di Guido Michelone
È “Stritola” il nuovo album di inediti del cantautore leccese che esordisce discograficamente nel 2008 con l’Ep dal titolo “Autunno” (1stPop Records), per arrivare due anni dopo al primo CD con “Sono io lo storpio”( 1stPop Records/Edel). In Stritola Fulvio Spagnolo offre un album di otto brani tra cui “Una sorpresa”, “Stritola”, “Distrutto”, “Giochi a palla”, “Come cade”, “Conoscendoci”, “Cortesi attenzioni” e “Non torno”. Il disco, pubblicato in questi giorni, parla della vita e dei suoi misteri, pascolianamente dalla sorpresa per la natura alla bellezza violacea della notte fino alle rose di un giardino. Sono una riuscita miscela di immagini, suoni e parole, perché, spiega l’Autore: “Lo sforzo poetico è un viaggio visionario in un mondo in cui le cose si fanno simbolo e metafora, dove la chitarra serve per scavare e la voce per inseguire “il senso”. È questa ricerca, condotta nei sentieri dell’amore, o del semplice stare al mondo, che ‘stritola’”. Ho intervistato Fulvio Spagnolo in esclusiva per “La Poesia e Lo Spirito”.
Così, a bruciapelo puoi parlarci del tuo nuovo lavoro discografico?
Ho realizzato “Stritola” in tre fasi tra il 2011 e il 2012, ho cercato di tirare fuori in maniera viscerale l’esigenza di mediare tra me e l’ascoltatore! Su due piedi posso dire che sono contento di come sta andando.
Ci racconti ora il primo ricordo che hai della musica?
Ricordo che da piccolissimo ascoltavo Tracy Chapman durante un viaggio in macchina andavo in montagna con la mia famiglia, e io ero molto piccolo, ricordo che avrei voluto che quel viaggio non finisse mai e forse non è mai finito. Ascolto Tracy Chapman da sempre quindi.
Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare un musicista?
Forse l’esigenza di urlare a tutti che non ho colpe. Credo che fare il musicista è un modo per tenere svegli i sensi, forse inizialmente avevo voglia di fare proprio questo, nient’altro, adesso è “abitudine”.
Ha ancora un significato oggi la parola musica?
Certo la musica è musica. Sono solo un po’ scioccato dal rapido passaggio dei pezzi in radio; per la musica pop si dovrebbe fare come per la musica classica: si dovrebbero spiegare uno alla volta i brani e si dovrebbe fare una selezione maggiore non di certo basata sulla provenienza da “Amici” o “X Factor”, oggi è tutto molto superficiale.
Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ alla musica?
Per quanto mi riguarda associo alla musica un’ incredibile voglia di comunicare, comunicare e comunicare. Le canzoni possono essere magiche e alcuni artisti lo sanno fare, e sanno mettere in tre o quattro minuti misteri infiniti; dietro la musica c’ è il piacere di essere vivi con tutti i sentimenti e i turbamenti che questo comporta.
Come pensi che si evolverà la musica del presente e del futuro?
Da poco ho acquistato una macchina potente con un computer ed un televisore incorporati; qualche giorno fa pensavo proprio a questo, cioè che forse tra un po’ tutte le auto avranno internet e dunque ci sarà la possibilità di vedere video in auto e scegliere tra miliardi di canzoni come già si fa a casa. Internet, è scontato dirlo, ha cambiato il modo di ascoltare musica e credo che la musica stessa stia mutando nella rapidità e nella sintesi, traguardo, se così si può dire, raggiunto già nella metà degli anni ’80. Il futuro è lo streaming assoluto. Credo comunque che ci sarà sempre bisogno della star di turno e non per la canzone ma perché la società ha bisogno di punti di riferimento per sognare, per credere e per vivere.
Tra i molti brani che hai fatto ce ne è uno a cui sei particolarmente affezionato?
Spesso ascolto le mie canzoni pubblicate e non, devo dire che certamente “Stritola” e ” Giochi a Palla” sono quelle a cui mi sento più vicino adesso.
E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti sull’isola deserta?
“Mayonaise” degli Smashing Pumpkins.
Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?
Da sempre spazio nell’ascolto, dagli Smashing Pumpkins ai Radiohead, da De Andrè a Vasco, da Jim Morrison a John Lennon, da Billie Mayer a Tracy Chapman, dai Depeche Mode ai Bran Van 3000 ecc. Rileggendo questa lista posso dire di ascoltare da sempre solo le voci degli immortali, insomma le voci guida.
Qual è per te il momento più bello della tua carriera di musicista?
Trasformare in note le mie stupide emozioni tenendo da parte e lo faccio solo in quel momento, le mie stupide paure.
Quali sono i musicisti con cui ami collaborare?
Senza dubbio i musicisti della mia band.
Cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?
Stiamo realizzando un nuovo video in una enorme cantina di vino abbandonata e poi vorrei incidere in studio un pezzo che sto finendo di scrivere (e ci sto su da due mesi) e che vorrei portare a SanRemo Lab quest’anno.
