26. Oltre il cancello

da qui

Il punto del dolore. Le parole di Claudia continuano a girarti nella testa. Sei troppo agitato, devi uscire. Prendi l’auto e ti avvii verso il quartiere della tua giovinezza, le aiuole disseminate di eucalipti, gli oleandri che traboccano dal recinto dei giardini, le ville che si affacciano tra un pino e l’altro come per spiare chi passi nella strada. Ecco la casa dove ti fermavi, sperando di vederla: Paola Grammatico, già il nome era un’esame. Due occhi azzurri che toglievano il fiato. Cento metri più avanti, la villa di Eleonora: anche qui rallentavi, per capire come avesse trasformato la sua vita, se restasse una traccia degli anni in cui facevi avanti e indietro e tornavi avvolto nella notte, quando ormai, per strada, non c’era più nessuno. Ti fermi ancora adesso, per verificare se per caso nel garage s’intravvedano i giocattoli sparsi dei bambini. Che fine hanno fatto? Di chi parli? Di Lela, Liubisa, Patrick. Si sono trasferiti. Ogni tanto, Mihaela si fa viva, per tenermi aggiornato. Non mi hai mai detto perché gli zingari ti stiano tanto a cuore. Sui ponti, le auto s’inseguono rumorosamente, con colpi di clacson per scuotere l’anziano aggrappato al volante come fosse lanciato sul binario delle montagne russe. Il vento porta gli odori del Mc Donald’s e le grida di madri che rincorrono bambini. I giocattoli non si vedono più: ne è passato di tempo; magari i figli sono iscritti all’università, o hanno preso la laurea e cercano lavoro. A Via Chilone rallenti nuovamente: ti aspetti sempre che qualcuno non dia la precedenza. Perché mi stanno a cuore: una bella domanda. L’orizzonte è ingombro di case basse, popolari, che appartengono alla parrocchia confinante. Ti sembra strano non esserci mai andato, come se i perimetri fissati dalla Curia corrispondessero a quelli dei rapporti umani. Ti chiedi cosa ci sia oltre il cancello verde, se lei stia lavorando all’ultimo progetto, o stia baciando il marito, o ricordi, forse, un ragazzo dagli occhi azzurri che si avviava verso casa sempre troppo tardi, con la testa bassa, assorto in chissà quali pensieri e lui diceva: comincia dalla Prima lettera ai Corinzi, e non sapevi neanche dove andare a cercarla; il capitolo tredici: se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sarei come un bronzo che risuona o un cembalo sonoro che tintinna. Claudia ti guarda con un sorriso impercettibile: faccio solo belle domande. Quanto tempo mi dài? Tutto quello che vuoi: ho preso un giorno di ferie, posso restare qui fino a domani. E se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza; se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla. Un giorno di ferie? Allora ti racconto tutto. E se anche distribuissi gli averi ai poveri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi l’amore, niente mi giova. E’ una storia così lunga? Sono tutt’orecchi. Mi piace questa lettera, la cercherò non appena arrivo a casa. Hai già dimenticato gli occhi azzurri di Paola Grammatico. Bene, mettiti a sedere. Tutto è cominciato da parole come queste: l’amore è paziente, è benigno; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse. Cosa ci sarà, oltre il cancello? Dài un’ultima occhiata, come se dovesse apparire qualcuno, da un momento all’altro, come se la strada nascondesse comunque una sorpresa: una donna, un giocattolo, un futuro di cui ancora oggi non smetti di stupirti.

19 pensieri su “26. Oltre il cancello

  1. perché gli zingari ti stiano tanto a cuore.

    Non puoi non avere a cuore chi ha bisogno di te.

    Chi Ama,desidera sempre il bene dell’ altro soprattutto se l’ altro ha bisogno di te.

  2. Perché gli zingari ti stanno tanto a cuore?
    Forse, perché sono l’occasione per dare e ricevere amore, sono l’opportunità di scegliere il bene, di trasmettere ciò che si ha ricevuto.
    Finché ci sarà uno zingaro, un povero, un bisognoso o qualcuno in difficoltà sulla nostra strada, avremo la impossibilità non solo di salvare loro, ma anche di salvare noi stessi.

  3. Passato, presente e futuro in questa pagina, accompagnata da un’altra straordinaria colonna sonora.
    Un passato in cui si ha avuto la fortuna di incontrare l’amore; un presente per coltivare questa eredità, condividendo l’amore ricevuto; e un futuro che promette altro amore, sempre più stupefacente, frutto di ciò che si sta seminando.

  4. Ci vuole una vita per raccontare una vita, una vita per salvare una vita, una vita per viverla,’una vita.
    Il tempo, tutto il tempo che vuoi, in una notte… Tutto il tempo che vuoi in questa notte e non ne bastano mille, ma per ora cominciamo, la salvezza e’ qui e ora mentre parli, mentre ti ascolto, e vorrei aggiungere notte a notte fino a mille e non basta: mille e una… Continua a raccontare

  5. “Cosa ci sarà, oltre il cancello? ”

    Oltre il cancello può esserci quello che vogliamo ci sia.
    La curiosità non rimarrà insoddisfatta solo se avremo comunque centrato l’obiettivo: amare

  6. “Perchè mi stanno a cuore:una bella domanda”
    ma forse ti stanno sullo stomaco? Hai invasione davanti la chiesa,la gente si lamenta, vescovo minaccia,allora tu lo vuoi risolvere il problema con la pace

  7. I miei genitori mi hanno portato ad abitare a Casal Palocco a 9 anni (loro vi abitano ancora); lì ho frequentato dalla quarta elementare (in classe con Maria Adele) in poi. Lì ho conosciuto l’amicizia, l’amore, Don Mario; lì ho passato anni a vivere in simbiosi con la mia bicicletta. La mia tarda infanzia e tutta la mia adolescenza sono state fortemente influenzate da quel quartiere. Eppure, l’unica cosa che mi ha lasciato Casal Palocco è stata la voglia di andarmene; secondo me, se si è appena sani di mente non si può che scappare il più presto possibile da quel quartiere, pur nella consapevolezza che, per quanto si cercherà di allontanarsi e di distinguersi, il marchio degli anni trascorsi lì rimarrà per sempre. Il mondo potrebbe anche non accorgersene, ma tu sai che, qualunque cosa farai, finirai sempre col sentirti un “palocchino”.
    A meno che, naturalmente, tu non sia uno che, del prossimo, per prima cosa osserva la marca dei suoi vestiti o della sua automobile; cioè, a meno che tu non sia (e ce ne sono molti) un “palocchino” per vocazione, contento di esserlo.
    Io, per reazione, ho passato alcuni anni a farmi venire i calli alle mani, ho occupato case sfitte a Nuova Ostia e un centro sociale a Casal Bernocchi, ho condiviso tante situazioni normalmente drammatiche, convissuto in luoghi da dimenticare, ho conquistato la stima di tanta gente, ma ho continuato a vedere riflessa nello sguardo degli altri l’immagine di un privilegiato, di uno che, qualunque cosa fosse accaduta, sarebbe sempre e comunque caduto in piedi. Nonostante i miei sforzi, dunque, ho finito col sentirmi un diverso; un diverso a Casal Palocco, nel non voler essere un palocchino, e un diverso nel mondo, per timore di essere riconosciuto tale. Chissà ancora per quanti anni attraverserò le Terrazze provando il solito senso di nausea, nell’osservare lo schifo di tutto quel casual di lusso, di chi in apparenza aspirerebbe ad essere semplice o perfino umile ma, per quanti sforzi faccia, finisce sempre col parlare solo di interessi personali.
    Leggendo questo romanzo, a volte mi viene da pensare che, forse, anche gli occhi neri di Ludmilla o l’uomo da incontrare a Rebibbia, oppure i “condomini” sotto al ponte, possano notare quel marchio, pur se celato dietro la Croce, finendo col pensare semplicemente “ma che ci fai tu qui, che c’entri con noi”.
    Ma probabilmente è solo una delle tante cose non risolte del mio essere. Sarà ora che conosca la lettera ai Corinzi.

  8. l’amore è paziente -ma a te,ti è mancata la pazienza
    è beningo -ti ha fatto sentirsi bene,desiderato
    non è invidioso -ma tu sei stato geloso
    non si vanta,non si gonfia -tu,non l’hai dato la possibilità
    non manca di rispetto -e tu non hai dato rispetto
    non cerca il suo interesse -ma tu hai pensato soltanto di se stesso

    E’ andato cosi?

  9. “Un futuro di cui ancora oggi non smetti di stupirti”
    e sicuramente ti stupirà ancora di più
    come nel uno del tuoi libri “vado,il futuro che mi aspetta”-però non è il futuro che aspetti tu.

  10. L’amore satura interamente questa pagina come quelle di un quaderno di prima elementare dove una sola parola si deve riscrivere su tutte le righe finche’ alla maestra non sembra perfetta tanto da far passare in secondo piano le immagini che la colorano. Ce’ qui una vera professione d’amore per l’Amore che ci fa capire che altrimenti saremmo solo statue dal vuoto rimbombo.

  11. Oltre il cancello verde, le stelle procedono impavide a brillare e a cantare anche se la stella piu’ luminosa e’ andata via…

    Maccabee forever!

  12. E’ una pagina molto bella, sono arrivata alla fine in apnea. E’ intrisa di nostalgia, quella nostalgia che appartiene a tutte le vite non vissute, ma che ci camminano a fianco come vecchi amici che abbiamo perso di vista, e dei quali ogni tanto ci chiediamo chissà che fine avranno fatto.

  13. “Un uomo è fatto di scelte e di circostanze.Nessuno ha potere sulle circostanze, ma ognuno lo ha sulle proprie scelte”
    Eric-Emmanuel Schmitt

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