da qui
Conosci la strada come le tue tasche: T-Bone, Acqua & Sapone, stazione di servizio. Ti chiedi come sarebbe la tua vita in un posto qualsiasi che non sia stato vissuto come questo, metro per metro, casa per casa, negozio per negozio, in sedici anni di lavoro duro, di drammi e di sorprese, come quella di trovarti in guerra con il cardinale per una questione stupida di zingari. Ti ha attaccato il telefono, chissà che sta pensando, quali consulti porta avanti col collegio dei vescovi: li vedi, seduti con le mani in grembo, a parlare di te scuotendo la testa e battendo nervosamente le dita sui braccioli. Senti che finirai male, in un villaggio sperduto di montagna o, magari, a dirigere una vecchia rettoria del centro. Non è stato, per anni, il tuo sogno proibito? Avere più tempo, scrivere non solo dopo pranzo, quando gli occhi si chiudono nonostante il pasto scarno e con il rischio che telefoni o suoni al campanello il matto di turno. Sì, me lo dica chiaro e tondo. Un tumore; sono macchie che non possono avere altra natura. Sarebbe un guaio: ha un mare di problemi. Allora è un guaio: non ho alcun dubbio. Non te l’immaginavi così determinata, quasi dura. Prendiamo un caffè? Anche un panino, se non ha pranzato. Il bar è ingombro di medici e infermieri. Ciao, Claudia, come stai? Ride e scherza con tutti, sei quasi un po’ geloso: c’è qualcuno che non la conosca, in questo posto? E’ bella, con gli occhi e i capelli così neri. Diceva? Compagni di scuola? Una cascata d’immagini ti vortica d’un tratto nel cervello: Carla, Susanna, Paola; di alcune non ricordi il nome. Mi dica che c’è una via d’uscita. Ci vorrebbe un miracolo. E lei non crede nei miracoli. Io sono un medico, credo nella scienza. Se lo sa la moglie, si suicida: hanno già una situazione insostenibile. Non è mica colpa mia. Finirebbe sotto i ponti, come me. Un giorno mi spiega bene com’è andata. E se non ti mandasse nemmeno in rettoria? Se decidessero di sospenderti a divinis? Che faresti? Proveresti a vendere i tuoi libri? Ti offriresti per lezioni private? Presenteresti domanda di assunzione in qualche scuola per pluribocciati da salvare per il rotto della cuffia? E questo per cosa? Per quattro zingari che bivaccano fuori della messa. Avverti, dopo tanto tempo, il desiderio di tornare bambino, di ricominciare. Provi a scrivere le prime impressioni che ti vengono alla mente. Che diavolo avranno queste dita? Che sia la maledizione della Curia? Fatichi a mettere in fila poche lettere: che faresti da grande? Coltiverei un campo dove tutti potessero mangiare. Scriverei un libro che tutti potessero leggere. Comporrei una musica che tutti potessero cantare. Sì, le spiegherò per bene. Ma ora mi risponda: se dovesse guarire, per miracolo, passerebbe una giornata sotto i ponti, insieme con me, dimenticandosi di tutto?
Se il medico vedesse il miracolo, sceglierebbe lei stessa di attraversare il ponte, di scenderne le scale, per restare, come vescovi e cardinali, se sapessero chi sono coloro che chiedono, fuori dall messa, smetterebbero la croce d’oro e rubini, e comincerebbero ad ascoltare la musica che non possono sentire per la pesantezza che gli opprime il cuore.
E’ piu facile che guarisca un tumore alle ossa che un ricco (d’oro e di sé) entri nel Regno che…perché sta sotto al Ponte.
“Coltiverei un campo dove tutti potessero mangiare. Scriverei un libro che tutti potessero leggere. Comporrei una musica che tutti potessero cantare.”
E’ la teoria del Socialismo perfetto. Dove tutti in parti uguali hanno cibo istruzione e…. musica, come nella la città di Utòpia. Non ci sarebbe nemmeno più bisogno di guadagnarsi il Paradiso. Ci credi che si possa realizzare? La formula si trova ma solo se c’è amore.
Mi dica che c’è una via d’uscita. Ci vorrebbe un miracolo.
C’è sempre una via d uscita quando si attraversa un tunnel che sembra essere senza fine,ed il miracolo più grande avviene quando questo tunnel lo si attraversa in due.In questo modo è più facile superare le avversità della vita,anche perché il vero miracolo consiste nel saper amare l’altro.
Si può sfoggiare nel lusso e nella bellezza se si vuole, ma il lusso e la bellezza sono come le statue da vedere ,che sono belle fuori ma vuote dentro,perché in esse non palpita un cuore che sappia che cos’è l’Amore!
“dimenticandosi di tutto?”
Certe volte sarebbe necessario dimenticare : il dolore, i torti subiti, le esperienze senza valore.
Ricordare solo l’amore.
“se dovesse guarire, per miracolo, passerebbe una giornata sotto i ponti, insieme con me”
Il vero miracolo è incontrare persone che credono nei miracoli e che ci aiutano a compierne a nostra volta; un miracolo grande sarebbe già voler passare una giornata sotto i ponti…la guarigione è la conseguenza.
Se la accetti ho con me una vanga; posso rabboccarti l’inchiostro; girarti le pagine dello spartito. Passerò molto più di un giorno sotto i ponti: che farei altrimenti da grande, se non scoprire, capire, inventare, perdermi in un miracolo.
Il miracolo, la guarigione dal male fisico e dalle metastasi di un “amore”, fatto di convenzioni, che dell’Amore ne ha dimenticato il messaggio
La metafora dei sottoponti sta a dire che almeno per un giorno si dovrebbe vivere solo di vita. deporre tutte le attrzzature della convenzione ritrovare l’uomo, l’”humus ” sentire il cielo che ti contiene respirare la pace parlare, se Lui vuole, con Dio.
Penso che tutti,a volte,si faciamo questa domanda “come sarebbe la tua vita in un posto qualsiasi ce non sia stato vissuto come questo”
Ci stiamo provando ad immaginare,come poteva andare la nostra vita con le decisioni diverse.A volte,lo faccio anche io.Ma poi….che importanza ha! Ho fatto queste scelte nella vita,mi trovo in questo punto nella vita,e vivo con questa vita che ho.
“Non è stato,per anni,il tuo sogno proibito?”
A volte abbiamo un pensiero,una idea,un piccolo desiderio,a che fare con la nostra vita, ma capità che quando stiamo davanti ad realizzare il nostro sogno,c’è qualcosa che ti spaventa,e sicuro che a nessuno non piace essere costretto a fare una cosa anche se ci forse il nostro sogno.
Penso,che come tutti praticamente,siamo abituati alla nostra vita e i cambiamenti drastici,un po’ fanno paura (nonostante tutto)
“Un tumore”. Una volta,anni fa,mia sorella è tornata a casa dicendo:ho un tumore. Ha smesso di fumare,stressava tutta la famiglia perchè lei ha tumore,sta morendo.O.K
Per una settimana stavo combattendo con mia sorella che deve andare da altri dottori,da specialisti,che non può arrendersi cosi subito con prima parola:finito (perchè lei era disposta già andare a trovarsi un posto al cimiterio).Ci sono riuscita. Allarme falso,mia sorella non aveva niente di grave.Si è ripresa la vita, si è ripresa le sigarette
Coltiverei un campo dove tutti potessero mangiare. Scriverei un libro che tutti potessero leggere. Comporrei una musica che tutti potessero cantare.
..un mondo dove tutti possano vivere
grazie!
ci stiamo incamminando sulla strada dell’autenticità.