10. Cappellani

da qui

Non saprai mai quello che il cardinale ha detto al segretario. La tua vita è fatta così: di cose che non sai e non puoi sapere. Anche la comunità è un ibrido che non può spiegarsi: parrocchia e centro giovanile, come metterli insieme? Come evitare invasioni di campo, gelosie? E, soprattutto, dove trovare le energie per portarli avanti insieme? Non ce la farai, se non ti mandano un aiuto. Ma cardinali e vescovi sono un punto interrogativo destinato a rimanere tale. Al ritorno, gli zingari li trovi tutti sotto il portico: non sapete quanto mi costate. Don, chiediamo solo l’elemosina. La gente parla male di voi. E perché? Non rubiamo, non rapiamo i bambini. Già, proprio quello che dice il cardinale. Mi venga a trovare. Sotto i ponti? Hai saputo che si chiama Claudia: quanti anni avrà? E dove, altrimenti? Qui si sta bene; d’estate, soprattutto. Ti guarda incuriosita: da quant’è che ha lasciato? Non ho lasciato nulla; la gente continua a cercarmi, a chiedermi di chiarire i passi del vangelo. E lei? Glieli spiego, come sempre. Non posso farne a meno. Gesù viveva sotto i ponti? I ponti, lui, li costruiva: fra i baratri creati dalla gente, tra poveri e ricchi, sedentari e nomadi. Perché dice questo, il cardinale? Il cardinale dice ciò che riferiscono. Siete troppo invadenti, spaventate gli anziani. Ti guardano negli occhi: non hanno facce così orribili. Se tacciono, vuol dire che non arrivano a capire. Don, non ci cacciare, che può farti il cardinale? Un pontefice, insomma. Sì, proprio così: il pontefice costruisce ponti, non li fa saltare con la dinamite. Secondo me, lei dura poco. Se n’è accorta? Di cosa? Quando scrivo, le dita mi cedono. Lavora a qualcosa? A un libro intitolato Salva L’Anima, tutto maiuscolo, oppure Chiaraluna. Perché tutto maiuscolo? Non posso dirlo, adesso. Mi parli delle dita. E’ come se la forza mancasse all’improvviso; a volte cedono anche le ginocchia, mi sembra di cadere da un momento all’altro. Non sono io a cacciarvi: fosse per me, farei il vostro cappellano. Un prete per noi? Già. Per spiegarci il vangelo? Per ricordarvi che siete amati da Dio, anche se vogliono cacciarvi. Questo lo sappiamo. Deve farsi visitare. Non ho tempo. Non ha tempo? Se sta sotto i ponti tutto il giorno! I ponti sono il centro del mondo, ci si incontrano tutti. E’ un prete originale. Come il peccato. Che significa? Significa che non sono d’accordo. Su che? Originale è la benedizione, non il peccato. Sì, lo sapete, ma è meglio ripeterlo, ogni tanto. T’immagini, don: un cappellano per gli zingari! Non c’è niente di strano: se non vi caccio, finiranno col cacciare me. Se ti licenziano, andiamo a protestare. Sì, ci manca questo. Posso invitarla a casa mia? Preferisco venirla a trovare in ospedale. Perché? Glielo spiego lì.

20 pensieri su “10. Cappellani

  1. Bello il nuovo contrasto fra il prete che vive sotto al ponte e la chiesa che li vuole tutti incardinati ad una gerarchia, con l’unico risultato di ruotare, se non peoprio avvitarsi su se stessa senza più alcuno slancio verso l’altro.
    Quanto alla benedizione originale, per me non c’è né peccato né benedizione dell’origine, ma un universo che si srotola verso il compimento con le difficoltà di una natura che non può che essere imperfetta e soffrire delle sue imperfezioni … Se sia bene-detta lo possiamo dire solo e se saremo noi la bene-dizione che la farà maturare e crescere.

  2. Alla decima, la prova mi appare ancora e quanto mai tutta maiuscola.
    Scrittura e temi in grado di “gettare ponti” senza mai “pontificare”.
    Misurarsi con la coerenza al Vangelo, non da semplici osservatori, credenti, praticanti, ma dalla prospettiva di chi deve saper gestire in prima persona le problematiche concrete che tale attitudine comporta; è una visuale più unica che rara che, al tempo stesso, può lasciare ammirati e può far mancare l’aria.
    Fortunatamente, si può trovare ossigeno nel volto della dottoressa e poi c’è da tornare a parlare a Chiaraluna, a tenerle la mano.
    Cappellani o Pontefici … c’è più di un miracolo da far accadere.

  3. “fosse per me, farei il vostro cappellano. Un prete per noi? Già. Per spiegarci il vangelo? Per ricordarvi che siete amati da Dio, anche se vogliono cacciarvi”

    Questa frase mi ricorda una profezia in Amos secondo cui verrà un tempo in cui si verificherà una carestia sulla terra, “non fame di pane, non sete di acqua, ma fame e sete di udire le parole di Dio”

  4. “Lavora a qualcosa? A un libro intitolato Salva L’Anima, tutto maiuscolo, oppure Chiaraluna”

    Ci vuole uno sguardo maiuscolo, capace di abbracciare ogni intenzione, per salvare l’anima…su dettagli minuscoli si rischia di perdersi troppo facilmente.

  5. oppure Chiaraluna
    E’ l’indifferenza ad uccidere le persone,forse Chiaraluna si salverà se tutti noi abbattiamo il muro dell’indifferenza,costruendo i ponti che ci uniscono gli uni e gli altri.Così facendo potremmo salvarci anche noi

  6. Non mi piace quel libro dal maiuscolo titolo e questo romanzo mi inquieta un pò, Sarà sbagliato, ma umano.
    Facciamogli prendere insieme una piega diversa. Preferirei si dipanasse intorno a una storia d’amore minuscola tipo Uccelli di Rovo tra il bel cappellano e la dottoressa.
    Il Signore lo perdonerebbe perchè il peccato non è originario come la Sua benedizione.
    Mi piacciono invece gli zingari e il prete che vive col corpo in parrocchia e l’anima sotto i ponti, costretto a fare la spola tra la sala di rianimazione e la stanza del cardinale pregando che nell’una e nell’altra succeda un miracolo. Dividiamo con lui la preghiera credendo una volta a quel, detto famoso, non c’è due senza tre.

  7. Fabrizio, qualche mese fa, navigando tra le pagine del blog, mi ha incuriosita un tuo commento del maggio 2008, credo: scrivevi di essere stato rimproverato in sacrestia perché il giorno del Corpus Domini avevi parlato di rom e di immigrati, dicendo che la carne di cui parla Gesù è la loro. Forse il riferimento era ad episodi di razzismo violento, ma quello che mi colpiva era il rimprovero. Penso che Gesù oggi parlerebbe proprio delle persone che agli occhi della gente non esistono, o che danno fastidio.
    Spero che a distanza di qualche anno le cose siano cambiate in sacrestia….

  8. “La tua vita è fatta cosi:di cose che non sai e non puoi sapere”
    e se non lo sai,cominci ad indovinare e può diventare una storia tipo since-ficion oppure tragjco-dramma. Però si dice anche-sono le cose quale meglio non sapere (a me queste incuriosiscono di più)

  9. “E,sopratutto,dove trovare le energie per portarli avanti insieme”
    ogni tanto fare una pausa per prendere un respiro,tanto tutto mondo non cade cosi subito

  10. “Perchè tutto maiuscolo?”
    perchè è molto importante,almeno per autore.Di solito,la lettera maiuscola si scrive per rispetto

  11. Gli zingari.Ci stavo provando di far mi ricordare tutti informazioni che lo so di loro,ma mi sa che lo so poco.Non mi sono mai trovata nella loro comunità,non conosco bene tutti loro abitudini.Perchè,per capire bene la persona,bisogna conoscerla.ma io non so tanto.
    Ricordo da bambina-mia madre mi ha detto che loro sono gli zingari e devo tenermi lontano da loro-abitavano vicino nostro palazzo,due strade in dietro.Mi piaceva andare là,avevano le case basse,tutte colorate,erano dipinte fiori,sole,in l’estate le finestre erano sempre aperte e io guardavo dentro,però dentro era buio,grigio,ma mai nessuno di loro mi aveva cacciato via,potevo stare là a guardare.Poi,un giorno altro sono andati via da li,per anni queste case sono rimaste abbandonate.Però lo so che gli zingari sono rimasti nella nostra città,non camminano più vestiti in modo colorato,ma si sono adatti al “nostri” abitudini.Si vestono come noi,lavorano come noi (uno ha una officina e è il più bravo meccanico),hanno le case “normale” come noi,alcuni si sono battezzati, bambini frequentano la scuola,nessuno con dito indica-questo è zingaro, stai lontano da lui. Sono la gente normale,come noi.

  12. Ci scontriamo con la verità che ha un brutto muso, a volte. Che bella, però, la verità, quando si presenta e possiamo guardarla negli occhi. E ci fa sentire utili, leggeri, importanti, essenziali. Le persone cadute ai lati della vita, i diseredati, le situazioni scomode: tutto congiura per mostrare la bellezza del mondo che nessuno vuole vedere.

  13. “Gesù viveva sotto i ponti? I ponti, lui, li costruiva…”

    A volte proviamo a costruire ponti, ponti stabili, di cemento, che non oscillano alle raffiche di vento, che se sono sopra il mare ci proteggono dalle tempeste e dalle onde. Forse dovremmo, invece, costruire ponti di corda, come quelli che si vedono nei paesi del sud est asiatico: resistenti e fragili, che oscillano al battito inquieto del nostro cuore, ma che se riesci a fermarti un attimo per guardarti attorno… Dio, che meraviglia!

  14. “Anche la comunità è un ibrido che non può spiegarsi: parrocchia e centro giovanile, come metterli insieme? Come evitare invasioni di campo, gelosie? E, soprattutto, dove trovare le energie per portarli avanti insieme? Non ce la farai, se non ti mandano un aiuto.”

    Tutto il mondo è paese.
    Soltanto la condivisione può salvare. Se ognuno porta i pesi dell’altro, senza manie di protagonismo, si possono avere grandi risultati.
    Don Tommaso Morelli di San Pier Damiani (San Giorgio di Acilia) ha dichiarato a Romasette: «Le collaborazioni tra le parrocchie sono spesso difficili. Con don Tommaso Mazzucchi, il viceparroco di San Pio da Pietrelcina a Giardini di Roma (a due km di distanza) ci veniamo incontro, mettiamo assieme le forze per creare qualcosa di bello, misceliamo idee e diversità di due realtà con qualità differenti ma portatrici di una ricchezza che diventa dono reciproco».
    Coraggio: ce la farai!

  15. - parrocchia e centro giovanile

    Io li vedo come due realtà consistenti nella loro diversità, ma rapportate reciprocamente nell’amore di Dio, diverse come la pluralità delle singole esperienze umane, la pluralità dei carismi della Chiesa.
    Il centro è una grande opportunità per la parrocchia, e la parrocchia è il riferimento all’amore di Dio ed alla Fede per il Centro.
    Sta sempre più crescendo una preziosa collaborazione tra queste due realtà separate e non omologate, ma con lo stesso obiettivo di crescere nella Fede, nella Speranza e nella Carità.

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