da qui
Ti rendi conto? La gente non può essere costretta a passare in mezzo a loro; dicono che allunghino le mani, che spaventino i bambini. Quale società? La società in cui viviamo. La guardi, ha una bellezza speciale: capelli corvini e occhi di identico colore. Gli zingari fanno parte della società? Perché me lo domanda? E’ per questo che vive sotto i ponti? Eminenza, può temere gli zingari solo chi ha da perdere qualcosa. E tu non hai nulla da perdere? Vivo sotto i ponti perché non tollero più l’ipocrisia. Una volta ero un prete. Lei? Un prete? Niente da perdere, Eminenza, posso solo guadagnarci: il paradiso, per esempio. Non fare l’idealista: sai che le persone anziane sono piene di timori. Sì, un prete. La squadri da capo a piedi: chissà se è già sposata. E lei che fa? Sono un medico. Eminenza, è giusto assecondare le paure, o c’è bisogno di qualcuno che parli di coraggio, di rischio, in una Chiesa che ormai gioca in difesa? Un medico: allora può dirmi se Chiaraluna si riprenderà. Chi è Chiaraluna? Non essere troppo radicale. Dobbiamo andare al passo degli ultimi. Eminenza, gli zingari non sono gli ultimi degli ultimi? Sbirci la finestra: la luna è sparita. E’ una mia amica: è finita in un fosso lungo il litorale. Cosa dicono i medici? Gli zingari sono parassiti, vivono alle spalle di chi lavora onestamente. Prima, Eminenza, lavoravano: fabbricavano oggetti in rame, allevavano cavalli. Dicono sia appesa a un filo: l’impatto è stato orribile. Ciò che conta è il presente: da te protestano perché si accalcano a ogni ingresso della chiesa, sono diventati un incubo. Eminenza, ognuno ha i sogni che si merita. Potrebbe cavarsela: voi preti non credete nei miracoli? La fissi negli occhi: ti sta prendendo in giro? Se vai avanti così, farai una brutta fine: tieni conto dei caratteri, della sensibilità dei parrocchiani. Anche gli zingari, Eminenza, sono parrocchiani. Pensa che mi burli di lei? Da prete, non crede nei miracoli? Impossibile che siano parrocchiani. Eminenza, guardi questa carta – per fortuna è sul tavolo -; si accampano da queste parti, sotto i ponti, è una via della parrocchia. Certo che credo nei miracoli: per esempio, ho conosciuto lei. Ci sta provando? So che i preti sono preti per sempre. Stai attento: se la gente viene qui in delegazione, non posso rimandarla indietro a mani vuote. Eminenza, mi pare che il Magnificat dica proprio questo: ha rimandato i ricchi a mani vuote. Anche le donne sono donne per sempre. Lo vedi? Porti acqua al tuo mulino. Eminenza, non ho mulini, e nemmeno gli zingari ce li hanno. Come si mantiene? Vivo di elemosina: qualcuno mi porta un panino, un altro mi dà le sigarette. Un giorno ti pentirai del tuo massimalismo: non puoi prendere alla lettera il vangelo. Fuma? Guardi che fa male. Sì, è bella. Ora le chiedi dove abita. Devo prendere alla lettera ciò che dice la gente? Il cardinale si è alterato: alza la cornetta, chiama il segretario con un accento che non ammette repliche.
“Impossibile che siano parrocchiani.”
Non so se siano tutti parrocchiani ma di sicuro siamo tutti mortali.
“Vivo sotto i ponti perché non tollero più l’ipocrisia.”
….perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”…..
Mt 25,35-37
“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Mt 25,45-46
Gli ultimi, gli zingari, dovrebbero essere visti con gli stessi occhi di un bambino, i bambini nell’altro non vedono il diverso,essi nell’altro vedono un potenziale compagno di giochi,perché in essi non esiste il giudizio,un ponte che invece di unire le persone le allontana.
Giochi sottili, sua Eminenza e barbone, medico e prete, donna e uomo… E un per sempre che incardina la pagina intorno a sé e a un miracolo:
La vita che riprende: quella di una donna,
Quella della chiesa
Appese ad un filo: lei crede nei miracoli?
Dobbiamo andare al passo degli ultimi.
L’amore di Dio,in fondo,ci mette tutti i giorni alla prova,perchè lo possiamo vedere,toccare,sentirne l’afflato solo se diventa amore per l’altro,per mio fratello,per chi mi sta vicino,ma anche per chi mi sta lontano,per chi soffre in silenzio,per chi vive nel bisogno,per chi viene escluso e allontanato..Ecco,la speranza,l’amore,e la fede possono,devono,se lo vogliamo fortemente,fare in modo che dentro di noi avvenga questa trasformazione..e che tutto il bene possa diventare cura,attenzione,dialogo aperto..verso tutti,specialmente verso chi ha più bisogno di ritrovare la propria dignità,un diritto di ogni uomo.
vi ringrazio!
Fides, complimenti per la lettura, perfettamente aderente.
Sua Eminenza e barbone, medico e prete, donna e uomo
.. ci sarà un punto di incontro, un sentire comune in cui vedute differenti, se non opposte, potranno ritrovarsi ?
Viaggiare liberi e leggeri come una farfalla, lasciando a casa valige pesanti di certezze inutili, camminare su sentieri montuosi pur non avendo scarpe da tracking, godere di un tramonto come fosse il dono più bello del giorno, incontrare lo sguardo invisibile e condividere con lui quell’attimo di silenzio che gli sussurra “io ci sono”: anche questo, forse, è essere un po’ zingaro. Forse.
Vero è che adesso davanti la chiesa c’è invasione di gente che chiede elemosina. Vero è che a volte diventa difficile entrare in chiesa.Però non si può cacciare via questa gente,non si può cacciare la gente dalla chiesa.Ma chi di loro ha veramente bisogno di aiuto?
Gli zingari vengono qua accompagnati con una machina,lo so che loro lavorano per “un capo”,però davanti la chiesa ci stanno anche altri stranieri,ci stanno anche italiani.Chi di loro ha veramente bisogno di aiuto?
Ci sta un italiano,arriva con una machina,lo so che ha una casa,una pensione,e chiede i soldi,si arrabia se qualcuno non lo vuole dare.
Ho letto una volta un articolo-una donna giovane,ogni mattina,prende suo bambino piccolo e va ad un altra città,si mette davanti un supermercato e chiede elemosina. Ha detto che cosi “guadagna” più del suo marito che lavora in un ufficcio.
c’è un anziano che bussa alla porta di gente dicendo che è povero,che ha fame. La gente lo da i soldi,il cibo,soltanto che dopo si può incontrare lui sulla strada che vende questo cibo.
In l’estate spesso si può incontrare sulle strade giovani studenti che suonano per guadagnare soldi o per anno scolastico o per comprarsi biglietto per tornare a casa perchè tutti soldi hanno “ballato”
ci sono le persone che vanno in giro con certificati falsi che sono ammalati e hanno bisogno di soldi per la operazione
Chi di queste tutte persone che chiedono di soldi ha bisogno veramente di aiuto?
Sono cinica?No,questo è la realtà,brutta realtà, perchè in questo modo a volte , a persona che ha veramente bisogno di aiuto possiamo passare accanto senza aiutare.
Non credi nei miracoli? Io si! Qualcuno può definire:coincidenza,fortuna,… io lo chiamo miracolo.Tutta la mia vita,dal primo momento che ho messo la testa sul questo mondo (perchè la concezione è stato una coincidenza,oppure no) è un miracolo continuo. Coincidenza,fortuna? io lo chiamo miracolo. Da sola non c’è l’avrei fatta mai sopravvivere tutto questo che mi è capitato nella vita.Lo chiamo-miracolo.
Un brano intenso e scomodo, un’appasionata armonia di spigoli, proprio come il primo movimento del concerto di Mendelssohn.
I miracoli in cui credere, quelli che sarebbe bello avvenissero per davvero, sono stati individuati per quasi tutti i piani di lettura che lo compongono.
Allora, da clown, mi concentro sull’unico miracolo non trattato, probabilmente perché meno serio. Forse meno importante per l’umanità, ma umanamente vitale:
Si, credo nei miracoli … mi dirà dove abita.
Miracolo non è quando ricco riempie le mani di un povero, ma quando lo ama..
grazie!
sì, i miracoli sono così tanti che si fa fatica a scegliere.