17. Il campo

da qui

Sei arrivato al campo col colletto e la camicia azzurra: troppo elegante per questo posto dimenticato dagli uomini ma non da Dio, perché Lui, alla fine, ha una memoria di ferro, come gli oggetti sparsi tra le erbacce: un frigorifero, un tostapane arrugginito, una radio con l’antenna rotta. Ti viene incontro un ragazzino grasso coi capelli neri, a spazzola: sorride, non ha bisogno di dirti se vuoi entrare, non ci sono cancelli, ma baracche aperte. Intorno a un tavolo c’è tutta la famiglia; un ragazzo più grande scrive col computer. In fondo, in ombra, scorgi la mole scura di Dragan, a torso nudo, con la pancia che cade e si arrotola sulla cintura dei pantaloni beige. Mihaela, appena ti vede, ti sorride. Il ragazzo al computer è diffidente, ti scruta dal basso in alto come una preda in attesa di essere inseguita. Se celebrassimo una messa? La proposta piace; gli chiedi dove farla e Dragan indica un casotto che qui chiamano cappella. Posso vederlo? E’ una baracca in legno con un tavolo e una poltrona rossa. Sui lati, una statua della madonna e un mazzo di fiori bianchi e secchi. Si può accendere la luce? Mihaela ti guarda con gli occhi azzurri eternamente umidi: ci hanno staccato la corrente; dobbiamo buttare il frigorifero, il ventilatore; i bambini non dormono la notte. Ti giri verso il ragazzo col computer, che lancia un altro dei suoi sguardi sospettosi: ce l’avrà con te? T’immagini a scrivere con il sole a picco, mettendo in fila le parole che già fatichi a battere, con le dita che s’inceppano. Fammele vedere. A che serve? Forse è una scusa per prenderti le mani. Claudia cerca di nascondere un sorriso, prima o poi dovrai convincerti a chiederle se è libera o sposata. Fatti le analisi. Appena trovo il tempo. Non hai caldo, qui? Ci hanno tolto la corrente. Che razza di parrocchia! Perché non organizzi una colletta? Scherzi? Abbiamo altro da fare. Si accorge del computer ancora acceso. Stai scrivendo? La fissi negli occhi nerissimi, con aria diffidente. Che hai? Ho detto qualcosa di sbagliato? Vieni oggi in ufficio, Mihaela, vediamo di risolverla con Paola. Non avete gli aiuti dal comune? Hanno fatto lo sgombero dei campi e poi non ci hanno dato i soldi. Come facciamo adesso? Li vedi quanti sono? Vassili, Robert, Patrick, Shakira, l’elenco non finisce mai. Non puoi fare a meno di girarti verso il giovane impegnato col computer: ha ancora quello sguardo da bestia minacciata. Pensi di nuovo se riusciresti a scrivere dentro la baracca, a quarantuno gradi. Niente, Claudia. In questi ultimi giorni, quando scrivo, mi sembra di avvertire un’ispirazione nuova, selvaggia. Se uno m’interrompe, divento nervoso mio malgrado. Va bene, padre, verrò. Le stringi la mano; saluti anche Dragan e fai un cenno con il braccio ai ragazzi intorno al tavolo. Ti salutano tutti, sorridendo. Solo uno ti guarda di traverso, come temesse che qualcuno gli potesse portar via il computer. Non ti preoccupare; piuttosto: t’interessa sapere l’esito delle analisi di Arturo?

24 pensieri su “17. Il campo

  1. La casada infiel
    A Lydia Cabrera y a su negrita

    Y que yo me la llevé al río
    creyendo que era mozuela,
    pero tenía marido.

    Fue la noche de Santiago
    y casi por compromiso.

    Se apagaron los faroles
    y se encendieron los grillos.

    En las últimas esquinas
    toqué sus pechos dormidos,
    y se me abrieron de pronto
    como ramos de jacintos.

    El almidón de su enagua
    me sonaba en el oído,
    como una pieza de seda
    rasgada por diez cuchillos.

    Sin luz de plata en sus copas
    los árboles han crecido
    y un horizonte de perros
    ladra muy lejos del río.

    Pasadas las zarzamoras,
    los juncos y los espinos,
    bajo su mata de pelo
    hice un hoyo sobre el limo.

    Yo me quité la corbata.
    Ella se quitó el vestido.
    Yo el cinturón con revólver.
    Ella sus cuatro corpiños.

    Ni nardos ni caracolas
    tienen el cutis tan fino,
    ni los cristales con luna
    relumbran con ese brillo.
    Sus muslos se me escapaban
    como peces sorprendidos,
    la mitad llenos de lumbre,
    la mitad llenos de frío.

    Aquella noche corrí
    el mejor de los caminos,
    montado en potra de nácar
    sin bridas y sin estribos.

    No quiero decir, por hombre,
    las cosas que ella me dijo.
    La luz del entendimiento
    me hace ser muy comedido.

    Sucia de besos y arena
    yo me la llevé del río.
    Con el aire se batían
    las espadas de los lirios.

    Me porté como quién soy.
    Como un gitano legítimo.
    La regalé un costurero
    grande, de raso pajizo,
    y no quise enamorarme
    porque teniendo marido
    me dijo que era mozuela
    cuando la llevaba al río.

    F. Garcia Lorca (Romancero gitano)

  2. Ancora una volta annulli spazio e tempo, in un continuum così preciso che se non leggi oltre le righe e non sei molto concentrato il senso fugge. Non so se sia genio letterario o solo astuzia di chi sa come si scrive, ma colpisce e stupisce, strappandomi un sorriso che la materia narrata, di per sè, non avrebbe fatto, non c’è ironia nel racconto ma solo compartecipazione alle miserie del mondo e desiderio di abbracciarlo tutto come fosse un unico essere sicuro che qualcosa cambierà.

  3. “Ci hanno tolto la corrente. Che razza di parrocchia!…. Va bene, padre, verrò.”

    E’ proprio il caso di dirlo: la dove c’è un computer ancora acceso c’è speranza.

  4. “Pensi di nuovo se riusciresti a scrivere dentro la baracca, a quarantuno gradi.”

    Si scrive per cercare verità…anche a quarantuno gradi.

  5. Bello questa visita in un mondo che solo in pochi conoscono da vicino.
    Mi colpisce tutto, ma soprattutto i cancelli aperti, la famiglia intorno al tavolo, la statua della madonna con un mazzo di fiori bianchi e gli occhi umidi della donna, nei quali verrebbe istintivo specchiarsi: cose semplici, ma che troppo spesso mancano nella cosiddetta società civile.

  6. - quando scrivo, mi sembra di avvertire un’ispirazione nuova, selvaggia. Se uno m’interrompe, divento nervoso mio malgrado.

    Forse è quello che prova “il giovane impegnato col computer” con lo “sguardo da bestia minacciata” e che scrive, chissà cosa, “dentro la baracca, a quarantuno gradi”…

  7. Gli zingari da sempre sono considerati coloro che si spostano, che non hanno fissa dimora, che non sottostanno alle regole.
    Claudia significa claudicante, zoppa. Nomen omen?
    Saranno quelli che zoppicano nella vita, che non hanno certezze, che migrano, che sovvertono le regole dettate dall’ipocrisia a seminare le briciole di pane che tracceranno la strada per una fede possibile?
    Possibile, nonostante tutto.

  8. Ci troviamo quasi di fronte a una scena del cinema neorealista dei nostri miglior registii, da Zavattini giù fino a Pasolini, storie di miseria ,accattonaggio,emarginazione e razzismo sociale messo in campo dalla parte “buona”del consesso civile che non tollera quegli escrementi che insudiciano il mondo delle convenzioni. Quelle storie in qualsiasi modo finissero anche se spesso male trasudavano amore e per questo rinrazio quegli irripetibili cineasti e lo sceneggiatore che oggi me le ha riproposte.
    Mio padre una volta di tanti anni fa fu invitato a cenare da una povera famiglia di giostrai , andai con lui, la tavola offiva cose che per il tipo di dieta cui ero abituato in casa non riuscii nemmeno a toccare, la cipolla e il peperoncino la facevano da padroni. Non potrò mai però dimenticare l’ospitalità genuina degli occupanti di quella rulotte tirata a lucido per accogliere gli amici veri.
    A proposito la vita mi ha fatto poi digerire dopo averle ingollate per forza vivande assai più pesanti e indigeste che ho persino trovato speciali.

  9. Ti salutano tutti, sorridendo

    Un sorriso spontaneo è delizioso! Contagioso, illumina il volto di chi lo svela e rischiara l’animo di chi lo riceve!

    – Salvo Stella

  10. “Solo uno ti guarda di traverso, come temesse che qualcuno gli potesse portar via il computer”…L’unica ancora di salvezza che gli permette di sognare ad occhi aperti, in un mondo dove sembra non esserci un posto in cui possano stare.

  11. In questi ultimi giorni, quando scrivo, mi sembra di avvertire un’ispirazione nuova, selvaggia…

    C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso… Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale… (Christopher McCandless)

  12. Penso,che per capire popolo di zingari bisogna trovare loro radici (io sto fuori la civiltà e non ho la possibilità di trovare nessun tipo di informazioni). Se riusciamo capire perchè loro sono rimasti isolati ma autonomi (lo so che hanno un tipo di re), forse riusciremo a capire dove sta il problema,perchè la gente punta dito sul di loro dicendo -loro sono zingari,dobbiamo stare lontano da loro.

  13. Ecco,stai in mezzo il campo per la prima volta.Le persone che ti conoscono,ti vengono incontro,altri,normale, ti stanno osservando per giudicar-amico o nemico. E come piuttosto sono abituati al nemici,allora “ti scruta dal basso in alto come una preda in attesa di essere inseguita”. Normale

  14. Se si tratta di questa corrente staccata,mi dispiace,ma io nella vita ho visto i trucci come si fa per avere corrente dove non c’è, e loro sicuramente lo conoscono, però non si fidano di te,ancora

  15. “T’immagini a scrivere con il sole a picco mettendo in fila le parole…”
    e noi spesso si lamentiamo di piccoli disagi,quando c’è la gente che con peggiori condizioni riesce sopravvivere,perchè deve sopravvivere.

  16. Il desiderio di scrivere è forte, supera la furia di Minosse, la difficoltà si spinge ben oltre, alla ricerca incessante di condivisione , di un collante speciale che unisca mani e parole di due “parrocchie” separate, in un solo movimento, libero e spontaneo, che non ha bisogno di porte , ma di tanta fiducia. Il cammino è lungo e in salita, ma si può provare: un passo indietro tutti per provare ad andare avanti

  17. Quest’anno mi sono trovata a dover aiutare una ragazza rom che veniva per poter dare l’esame di terza media, una persona stupenda, schiva, ma fiera!
    Scrive poesie così profonde che quasi non comprendi, parlano del suo mondo quello che vorrebbe,
    dopo averle lette l’ho guardata negli occhi, le ho sorriso e ho capito che alla sua età anche io ero come lei: con tanti sogni e fiducia nel mondo.
    Siamo davvero tutti uguali dobbiamo solo scrollarci di dosso le paure di conoscere l’altro da noi e pensare : Ama il prossimo tuo.
    Come scrive da giorni l’autore di questo romanzo che ci ha dato lo spunto per rivedere i nostri valori più belli quelli che ci nascondiamo nel nostro cammino per essere davvero autentici.
    Grazie.
    Ernestina.

  18. Verissimo Gum (10.); anch’io, leggendo, mi sono immaginato la scena in bianco e nero, con la fotografia contrastata e luminosa di Accattone o Mamma Roma.

    Approfitto del parallelismo cinematografico, per proporre la seguente riflessione.
    Non siamo certo di fronte ad uno di quei film americani grossolani in cui i buoni sono solo buoni e i cattivi tanto cattivi. Primo perché Fabrizio non riuscirebbe, anche volendo, ad essere grossolano e poi perché io qui, francamente, di veri buoni ancora non ne ho visti, se non nella memoria o nella speranza del futuro.
    Ciononostante, l’impressione che ho è quella di imbattermi in personaggi immediatamente catalogabili in simpatici o antipatici.
    Mi rendo conto che la realtà superi spesso la fantasia. Che alcuni incontri che appaiono descritti in modo un po’ forzato, in concreto siano stati assolutamente pessimi.
    Tuttavia, la sensazione che ho è quella di osservare le problematiche trattate con un punto di vista troppo mediato dallo stato d’animo del protagonista/autore.
    La signora isterica che non vuole sentire ragioni è quella, tra i sicuri antipatici, che probabilmente non poteva essere mostrata diversamente, anche se più di un lettore, mosso a compassione, ha tentato lo stesso di spiegarne le possibili motivazioni.
    Chi invece, finora, non sembra incontrare pietà è la figura del cardinale/vescovo/o comunque del superiore della curia, con cui deve confrontarsi il protagonista.
    A me incuriosisce; mi piacerebbe percepirne qualche sfumatura in più. Al momento, lo conosciamo esclusivamente per il suo “non volere problemi”, un obiettivo per il quale è disposto a rendere impossibile l’esistenza al povero prelato.
    Strano sia io a dirlo, ma sarei contento se finisse col riscattarsi, anche perché, se così fosse, finirebbe col goderne tutta la comunità.

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