27. Due mani

da qui

Ti hanno detto che da un po’ di tempo ti ripeti. Hai incassato senza batter ciglio, anzi, con un sorriso che sapeva di ringraziamento. Ma ora che sei davanti alla tastiera ti sembra che le dita siano ancora più pesanti; la malattia che senti crescere in un punto sconosciuto del tuo corpo avanza, ti pare, più velocemente. Ti chiedi se quando sarai morto la frase suonerà diversamente; se, piegandoti sulla tua bara, chi l’ha pronunciata proverà un senso tardivo di pietà, come quando tuo padre era inchiodato al letto dal tumore e non sapevi cosa dire, ma covavi una rabbia, una rivolta, contro il destino, ma più contro te stesso, per le volte che non ti eri fermato, non avevi provato a entrare nel suo cuore, anche se nemmeno lui era entrato, almeno un po’, nel tuo. Pensavi che basterebbe dirlo e ridirlo mille volte: ti voglio bene, mi manchi; lasciare che una lacrima scenda lentamente, renda palpabile il dolore che non vuole mai mostrarsi, rimane dentro, sconosciuto anche a se stesso; ora potresti rispondere sì, voglio ripetermi per sempre, perché l’amore è dirsi mille volte che senza di te la vita è un’altra cosa; lo scriveresti in ogni pagina del tuo romanzo, che ormai è diventato la tua vita. Quanto ti manca? Oggi ha i jeans stretti di quando vorrebbe confidarsi, ma non ne ha il coraggio. Sono a un terzo, ma c’è un problema nuovo: giro, giro e mi ritrovo con lo stesso dolore tra le mani, al punto che le dita si rifiutano di collaborare con chi vorrebbe portarle nello stesso posto. Che strano: proprio oggi che mio marito mi ha chiesto se sia disposta a trasferirmi. Il sole a picco brucia più di prima; il campo è un deserto dove le tende e le roulottes sono dune che da un momento all’altro il vento può mutare in altre forme, in altri oggetti: un tavolo, un foglio, la penna con cui scrivi a Savin di non sentirsi solo, perché preghi per lui, perché ti manca, e anche se urlava e litigava, e veniva alle mani coi carabinieri, tu ricordi soltanto i suoi sorrisi, l’aria soddisfatta di quando ti diceva che già da dieci giorni non toccava vino, e se gli davi cinque euro per la lavanderia. E dove te ne andresti? In Lucania, un posto sperduto che neanche i lupi ci vivrebbero. Le prendi una mano, non vuoi pensare a niente. Lei ti fissa con gli occhi nerissimi, e solo adesso ti accorgi che c’è una specie di riflesso luminoso, e vorresti dirle non lo fare, ho bisogno di te, devo ancora raccontarti la mia storia. E glieli davi, benché sapessi che sarebbe andato al supermercato più vicino, a prendersi il litro che lo avrebbe rimbambito fino al giorno dopo; ci sono io, Savin, resisti. Si può essere vicini anche lontani mille miglia. Le lasci la mano; forse ha ragione. Guardi la baracca che d’un tratto ti sembra fatiscente, contempli il deserto in cui stenti a credere che possa sbocciare ancora un fiore. Ricorda, Savin, c’è qualcuno che ti aspetta, ho già messo da parte i cinque euro. Ti voglio bene. Lo ripeteresti mille volte, ma non puoi farlo, pensi solo all’elastico del calzino sporco, a un uomo che pende dal ferro delle sbarre arrugginite. Ti voglio bene anch’io. La vedi allontanarsi, coi capelli al vento, i jeans azzurri e stretti come mani che non vogliono staccarsi.

32 pensieri su “27. Due mani

  1. Ti voglio bene, una frase semplice ma a volte così difficile da pronunciare, tre parole che cambiano colore alla vita; dovremmo dirlo più spesso

  2. ” Ti voglio bene” una frase tanto semplice, ma al tempo stesso difficile da pronunciare a chi si vuole veramente bene, perché è una frase che ti disarma,e che abbatte tutte le barriere che uno si costruisce per non soffrire,senza capire che a volte si soffre di più per le cose non dette che per quelle che sono state dette, almeno una volta nella vita.

  3. Dolore e amore ci rendono a volte muti, non è solo quel timore di rivelarsi o di un rifiuto, è proprio che ciò che vorremmo dire non trova le parole giuste, la strada per trovarsi, lasciar parlare il corpo forse è meglio e i gesti più delle parole rimangono scolpiti nella memoria. Le parole precise a volte sfumano ma se i tuoi occhi entrano in quelli di un altro, se le tue mani sfiorano quelle di un altro o le stringono e stringi qualcuno in un abbraccio speciale, un sorriso diverso, allora non c’è tempo che sfumi il ricordo. Ai messaggi del corpo non facciamo caso, eppure tutto un ramo della psicologia lo ritiene più importante delle parole stesse, conferma o smentisce ciò dici e parla anche quando sei muto, tace se parli troppo. Anche un jeans stretto è un simbolo, si, di quelle mani che non si vogliono staccare e di una vita che hai bisogno di sentirti incollata addosso come le labbra di un amante, l’amore che non senti e vorresti averne tutto il calore, abiti larghi invece quando vedi il tempo sfumare negli occhi di chi ami, un padre, una madre, un amico un fratello, chi si allontana e vorresti gridare ti voglio bene solo perchè quelle tre parole lo leghino a te stretto come quei jeans, un abito largo per dire che c’è posto ancora e sempre lì accanto a te, o un abito largo per cercare di tenere a distanza il dolore che più di un amante ti si attacca addosso, ti penetra fin nelle ossa e poi torna amore. Si ci sono cose che si possono ripetere privandosi di senso ma l’amore dichiarato e ripetuto ogni attimo e secondo, non è ripetizione è bisogno disperato di far uscire parole e gesti che troppo spesso dimentichiamo in fondo al cuore.

  4. Incontro di due mani
    in cerca di stelle,
    nella notte!

    Con che pressione immensa
    si sentono le purezze immortali!

    Dolci, quelle due dimenticano
    la loro ricerca senza sosta,
    e incontrano, un istante,
    nel loro circolo chiuso,
    quel che cercavano da sole.

    Rassegnazione d’amore,
    tanto infinita come l’impossibile!

    Juan Ramon Jimenez

  5. Ti voglio bene, anzi “troppo” bene, perché l’amore non è mai abbastanza, perché si ama solo senza misura, senza risparmio, nè di risorse, nè di parole e gesti, altrimenti non è amore.
    Bisognerebbe prendere esempio dai bambini, che sono spontanei e non hanno il senso della misura.
    In fondo amare è anche ritornare bambini, riscoprire il fanciullo che è in noi.

  6. Sai quel luogo… quello che sta fra il sonno e la veglia, dove ricordi ancora cosa stavi sognando?
    Ecco quello é il luogo dove ti amerò per sempre.

    (Fatina Campanellino in Peter Pan)

  7. .. la malattia che senti crescere in un punto sconosciuto del tuo corpo avanza, ti pare, più velocemente…

    …quando finisce il male,tanto più amore in noi…

  8. Ti voglio bene, ho detto. Anche io, hai risposto. E’ stato il più bel dialogo avuto con te, mamma. Dolore e gioia che si rincorrono, da quel giorno che sei volata via.

  9. L’amore immaturo dice: “Ti amo perché ho bisogno di te”. Il vero amore dice: “Ho bisogno di te perché ti amo”.
    Erich Fromm

  10. “Ti voglio bene. Lo ripeteresti mille volte, ma non puoi farlo”

    La felicità sta nel ritrovarsi, realizzando una vita all’altezza dei sogni che abbiamo.

  11. Questo racconto di dolore mi ha fatto ricordare il periodo quando stavo male,quando ero destinata a morire con dolori.
    Avevo problemi con il cuore.Spesso,impavvisamente mi veniva dolore praticamente insopportabile,come ci forse qualcosa con tutta la forza mi stringeva petto possando qualche tonnellate sul cuore e io non ero in grado di allungare la mano per prendere la medicina,dolore mi paralizzava.Non riuscivo respirare ,perchè ogni piccolo muovimento provocava dolore ancora più grande,ma respirare devevo.Acchiapavo ogni tanto un piccolo fiato per sopravvivere.
    Avevo pensato che mia sofferenza può essere utile.Ho preghato che mio dolore sarà destinato a tutti peccatori che hanno bisogno di perdono.In momenti dolorosi, quando stavo male,che devevo combattere con respiro per sopravvivere, pensavo che in questo momento qualche peccatore è perdonato.Ho scoperto che in questo modo miei dolori diventavano più sopportabili,perchè sono diventati utili.

  12. Tanta rabbia impotente e inc…ta contro un impensabile destino che mentre ti sta togliendo un padre devi comunque ringraziare perché ti ha fatto diventare un uomo. Tanto dolore che frusta le pagine di un libro già tormentato dal blocco delle dita.Tanto amore pero’ nella trincea del fronte che combatte la vita con due mani sole per liberare un povero alcolista. Quella frase puoi dirla quanto vuoi perche’ si sa che per capire meglio diverse volte “repetita iuvant”.

  13. “Ti hanno detto che da un po’ di tempo ti ripeti”
    e che problema è? Alcuni hanno bisogno di sentire mille volta la stessa frase per poter capire il senso.Che problema è?

  14. “Si può essere vicini anche lontani mille miglia”
    certo! Io invece con mia madre viviamo in pace soltanto quando stiamo lontano una da altra; quando siamo chiuse nella stessa casa sempre scoppiano litigi.
    un po’ strano,però lo voglio bene lo stesso e lei mi dice che soltanto di me si può fidare
    Ha un po’ strano modo di dirmi che mi vuole bene,nonostante tutto

  15. Ogni giorno ripetiamo gesti, parole: e’ naturale, spontaneo, sono forme nelle quali ci riconosciamo, riconosciamo l’altro; purtroppo per qualcuno non sono che vuote formule di cortesia, ma che miracolo quando possiamo esultare nel cuore, quando ci risvegliamo alla consapevolezza che si voglio ripetermi per sempre, perché l’amore è dirsi mille volte che senza di te la vita è un’altra cosa
    Forse e’ questo il punto esatto in cui fiorisce il deserto.

  16. “Le prendi una mano, non vuoi pensare a niente.”

    Prendimi per mano.
    Cammineremo.
    Cammineremo soltanto.
    Sarà piacevole camminare insieme.
    Senza pensare di arrivare da qualche parte.
    Cammina in pace.
    Cammina nella gioia.

    Il nostro è un cammino di pace.
    Poi impariamo
    che non c’è un cammino di pace;
    camminare è la pace;
    non c’è un cammino di gioia;
    camminare è la gioia.

    Noi camminiamo per noi stessi.
    Noi camminiamo per ognuno
    sempre mano nella mano.
    Cammina e tocca la pace di ogni istante.
    Cammina e tocca la gioia di ogni istante.
    Ogni passo è una fresca brezza.
    Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.

    Bacia la terra con i tuoi piedi.
    Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia.
    La terra sarà al sicuro
    se c’è sicurezza in noi.

    Thich Nhat Hanh

  17. @Agnese

    Agnese, offrire il proprio dolore agli altri e’ la cosa più’ gradita al Signore . Il Tuo cuore e’ grande come la Tua fede.
    Grazie.

  18. Due mani, il mezzo per costruire, per toccare, accarezzare, prendere e dare, difendere e amare, due mani che si tengono strette, per trasmettere la vita, mattoni dell’amore

  19. Si può essere vicini anche lontani mille miglia.
     
    Nessun luogo è lontano se ci si ama, la distanza materiale non esite, lo spazio non ha confini, c’è un legame, un ponte invisibile che unisce due anime.

  20. Scrivere è andare lontano da tutto, è dire cose che non si avebbe mai il coraggio di dire. Si scrive sempre di se stessi, delle proprie esperienze, dei pensieri più personali e profondi. E questo aiuta ad andare avanti, a comunicarsi agli altri, a non sentire la solitudine.
    Io credo che se esistesse qualcuno molto in alto che volesse obbligarti a non scrivere più, lo faresti di nascosto, e noi ti forniremmo carta e penne, faremmo stampare volantini con i tuoi post per distribuirli alle persone più fidate.
    Non sarebbe neanche giusto smettere di scrivere, perché tu hai due grandi doni, quello dell’oratoria e quello della scrittura. Doni che Dio ha voluto dare a te e che non puoi assolutamente sprecare. Ne hai anche altri di doni, ma non vorrei esagerare a scriverli per non farti insuperbire.
    Comunque oltre ai doni ci sono anche i difetti, ma io, e credo non soltanto io, amo anche quelli.

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