da qui
Penso che la Chiesa sono io: se cambio io, può cambiare anche la Chiesa. Se io ci credo, ci crede anche la Chiesa. Se rinuncio al potere, ci rinuncia anche la Chiesa. Lei è un idealista. Passeggiate nei giardini del complesso ospedaliero. Siete sotto l’ombra di una palma risparmiata dal virus che qui le stronca tutte. L’ideale per lei è una malattia? Quando parla, accenna a un sorriso: che sia il segno che le piaci? Secondo me, combatte con i mulini a vento. Ha letto il don Chisciotte? No, ma lo conosco. I libri bisogna leggerli, per capirli bene. Non mi faccia la predica. Sì, sta sorridendo. Da quando vivi sotto i ponti, hai perso l’aria da prete, che forse non hai avuto mai, neanche col colletto. Una volta hai benedetto la casa di un’amica, la quale, poi, ti ha raccontato che la madre le aveva chiesto preoccupata: ma quello è un prete? Dico sul serio. Un libro si capisce dalle prime righe: deve prenderti subito, altrimenti è meglio lasciar perdere. Come le persone. Si riferisce a te? Sarebbe bello, pensi. E non ti presentare fino al prossimo sabato! Sarà la millesima volta che glielo gridi in faccia. E’ l’unico che ti fa perdere sempre la pazienza. Abbandonato dai genitori naturali, è stato adottato e rimesso in mezzo a una strada come prima. Cosa potrebbe uscirne, se non questo? Quando ti telefona alle ore più impensate, pregandoti di pagare un conto, di soccorrerlo perché lo vogliono ammazzare o di dargli i soldi per rifare per l’ennesima volta il documento di riconoscimento, ti ripeti mentalmente la sua storia. Pensi che il mondo sia pieno di disperazione, ma ti chiedi perché ne debba chieder conto a te. Ricomincia a gridare, come al solito: non mi vuole aiutare! Non mi vuole aiutare! Ormai ci hai fatto il callo: sei l’unico del circondario che dà una mano ai poveri e Bojidar ti fa passare per cinico e insensibile. Ieri hai trovato un foglio attaccato al cartellone della raccolta fondi per il teatro e il campo di calcetto; c’era scritto: invece di pensare ai bambini che muoiono di fame! Sono le volte che vorresti andartene, fare il barbone sotto i ponti; chissà, magari un giorno. Se Chiaraluna muore, lo farai. Perché dovrebbe riferirsi a te? Sei un prete, e lei potrebbe essere perfino coniugata. Non vuoi saperlo, forse, per non essere deluso. Sì, come le persone. C’è un libro che la prende? Mi piace Milan Kundera. Lo immaginavi: ha gli stessi gusti tuoi. Stai per proporle di rileggere insieme la storia di Sabina e di Tomàs, ma poi ti sembra troppo. Le chiedi se scriverebbe mai un romanzo. Non sono mica come lei, che da quando ha lasciato ha tutto il tempo. Le ho detto che non ho lasciato, la mia parrocchia è sotto i ponti. Ma non mi ha ancora spiegato perché e da quando lo ha deciso.
Penso che la Chiesa sono io: se cambio io, può cambiare anche la Chiesa. Se io ci credo, ci crede anche la chiesa.
Il tutto dipende sempre da noi!
Da quando vivi sotto i ponti, hai perso l’aria da prete, che forse non hai avuto mai, neanche col colletto
C’è un vecchio proverbio che dice che:”l’ abito fa il monaco” ,secondo me, non è l’ abito a fare il “monaco”, ma il ” monaco” a fare l’ abito,soprattutto se il suo lavoro viene svolto con Amore!
In fondo “
“L’ideale per lei è una malattia?”
Onore a coloro che nella vita
hanno scelto le proprie Termopili e vi stanno a guardia.
Mai distogliendosi dal proprio dovere
Giusti e retti in ogni azione,
pur con un senso di pietà e di compassione;
generosi quando ricchi, e quando
poveri, generosi ancora un po’.
Ancora aiutando, per quanto loro possibile,
sempre dicendo il vero,
senza neppure odio nei confronti di chi mente.
Ed ancor maggiore onore gli è dovuto
Quando prevedano (e molti lo prevedono)
Che infine spunterà un Efialte
E che i Medi, alla fine, passeranno.
Costantino Kavafis
“Penso che la Chiesa sono io…. Ma non mi ha ancora spiegato perché e da quando lo ha deciso.”
La cosa più difficile del mondo è cambiare l’idea che le persone si fanno di noi; la cosa peggiore è che il più delle volte quest’idea non nasce spontanea e personale (magari lo fosse) ma è indotta da un lento e costante “lavorio” di smantellamento della corretta interpretazione delle intenzioni che albergano negli esseri umani di buona volontà a vantaggio del trionfo del luogo comune,dell’abuso di potere, della procedura d’ufficio, del protocollo.
Chi è arrivato alla consapevolezza di essere chiesa ha già deciso di essere coerente anche, a volte, nonostante la chiesa.
Aiutami prete!
Hai scelto tu quel mestiere con tanto di specializzazione l’hai chiamata persino missione per quel poco che rende ti consente di tirare a campare senza chiedere niente a nessuno, noi poveri figli di strada che stanno pagando le colpe dei padri non proviamo piacere a tender la mano non abbiamo nessuna psicosi dell’abbandono quella è piuttosto prerogativa del ceto medio. è solo la fame che urla insieme alla rabbia di non esser più un uomo.
Scusami prete! Tu che un Padre ce l’hai aiutami a sopportare l’insostenibile pesantezza del vivere.
Quante volte ho giudicato, in positivo o in negativo (ma più spesso in negativo), una persona alla prima occhiata, per come era vestita o portava i capelli, dalla prima frase che ha pronunciato. Immediatamente catalogata come simpatica o antipatica, frequentabile o infrequentabile.
Quanti libri ho creduto non meritassero di essere letti solo dal titolo o dal risvolto di copertina. Quanti film non andrei mai a vedere per colpa dei trailer che li presentano.
Anni e anni di sole certezze.
Ma dovrebbe essere sufficiente una sola volta in cui resti stupito e pensi “mi sono sbagliato”, per farti ricredere sulla tua infallibilità. Anche una sola possibilità su mille di sbagliare è un rischio enorme se contempla il lasciarsi sfuggire una conoscenza per cui ne valga la pena.
E anche questo poi: esiste davvero qualcuno per cui non ne valga la pena?
Non è molto che ho cominciato a intendere “il mondo è bello perché è vario” non come una frase fatta, ma come un’opportunità.
Si, fanno bene i protagonisti ad accettare questo contatto a … scatola chiusa e io farò bene a riprendere in mano Milan Kundera.
@ la Palma – Resisti
@ Don Chisciotte – Credici sempre
@ Gum 6. – Bello come lo hai espresso
@ Chiaraluna – Non morire
- Lei è un idealista.
Se tutti quei grandi personaggi che hanno rivoluzionato il mondo, come ad esempio Martin Luther King, avessero ascoltato chi non credeva in loro e cercava di “riportarli alla realtà”, ed invece di combattere avessero rinunciato ai sogni, il mondo non sarebbe cresciuto, la felicità, l’amore e Dio stesso sarebbero diventati sempre più lontani ed irraggiungibili.
Ci sono sogni che, grazie a Dio, qualcuno ha ancora il coraggio di sognare e di realizzare, nonostante il buon senso della maggioranza omologata e rassegnata.
Se un uomo non ha ancora scoperto qualcosa per cui morire, non ha ancora iniziato a vivere.
Martin Luther King
@Cri
ciao Cri,bentornata!
Un po’ fuori dal coro, ma e’ vero che ai poveri più dai e più vogliono, e il povero prete si trova a dover fare lo slalom fra bugie di tutti i tipi, l’opposizione dei benpensanti (e fra quelli metto sia quelli contro che quelli a favore a prescindere, perché per essere a favore bisognerebbe essere disposti a sporcarsi le mani, a condividere il ponte), e lo scarno portafoglio che va condiviso fra tutti i poveri, e non solo fra quelli che strillano di più.
Per non dire di chi soffre della sindrome da abbandono: la fame d’amore uccide come e quanto la fame di pane, e non e’ più solo un povero di quanto non lo sia chi soffre della ferita dei non amati,
Fate questo in memoria di me: spezzate il pane, ma anche, spezzate le vostre vite, i vostri corpi, le vostre anime, il vostro cuore, perché tutta la fame possa essere saziata .
Ma un prete da solo non può rispondere di tutto il dolore, anche se sembra che il mondo gliene chieda conto
L’idealismo è una malattia cronica che colpisce in tenerissima età e di cui a tutt’oggi non si trova un rimedio.
Le sindromi e l’eziologia fanno pensare si tratti di un male genetico spesso di origine ereditaria.
Affligge la vita di un uomo accompagnandolo sino alla fine.E’ stata tentata una cura con dosi massicce di materialismo senza trovare sensibili segni di miglioramento anzi parecchi pazienti hanno accusato fenomeni di rigetto.
Anch’Io sono uno di quelli che ha dovuto col tempo imparare a conviverci . Chissà se il progresso della “biologia” arrivi per tempo a scoprirne le cause e a mettere a punto un vaccino per debellarla così che per cambiare le sorti del mondo non debbano essere sempre quei pochi a doverne soffrire.
Se Chiaraluna muore…
Per me, Chiaraluna rappresenta la Speranza , la Speranza che ci conduce alla Vita Vera e quindi a Lui ,” se Chiaraluna muore”, muore anche ogni Speranza di vivere con Lui. Infatti, se Lui è presente nelle nostre vite ,non sono solo le nostre vite a cambiare ma piano , piano cambiano anche le vite di coloro che ci stanno accanto.
”Penso che la Chiesa sono io: se cambio io, può cambiare anche la Chiesa. Se io ci credo, ci crede anche la chiesa. Se rinuncio al potere, ci rinuncia anche la Chiesa. Lei è un idealista.”
Le possibilità di cambiamento si fondano su una base di condivisione ampia. Base che si compone di singoli individui responsabili; affinché il sacrificio di quel prete non sia una battaglia contro i mulini a vento.
I sogni non sempre si realizzano. Ma non perché siano troppo grandi o impossibili. Perché noi smettiamo di crederci.
– Martin Luther King
vi ringrazio!
sono realtà con cui si lotta, prima di tutto in noi stessi.
e senza questa lotta non c’è vita vera.
Io mi impazzisco qua.sto fuori mondo dove il computer mi funziona quando vuole e come vuole (o forse ha preso già da me?) però resisto.
O.K adesso commento,scusate
Il prete.(“hai perso l’aria da prete,che forse non hai avuto mai,neanche col colletto”)
Ma perchè immagine di prete deve essere come di uno condannato?Triste,pensieroso,che cammina pregando:memento muori?
Secondo me,il prete,sta “fuori mondo”.Ma come in questi condizioni può capire la gente,e con questo,come può aiutare a persone umane se non conosce la vita,se non tocca fondo di questa vita con tutto dolore e con tutta gioia?!
Il prete è uno come noi,è vivo e ha diritto di vivere come noi.
Cosi penso io
“…c’era scritta:invece di pensare ai bambini che muoiono di fame!”
si,è anche giusto,però…non possiamo pensare anche di nostri bambini?
Se hanno il teatro,il campo di calcetto-hanno qualcosa di utile da fare.Non devono stare sulla strada e drogarsi,fare delinquenti,…
A dare da mangiare non è tutto di che il bambino ha bisogno,dobbiamo anche a insegnare loro la strada giusta,a vivere,…
Certo,sempre,non dimenticando di altri che hanno bisogno di aiuto
“Le chiedi se scriverebbe mai un romanzo”
Mi si è ricordata una canzone (tradugo):cantare tutti possono,uno peggio,uno meglio…
Uguale romanzi,tutti possono scrivere,uno peggio,uno meglio…
Anche io (anni,anni fa)qualche volta iniziavo scrivere romanzi,però mai ho finiti, mi mancava la pazienza
Tutti possono scrivere,uno peggio,uno meglio…
Spesso ci si trova a combattere contro problemi ingombranti, che ci travolgono e lasciano senza fiato; momenti in cui la speranza e le energie sembrano essere partite per una vacanza di riposo; vai dal prete, l’amico che ti conosce, alla ricerca disperata anche solo di un sorriso, gli rovesci addosso i tuoi drammi – drammi? a volte è solo la mente contorta a perdere l’equilibrio: quando ti accorgi di cose ben più gravi intorno a te, ti vergogni, quasi! -; lui ti ascolta, sa tutto (o quasi) di te, intermediario di un abbraccio generoso, portavoce di un amore talvolta perso per strada, quello per cui egli stesso lotta, convinto che “c’è solo un modo per essere felici “, lo stesso perché Chiaraluna non desista.
@Agnese
Grazie, è bello ritrovarsi con amici come voi!
grazie!
portavoce di un amore: una bellissima definizione.