20. Guarisci

da qui

Già, Chiaraluna. Ti sembra che tutto torni a lei, che ogni filo delle tue giornate porti alla stanza verde e bianca, piena di macchine che indicano cifre, medici e infermieri che volteggiano come farfalle stanche da un paziente all’altro, l’odore dell’alcol, le scatole dei farmaci, il banco pieno di carte, l’universo chiuso in cui tutto e nulla accade, dove ogni respiro pare un regalo della provvidenza.Tutto parte da lì: le pagine che scrivi, le lacrime di Mihaela e i sorrisi dei bambini zingari, le chiamate vane a don Liborio, il cardinale che ti scruta per trovare qualcosa che non va, Fabio steso nella bara, all’ingresso della chiesa, ma soprattutto il mare, il mare, annunciato dal lentisco e dal ginepro, una lastra abbagliante che invade l’asfalto dove avete corso insieme, dove tu, di notte, le insegnavi i nomi delle stelle. Ti ferisce, ora che hai concluso un funerale in cui la gente ignorava le risposte, ti guardava sgomenta e tu, più sgomento di loro, inanellavi gli episodi della vita come se i ricordi eludessero o annientassero il mostro che chiamiamo morte, come se tutta la catena di gioie e di dolori precipitasse nel fosso della litoranea, dove l’hanno trovata addormentata, dove ha chiuso gli occhi dopo aver nominato a una a una le stelle che ha imparato a riconoscere da te, da te! che non puoi non domandarti: se non ci fossimo mai stati, se non l’avessi portata sulla strada maledetta e non avessimo pianto, contemplando l’Orsa mentre allatta i cuccioli-schegge-di-luce che accendono la trapunta della notte? Ogni parola che aggiungi sullo schermo nasce dall’odore dell’erica e del mirto: lei è ancora là, a misurare la distanza fra Antares e Fomalhaut, e solo nei suoi occhi puoi trovare una strada, se una strada c’è ancora, se tutta questa corsa, l’anticamera alla Curia, le telefonate alla prigione, le sortite di Bojidar, non fossero un percorso obbligato verso un luogo che non c’è, un campo sotto i ponti dove ti viene incontro un ragazzino dai capelli a spazzola, e la corrente elettrica ritorna solo se farai qualcosa, e una donna dagli occhi nerissimi ti dice sì, sono sposata, e tu non sai perché lo dica a te, che non l’hai mai vista prima, non sai nulla del sorriso che pare nascondere qualcosa, un’aria complice, un segreto, e guardi confuso la lucertola che corre fra le erbacce e gridi, dentro, dove nessuno può sentirti: guarisci, guarisci, Chiaraluna!

17 pensieri su “20. Guarisci

  1. La terapia intensiva è un’esperienza che non si può dimenticare, un luogo dove nessuno può sentirti, forse, se urli, come vorresti fare con tutto il tuo cuore e con tutta la tua rabbia: “guarisci, guarisci…”.

  2. Ci sono circostanze in cui ti poni domande del tipo, se non avessi fatto…, se non avessi detto…, se non fossimo passati li….forse tutto questo non sarebbe successo.Ma ormai è troppo tardi per porsi troppi se senza risposta , Chiaraluna si trova in quel letto di ospedale a combattere tra la vita e la morte e ci resta una sola Speranza ,quella di fare un unica preghiera : guarisci, guarisci, Chiaraluna! Perchè se guarisci tu , forse, questa volta , guarisco anch’io.

  3. Ci sono stelle che brillano nel cielo, ma ci sono anche stelle che brillano qui vicino a noi , sono quelle che ti regalano un sorriso , o una parola di conforto quando ne hai bisogno, sono quelle che quando gli stai accanto ti regalano un pezzo di paradiso!

  4. “dopo aver nominato a una a una le stelle che ha imparato a riconoscere da te, da te!”

    L’amore guarisce …anche il dolore di chi resta dopo aver dato.

  5. Solo nei suoi occhi puoi trovare la strada….
    Non ci accorgiamo di quanto sia meraviglioso vivere e da quante cose spettacolari siamo circondati finche’ non ci sentiamo amati, amati liberamente e sopra ogni cosa, dove il dare diviene un bisogno irrefrenabile, e reciprocamente amiamo. Solo quando ci troviamo negli occhi dell’altro, occhi che sanno leggere ciò che il cuore dice ma la bocca non pronuncia, occhi che sanno interpretare i silenzi e i gesti, quando finalmente ci si capisce allora tutto ha un senso e vivere e’ un viaggio meraviglioso in cui tutto ci e’ possibile. Ma la vita a volte ci allontana, oppure ci allontanano le invidie, le gelosie, un chiacchiericcio che fa si che due si separino per continuare a vivere il loro amore. Ma quando ti ritrovi lontano da chi ti ama e ami, puoi pensare che Vivere così un senso non ce l’ha, puoi smarrire la strada e neanche ripercorrere i ricordi aiuta, allora il desiderio e’ fare un lungo sonno, finche’ il tempo non sia giusto per potersi ritrovare e vivere senza nascondersi. un lungo sonno in attesa che qualcosa si compia unendovi o dividendovi per sempre. Qualcuno dice che sia un sonno di verità per cui si e’ capaci di sentire solo l’amore vero, scegliamo Dio se e’ l’unico che abbiamo, l’altra meta’ di noi e Dio se l’altro ha il potere di non farci andare via, e solo un amore vero e’ capace di avere un’attrazione così forte da vincere il bacio freddo della morte.

  6. C’è un tempo, per interpretare quanto si trasforma intorno, per comprendere il dolore, per apprezzare la gioia, per trovare la felicità, un tempo di silenzio che non si ferma, che ravviva i ricordi per vivere una vita, anzi la vita, e trovarla preziosa

  7. “e gridi,dentro,dove nessuno può sentirti:guarisci,guarisci,Chiaraluna!” ,ma Chiaraluna non ti sente,non può sentirti, e non ti risponde,non può risponderti.
    E pensi che “solo nei suoi occhi puoi trovare una strada”?
    Allora,Chiaraluna: guarisci,guarisci,c’è qualcuno che ha bisogna di te!
    Ma chi si prende cura di lei?

  8. C’è un punto della vita in cui sembra che tutto finisca e da lì tutto debba ricominciare. Ma come?
    Un evento che cancella ogni cosa fatta in precedenza un fermo immagine che toglie ogni senso al passato fissando la scena che non avresti mai voluto vedere e che speri che al play si trasformi in quella che avresti voluto. Hai quasi paura di vederne il seguito perchè sai che potrebbe cambiarti per sempre.
    E preghi,preghi guardando il cielo l’unico che non farà mai parte di quella scena.

  9. Antares – Fomalhaut, da casello a casello, 12 anni luce e mezzo.
    Il tempo che intercorre dal riallaccio della corrente elettrica all’accensione della lampadina; che occorre per veder scomparire la lucertola tra le erbacce.
    Un battito di ciglia di Chiaraluna.
    Il tempo che passa tra vederla sorridere e sentirla dirci ciao.
    Che ci trovi accanto a lei, al suo risveglio.

  10. “lei è ancora là, a misurare la distanza fra Antares e Fomalhaut”

    Capita, di cercare noi stessi nel passato. Capita, quando ci accorgiamo che qualcosa non quadra nel nostro presente, che qualcosa ci è sfuggito di mano, che non era proprio così che doveva andare. Ma il passato può essere veramente una terra straniera, e noi aver dimenticato la lingua utile a decodificarlo. E comunque nel passaggio “da lì a qui” mancherà sempre un pezzo, quello che è accaduto nel mentre, e che ha contribuito a far sì che noi diventassimo quello che siamo adesso. Pertanto avremo sempre una verità parziale.
    Poi un giorno, per caso, mentre siamo distratti, incrociamo un sguardo. Magari non ci facciamo subito caso, per diffidenza o assuefazione. Sino a che non scopriamo che sembra saper riconoscere di noi la parte più vera, quella che potremmo chiamare essenza, che abbiamo nascosto anche a noi stessi. Anche questo è un miracolo. Ma starà a noi scegliere se accogliere quello sguardo o lasciarlo andare.

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