29. Il destino dell’umanità

da qui

Lontano da tutto. Vorresti andarci presto. Non sai perché. Hai accumulato troppi dolori, troppe delusioni. Oppure no: cambiare tutto, rivoluzionare, mostrare un lato delle cose che nessuno ha il coraggio di svelare. Per questo scrivi, scrivi, affrontando le critiche di chi ti dà del grafomane e ti dice fermati, si stancheranno, fatti un po’ desiderare. Ma tu scrivi, forse perché pensi che nelle righe nere, messe in fila quasi per disperazione, possa nascondersi un segreto minacciato, una traccia che rischi di perdere da un momento all’altro, se ti distrai, se lasci prevalere le voci che ti dicono guarda che esageri, ricorda che ci vuole una misura, in tutto. Tu non hai misura; non l’hai mai avuta e non vuoi certo cominciare adesso, che senti vicina un’illuminazione, una svolta nella vita e nel libro che stai faticosamente costruendo: un romanzo teologico, nelle intenzioni originarie; ma ti sei fatto incastrare dalla contingenza del momento: la commozione per Fabio, il ragazzo che non voleva il funerale, il miracolo di Arturo, guarito chissà come, l’incubo quotidiano di Bojidar, che chiama a ogni ora del giorno e della notte, il telefono di don Liborio, che squilla, squilla e non risponde nessuno, i sorrisi di Lela e di Shakira, le lacrime di Mihaela, gli occhi di Dragan sullo sfondo scuro della stanza. La vita preme, ma tu resisti, non cedere neanche di un millimetro. Concèntrati sul rinnovamento della Chiesa, scrivi quello che pensi, tanto non ti legge nessuno, stai parlando al muro, lotti coi mulini a vento del tuo amico don Chisciotte. E’ per questo che sei qui, perché invece hanno letto, i superiori? Oggi è arrivata con un vestito bianco, da educanda. Cerchi sempre d’interpretarne i sentimenti dagli abiti che indossa: cosa vorrà dirti, questa volta? Che la decisione di restare non significa lanciarsi in una storia trasgressiva? Che intende sostenerti in una guerra persa prima che possa cominciare? Già, don Chisciotte: è giunto il momento di tornare alla realtà, di dire le cose come stanno: non ne puoi più di una teologia che mette il peccato avanti a tutto, che riduce la vita a un pentimento di cui il pentito non ricorda la ragione; hai detto e scritto che ciò che conta nasce dalla gioia; che Dio si è divertito pensando al mondo che stava per creare, e quando ha dato il nome a un bambino che umanamente non poteva nascere lo ha chiamato Isacco, risata di Dio. E’ bello pensare a un Dio che scoppia a ridere, che non può trattenersi, che smonta in un momento secoli di penitenze e di cilici, di suore dalle facce tristi, di preti che ignorano la sincerità, di fanatici che vedono la vita come una parentesi da chiudere al più presto. E che è successo quando si sono accorti che pensavi queste cose? E’ bella, anche col vestito da educanda. Concentrati, non farti distrarre. Anche se Francesco, dalla scuola di scrittura, ti chiede se, per un romanzo, sia meglio un esito drammatico oppure il lieto fine. Non si tratta del finale di un libro, ma del destino dell’umanità. Scrivi, scrivi, non farti fregare un’altra volta.

44 pensieri su “29. Il destino dell’umanità

  1. “In quelle righe nere” c’è tutta una storia da scoprire che a noi lettori piace leggere e che ci accompagnano in ogni momento della nostra giornata.

  2. -… fatti un po’ desiderare.

    Molti pensano che sia giusto questo atteggiamento di dare, ma non troppo, per alimentare il desiderio, per non cadere mai nella noia.
    Per me può essere vero solo quando non c’è un sentimento maturo, quando non è amore ma qualcosa che gli somiglia appena.
    L’amore vero non ha misura, non riesce a contenersi, non lascia nel dubbio ma è sempre solo certezze e, soprattutto, nasce e fa nascere gioia incontenibile: per questo, se Dio è amore, non posso che pensarlo sorridente; e per questo, se l’autore è sincero e scrive per amore, non può certo farlo con misura, perché le parole gli scaturiscono dalla penna al foglio come un fiume in piena.
    Scrivi don, scrivi… chi ti legge con il cuore non può stancarsi, anzi più legge e più vorrebbe leggere: come l’amore, più si gusta e più si desidera.

  3. hai detto e scritto che ciò che conta nasce dalla gioia

    La stessa gioia che si prova entrando in quella Casa fatta con i mattoni grigi, quando ci si incontra e ci si abbraccia, si sorride e ci si dà la mano tutti, perché lì tutti sono e si sentono accolti; la stessa gioia che ti resta attaccata addosso quando esci, arricchito di un sorriso e nello spirito

  4. un romanzo teologico, nelle intenzioni originarie; ma ti sei fatto incastrare dalla contingenza del momento
     
    Perchè non c’è romanzo più incredibile e bello della vita. 

  5. Scrivi, scrivi, non farti fregare un’altra volta. 

    Non e’ mai abbastanza quando si scrive per la realizzazione del più elevato comandamento: amatevi, per essere un fattore di stimolo alla realizzazione dell’esistenza dell’uomo.

  6. @ Don Fabrizio

    Se ti fossi risparmiato nello scrivere ogni giorno un post, non sarebbe nato questo meraviglioso gruppo di persone che si è creato. E’ proprio grazie a te che ci conosciamo tutti quanti e che ci sentiamo sempre più vicini anche se alcuni di noi abitano in posti più lontani.

  7. ” Il destino dell’umanità” non dipende da un uomo solo, dipende da tutti noi ,ma se non fosse per quell’uomo solo, l’ umanità non riuscirebbe a vedere dietro a tanta oscurità ,il mondo a colori!

  8. Nella pagina precedente luce e buio, dolore e felicità si alternavano, pareva quasi una convivenza possibile. Questa è una pagina arrabbiata, digrigna i denti, sembra persino di sentire il rumore. Il buio pare prevalere. Quando si ha molto sofferto la felicità fa paura, la diffidenza diventa uno scudo, non ci si vuole più illudere.
    Allora non ascoltiamo più l’altro quando ci viene incontro, quando getta un ponte verso di noi, ma lo “interpretiamo”.
    “Cerchi sempre d’interpretarne i sentimenti dagli abiti che indossa: cosa vorrà dirti, questa volta?”
    Così è tutto molto più semplice, incaselliamo l’altro nella visione incancrenita che abbiamo del mondo, frutto dell’abitudine e del conformismo ipocrita, e ci sentiamo più sicuri. Alla fine se l’altro si allontana, ci consoliamo dicendo che sicuramente non ci siamo persi niente, che tanto avremmo rimediato l’ennesima delusione. Al giorno d’oggi giochiamo un po’ tutti a fare gli psicologi da rotocalco femminile. E’ più sbrigativo, più facile. L’ascolto invece non è facile, non è sbrigativo, richiede pazienza, attenzione, tempo.
    Ci vuole coraggio per avere fiducia, per gettare ponti, bisogna essere un po’ giocatori d’azzardo, perché la felicità non la danno al supermercato se superi trenta euro di spesa.

  9. @Raf n.6

    Concordo pienamente!
    Le pagine di don Fabrizio su questo blog sono state, per noi lettori e commentatori, lo strumento che ci ha fatto incontrare, e sono tuttora un mezzo per continuare a conoscerci, per incontrarci ogni giorno, nonché il collante che ci tiene uniti, vicini anche quando lontani, il cibo che alimenta questa bellissima amicizia nata tra tutti noi.
    Grazie, don… Continua a scrivere, per favore!

  10. @ Raf 6 M&C 10

    Concordo con tutto il cuore. Quando si lascia che lo spirito soffi succedono cose meravigliose, nelle persone e tra le persone. Cose che cambiano la vita.
    Questo blog ha fatto accadere la bellezza, grazie a Don Fabrizio.

  11. Scrivere e’ andare lontano, e’ rivoluzionare tutto, un modo per capire e far capire, attraverso le contingenze che sono vita, che solo da un’altra
    prospettiva la vita può mostrare il volto delle cose; e’ la discesa agli inferi del caos perché sia possibile generare armonia e bellezza, il doloroso passaggio fra le pietre della scelta Iche ci spellano strato a strato, perché si possa rivelare una luce diversa, dove le righe nere rendono piu luminoso il bianco che c’è intorno e le parole cercate, desiderate, scelte possono dare respiro a quel desiderio che ci urge dentro; e’ dire perché sia, parlare perché si possa finalmente creare un mondo nuovo, un mondo in cui, se Dio ride, anche a noi non e’ negato rendere possibile ciò che gli uomini non reputano possibile, un mondo nuovo, dove possiamo pensare che non e’ peccato provare ad essere felici.

  12. ‘’non ne puoi più di una teologia che mette il peccato avanti a tutto, che riduce la vita a un pentimento di cui il pentito non ricorda la ragione’’

    La teologia cristiana è l’indagine che il pensiero dell’uomo compie sul messaggio delle Scritture.
    Penso che il fatto stesso che sia un’ elaborazione ‘umana’ non la rende fissa e immutabile, ma in evoluzione, come del resto l’ universo.
    Quello di cui oggi abbiamo bisogno, soprattutto, è venire educati all’ascolto di Dio, della nostra anima, che è qualcosa di più intimo e profondo della dottrina. Per essere individui veramente liberi, in ogni ambito della vita.

  13. “Uno dei motivi principali per cui scrivo è senza dubbio per ritrovare il meraviglioso della mia infanzia, al di là del quotidiano, la gioia al di là del dramma, la freschezza al di là della durezza.”

    Eugene Ionesco

  14. …cambiare tutto, rivoluzionare, mostrare un lato delle cose che nessuno ha il coraggio di svelare.

    Ecco quello che vogliamo, ecco quello che scrivi, scrivi, ecco che andiamo incontro al nostro destino consapevoli che la strada giusta è questa, questa che percorriamo con te, questa che ci insegni con ogni mezzo che hai a disposizione.
    ” ciò che conta nasce dalla gioia; che Dio si è divertito pensando al mondo che stava per creare” e allora noi, Sue creature, vogliamo restare nella gioia !

  15. “cambiare tutto, rivoluzionare, mostrare un lato delle cose che nessuno ha il coraggio di svelare”

    “Il vero amore non conosce il significato della rinuncia, non è nemmeno preoccupato di questo problema; non rinuncia l’amore stesso.”

  16. E’ giunto il momento di tornare alla realtà e dire le cose come stanno….
    Ecco questo e’ il punto.
    Dolore e felicità sono le due facce della stessa medaglia, uno senza l’altra non esisterebbero, ne saremmo capaci di riconoscerle e apprezzare l’una se non ci fosse l’altro.
    Si, dire le cose come stanno, dire che e’ possibile una chiesa libera, fatta dei valori del vangelo e non degli affari di palazzo, renderla piu vicina alle persone come fai tu Fabrizio, che hai perso il filo teologico preso dalla vita di ogni giorno, perché il vangelo si vive e non si racconta o impara da eruditi studiosi. E’ cosa coraggiosa quella che fai, anche dire la verità che hai saputo rendere concreta nelle radici della teologia e non nelle tante interpretazioni casuali della Parola. Coraggioso questo brano, pieno di luce e un inno all’amore anche per l’altro che ancor prima di parlare si annuncia con la sua presenza e la volontà di essere se e comunicare anche attraverso un abito, un umore, un valore. No, non ci sono stereotipi in cui etichettare persone ma solo uno dei tanti modi di comunicare, fatto anche di linguaggio del corpo, prendere la persona nell’insieme per andarle incontro e capire chi e’ e cosa vuole dirci. Ascoltare l’altro, guardarne aspetto e corpo e’ il coraggio di mettersi in gioco, osare una conoscenza che va oltre le parole e oltre l’amore, perché avere gli stessi ideali, gli stessi valori, e volersi bene fino a fare qualsiasi cosa x non perdersi, non sono l’equivalente di condividere lo stesso letto o avvinghiarsi in un corpo a corpo dettato dalla passione ma la certezza che l’amore vero sa essere agape così come una chiesa può rinnovarsi dall’interno. Questa pagina comunica luce, speranza nel cambiamento, il candore di un bambino che mai nessuno dovrebbe perdere e che uno scrittore sa ritrovare nonostante la cinicita’ della vita e la perdita generale di valori.
    Non farsi fregare diventa allora il non cedere alle critiche e andare avanti per la propria strada indossando la veste bianca della verità e autenticità, non smettere mai di credere che Gesù e’ risorto ed e’ questo il messaggio piu bello del vangelo, di un Dio che si diverte e fa della gioia una bandiera.

  17. Il Minacciato

    .

    È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
    Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
    La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica.  A cosa mi serviranno i miei talismani: l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l’aspro Nord usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l’ombra militare dei miei morti, la notte intemporale, il sapore del sonno?
    Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
    Già la brocca si rompe sulla fontana, già l’uomo si alza alla voce dell’uccello, già sono oscure sagome quelli che guardavano dietro le finestre, ma l’ombra non ha portato la pace.
    È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo.
    È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
    C’è un angolo di strada dove non oso passare.
    Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.
    (Questa stanza è irreale: lei non l’ha vista).
    Il nome di una donna mi denuncia.
    Mi fa male una donna in tutto il corpo.
    .
    .

  18. Quando senti di dover percorrere una strada nessuno ti puo’ fermare. Procedi senza sentire nemmeno la fatica senza sapere se la meta sara’ alla portata e senza conoscere gli imprevisti delle tappe intermedie, le gambe ti portano da sole ignorando gli impulsi del cervello, non pensi ad altro che raggiungere quel punto oltre il quale già ti sembra di intravedere il bagliore della vittoria. Se al traguardo c’ e’ Dio che ti aspetta lo sforzo non sara’ stato vano.
    Non stai facendo una battaglia contro i mulini a vento e puoi contare su un esercito fedele che non ti abbandonera’, che crede nella tua rivoluzione di cui da un pezzo conosce i principi e gli ideali anche se invisi alla casta: quelli del cristianesimo solo di Cristo.

  19. Scrivi, scrivi, non farti fregare un’altra volta.

    “c’è bisogno di talenti come te,troppa volontà che resta lì dov’è..muta”..

  20. Oggi sono andata nella nostra” bella chiesa”, avevo bisogno di Dio.
    Mi sento libera solo insieme a Lui, questa sensazione mi accade da quando faccio parte della nostra comunità.
    Mi piace questa costante immersione in un dialogo a due, dove l’altro è qualcuno che mi conosce molto bene, anzi conosce aspetti a me ancora ignoti.
    E’ un continuo confrontarsi, lui è schietto, quasi sempre obiettivo, mai falso, anzi per certi aspetti è proprio questa sua lealtà che mi mette in continua discussione con me stessa.
    Come fare una volta posti davanti alla realtà dei fatti a non ammettere la ragione?
    Onestà intellettuale, ecco come si chiama quest’ammissione, ed è la cosa più dura e, più dolce con cui confrontarsi.
    Ed ecco allora che tutto diventa un piccolo e costante allenamento, un prendere confidenza con te stesso, con la tua sensibilità.
    Così mi sono seduta vicino all’amico che spesso trovo seduto nell’angolo della chiesa: dove l’immagine di Dio è quella del Padre buono e allegro che ti stava aspettando.
    Il suo saluto e il suo sorriso mi invitano, come sempre, ad aprirmi senza timore, inizia così la mia confessione; quando alla mia affermazione di imparare ad essere meno sincera per imparare a salvaguardarmi…. lui ridendo mi racconta una barzelletta.
    “Papà mi racconti una fiaba? No, ti racconto delle balle, così ti abitui.
    Questa è la leggerezza della quale è capace Il nostro Don Fabrizio che tanto ci fa amare le sue omelie; ti mette a tuo agio e poi affonda con tutto il suo essere per lasciarti qualcosa da non dimenticare usciti dalla messa della domenica.

    Vi saluto tutti, ormai cari amici sia nella vita sia qui: sono felice di avervi incontrato!

    Un abbraccio grande al mio angelo custode che tanto mi ha aiutata.

    Ernestina.

  21. Quante volte mi sono sentito dire, con tono ironico e di vago disprezzo, “tu fai poesia”, intendendo, “qui stiamo parlando di cose serie e concrete mentre tu parli di sogni, di cose astratte, irraggiungibili”.
    E’ un tipo di critica, di accusa o addirittura di offesa che, in fin dei conti, mi ha sempre fatto piacere ricevere. In cuor mio, non mi sono mai pentito di fare poesia, provando piuttosto commiserazione per chi disprezza quella propensione, per chi è incapace di avere quello stesso approccio nei confronti della vita.
    Ho fatto questa premessa perché, leggendo il post odierno e i relativi commenti, mi sono trovato a pensare, non senza orrore nei miei confronti, “qui si sta facendo poesia”.
    Attenzione, anche io ho percepito l’evidente inno all’amore, alla libertà e al bisogno di nuovo che il testo propone e non è certo questo ad avermi ispirato la frase fatidica. Se così fosse, in un attimo avrei contraddetto moralmente tutto me stesso; come se Don Chisciotte si accorgesse improvvisamente di avere di fronte dei mulini a vento.

    Mi ha fatto pensare, invece, il passo “Tu non hai misura; non l’hai mai avuta e non vuoi certo cominciare adesso”.
    Leggere anche dei difetti di un personaggio letterario ispira simpatia nei suoi riguardi, perché in questo modo ci appare più umano, più vicino a noi.
    Ma io (lo valuto, lo constato spessissimo anche su me stesso) penso che il termine “troppo” racchiuda sempre un’accezione negativa, anche quando si dice “è troppo buono”, anche quando si riferisce all’amore. Per questo, leggere di quella sua caratteristica mi ha ispirato più un senso di protezione, un voler fornire aiuto, piuttosto che complicità.
    Ancor più, non ho compreso in alcuni commenti il voler teorizzare in positivo (fare poesia, appunto) traendo spunto da quel disvalore.
    In amore, ad esempio, che un sentimento maturo non abbia bisogno di strategie è verissimo. Ma un sentimento è maturo proprio quando ha trovato la propria dimensione, la propria misura.
    Del troppo amore, di quella passione che va oltre, in genere resta poco, come qualcosa costruito sulla sabbia. Soprattutto, non è sempre gioia ciò che ne scaturisce.
    In generale, poi, non è detto che il destino dell’umanità non sia affidato proprio ad un nuovo equilibrio, ad un ritrovato senso della misura.

    Io sono uno dei rari eretici ad aver sempre caldeggiato un minimo di parsimonia produttiva in più da parte del Fabrizio scrittore. E non lo penso in relazione al rapporto qualità/quantità delle sue opere, che non conosce flessioni, quanto a quello dell’apporto che, in questo blog, io lettore riesco a fornire; contributo che forse, come avviene in questi giorni con appena un po’ di tempo in più, può trovare giovamento da una più profonda e meditata riflessione.

  22. “stai parlando al muro”
    tu ricordi muri di Gerico?Suono delle trombe hanno fatto muovere e in conseguenza crollare i muri impossibile da conquistare

  23. “…affrontando le critiche di chi ti dà del grafomane e ti dice fermati, ti stancheranno,fatti un po’ desiderare”

    certo che alcune persone sanno sostenere morale! Uno si può sentire meglio sentendo:questo che fai è inutile

  24. Don Chisciotte non è stato mai mio personaggio preferito,ho rinunciato di leggere questo libro.Don Chisciotte è un personaggio più per essere preso in giro non per imitare.Ti senti cosi?Non meglio scegliere uno che riesce arrivare allo scopo di suo compito?Per esempio Ercole (perchè con bambini leggiamo adesso “Racconti mitologoci”).Ercole aveva da svolgere le fatiche impossibile da fare,ma con intelligenza e furbezza riusciva sempre giungere alla meta

  25. “Che intende sostenerti in una guerra persa prima che possa cominciare?”

    eccolo!Pensiero positivo! Prima di cominciare già lo sai che perdi.Meglio di cosi non puoi inventare! Sicuramente con questo atteggiamento arrivi là dove vuoi arrivare! E’ inutile provare,tanto perdo!
    OTTIMISTA!!!

  26. “Scrivi,scrivi,non farti fregare un’alta volta”
    scrivi,scrivi,prima o poi le tue parole arrivano al destinatario,aprirono il cuore e il cervello di umanità,prima o poi. Basta credere!

  27. Scrivere è andare lontano da tutto, è dire cose che non avresti mai il coraggio di dire. Si scrive sempre di se stessi, delle proprie esperienze, dei pensieri più personali e profondi. E questo aiuta ad andare avanti, a comunicarsi agli altri, a non sentire la solitudine.
    Io credo che se esistesse qualcuno molto in alto che volesse obbligarti a non scrivere più, lo faresti di nascosto, e noi ti forniremmo carta e penne, faremmo stampare volantini con i tuoi post per distribuirli alle persone più fidate.
    Riuscirà l’amore a cambiare il mondo?
    Non sarebbe neanche giusto smettere di scrivere, perché tu hai due grandi doni, quello dell’oratoria e quello della scrittura. Doni che Dio ha voluto dare a te e che non puoi assolutamente sprecare. Ne hai anche altri di doni, ma non vorrei esagerare a scriverli per non farti insuperbire.
    Comunque oltre ai doni ci sono anche i difetti, ma io, e credo non soltanto io, amo anche quelli.

  28. “Se non scrivo quello che vedo effettivamente accadere su questo globo infelice racchiuso nei contorni del mio teschio penserò che il povero Dio mi abbia mandato sulla terra per niente”

    Jack Keourac

  29. E’ intitolato ” Il destino dell’umanità”, un titolo impegnativo per un progetto teologal-letterario piuttosto ambizioso. Si rischia dicendo che potrebbe cambiare dopo secoli la metodologia della nostra religione, spostare totalmente l’asse portante della chiesa dichiarata e i canoni del Cattolicesimo.
    Tutto cio’ fa venire i brividi solo a pensarci, ma il brivido e’ vita.

  30. @ Ema

    Non lo metterei mai in dubbio. Parlando di rischio intendevo invece plaudire al coraggio di chi si prende la responsabilità del cambiamento.
    Ti ringrazio dell’ appunto Ema perche’ mi sono espresso in modo equivocabile.

  31. E’ bello pensare a un Dio che scoppia a ridere, che non può trattenersi,che si presenta nei sentimenti e che ci parla attraverso la nostra realtà aggiutandoci ascoltare attentamente dentro di noi.

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