82. L’unica cosa

da qui

E’ appollaiato sul tavolino di colore blu, trasparente, come il resto della stanza. Ti sembra che possa scrutare anche te, oltre i vestiti e il corpo, fino ad afferrarti l’anima: è così che funziona uno scrittore? Non dice una parola, continua a battere sui tasti, come un pianista assorto nella performance della vita. Ti viene in mente un concerto di Rachmaninov, condotto da Ashkenazy già maturo, coi capelli bianchi. Percepisci nettamente le onde sonore che approdano alla camera dal letto sospeso, proprio come il cuore. Che stai cercando? Senti che il ritmo regolare scandito dalle dita può condurti finalmente in porto. E se finora avessi fatto uno sbaglio dopo l’altro? Magari anche Filippo è un bluff per metterti di fronte al fallimento inevitabile, per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro. Perché non si volta, possibile sia tanto preso dal lavoro? E poi, scrivere è un lavoro? Qualcuno ha detto che l’attività del romanziere sia soltanto un hobby, una passione per privilegiati. Forse ha un mestiere e si rifugia qui quando ritorna stanco da un giorno di ferite e nervosismo, per questo si concentra così, dimenticando il resto. Perché ti ha chiesto, allora, se volessi entrare? Sarà l’apparizione improvvisa a suggerirgli un progresso nel racconto? O forse aspettava un’altra donna, un amore perduto che tornasse sui suoi passi, che decidesse di abbracciarlo un’altra volta; e invece ha visto te, che gli hai fatto balenare uno spiraglio, il miraggio di una nuova relazione che potesse smorzare il dolore della perdita, la nostalgia che toglie il respiro e l’appetito. Ti avvicini lentamente: sul tavolo minuscolo, oltre il portatile, c’è una tazza di caffè e un pacchetto di Winston blu da dieci, vuoto. Potresti offrirgli delle sigarette. No, troppo scontato. E se facessi l’offesa, perché non ti ha rivolto la parola? Puoi anche rimanere così, in silenzio, per mostragli che rispetti la sua concentrazione.
- Mi scusi, ma rischiavo di perdere il filo. Quando è arrivata, l’ho collegata a una visita di poco precedente, un uomo che mi ha raccontato la sua storia, forse per sfogo, o per chiedere un consiglio. Vedendola, ho pensato che il pezzo mancante fosse lei. Noi scrittori abbiamo molta fantasia, ogni dettaglio è il pretesto di una svolta. Mi può dire il suo nome?
- Marika.
E’ il nome che aspettava. Ora si domanda se lo scrittore s’ispiri alla realtà o sia la realtà a formarsi da un racconto che lui continua a dipanare battendo sui tasti bianchi e neri, come il pianista in un concerto; si chiede anche se venga prima la trama del mondo, in cui si cerca disperatamente una scintilla di bellezza, o sia il libro a dare un senso altrimenti sepolto sotto la coltre spessa di dolori e di abitudini, le mille cose della vita che nascondono l’unica cosa che conti veramente.

22 pensieri su “82. L’unica cosa

  1. per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro.

    Imparano più i popoli da una sconfitta, che non i re dal trionfo.
    Giuseppe Mazzini

  2. “C’era una pianta rigogliosa, che si espandeva verso il cielo con i suoi grandi rami e le sue foglie verdi come smeraldo: tutti venivano a guardarla, ad ammirarla. Aveva trovato il suo posto nel parco e quindi nel mondo: donava freschezza, pace, serenità a coloro che si affidavano alla sua ombra ristoratrice. Si sentiva apprezzata, appagata, contenta e anche buona e generosa. Quella era davvero la vita che voleva: non poteva desiderare niente di più. Si può immaginare lo sgomento della pianta, quando cominciò a percepire la presenza di piccole escrescenze sui suoi rami: venivano dal profondo del suo essere, ma non c’entravano niente con lei, con il suo mondo, con i suoi rami, con le sue foglie larghe e bellissime. Era malata? Alla pianta accadevano altre cose strane, mai successe prima. Da tutte le parti arrivano su quelle escrescenze sciami di insetti, pollini e un profumo mai sentito penetrava il suo spazio vitale. “Che cos’è quest’odore?” si domandava. “Quale essere è entrato dentro di me, chi sta invadendo il mio mondo?” Un disagio che la sconvolgeva sino alle radici. Non si sentiva più padrona di se stessa, della sua vita, e non le importava più nulla delle persone che andavano a riposarsi e a rifocillarsi alla sua ombra. Quei bubboni proprio non li sopportava, li riteneva estranei alla sua vita, alla sua essenza. Che cosa stava accadendo? Fioriva e non lo sapeva. Lottava contro la forza creativa che la abitava e che la stava facendo germogliare. Combatteva come un nemico il centro di se stessa, l’aroma, la fragranza, la bellezza della sua anima, del suo modo unico di essere nel mondo. Combatteva con tutte le sue forze l’unica cosa che conta nella vita: FIORIRE!”

  3. Cosa conta veramente?
    Amare, fino in fondo, e fare spazio all’altro nonostante “le mille cose della vita”: come il chicco di grano che muore per dare frutto.

  4. Ora si domanda se lo scrittore s’ispiri alla realtà o sia la realtà a formarsi da un racconto che lui continua a dipanare battendo sui tasti bianchi e neri, come il pianista in un concerto

    Una cosa è certa: senz’altro l’amore è la scintilla che accende il suo genio e la sua sensibilità

  5. “Puoi anche rimanere così, in silenzio, per mostragli che rispetti la sua concentrazione.”

    … meglio di no, lo scrittore ha bisogno di qualche incursione di tanto in tanto.

  6. Sì, la vita è proprio come una giungla, che tutto mimetizza con la sua vegetazione folta e multispecie.
    Stando li dentro la legge è quella del più forte, o…del più furbo. Se non sei corazzato o accorto, duri poco finendo ben presto nelle fauci di qualche felino oppure trafitto da una vedova nera.
    Purtroppo in quell’habitat ci devi restare un bel pò e finchè non capisci per quale motivo allora è meglio che ti costruisci una casa sul ramo più alto di un’albero di quaranta metri, oppure sperare di fare amicizia con tutte le forme viventi, dai fiori ai mammiferi mutando per te quell’infìda foresta in un paradiso terrestre.

  7. Noi scrittori abbiamo molta fantasia, ogni dettaglio è il pretesto di una svolta.

    “Fantasia quanti chilometri che faccio a spese tue,raccogliendo gioie e lacrime,facendone poesia”…
    Questo è lo scrittore…

  8. Quello che conta è ciò che tiene insieme, il filo sottile che si dipana tra stella e stella, tra nome e nome, il confine incerto fra il mistero che siamo e il mistero che l’altro ci porta in dono, la trama che si dipana e diventa storia, e diventa racconto, e diventa la storia della nostra vita, che qualcuno racconterà, ascoltando la voce delle stelle, per amore.

  9. “Che stai cercando”
    Sto cercando me, cerco l’Amore che ho imparato dalla vita, sto cercando di rivedere le mie scelte, sto cercando la vita che Dio mi ha donato per ringraziarlo!

    Un abbraccio a tutti.
    Ernestina.

  10. Certo che in questi pochi minuti ti sei fatta,Marika, esame di coscienza, soltanto che un po’ fantastico-drammatico, però capisco tuo stato di anima. Ma in realtà “che stai cercando?”, ma veramente.

  11. “per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro”
    questa si che è carina! Si,lo so, in momenti cosi, si ricordano sempre tutti momenti “brutti” nella vita,esagerando fatti, con la conclusione:cosi è il mio destino maledetto. Adesso ti senti meglio? Non credo. Devi scuotersi attimino (come il cane dopo bagnetto),oppure come dico io:attaccati al corrente 220 Volt e prendi una dritta pensando al momenti piacevoli, sicuramente ci stavano! Forza! Inventa qualcosa di positivo, e ricorda di mangiare qualcosa,con lo stomaco vuoto si pensa male.

  12. “scrittore (…) battendo sui tasti bianchi e neri” si sforza,stanca,diverte a scrivere, noi si sforziamo,stancamo,divertiamo a sopravvivere. Ti racconto qualche storie dalla mia vita?

  13. Che stai cercando?

    Un posto dove ci si sente al sicuro, un posto dove ci si sente capiti, un posto dove ci si sente amati !

  14. Puoi anche rimanere così, in silenzio,

    Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.
    [Charlie Chaplin]

  15. le mille cose della vita che nascondono l’unica cosa che conti veramente.

    L’ unica cosa che conti veramente siamo noi e la nostra capacità d’amare.

  16. Le persone più forti sono coloro che hanno imparato dai propri errori , esse sono come i gatti , cadono sempre in piedi, perchè hanno avuto il coraggio di ammettere di aver sbagliato.

  17. E se finora avessi fatto uno sbaglio dopo l’altro? Magari anche Filippo è un bluff per metterti di fronte al fallimento inevitabile, per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro.

    Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
    Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.
    Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
    Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
    Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce.
    Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
    Ogni guerriero della luce ha detto “sì” quando avrebbe dovuto dire “no”.
    Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
    Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore.

    Paolo Coelho: Il guerriero della luce

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