Seduto in quel caffè

da qui

Le storie che s’intrecciano nel bar
non sono come frasi messe in fila
con la cadenza fissa, sempre uguale;
il chiacchiericcio è un groviglio di versi
senza rima, suoni confusi, strani,
come grida di rondini sui tetti:
le insegui per un attimo soltanto,
le vedi volteggiare,
alzarsi in volo, scendere in picchiata
sui tavolini ingombri di gelati,
arachidi, spremute.
Ti chiedi che rapporto
ci sia fra tanto affanno
e il mare che risillaba in silenzio
la sua canzone lenta,
una poesia che solo pochi sanno.

21 pensieri su “Seduto in quel caffè

  1. Il canto del mare e’ il silenzio primordiale dell’inizio, della vita prima che la dispersione intacchi i giorni, e’ culla del pensiero, e’ desiderio che spicca il volo nella parola che sorge dalle profondità nascoste dentro l’anima.

    Bellissima !

  2. Il volo delle rondini lo seguo nelle prime ore del mattino in estate, quando dopo la prima sfornata di pane esco in cortile a prendere una boccata d’aria fresca. Forse sarà la suggestione e lo stupore per il nuovo giorno che ci viene donato ma le loro strida le sento come un canto di gioia, una preghiera lanciata oltre la nube, una invocazione che da valore al silenzio che riempie quell’ora.

  3. “Una poesia che solo pochi sanno”
    Le rondini nel loro volo sono uno uno spettacolo fantastico, soprattutto quando le vedi tutte insieme,
    prendono tutte le forme che sanno: una meraviglia che solo pochi sanno guardare.

    Bellissima poesia che ci dona occhi nuovi.

    Grazie.
    Ernestina.

  4. Dal basso richiami indistinti di vita qualunque dall’alto le garrule rondini che invitano timide il mondo a giocare con loro ,su tutti la voce silente del mare che recità i versi più belli di una rara poesia.

  5. “…
    ti sei sentito solo
    in mezzo a tanta gente
    sì ma guarda che di te e degli altri
    a questa gente
    non gliene frega niente …”

    Altre solitudini e altri tunnel in questa canzone del grandissimo Jannacci.
    Questa poesia, però, mi ha fatto pensare allo stesso modo che

    “…
    e allora sarà ancora bello
    quando ti innamori,
    ….
    quando, quando senti il sole.”

  6. il mare che risillaba in silenzio
    la sua canzone lenta,
    una poesia che solo pochi sanno.

    E’ la poesia, custodita in ognuno di noi, e che nel silenzio riusciamo a riconoscere, della nostra nascita e della nostra intimità.

  7. Il groviglio di affanni e rumori in cui immergiamo e consumiamo la nostra vita ci impedisce quello che solo in pochi sanno fare, ascoltare la voce del mare, alzare lo sguardo per vedere il volo libero delle rondini e sentirsi felici.
    Bellissima!!!

  8. Nel brusio quotidiano della vita, nel continuo groviglio di chiacchere che stordisce, la tua poesia, don, apre il cuore fino a fargli sentire “il mare che risillaba in silenzio la sua canzone lenta”, quella “sottile voce di silenzio” che è l’unica che vale la pena di ascoltare.

  9. Rigenerante come una lectio divina, il respiro dell’onda che, silenziosa, lascia entrare nel cuore la dolce potenza della Creazione, ricordandoti che anche tu ne fai parte

  10. @Marco1963 17.

    Finalmente, Marco.
    Fabrizio ha la capacità di saper andare all’osso delle cose, di saperle esaltare, tirandone fuori l’essenza.
    Ma la sua capacità sta soprattutto nel farci vedere quella stessa “essenza” una volta nel bianco e la volta dopo nel nero.
    E noi, invece, giù a prendere sempre posizioni drastiche e incontrovertibili a seconda dell’argomento del giorno. Se si parla di bianco, tutti a dire quanto il nero sia da evitare, da mettere al bando e viceversa.
    Certo, tra un chiacchiericcio insignificante e quel “silenzio”, di primo acchito si è portati a scegliere il secondo. E in questo, secondo me, sta il tuo merito Marco. Faremmo meglio a soffermarci sulla bellezza della poesia, su come e quanto abbia saputo farci ascoltare quel silenzio, invece di affrettarci a considerarlo l’unico e indiscutibile modo di vivere.
    Perché poi, lo sappiamo, il significato e il valore delle cose sta tutto nel grado di amore con cui le osserviamo, bianche o nere che siano.

  11. Raffaele caro, compagno di palcoscenico e di ansie e problemi apparentemente irrisolvibili. Ho seguito il cuore, l’anima, ho guardato dentro, ho tentato di tenere sempre pulito l’oblò che apparentemente mi separa dalla vita e dal cielo, ma che in effetti a quelli mi unisce. Prendo con delicatezza il tuo commento e lo conservo. Mi fa un po’ paura, m’intimorisce il tuo commento, perché va dritto al punto e dice la verità. Ma in effetti mi ha fatto librare, io che sono pesante. E’ la tendenza degli uomini a schierarsi sempre. A volte, in quel frastuono, dovremmo ascoltare di più quella sottile voce di silenzio, che e’ sempre presente. Sono felice di averti potuto conoscere meglio sul palco, uomo silenzioso ma ingegnoso. A presto! Marco

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