremo là dove si inabissa sperando di afferrarla, finalmente, per andare ad accendere un altro orizzonte che immaginiamo, intuiamo, desideriamo, senza alcuna certezza, che sia senza FINE…

  14. Ognuno sta solo sul cuor della terra
    trafitto da un raggio di sole:
    ed è subito sera.

    Mi è venuta in mente questa citazione, pensando a quando ti affretti a capire come andrà a finire, perchè la storia di appassiona e ti coinvolge.
    Poi, ti accorgi che il libro che hai sfogliato avidamente si sta esaurendo; tra poche pagine, tra poche righe leggerai la parola fine.
    E allora rallenti; torni a leggere qualche passaggio più interessante o che avevi capito meno, pur di allontanare il momento in cui chiuderai la copertina e dovrai staccarti da quell’oggetto, da tutto il mondo in esso racchiuso.

    Allora si … beato colui che ha un nuovo libro da iniziare.

  15. vi ringrazio!
    siamo alla ricerca di un orizzonte infinito, che ci sembra di afferrare ogni volta, ma di cui non conosciamo il nome.
    Sherazade insegna che un racconto è sempre il racconto della salvezza.
    Gum, grazie, sei sempre più che opportuno.

  16. @GUM
    è bello questo che hai scritto “mi sento diverso”,”delirium d’amore”. E’ don Fabrizio che fa influanzare tutti,però è la cosa bella.E’ bello vedere il mondo con occhi diversi, con amore,si sembra piu accettabile,piu bello.Ben venuto tra di noi!

  17. @ Tutti voi che scrivete la vostra vita in questo bel romanzo che Don Fabrizio ci regala per trovare conforto, speranza e amicizia, un caro abbraccio.
    Leggendovi non mi sento mai sola, siete tutti qui per darvi conforto e gioia, la ritroverò presto anche io.

    Un abbraccio a tutti.
    Ernestina

  18. Paura di cosa?

    C’è solo una paura che supera tutte le altre , quella dell’ignoto perchè se non l’attraversi, se non l’affronti non sai mai come andrà a finire.
    Superare le proprie paure a volte è difficile e quasi impossibile, ma quando ci riesci ti rendi conto che in fondo avevi solo paura di una cosa che non si vede e non si tocca, ma che esiste solo nella nostra mente, del nulla!

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