da qui
Ti senti meglio; terminata l’omelia, l’assemblea ti ha perfino applaudito. Proprio oggi che il papa ha diffidato i preti dal predicare per l’applauso. Ma tu non l’hai cercato, è venuto così e li hai pregati subito di smettere, gli hai fatto capire che non era il caso. Hai l’incubo di giustificarti sempre per qualcosa, come quando eri piccolo e gli altri erano più bravi di te: chissà se è da allora che hai cominciato a prepararti fino all’ossessione per non essere mai colto in fallo. Era anche il modo più sicuro per renderti la vita insopportabile, un esame estenuante, senza fine: quanto lo avresti retto? Come fai a sopravvivere così? Vi date del tu, da quando è entrata nella baracca che chiamano cappella. Non è accaduto nulla: soltanto, ti chiedi un po’ più spesso perché mai venga a cercarti. Vorrà la tua amicizia? Pensa che da te possa imparare qualcosa che non sa? Mi trovo bene, qui. Sono saltate le forme in cui mi sentivo prigioniero. Perché non mi confidi il motivo per cui hai lasciato la parrocchia? Non ho lasciato nulla; come vedi, sono sempre occupato. Sono convinta che nascondi qualcosa, in certe cose non m’inganno. E’ la scienza che ti dà queste certezze? Sorride di nuovo. Un medico è conscio dei suoi limiti, ma è anche un po’ psicologo. Quanto avresti resistito al fuoco incrociato del giudizio della gente, la sarabanda dei pettegolezzi, le arroganze, il cinismo di chi non vede l’ora di metterti nei guai? T’immagini libero, in un luogo dove nessuno si aspetta che sia tutto in ordine, dove le signore snob non si lamentano del pavimento impolverato, o dei fiori fuori posto, dove non fanno sorrisetti o ammiccamenti se parli un minuto in più con una donna; dove ti sdrai la sera e cerchi nel cielo lucido di luglio il pulsare inconfondibile di Regolo, il riflesso di Rigel, l’incendio cosmico di Betelgeuse. Di’ tu perché ho deciso, se lo sai. C’è un’ombra di tristezza, nei tuoi occhi, di cui può accorgersi solo chi lo vuole. Provi imbarazzo, per la prima volta; per uscirne, la immagini vagare nella corsia d’ospedale da un paziente all’altro, come un’ape in cerca del polline, o una farfalla stanca che non sa dove posarsi. Ci sei anche tu, vicino; ti guardi in giro, scruti i degenti a uno a uno, tutti intubati, tutti con lo sguardo fisso verso il nulla come fossero in attesa di qualcosa, come se a un tratto dovesse apparire il fiore rossastro del lentisco, la foglia aghiforme del ginepro, la bacca carnosa del corbezzolo. Alzi gli occhi; dal finestrone della chiesa scorgi una nuvola a forma di donna: il vento la trascina lentamente, come un ricordo che appare per un attimo e poi precipita ancora nel buco nero del tempo.
Gli applausi sono tutti meritati…e prendili ogni tanto come consenso del pubblico a ciò che dici e che trasmetti :-) un abbraccio!
C’è un’ombra di tristezza, nei tuoi occhi, di cui può accorgersi solo chi lo vuole. Provi imbarazzo, per la prima volta;
Quando qualcuno riesce a leggere cosa c’è scritto dentro il nostro cuore , si prova un certo imbarazzo perchè viene svelata una parte di noi che teniamo nascosta gelosamente , ma che al tempo stesso speriamo che possa essere svelata e capita da chi come noi continua a custodirne il segreto come se fosse il proprio.
ti chiedi un po’ più spesso perché mai venga a cercarti. Vorrà la tua amicizia? Pensa che da te possa imparare qualcosa che non sa?
Forse cerca entrambe le cose, in fondo da un amico si imparano più cose che da una persona che non conosci affatto.
Un amico ti dona ciò che ha, un amico ti dona ciò che sa, perchè cosi facendo ti ha donato una parte di se , che tu chiami Verità. Una Verità che va prima coltivata e compresa, per essere alla fne condivisa.
Ecco cosa succede a una stella quando si avvicina troppo al buco nero della quotidianeità, perde la sua luminosità, fino a spegnersi dl tutto.
Il tempo inghiotte i ricordi, come un buco nero inghiotte le stelle. Ma ci sono ricordi così lucenti, così brillanti e pieni d’amore che neanche il passare degli anni li può sfumare e per sempre avranno la capacità di illuminare i giorni e le notti più buie.
- Hai l’incubo di giustificarti sempre per qualcosa …
Chi ti ama, non pretende, non giudica, ma ti accetta e ti desidera per come sei realmente, interamente, pregi e difetti compresi.
Per chi ti ama, sarai sempre le stella più splendente del cielo.
“come quando eri piccolo e gli altri erano più bravi di te:”
Quell’applauso in particolare, può darsi fosse da dividere con il “Barone” e con l’efficiente impianto di climatizzazione.
Il Papa, peró, ha anche appena detto che la Chiesa non parla per accontentare, assecondare i potenti (forse non più, aggiungerei io) e, su questo fronte, l’applauso è tutto personale e meritato.
E’ vero, lo hai fatto capire subito che non era il caso di applaudire, ma l’applauso a fine omelia lo meriteresti sempre, a volte è difficile trattenersi. L’applauso va a chi sa parlare al cuore, e tu lo sai fare, sempre!
Quel posto ideale, dove la gente capisce le situazioni senza aprir bocca, esiste nella nostra anima. Più esso e’ li’ radicato, più ci sarà facile sopportare la vita come essa e’, con le sue invidie, gelosie, piccole miserie. Con i suoi buchi neri. La bellezza della vita, alcuni concorderanno, e’ anche saper vivere con il cuore nel fango e l’anima in cielo.
Ci sono momenti in cui per ritrovare se stessi e’ necessario lasciare a riposo i sentimenti e circumnavigare il proprio io, qualcosa e’ cambiato, e non sempre per volere nostro, ma si ha bisogno di quiete per intraprendere un lungo viaggio alla ricerca della quintessenza dell’anima. Si inizia il viaggio preparandosi come per un esame importante: ritrovare la serenità perduta, quella che ci fa sorridere alla vita. Pur non stando in coma si vive in uno stato simile, il corpo e’ a riposo dal pensare e, a volte, dall’amare se non quel minimo essenziale che serve a vegetare, come attaccati a quella macchina che e’ la vita. Nessuno sa quando sarà il tuo turno, quando ti chiameranno per sentire le tue impressioni e se hai studiato bene, ciò che conta e’ non farsi trovare impreparati. Ci può svegliare il ricordo di un periodo bello che la vita improvvisamente ci ha tolto, separandoci dall’amore che sapevamo dare e oggi ci trova impreparati, il profumo del lentisco, la foglia del ginepro, la bacca del corbezzolo, l’odore di chi aspetta paziente il risveglio. Ci si ritrova così, senza sapere come e quando quel legame spezzato si sia saldato nuovamente, la luce ha forza di attrazione così come il buco nero che a volte bisogna attraversare per ritrovarsi, un buco nero! d’altra parte, e’ un tunnel che collega mondi paralleli. Attraversarlo e’ ritrovarsi e ritrovare quella luce che ci unisce a chi amiamo, trovarsi mano nella mano a guardare le stelle come se il tempo non si fosse mai perduto, senza più nuvole risucchiate dal vento, veli squarciati per lasciare senza ombre uno sguardo.
I veri giocatori d’azzardo sanno leggere negli occhi, non sbagliano un colpo, perché se sbagliano perdono tutto, hanno imparato a camminare sul cuore della gente, senza scrupoli, per profitto. Poi ci sono quelli che, defraudati dalla vita, con più niente da difendere, hanno imparato l’attenzione da chi li ha riconosciuti e ha donato loro il primo sguardo profondo, pieno d’amore: questi sono coloro che sanno che guardare negli occhi di un uomo è camminare sulla pelle del suo cuore, per questo hanno il passo lieve di chi conosce il valore di ciò che è celato nel cielo segreto dell’altro.
“Sono saltate le forme in cui mi sentivo prigioniero. ”
L’amore non ha forma. Non ha colore, fede, religione, razza, altezza, peso o idee e sopratutto non ha tempo.
I buchi neri dovranno fare indigestione d’altro.
grazie, amici.
un passo lieve, uno alla volta, e forse si arriva lontano.
Quell’ossessiva preparazione ha sortito eccellenti risultati sembra. Oggi mi trovo ad essere anch’io chissà perché tra i fortunati fruitori di quell’eccellenza. E dire che mi sono sempre sentito sfortunato rendendomi in qualche modo sin qui la vita insopportabile. Siamo forse a una svolta finalmente? Starò anch’io riconquistando la libertà perduta nei labirinti della mia esistenza? Forse sto per uscire di prigione per buona condotta. In fondo sono stato un ottimo detenuto mite collaborativo e solidale.
A volte mi chiedo se il Purgatorio non si sconti in terra, anche se qualche volta ho dei sospetti che valga anche per l’inferno o forse esagero.Di certo il Paradiso sta da un’altra parte, bisognerebbe domandarlo a quei degenti in coma che fissano lontano qualcosa che noi non riusciamo a vedere o a quella donna fatta di nuvola che attraversa Il cielo proprio dietro la vetrata della casa di Dio.
soltanto, ti chiedi un po’ più spesso perché mai venga a cercarti.
Perchè c’è bisogno di calore, di contatto umano, di sollevio anche per chi come te spende la sua vita accanto all’altro, per l’altro e forse proprio per questo riesce a cogliere l’ombra di tristezza nei tuoi occhi.
“T’immagini libero, in un luogo dove nessuno si aspetta che sia tutto in ordine…”
Lo Spirito è come quella rondine di cui raccontavi qualche settimana fa, che era rimasta intrappolata in chiesa, deve poter uscire per volare, libero, in quel cielo che è di tutti.
Il fuoco incrociato del giudizio della gente, la sarabanda dei pettegolezzi, le arroganze, il cinismo…
vorrebbero deviare tutto nel buco nero… non sanno che la forza dell’amore non può finirci dentro, anzi, al contrario, riesce a spiazzarne ogni tentativo, nel momento in cui chi hai vicino ti guarda negli occhi e senza parole riesce a interpretarne la poesia
Ad ogni esame mi preparavo in modo così capillare che nessun rigo di nessuna pagina di nessun volume potesse sfuggirmi. Mi pareva che gli altri fossero più preparati di me ed aspettavo tremante il mio turno per poi uscire con un trenta e lode, guardata con disprezzo da chi mi aveva visto pallida ed angosciata.
Ho sempre cercato di dare il meglio di me stessa in ogni tipo di prova, un esame continuo che mi permettesse prima di tutto di accettare me stessa per poter essere accettata anche dagli altri.
La mia avrebbe potuto sembrare una voglia di mettermi sempre in primo piano, di farmi lodare, al contrario la mia insicurezza è tale da aver sempre voglia di nascondermi dal resto del mondo.
E’ stato un lungo esame che dura ormai da settanta anni, e ancora non è finito, non mi sento ancora libera, mi tocca giustificare ogni parola ogni mia opinione di fronte ai miei figli, e, potete credermi, spesso cerco di tacere per quieto vivere. Mi piacerebbe almeno lasciare un buon ricordo di me, ma da come stanno le cose non credo che sarà così.
Mi piacerebbe poter essere come tante vecchiette che ormai non si vergognano più di niente, che chissenefrega cosa pensano gli altri, libere di dire quello che viene loro in mente, tanto gli altri pensano che, poverina, non capisce. E invece sono loro che non capiscono che sei molto più vera e lucida di tanta gente, che stai iniziando a godere un assaggio della vera libertà.
“hai cominciato a prepararti fino all’ossessione per non essere mai colto in fallo”
Io ho ossessione di non sbagliare mai.Da quando ho sentito la frase:soldato del genio sbaglia soltanto una volta; vivo in modo di non commettere errori,specialmente che,per anni potevo fidarmi solo di me stessa. Per fortuna,mi sto sciogliendo,ma ossessione di non sbagliare rimasta,anche in momenti di relax,di follie.Non mi piace sbagliare
grazie amici miei.
Gum, c’è un bel libro intitolato “Il paradiso è altrove”.