7. Questa volta

da qui

Ogni volta che ci vieni hai un tuffo al cuore: ti ricordi degli anni passati in seminario, la prigione dei sogni, o forse no: aspettavi sempre, alla finestra, che apparisse la luna; solo lei ti ricordava ciò per cui vale la pena vivere e morire. Quanto tempo sei restato chiuso tra il palazzo dei canonici e l’Università lateranense? Hai imparato a riconoscere i sorrisetti ambigui, le allusioni, il modo di parlare che dice e non dice, come se gli abiti da cerimonia, gli arredi sacri, l’aura di mistero che avvolge il rito e lo solleva dal tran tran della vita quotidiana, potessero giustificare gli strappi indebiti alla coerenza o alla lealtà. Ti sembra impossibile aver resistito al trattamento, esserti sottomesso alla perdita della libertà: ogni volta che sentivi una canzone, il cuore volava fuori del cancello, evadeva dal perimetro della basilica, nel piazzale dei concerti – il primo maggio non riuscivi mai a dormire -, scendeva a precipizio per via Merulana, svoltava verso il Colosseo e si fermava palpitante proprio sotto la luna: com’era chiara, sullo sfondo opaco delle tue giornate! Riportava alla memoria qualcosa che rischiava di sfuggirti. Chiara luna, chiara luna. Bastava poco per sentirsi leggeri: guardare ancora negli occhi della gente, staccarsi di dosso la pellicola viscida che ti avvolgeva incrociando i colleghi nei lunghi corridoi, quando eri costretto a dire qualcosa pur di negare l’esistenza di una realtà più autentica in cui avreste potuto, gettando la maschera, ritrovarvi tutti: il silenzio. Per questo, di notte, aprivi la finestra e sussurravi: luna, chiara luna, vienimi in soccorso, non lasciarmi solo; e immaginavi il viola del mirto, il verde argentato dell’alloro, il bianco insuperabile del rosmarino. Sentivi il vento che entrava e usciva dal finestrino aperto, i suoi occhi che parlavano senza dire nulla, e il mare, laggiù: la promessa di un’intimità col grembo umido del mondo, la certezza che esiste un luogo, un tempo, in cui un corbezzolo è un corbezzolo, un ginepro un ginepro, un posto in cui non c’è bisogno di parlare, in cui la luna delle notti di giugno ti ricorda ciò per cui vale la pena vivere e morire, qualcosa che è più di una parola,  anche se si chiama libertà. Per questo, ora che sei davanti al portone della Curia, ti riprende l’angoscia, ti chiedi perché mai ti abbiano chiamato, che cosa avranno da dirti, questa volta.

21 pensieri su “7. Questa volta

  1. Il cuore non dimentica, non può dimenticare, quando ha trovato ciò per cui vale la pena vivere trova il suo battito più vero, e ad ogni pulsare ne pronuncia il nome .

  2. Non c’è critica. Parola mia, non c’è. E c’è il rispetto. Ma perchè dopo aver letto, mi sono sentita addosso un’angoscia terribile? Cerco di capire e non ci riesco. Chi mi aiuta? Fabiola

  3. “Bastava poco per sentirsi leggeri: guardare ancora negli occhi della gente, ”

    Mi sono sempre chiesta se è il guardare la luna che fa venir voglia di guardare negli occhi la gente o guardare negli occhi la gente fa venir voglia di guardare, insieme, la luna; in ogni caso la soluzione sta nel tenere occhi e cuore spalancati.

  4. Questa volta lasciami essere felice,

    non è successo nulla a nessuno

    non sono in nessun luogo,

    semplicemente sono felice

    nei quattro angoli del cuore,

    camminando,dormendo o scrivendo.

    Che posso farci, sono felice,

    sono più innumerabile dell’ erba nelle praterie,

    sento la pelle come un albero rugoso,

    di sotto l’acqua,sopra gli uccelli,

    il mare come un anello intorno a me,

    fatta di pane e pietra la terra

    l’aria canta come una chitarra.

    Pablo Neruda

  5. SOGNO

    Se dici di amare
    devi rinunciare alla luna
    che permette al tuo corpo di volare.
    Se ti dici altruista
    devi donare la penna
    con cui liberi l’anima.
    Riduci la parola
    che usi per raccontare il cielo
    e le mani, ritrai quelle mani
    se ancora offrono
    e ricevono tenerezza.
    Ti abbiamo chiesto tutto
    e sei ancora qui
    naufrago e coerente
    così in balia e così avvinto,
    rampicante,
    al muro dalle fondamenta profonde.
    Ti abbiamo chiamato per restituirti tutto;
    il premio,
    per aver superato ogni prova.

  6. Ciò per cui vale la pena vivere: è in questo che crescono le nostre radici più autentiche e profonde, quelle che ci tengono ancorate alla vita, qualunque sia la strada che scegliamo di percorrere. La grandezza delle persone è nell’essere individui liberi e portatori di valori, qualunque sia la realtà in cui si è chiamati o si è deciso di vivere.

  7. Nella notte dell’ipocrisia dalle sbarre della sua prigione la libertà non puoi far altro che chiedere aiuto alla luna.

  8. Stasera la luna è quasi piena,la sua luce così pura e così bella sembra quasi che voglia assicurare un domani sereno

  9. Ricordo una volta,quando stavo qua in Italia,guardavo la luna,era bellissima,e mi è venuta la voglia di mandare un sms ad mia amica:guarda come è bella la luna stanotte! E lei mi ha risposto:si,sto guardando. Cosi mi sono sentita vicino miei amici, anche se stavano da altra parte di Europa ma in lo stesso momento guardavamo la stessa cosa-la luna. Mi sono sentita bene,vicino loro.
    Avete guardato la luna stanotte?
    Tu Robby si-ciao,un bacio

  10. La libertà.Sempre avevo ossessione di sentirmi libera.Cercavo qualcosa che non sapevo neanche bene cosa. Distruggevo tutto e tutti che mi potevano togliere la mia libertà,perchè amore è anche un tipo di prigione,ti toglie la libertà,perchè ami e questo sentimento ti fa imprigionare.
    Ho scelto! Amare e essere amato mi da di più la gioia e felicità di libertà che mi fa sentirsi sola,abbandonata in ricerca di una utopia.Ma,io sono libera a scegliere amare e aiutare,questo mi da la gioia.Libera a scegliere!

  11. Quando credi veramente in qualcosa ne conosci la verità e l’autenticità, per qualcosa di diverso non vale la pena vendere la pelle. Andare controcorrente anche se rimani solo, anche se ti fanno fuori o ti mettono ai margini… nessun prezzo è così alto quanto quello che si paga mentendo a se stessi e a Dio, nessun valore è più importante che la fedeltà a ciò che sai essere reale. Che senso ha dirsi cristiani se non si è disposti anche a morire per questo? E’ come dichiararsi “amici per sempre”, o dire “si lo voglio” sull’altare e poi sparire alla prima nuvola per paura di bagnarsi. Meglio guardare Pietro negli occhi dopo che ti ha rinnegato, lasciare che una spada trafigga il cuore di tua madre, essere unto da una Maddalena che vivere vestendo i panni che non ti stanno più.

  12. Grazie, Fabri: ci sei tutto, in questo fluviale e primaverile!(altri tentativi, li ho fatti, ma mi dice che è scaduta la pass WORD PRESS PASS, o di fb, cosa indecifrabile per me

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