13. Per incontrarlo

da qui

Mi dica. Cerco don Liborio. Un attimo, che le passo la stanza. Squilla. squilla, non risponde nessuno. Sarà in visita ai detenuti. Sì? Cerco don Liborio. Attenda, glielo passo. Voci diverse: uomini dal tono annoiato, donne del popolo che quasi urlano, giovani efficienti, come nei call center. Squilla, squilla, non risponde nessuno. Può dire che ho chiamato? Senz’altro, gli lascio un appunto. Come ha detto che si chiama? Savin ti avrà dato per disperso. Finora gli era andata bene: gridava, rimediava un euro, litigava con gli altri alcolisti come lui. Ma un bel giorno ha esagerato: resistenza a pubblico ufficiale. Ora gli tocca stare mesi in una cella che dividono in cinque. Gli hai scritto, dicendogli che lo pensate, e se ha bisogno di aiuto non faccia complimenti. Vuoi andarlo a trovare. Don Liborio? Aspetti, che le passo l’interno. Squilla, squilla, non risponde nessuno. Penserà che di lui ve ne infischiate, che in fondo dava solo fastidio, nonostante le parole. Perché no? Mi piacerebbe un’esperienza come questa: che si fa sotto i ponti? La fissi negli occhi, non ne hai mai visti così neri: ti starai innamorando? Ricorda che sei ancora un prete. Si parla con la gente; un sacerdote ascolta storie, dall’alba al tramonto, e a volte anche di notte. Un lavoro interessante: è per questo che scrive? Sì. A forza di ascoltarli, i racconti, alla fine ti escono da soli, dalle dita. A proposito, che mi dice della motilità? Fatico a controllarle, mi capita di battere una lettera per l’altra. Per esempio? Suore invece di cuore? Ah ah, molto spiritosa. Riuscirò a salvare l’anima, si spera. Mi pare il compito di tutti. La situazione peggiora ogni giorno, ma dovrò portare a termine il mio compito. Quale? Rinnovare la chiesa. Le sembra facile? Non c’è niente di facile. Quindi ha detto che accetta? Sì: una giornata qui, con lei, ad ascoltare le storie della gente. Ne vedrà delle belle, ma non si scandalizzi. Pensa che un medico non abbia un repertorio simile? Sì, provo di nuovo. Squilla, squilla, non risponde nessuno. Penserà che lo avete abbandonato. Forse si è appeso a un chiodo con l’elastico dei calzini sporchi. Pronto, mi dica. Don Liborio! Sono giorni che la cerco. Ero in giro per le celle. La contatto per un detenuto che frequentava la parrocchia: può darmi informazioni? Ho bisogno di tempo, le farò sapere. Pronto, mi dica. Cerco don Liborio. Le passo la stanza. Squilla, squilla, non risponde nessuno. Ne sono certo: magari confrontiamo le esperienze. Pensa davvero di cambiare la chiesa? Le ho detto che ci provo. Anche se fosse solo contro tutti? Il vangelo è come un seme minuscolo, un lievito disperso nella pasta. E lei si ritiene un buon lievito? Sì, don Liborio. Attenda in linea. Savin? Sto per incontrarlo.

14 pensieri su “13. Per incontrarlo

  1. IL NUMERO SBAGLIATO

    Nella pinacoteca squillò il telefono,
    squillò a mezzanotte tra i quadri alle pareti;
    poteva svegliare i dormienti, se c’erano,
    ma qui abitano solo insonni profeti,
    soltanto re sbiancano al chiarore lunare,
    del tutto indifferenti a quel che c’è da guardare
    e, vivace all’aspetto, la moglie del notaio
    osserva l’aggeggio che squilla sul caminetto,
    ma no, non mette via il suo bel ventaglio,
    come gli altri resta appesa, colta sul non fatto.
    Superbamente assenti, con ricche vesti o senza,
    trattano quell’allarme con noncuranza,
    e in essa c’è, lo giuro, assai più humour nero
    che se dalla cornice scendesse un condottiero
    (a cui solo il silenzio fa fischiare le orecchie).
    E il fatto che qualcuno continui a richiamare,
    provando in buona fede all’apparecchio
    un numero inesatto” ? E’ vivo, e può sbagliare.

    Wislawa Szymborska

  2. Siamo tutti storie disperse nell’universo, brandelli di energia stappata da un telo unitario, fili di luce che vagano all’infinito nel buio dell’indifferenza della storia e della gente, voci che vagano senza un corpo che le incarni, non c’è più nessuno che ascolti nessuno solo la notte ascolta sé stessa finché non troviamo chi sia capace di ascoltare, al di là delle parole, dentro gli sguardi, nei gesti, nei silenzi, e intrecci in fili di parole il racconto di ciò che siamo, e ci doni la nostra storia unica, irripetibile, per salvarci l’Anima.

  3. Piccolo seme, come il Vangelo, siamo noi, pasta diluita, pronta a crescere, e distribuirsi nell’animo altrui. Se resta inerte, quella pasta non serve a niente, non produce, non arricchisce, non fa il lavoro suo. Abbiamo un compito: scorgere quella pasta, sposarla, toccarla. Amarla. Solo in questo modo diventerà un tramite per l’amore verso gli altri. Verso l’altro. E noi un tramite ancora più umile ma importante.

  4. ”Penserà che lo avete abbandonato”

    La solitudine profonda e la mancanza di speranza sono il vero carcere che uccide le persone

  5. Colui che cerca di “salvare l’ anima” alle persone è simile a Cupido, infatti le parole sono come l’ arco e la freccia,esse devono raggiungere il cuore ,perché solo cosi può nascere un amore capace di trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne.

  6. Savin? Sto per incontrarlo.

    L’amore incontra l’amicizia e gli domanda:”a cosa servi tu se ci sono già io?” L’amicizia:”servo a portare un sorriso dove tu hai lasciato una lacrima”
    Massimo

  7. Esperienze che non tutti hanno voglia di fare. Entrare in un carcere per portare conforto a un alcoolizzato imputato di avere aggredito un agente, entrare in contatto con sudici ambienti che nulla hanno a che fare col livello sociale di tanti di noi, col mondo dorato che pensiamo doverci spettare per forza, come se sotto ai nostri parquet possa esistere tutta un’umanità che non ci riguarda che vive alla stregua dei topi nelle cloache. Coraggiosa la dottoressa che vuol fare un viaggio seppure di un giorno nell’inferno dantesco della disperazione.
    Sarà per amore?

  8. “un sacerdote ascolta storie….”
    mia vicina di casa anche ascolta storie,lei è meglio di telegiornale,oppure uguale- aggiunge suoi spiegazioni che spesso sono fuori la realtà

  9. “La situazione peggiora ogni giorno,ma dovrò portare a termine i mio compito. Rinnovare la chiesa”
    Quando leggevo questa frase,il primo pensiero che mi è venuto era:con la zappa sulla luna, ma poi mi si è ricordata un altra frase:la goccia d’acqua fa scavare la roccia. Ma il mio cinismo mi ha fatto vedere la scena:tutti noi guardiamo questo prete incoraggiando: si,dai,hai ragione,stiamo con te! (ma in realtà rimaniamo qui a guardare la tua fine!)
    Ma con Gesu non era simile? Tutti lo stavano applaudando,ma quando stava in difficoltà-era rimasto solo.

  10. Tante belle parole non servono, è vero.
    È l’esempio che convince, la testimonianza concreta che può raggiungere perchè credibile.
    Solo vivendo in prima persona, si diventa seme che, seppur minuscolo, alla lunga produce molto frutto.

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