da qui
Sei stato aggredito, un minuto prima della messa delle diciannove, la terza che celebri, con quaranta gradi, tre condizionatori inefficienti che fanno solo un rumore indiavolato, quando è chiaro che ormai non ce la fai, e ti ritrovi un cinquantesimo di matrimonio di cui avevi completamente perso la memoria, una falange compatta di parenti vestiti a festa che non gliene frega niente di quello che dirai; un pilota automatico, questo ci vorrebbe: faresti uscire le frasi dalla bocca senza controllo né censura, coi motori al minimo, guardando un punto fisso in mezzo all’assemblea, oppure cercando disperatamente le persone che, nonostante la débâcle, manifestino un cenno di assenso, un segno qualunque di attenzione; sei stato aggredito da una signora alta, occhi chiari e capelli castano-corti, con un vestito estivo a fiori, lo sguardo allucinato, che ti blocca vicino al tabernacolo, e all’obiezione che provi a opporle – manca un minuto, può dirmelo più tardi? – incalza ancora più veemente, in questa chiesa non ci vengo più, e pensi che qualunque sia il problema non si può risolvere a trenta secondi dall’inizio, allarghi le braccia ma non accenna a ritirarsi, anzi, prosegue a voce ancora più alta, appena coperta dal fracasso insopportabile dei condizionatori, gli zingari, gli zingari, hanno tirato una bottiglia, qualcuno avrebbe potuto rimanerci, ho chiamato la polizia che ha assicurato di venire alle 20, alla fine della messa, ecco, appunto, facciamola almeno cominciare, non gliene frega niente? pensa di continuare come nulla fosse? Signora, ne parliamo dopo, non ha capito, non ci vengo più, sei già in ritardo, ti viene in mente, chissà come, il versetto di Esodo 3,14, eyeh asher eyeh, io sono colui che sono; deve fare qualcosa, qui ci scappa il morto, nelle altre parrocchie non succede, li cacciano via, non conoscono la civiltà. Le diciannove e un minuto: la falange degli invitati, forse, non sa nemmeno cosa sia una messa, da che parte cominci; gli sposi hanno la faccia emozionata; dietro, qualcuno dei fedeli più assidui guarda preoccupato, capisce che qualcosa non sta andando per il verso giusto, ora fa un sorriso di compatimento, mi capisce? deve decidere qualcosa, qui facciamo chiudere; poi, all’improvviso, ti ricordi: è un futuro! io sarò colui che sarò, c’è ancora tempo, procediamo appesantiti dalla zavorra di quello che non siamo, dai muri del razzismo, dalla beata incoscienza della feste di famiglia, dal sudore che ti cola sul viso e nemmeno hai cominciato, dalla signora che inveisce a pochi centimetri dal tabernacolo mentre tu ti concentri su quel punto fisso, in mezzo all’assemblea: stai cercando qualcuno, colui che sarà, che, ora lo capisci, non può essere tutto qui da ora, nella bottiglia lanciata dall’ubriaco, negli sguardi allucinati dei famigliari col vestito buono, nella signora dai capelli corti che in questo posto, lo giura, non metterà più piede, neanche se glielo ordinasse il cardinale. Già, il cardinale: che dirà quando verrà a saperlo?
non conoscono la civiltà…
- Un giorno, una beghina della parrocchia chiese di una persona che potesse lavorare nel giardino. Don Mario si rivolse ad Agatino, nella speranza che potesse farcela; lui si mise a dormire su una sedia a straio e pretese, alla fine di essere pagato, senza aver mosso un dito. La donna si infuriò… andò di corsa dal parroco a gridare : “O lui o io!”. Don Mario rispose: “Lui”…
(Guida pratica all’eternità- F. Centofanti)
Ci sono persone alle qualli non manca la devozione ma sono incapaci di essere misericordiose o compassionevoli con gli altri, fa paura pensare quanta aggressività si può nascondere e quante cose hanno dovuto reprimere per diventare dure di cuore.
Si è aggressivi nei confronti del prossimo, perchè molto spesso non si viene capiti, ci si sente frustrati e abbandonati al proprio destino, per questo le persone urlano, lanciano magari bottiglie , tutto questo non è giustificabile, ma questo! è il loro modo per dire :Guarda , io ci sono, esitsto anch’io, non sono invisibile ai tuoi occhi , come lo sono stato pochi minuti fa ,prima ancora di lanciare la bottiglia , mi vedi? Sono quà , sono uno come te, sono uguale a te .L’unica differenza tra me e te è che io parlo una lingua diversa dalla tua e perciò non ci capiamo.Per questo siamo timorosi l’uno dell’altro.
Esiste, però, un solo linguaggio che è comprensibile al mondo intero e questo linguaggio , si chiama :Amore, Amicizia, Accoglienza. Queste, sono tre parole apparentemente differenti con la stessa radice (= la A maiuscola) che messe insieme formano un unica parola: Carità!
“Sei stato aggredito”….e non dagli zingari, ma non succederà più, lo ha giurato!
“Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.”
Mt. 5
“deve fare qualcosa, qui ci scappa il morto”
Infatti, un cuore incapace di farsi prossimo è già morto.
E con questo:
“La tentazione è forte
restare qui per sempre,
dimenticare tutto,abbandonarsi….”
ti credo!
La primissima impressione è stata quella di non essere ancora uscito dal lavoro, circondato dai colleghi che, come al solito, non fanno che lamentarsi: stesso caldo, stesse condizioni di lavoro pessime, stesse assunzioni di responsabilità per cose di cui non si ha colpa, stesso desiderio di abbandonarsi agli eventi, lasciando che vadano come devono andare. Poi è apparso evidente, come logico, che qui non si stia lottando per il diritto a una CGIL dei sacerdoti. Si sta cercando qualcuno. Colui che sarà. Colui che sarà sempre presente.
Gli sposi hanno la faccia emozionata. Questa frase si è stagliata, diversa da tutte le altre. La tenerezza che mi ispira, mi fa pensare che, anche solo per loro, meriti di iniziare una messa senza pilota automatico.
Mi si è ricordata una poesia,scritta secoli fa (probabilmente da Rey) che diceva:
una devota stava pregando,e mentre pronunciava le parole “e perdonaci nostri peccati come noi perdoniamo ai nostri debitori” ,picchiava la sua serva che ha fatto qualche piccolo errore
Ci stavo pensando di questa signora,ma se questa bottiglia lanciasse un italiano , la sua reazione sarebbe uguale?
“procediamo appesantiti dalla zavorra di quello che non siamo”
Ogni verità è nel suo contrario? Non saprei…a me fa bene pensare che Dio non si contraddice.
Non può essere che tutto sia ora.
Sta scritto nel libro più vecchio del mondo. Quando il popolo di Israele si mise in cammino per seguire il dettato di Dio non sapeva che cosa sarebbe successo. Una profezia è proprio questo parlare di qualcosa di cui ancora non si conosce il destino nè l’utilità. Per questo ognuno di noi può essere profeta purchè abbia fiducia nell’esito di ciò che ha ora dinanzi e non sà ancora cosa sarà poi.
grazie!
soprattutto per aver compreso il futuro che comincia a intravedersi.
@Rashide
Comprendo bene il tuo commento, e mi fa tanta pena pensarci, quando si soffre tanto: non capisci più dove sta la verità e diventi duro con te e con tutti. Poveri noi se non speriamo nel futuro dove c’è il piccolo lume acceso che ci sta aspettando.
Ernestina.
“Un pilota automatico”non direbbe parole capaci di destare i cuori addormentati di molte persone,perché a parlare sarebbe stato un robot e non una persona in carne ed ossa,che ti guarda dritto negli occhi,affinché il messaggio di Gesú possa raggiungere il centro dell’ anima,per farla vibrare come le corde dell’arpa di David.
Per onestà devo confessare che anche a me, tempo fa, gli zingari o comunque chiunque fosse seduto sul sagrato della nostra parrocchia, ubriaco o insistente nel chiedere, mi infastidiva ed ero tentata a farlo notare perchè tutto ciò avesse termine, paragonando la situazione con le altre parrocchie, pulite e senza questi “disagi” che portano a volte a fare una scelta. Ma quando inizi a seguire il Vangelo, con l’aiuto dell’omelia che fa chiarezza e con cuore aperto lo vuoi mettere in pratica, ti senti cambiato, esci dopo la messa rinnovato e ti è chiara la scelta: scegli loro!
…..è un futuro! io sarò colui che sarò…..
Chi è senza peccato… si metta nei panni degli altri.
Io penso che nelle situazioni bisogna trovarsi per capire la reazione. Credo che il buon senso e il rispetto sia un diritto di tutti, per cui se da una parte ci sono i diritti degli “invisibili”, dall’altra ci sono quelli degli altri e prima di mettere la sagoma del “ peccatore” su cui tirare le frecce, forse dovremmo provare a metterci la nostra, di faccia. Accogliere l’altro, soprattutto se diverso da noi, è uno dei principi fondamentali per dirsi cristiani ma credo che anche l’altro debba aver rispetto di noi evitando di lanciare cose, insultare e quant’altro, quindi, come dicevo, usare tutti il buon senso e il rispetto, indipendentemente dal fatto che si sia cittadini o stranieri, di qualsiasi razza, etnia e religione, ceto sociale. Se chi si sente minacciato reagisce non è detto che abbia un cuore duro, ma solo una normale reazione alla paura. Ci sono invisibili che lo sono davvero e altri che hanno modi violenti di rendersi visibili e la domanda è: vi siete mai sentiti presi di mira?
“Chi si sporca le mani” si. Il prete ma anche chi vede ciò che ai più non è visibile, chi con gli invisibili ci sta ogni giorno.
Il parroco è il bersaglio principale, come la giri e come la volti, l’agnello da sacrificare è sempre lui che ha il dono di essere paziente dimenticando di essere uomo e facendo solo il buon cristiano. Come mediare? Come mantenere la pazienza se si viene aggrediti, minacciati, vituperati, svegliati nel cuore della notte per essere minacciato di morte o quasi picchiato? Quale essere umano di fronte a ciò non reagirebbe? Eppure non reagisce, come non reagisce di fronte alla miriade di “giusti” che irrompono in sacrestia o lo bloccano ovunque per vomitargli addosso le proprie lagnanze, fondate o meno, e il più delle volte non lo sono. Di certo ci vorrebbe la bacchetta magica per fare dei “cattivi” i buoni e dei buoni ancor più buoni.
Ma c’è anche chi non è parroco ma un semplice laico che indossa occhiali 3d per vedere ciò che non si vede. Eppure capita che si venga insultati, inseguiti, minacciati, offesi in modo grave ma anche qui la pazienza aiuta, se c’è, ma ha meno limiti di quella del prete, o forse più chissà! A noi è mai capitato?
La bottiglia che vola, in fondo è poca cosa, può accadere di peggio. Se fossimo stati noi a essere il bersaglio che reazione avremmo avuto? Ma questo è difficile se invece di entrare/uscire dall’ingresso principale si usa la via laterale, facile prendere la sagoma da mettere sul bersaglio considerato che siamo puri di cuore, cristiani e …praticanti, che brutta parola come dici tu, ma scegliamo la via facile, rifugiandoci all’ombra del prete se le acque si agitano o infilando di fretta la via di casa.
Non ci sono buoni e cattivi, ci sono solo reazioni alla vita, ai momenti, alla paura, la “regola” è il saper vivere in mezzo agli altri, cosa che tutti dobbiamo imparare, magari anche risolvere le questioni da noi evitando che al centro di tutto ci sia un solo e unico agnello, che viene salvato dalla sua esasperazione guardando il futuro che viene incontro. Fosse anche il cardinale, che invece di dar retta a chiacchiere, viene a vivere un giorno in parrocchia, in periferia, la nostra.
@ Stella Maria 18
E’ chiaro che, dovendo fare una scelta, scegliendo gli ultimi non sbagliamo quasi mai, come insegnava anche Don Mario, nell’episodio già riportato.
Tuttavia, secondo me, agire solo con il cuore può essere pericoloso (ingiusto?) quasi quanto affidarsi alla sola ragione.
Ecco, quanto hai scritto mi sembra corrisponda ad un abbondante uso della ragione restando saldamente appoggiati al cuore. La migliore impostazione per affrontare il problema.
Capita che le bottiglie volino anche sui gradini delle chiese centrali, monumentali, della capitale, come se la storia della disperazione sia, quasi, la medesima nei secoli.
La chiesa è il punto in cui confluisce il mondo, tutto il mondo: quello della gioia e quello del dolore, l’alfa e l’omega, il benessere e la miseria. E‘ chiesa quella che almeno ci prova ad essere il punto nel quale le persone vengono rielaborate dall’amore.
@Clown
Si solo cercando un equilibrio fra cuore e ragione si può trovare la strada che ci fa una vera comunità dove ognuno e’ uguale al suo prossimo, sia dotato d’amore, pazienza e alimenti la speranza che il futuro che viene incontro e’ già cambiamento, e’ già presente.
grazie!
è il futuro che ci dà il coraggio di vivere anche il presente più difficile.
diventare quello che siamo, mi sembra un bel programma.