L’idea dietro al concepimento di un Festival dei Blog Letterari, un’idea che si è andata meglio definendo nei mesi di meticolosa preparazione e informazione su questa iniziativa, guarda all’esigenza di un diretto incontro e scambio di esperienze, che vada al di là del continuo intrecciarsi in rete di discussioni tra testate e bloggers.
Il progetto è di Morgan Palmas, agente letterario, creatore del sito Sul Romanzo, che ha avuto il merito e il coraggio di credere in questa idea, la caparbietà di convolgere referenti istituzionali e associazioni locali, e la capacità di coinvolgere un gruppo di persone molto determinato, che ha assicurato un’organizzazione “svizzera” ai due giorni del Festival.
Ed eccoci qui, a Thiene, provincia profonda del Veneto pedemontano. Sotto un sole tropicale ci dedichiamo a uno slalom tra quasi 200 “eventi”, ossia discussioni e spettacoli animati da blogger, scrittori, responsabili editoriali, artisti, docenti e giornalisti. Il numero di “eventi” deve essere lievitato nel corso dell’anno di preparazione del Festival, tanto che è fisicamente impossibile seguire tutto quello che si dice sui sei temi in cui sono stati organizzati i lavori: Editoria, Uomo e Donna, Viaggio e Culture, Diversità e Abilità, Infanzia e Adolescenza, Ambiente e Società, dislocati presso diverse sedi nel piccolo centro storico di Thiene. Più che un Festival pare di prendere parte a un congresso dei Blog Letterari, e non manca l’animazione per i bambini e l’intrattimento musicale in piazza alla sera.
L’idea di Palmas, bisogna dire, ha funzionato. Attorno a un tavolo si incontrano facce finalmente associate a nomi più volte letti e apprezzati. Ah, il piacere dello scambio verbale accompagnato da tutto ciò che di non verbale fa comunicazione: sorrisi, ammiccamenti, pacche sulle spalle, gesticolare di mani, una birra fresca… Giacomo Sartori per esempio, redattore di Nazione Indiana, di cui non ho perso da anni uno dei suoi “Autismi” e “Nuovi autismi”. Christian Raimo, una dinamo, redattore del blog minima&moralia e collaboratore di Minimum Fax. Il nostro Franz Krauspenhaar. Federico Baccomo, che ha animato il blog Studio Illegale e che ha visto i suoi pezzi metamorfizzare in un libro di successo con Marsilio Editore. Massimo Maugeri, elegante come una feluca catanese venuta dalla Sicilia alle Alpi. Attorno ai tavoli si incontrano i cinquantenni, la generazione dei fondatori dei LitBlog più seguiti, con i trentenni per cui i LitBlog sono la naturale estensione dei Social network.
Temi risuonati dai palchi. È già crisi dei LitBlog? (Qualcuno nomina la morte dei LitBlog) I commenti si sono rarefatti, sono meno incisivi, non ci sono più interventi e discussioni strutturate. Rispetto agli inizi dei LitBlog, oggi Facebook e Twitter canalizzano gran parte delle comunicazioni e del rumore di fondo. Secondo Massimiliano Santarossa, Twitter è una catastrofe, un azzeratore del linguaggio. Altri pensano che in realtà Twitter e altri sistemi di “microblogging” immediato e portatile si prestano poco e male a integrarsi nelle discussioni di blog tematici come i blog letterari, e chi discute di libri non può fare a meno di argomentare con la necessaria esaustività.
Sono capaci i LitBlog di orientare in qualche modo il mercato editoriale? Vista la sede, è una domanda da cento milioni. Secondo Marco Civra (responsabile Marco Valerio Edizioni) assolutamente no. Ma il bello è che nemmeno gli inserti culturali settimanali dei quotidiani spostano vendite, con qualche eccezione per La Domenica del Sole 24 Ore. E RadioTre? Men che meno. Considerazioni di un editore. E però, a proposito di RadioTre, raccolgo un appunto di Christian Raimo, secondo cui proprio quella programmazione culturale ha costituito un riferimento fondamentale nel deserto culturale e politico degli anni ’90 e oltre. I Litblog tuttavia hanno conquistato un bel patrimonio di credibilità nel mondo letterario italiano proprio per la loro assoluta indipendenza da qualsiasi logica commerciale. Come mai nessuno ha mai pensato di inserire in calce a una recensione il pulsantino “Compra subito”?
Crisi dell’editoria. Dati Nielsen parlano per il primo trimestre 2012 di un -11,8% nella produzione libraria in Italia. I mali sono individuati nei prezzi dei libri, nel terrore degli editori nel proporre qualcosa di coraggioso e originale (cioè letteratura di qualità, che bisognerebbe trovare e valorizzare), nel mancato sostegno alle biblioteche locali e scolastiche. Marco Civra e Jacopo De Michelis (responsabile narrativa per Marsilio Edizioni) rivendicano un lavoro di attenzione al territorio e di selezione intelligente dei titoli. È difficile tuttavia lavorare sul medesimo mercato dei grandi gruppi editoriali. Mondadori può controllare il mercato attraverso la distribuzione e soprattutto la vendita, e i piccoli editori sembrano destinati a posizioni marginali. La sensazione è che né grandi gruppi né editori indipendenti abbiano idee precise oltre alla navigazione a vista in tempi perigliosi. L’ebook in Italia stenta a raggiungere un ventesimo delle quote che ha nel mercato anglosassone. Il modello di business imposto dall’ex boss della Divisione Libri del Gruppo Mondadori G.A. Ferrari ha privilegiato la redditività a breve termine, quando il libro è un oggetto che sul piano merceologico non può essere assimilato a nient’altro. Non è stato fatto alcun lavoro di seria preparazione e educazione alla lettura. Secondo Raimo, oggi il Centro per il libro e la lettura difende soltanto gli interessi dei grandi gruppi e Ferrari è una specie di Lord Voldemort dell’industria culturale italiana. Mi sarebbe piaciuto avviare una discussione su quest’ultimo punto, su cui sono in disaccordo, ma è mancato il tempo.
Qualche altro intervento ha messo in luce possibili opportunità di stabilire un circolo virtuoso tra i post dei LitBlogger e l’industria editoriale in trasformazione. Per fare un semplice esempio: se un LitBlogger segnala un testo significativo, rilevante, e raccoglie riscontri dalla sua comunità, il testo deve pur essere disponibile in libreria. Tuttavia sappiamo che il catalogo delle case editrici ha vita breve: ogni autore riceve dopo due o tre anni la lettera in cui si annuncia l’invio al macero delle giacenze di magazzino, a meno che l’autore stesso non si faccia carico dell’acquisto “a prezzo scontato” delle centinaia di copie invendute. In Italia escono ogni anno circa 55000 libri nuovi, che devono farsi spazio sugli scaffali a spese di libri degli anni precedenti. Rispetto a questo problema, dal momento che i lettori forti non si indirizzano all’acquisto del best seller estivo, l’editoria online permette di azzerare le spese di gestione e i vicoli di magazzino, e attenuare l’aspetto di consumo del mercato librario. I libri distribuiti elettronicamente hanno paradossalmente una vita materiale ben più lunga dei titoli cartacei. Questo aspetto del mercato editoriale è stato sfruttato da Amazon, per esempio, che può offrire qualche milione di libri in formato elettronico. I LitBlog quindi operano oggi, in Italia, in una posizione potenzialmente molto propositiva. E potrebbero anche approfittare del momento di crisi dell’editoria italiana per spingere a recuperare terreno sulla qualità delle proposte, a stringere nuove relazioni virtuose tra autori, editori, librai nell’interesse dei lettori. Certo è che dagli editori non vi sono per ora molti segnali in questo senso.
È magari un po’ presto per fare un bilancio del primo Festival dei Blog Letterari. Le discussioni sono state piuttosto interessanti. La partecipazione di pubblico è stata forse condizionata dalla molteplicità di proposte in simultanea. Credo sia importante non lasciar cadere i temi discussi in questi due giorni e mantenere vivo in rete uno scambio di opinioni e di proposte, in modo da arrivare a una seconda edizione con una “messa a fuoco” di intendimenti e progetto.
Forse sono all’antica, ma di regola e di grazia non dove esserci un motivo per festeggiare?
grazie, Roberto, per il resoconto esauriente e per aver rappresentato Lpels insieme con Franz.
incontrarsi dal vivo è il primo passo per incidere nella realtà.
Gentilissimi.
@ Dinamo Seligneri. La domanda andrebbe girata alla brava gente del blog Sul Romanzo, a Morgan Palmas e alla co-organizzatrice Marta Dalle Carbonare. Io ho detto della mia impressione di assistere a un congresso, piuttosto che a un festival. Se magari qualcuno pensa che oggi c’è poco da far festa, risponderei che rinunciare a un momento di incontro e di convivialità non migliorerebbe le cose.
@ Fabrizio Centofanti. Piacevole esperienza. L’onore di rappresentare Lpels poggiava, nel mio caso, su esili spalle. Ma è andata, come uno studente zuccone che ce la fa a uscire con 63. Ho raccontato di alcune cose sentite, ti assicuro che non sono stato per nulla esaustivo, c’è stata tanta carne al fuoco.
Un saluto.
@Roberto Plevano
Non metto in dubbio la tua buona fede, né tantomeno – voglio dire – la validità di questo sito che leggo da poco ma mi pare mantenga un bel livello di articoli, spesso davvero interessanti.
Dico semplicemente che non si dovrebbe perdere queste occasioni per far luce sui motivi che hanno portato molti lit(e)-blog a collassare. Il ritornello, credo, non pole essere che “hanno ucciso l’uomo ragno”… e feisbuc di qui e twitter di là. La morte dei blog è da imputare in primis ai scarsi contenuti che circolano sopra a molti di essi, anche per via dell’aggiornamento giornaliero (anche bi-giornaliero) che si sono imposti, forse per far scrivere ed apparire tutti. Qui rientra il secondo punto: internet.
Ma gli autori di lit-blog scrivono per internet, oppure pubblicano sulla carta e riportano pedissequamente su internet i loro pezzi? Questo sarebbe dare autorevolezza ai fogli digitali? E’ una domanda fondamentale, perché la scrittura su internet è diversa da quella dei giornali, e prevede una lettura ancora più veloce.
C’è poi infine tutto il marketing di auto-promozione e promozione di autori e di capannelli di autori che ha portato a un livello di intolleranza enorme, censure ai contenuti ritenuti sfavorevoli alle tesi addotte, fino alla vera e propria cacciata di alcuni commentatori. Una situazione surreale sfociata poi nel “tourbillon” d’emozioni che c’ha regalato l’articolo di Bertante “Seminatori d’odio” e la (non permessa) discussione che ne è scaturita dopo…
Insomma, i lit-blog questa autorevolezza se la vogliono, non possono prendersela come hanno cercato di fare finora – imponendola e imponendosi -, ma se la devono guadagnare cogli enunciati e le idee.
Il fatto che i commentatori scompaiano (chissà se pure i lettori…) non è mai un bel sintomo per uno spazio di interazione.
Lì, credo io, è bello incontrarsi, nella dialettica delle discussioni e dei raffronti. E’ questo che deve fare un blog, se non ci riesce per i motivi che si diceva più su, cosa c’è da festeggiare?
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