da qui
Ti affacci alla finestra: sono tanti; ogni minuto che passa, diventano di più. Ti ripeti il discorso, ma sai che le parole non reggono il confronto. Non hai nemmeno raccolto, come fai di solito, le informazioni dai parenti. La folla aumenta: è gente inquieta, che non sa se pregare o bestemmiare. Passerà anche questa, pensi. Entri in chiesa dalla porta laterale. Ti viene incontro un uomo col pizzetto: servono due supporti per la cassa. Mi dica qualcosa del ragazzo. Amava il mare, è stato operato due anni fa, sembrava a posto. Ecco, prenda questi. Se vuole, la faccio parlare con il padre. Anche lui ha il pizzetto, sarà un segno distintivo. La ringrazio. Di cosa? Ha accettato di farlo, è un rivoluzionario. Per così poco? Mi dice qualcosa di suo figlio? Che vuole che le dica? Era bello come il sole, viveva per gli occhi azzurri della fidanzata. Lei è fissato coi miracoli; da quando è arrivato il risultato delle analisi, mi fa sentire stupida. Perché la scienza non ha detto l’ultima parola? Non sai cosa inventare, davanti alla folla immensa che occupa tutta la zona del sagrato. E’ la prima volta che un defunto, qui, ha dichiarato di non volere il funerale. Li guardi: hanno facce contrariate, un ragazzo di vent’anni, non è giusto che muoia. Ora tocca a lei: il padre, da dietro, ti mette una mano sulla spalla. Ti senti in prigione, come Savin, vorresti telefonare al Padreterno. Le passo la stanza. Squilla, squilla, non risponde nessuno. Sarà in giro per il mondo, oppure a riparare stelle: in piena estate, nemmeno sugli angeli si può contare. Che la scienza non possa dire tutto, mi sembra una fortuna. Non per chi fa un mestiere come il mio. Che male c’è se i risultati, a volte, sfuggono di mano? Dobbiamo controllare, esaminare: le macchie ci sono, non si può fingere il contrario. La vita è il bene. Se fossi un marziano, la folla ti osserverebbe con meno diffidenza. Pensiamo a tutto il bene che Fabio ha dato e ricevuto. Al papà, alla mamma, alla sorella, a voi, così tanti che è impossibile contarvi. Dio dice bene di lui: la sua benedizione c’è da sempre, trasforma ogni dettaglio della vita in un regalo di valore inestimabile. Ci concentriamo su macchie invisibili e trascuriamo ciò che le circonda. E’ un tipo strano, lei. C’è qualcosa di normale nella vita? Gli occhi nerissimi si muovono più velocemente, come in cerca di un appiglio a cui aggrapparsi. Dobbiamo sentirci benedetti anche in momenti come questi. La folla ondeggia: ti senti un naufrago appeso a una tavola di legno. L’esistenza di Fabio è segnata dal dolore, ma il dolore, nella Bibbia, è un acceleratore di maturità: solo attraversando il tunnel della sofferenza si diventa uomini e donne. È questo il regalo che Fabio, oggi, vi lascia. La vita è piena di cose normali: la sveglia del mattino, il motore acceso della macchina, il vortice dell’ecodoppler; te lo dice col sorriso spento, per la prima volta. Non dovete pensare che sia un corpo in sfacelo; Fabio è il seme del dolore sepolto nella terra: sboccerà come un fiore, se saprete coltivarlo. Amava il mare: siamo noi, con la nostra preghiera, a farlo camminare sulle acque scure della morte. Il marziano ha finito. C’è un silenzio impossibile da interpretare. L’acqua scende sulla bara come un’onda piena di schiuma. Il padre ti guarda, sussurra un grazie, con un sorriso che approda qui dall’altra parte del mare. Tu pensi a cosa ci sia di normale in tutto questo, e se diresti lo stesso davanti al feretro di Chiaraluna.
Siamo di fronte alla vita, come di fronte al mare: possiamo amarlo profondamente, esserne affascinati e desiderare di viverlo fino in fondo e di affrontare le sue onde con slancio, come Fabio,oppure avere paura della sua immensità, del mistero dei suoi abissi, da evitare di immergerci veramente nelle sue acque rimanendo al sicuro, dove si tocca, sulla riva, come Claudia.
Possiamo infatti rimanere vivi, anche da morti, ed essere morti, pur vivendo.
E’ nel mare che hanno avuto origine le prime forme di vita , perciò chi ama il mare ama la vita e chi ama la vita non può morire ,perchè “l’Amore è più forte della morte”.
Il padre ti guarda, sussurra un grazie, con un sorriso che approda qui dall’altra parte del mare.
Trovarsi di fronte ad una sofferenza per la quale non ci sono parole che possano portare rimedio ci fa sentire in difficolta’, la nostra societa’ non sa gestire il dolore. Solo che sa parlare al cuore con il cuore puo’ accompagnare in un percorso di sofferenza, mostrare amore e’ l’unico rimedio.
La vita è piena di cose normali: la sveglia del mattino, il motore acceso della macchina
Si, “la vita è piena di cose normali” che per ognuno di noi non assumono alcun valore fino a quando non ci rendiamo conto che queste cose ci annunciano un nuovo giorno, una nuova vita, un altra chance per migliorare la nostra situazione ,che non avremmoi se ci trovassimo “dall’altra parte del mare ” e solo allora ci accorgeremmo di quanto fossero importanti quelle cose normali di cui è piena la vita.
Il miracolo della normalità, sapersi meravigliare e gioire del medesimo buongiorno dato e ricevuto da anni, come fosse la sorpresa della prima volta che ne incontrasti il suono;
Dire bene di Dio per l’angolo di cielo che ci regala, riflesso nello sguardo di chi amiamo, amare il mare nell’onda ora lenta ora burrascosa dei giorni condivisi, dall’alba alle profondità della notte. Amarsi dentro la vita, per la vita anche quando la luna pare spegnersi e tutto sembra perdere di senso…
Raccogliere la polvere di stelle lasciata dal passaggio di un ragazzo sul nostro cammino, anche solo per l’istante in cui ci cade una lacrima dagli occhi, mentre sentiamo che perdendo lui il mondo perde qualcosa di importante, e dargli nuova luce perché non si perda davvero .
ma il dolore, nella Bibbia, è un acceleratore di maturità:
SOFFERENZA
Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio
che racchiude la tua capacità di comprendere.
E se potessi mantenere il cuore
sospeso in costante stupore
ai quotidiani miracoli della vita,
il dolore non ti sembrerebbe
meno meraviglioso della gioia;
e accetteresti le stagioni del tuo cuore,
come hai sempre accettato
le stagioni che passano sui tuoi campi.
Kahlil Gibran “Il Profeta”
Imparare ad accettare le stagioni più fredde della vita ,ci aiuta a sopportare il dolore , fino a quando il dolore non lascia spazio all’amore che ci aiuta a ricordare i momenti più belli della nostra vita passata insieme a chi ci ha tanto amato.
Ho conosciuto il mare meditando su una goccia di rugiada.
Kahlil Gibran
““La vita è il bene………e se diresti lo stesso davanti al feretro di Chiaraluna”
Quello che rende tutto sopportabile è il ricordo e per costruire un ricordo bisogna vivere profondamente quello che c’è da vivere, senza risparmiarsi, e nel momento stesso in cui esiste.
Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!
Charles Baudelaire
“Il marziano ha finito.”
Ce ne fossero di marziani capaci di traghettare un sorriso dall’altra parte del mare…a proposito di pontefici!
“Perché la scienza non ha detto l’ultima parola?”
E chi potrà dirla l’ultima parola?
“Tutte le informazioni su di lui sono penultime. Manca quella annunciata e ancora differita: la fine del frattempo, tra la sua prima vita, provvisoria, e la seconda, la definitiva. Il tempo della cristianità dopo di lui è prolunga di supplementari, in attesa di compiersi del tutto”.
(Penultime notizie circa Ieshu/Gesù – Erri De Luca)
Siamo in grado veramente di definire ciò che è normale? Esiste un concetto astratto di normalità?
Possiamo definire normali alcune situazioni più ricorrenti delle altre gli usi quotidiani la routine in genere, ma se normalmente poi su quelle diventano preponderanti ad esempio aver fame, subire violenze umiliazioni provare paura soffrire il freddo dover fare chilometri a piedi per trovare i minimi mezzi di sopravvivenza allora sentire un motore acceso specialmente se la macchina è tua, il trillo della sveglia che ti dice di andare a lavoro quando hai un lavoro le dobbiamo per forza chiamare cose speciali sono quelle che provi soltanto se esiste la normalità. La gioia è una cosa speciale, il dolore è normale.
Preferisco da sempre le cose speciali. C’è solo una cosa che non vorrei dover mai vedere tra le anormalità: questa cosa è l’amore.
vi ringrazio!
quando ci si sveglia, ogni cosa è speciale, ogni giorno accade il miracolo della normalità.
@ Fabrizio Centofanti
Grazie. Come sempre le tue sintesi sono per me al pari di un trattato di 1000 pagine.
“Sarà in giro per il mondo, oppure a riparare le stelle”
Quello che mi fa resistere al dolore sono proprio queste parole di gioia: Lui accompagna così la mia vita, di questo sono sicura.
A mio figlio, e ai ragazzi che se ne vanno troppo in fretta senza essere riusciti a riparare le stelle!
Un abbraccio a tutti e uno particolare a Stella.
Ernestina.
E’ il seme del dolore sepolto nella terra….
Ognuno di noi e’ un seme capace di portare frutto o meno e un figlio nasce dall’incontro di un seme con una terra fertile, siamo tutti figli. Vedere ciò che rimane di una vita in un corpo livido e inerte, si può concepirlo restituito alla terra, alla materia solo pensandolo come un seme, viceversa e’ solo follia e disperazione che lentamente uccide come un veleno inoculato a piccole dosi finche’ la materia non e’ satura e muore. Se il seme ha portato frutto allora la morte non e’ che una sottile barriera fra la materia e lo spirito ma perché il seme porti frutto e’ necessario che ci sia acqua ad alimentare la terra, ovvero ci sia la volontà di prendere l’eredità e farla rendere perché non si muoia invano. Anche una goccia di rugiada e’ acqua fresca che rigenera, alimenta la terra e, il mare non sarebbe mare se tante gocce non si stringessero insieme per coprire gli abissi della morte. L’altra parte del mare e’ quel posto cupo e nero, che parte dal centro della terra appena sopra un fuoco ardente d’amore senza il quale non ci sarebbe vita, e che ha vita grazie a tante gocce e anche solo osservandone una si può capire il mare, il grembo materno che ci partorisce, ci alimenta e ci permette di essere un seme che porta frutto. Se non si parte da una goccia Il mare non esiste così come se non c’ e’ seme non può esservi frutto e la goccia che poi diventa mare, vapore, aria e poi di nuovo goccia ha la pazienza di scavare la roccia alla ricerca del suo seme, perché il miracolo si compia, un miracolo normale, quotidiano che l’uomo non sa riconoscere, per questo il seme del dolore sepolto nella terra non riesce a dare frutto.
Il brano è di una bellezza tale da ispirarmi soprattutto silenziosa ammirazione.
Anche il commento di Fides (5.) mi è parso quasi perfetto. Poi però mi sono reso conto che togliendovi “semplicemente” l’esplicito riferimento a Dio, cioè come lo avrei concepito io (se ne fossi stato capace), conserva intatta la sua validità.
Stesso mare, stesse stelle, stesso dolore, stessa normalità, stessa straordinarietà; stessa voglia di sussurrare un grazie.
Stessa possibilità di strappare un sorriso, anche se si fosse rispettata la volontà di Fabio.
I “miracoli” incontrati finora, compreso quello della meraviglia della normalità, per molti sono doni ricevuti da Dio, per altri no. Ciò non toglie che da entrambi i punti di vista si possa godere e apprezzare, con identica pienezza e consapevolezza, la straordinarietà della vita.
Sento dunque che non sia ancora giunto il miracolo che ricerco in questo romanzo, quello che …..
Forse sarà confrontandosi più avanti, come sembra annunciarsi, con quell’aspetto altrettanto straordinario della vita che è la morte, che i miei occhi riusciranno a vedere.
Intanto comunque, come faccio da sempre, mi alleno a “dirNe solo bene”.
E‘ un brano bellissimo, toccante, una catena di eventi e di associazioni di idee che scende nelle riflessioni, negli interrogativi più profondi della vita, e nel suo grande mistero. Mistero che non è qualcosa di altro e separato rispetto agli occhi della scienza, ma tutt’uno con questa: „le civiltà del passato erano in grado di conciliare scienza e sapienza… Oggi però tale conciliazione è infranta e risultato è l’attuale separazione tra discipline scientifiche e umanistiche, simbolo di una più complessa lacerazione interiore. Per questo, quando si prefigura la possibilità di ritornare all’antica visione unitaria, la mente umana si fa attenta e partecipe.“ (Vito Mancuso, la scienza e la sapienza)
Ogni morte è un dolore,dolore per noi che rimaniamo vivi sulla terra. La persona che muore sta bene,a volte,sta anche meglio di qua.Siamo noi che soffriamo,che sentiamo la mancanza di loro.
Ogni dolore è diverso,anche se si sembra lo stesso e “sai che parole non reggono il confronto”
Ricordo,sei anni fa,è morto uno dei miei amici;anche se ultime mesi aveva passato in ospedale,non riuscivo credere che è morto.Ricordo come stavo al telefono con mia amica è nessuna di noi non riusciva pronunciare una parola. “le parole non reggono il confronto”
La morte con la sua poesia, se poesia e’, poiché vi e’ (quasi) poesia in molte delle manifestazioni della vita. Interpretare questo teatro non e’ semplice. Interpretarlo e’ la nostra odissea, il nostro compito.Non sono rebus facili e ci vuole enorme capacita’. Anche ad ammettere di non saperlo fare.
un grazie a tutti, soprattutto a chi ha apprezzato le sfumature.
le macchie ci sono, non si può fingere il contrario.
Fanno parte della materia, della natura aggressiva e benevola di cui si è parte e arte, ombre di un dipinto che ne esaltano luci e colori, pioggia di emozioni che spesso la ragione non dispensa
grazie Roby, è il dramma e la bellezza del tutto.