da qui
Ormai la conosci a memoria, questa strada; non sai più dire se sia un bene o un male, a volte è così difficile distinguere. Il pino spezzato, per esempio, con la chioma rivolta verso terra in cui sembra concentrarsi il dolore del mondo; o le piante che tracimano dalla palizzata come fossero mani che chiedono soccorso; e il cielo azzurro-carta da presepe, con la macchia chiara all’orizzonte che si adagia lentamente sui campi pieni di sterpi. L’ingresso potresti descriverlo metro per metro, a occhi chiusi: i vasi bianchi a forma di coppa di champagne, le panchine dello stesso colore che ospitano, a volte, un giovane col braccio ingessato o un vecchio in canottiera che fissa qualcosa avanti a sé. Ma è all’interno che ti prende l’angoscia, cominciando a percorrere i corridoi dai pavimenti lucidi, dove si specchia la paura che un uomo col camice verde si avvicini e ti dica no, non ce l’ha fatta, gliel’avevo detto; era grave, troppo grave. La parola troppo ti accompagna da quando sei bambino: hai sempre vissuto intensamente: troppo intensamente? Fino a quando, da prete, hai aperto la pagina dell’Apocalisse dov’è scritto: magari fossi caldo o freddo; ma siccome sei tiepido, sto per vomitarti addosso. Hai pensato al vomito di Dio che cola nelle strade cittadine, s’infila nelle case, dilaga come un’alluvione, una frana imprevedibile, e per una volta ancora sei felice: ne hai fatti di sbagli, ma tiepido non lo sei stato mai, nemmeno un giorno. E’ per questo che sei qui? Pensavi non venisse più: le hai inviato gli auguri per il compleanno e non hai avuto risposta. Avrai detto qualcosa che non va? Mi fai sempre la stessa domanda; te lo spiego tutto in una volta, prima o poi; quando capirò se vuoi andartene o farmi compagnia. Hai temuto che fossi arrabbiata? Sei la sola persona con cui posso confidarmi. Per questo non sono più partita. E perché non mi hai risposto? Ti ho visto entrare in una casa, l’altra sera. Dove? Di là, sta facendo un esame. C’è speranza, dottore? Ha gli occhi verdi: è la stanchezza che ti fa vedere dentro il cristallino un rovo selvatico di more, il colore inafferrabile del cappero, le foglie puntute del ginepro? Cos’è successo, a cosa stava pensando mentre tutto all’improvviso è diventato buio e si avvertiva solo l’onda lunga del volo, terminato tra le macchie verdi e bianche del mirto? E perché ogni volta che ti appaiono gli sbuffi rossi del lentisco e la pioggia biancastra dei corbezzoli lo sfondo si trasforma in una distesa di sassi e di gramigna, dove il sole a picco cuoce a fuoco lento la latta di baracche ingombre di bambini e la roulotte del ragazzo scontroso che scrive, scrive, con un computer trovato chissà come? Qui vicino: ti ha aperto una donna dai capelli ricci, con uno scialle viola sul petto. Perché, guardando negli occhi verdi del dottore, ti sembra di leggere una storia già vissuta o che, al contrario, ti corre incontro senza che si possa far nulla per cambiarla?
Perché guardando negli occhi verdi del dottore ti sembra di leggere una storia già vissuta o che, al contrario, ti corre incontro senza che si possa fare qualcosa per cambiarla?
Vorremmo che le cose belle che ci capitano non avessero mai fine e, invece, tutto finisce e tutto passa. Pensiamo di essere noi a guidare la nostra vita e invece il destino ci porta altrove. La realtà ci vuole insegnare ciò che dobbiamo imparare e che forse non rientra nei nostri piani. La vita a volte è più grande di noi, tutto ha un senso anche se noi non lo capiamo ed è inutile lottare forse conviene lottare insieme a lei.
“ti corre incontro senza che si possa far nulla per cambiarla?”
Se non si vuole morire …non si muore, bisogna farsi insegnare come si fa,” e’ per questo che sei qui.”
- magari fossi caldo o freddo; ma siccome sei tiepido, sto per vomitarti addosso.
Ho sempre pensato che i freddi sono coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscere l’amore: per questo non sono in grado di amare e non ne hanno colpa. Sono come al buio, ma per loro c’è sempre speranza di un incendio.
I caldi invece hanno fatto l’incontro giusto, hanno sperimentato l’amore e non potrebbero più vivere senza. Hanno acceso la luce.
Ma i tiepidi, per me sono quelli che si accontentano della penombra. Pur avendo visto sia la luce che il buio, hanno deciso di non scegliere nè l’una nè l’altro, perchè non vogliono rischiare di sbagliare e preferiscono un qualcosa che definiscono la “giusta misura”: sono le persone più tristi che io conosca.
Mi dispiace per questi: è come se si cibassero sempre di cibi senza sapore, nè buoni nè cattivi, ma solo commestibili quel tanto che basta per sopravvivere. E c’è una bella differenza tra vivere e sopravvivere.
“Ormai la conosci a memoria, questa strada”
Mi e’ capitato spesso di percorrere la stessa strada per anni con la certezza di conoscerla come le mie tasche ed accorgermi invece di non aver mai notato tanti dettagli. Noi non siamo la conoscenza, la riceviamo in dono quando siamo pronti.
Freddo, caldo,tiepido…e non stiamo prendendo un cappuccino! Battute a parte mi sembra evidente che il tiepido della Bibbia e’ colui che non prende una posizione chiara. Una volta appurato cio’ penso che sia un valore il raggiungimento di un equilibrio all’interno della scelta fatta , l’allontanamento di quegli eccessi che impediscono di dare ascolto a quello che davvero ci viene richiesto di realizzare.
ti sembra di leggere una storia già vissuta o che, al contrario, ti corre incontro senza che si possa far nulla per cambiarla?
Questo stato negativo di partenza che ci oscura ogni instante e non capiamo il senso, sono soltanto inconsciamente pensieri e concluzione distorti ed errate dove tendiamo a perdere la nostra vita, tutto puo essere rovesciato verso le nostre profondità dove questa attitudine benevola costituisca una preparazione all’acquietamento del cuore.
Bene e male, un duello infinito, come infinite sono le domande che si intrecciano nel tessuto quotidiano degli incontri, dei ricordi, perplessità, paure, speranze; una certezza accende il buio: vivere fino in fondo non è mai troppo, così, forse, la vita appesa a un filo è lì a dire che possiamo ancora sperare (e la speranza non può essere tiepida, flebile sì, ma bruciante come fiamma che chiede ancora ossigeno) che il volo, terminato tra le macchie verdi e bianche del mirto non sia l’ultima parola.
Un brano già forte, come si dice, per gli scenari contestuali che propone: l’ospedale che ospita nelle sue stanze da ricovero dolore e morte, la baracca Infuocata nel campo nomadi che accoglie una miseria quasi invisibile , diventa ancor piu’ forte con l’ immagine del travaglio di Dio che rigetta sul suo mondo per farlo piu puro , di una vita appesa alle fronde della macchia di Capocotta o giu’ di li’, di una storia già vista ma non ancora vissuta. Stasera si sorride poco.
Le scelte coraggiose sono personali, come i rischi ad esse connessi. Ne sapeva qualcosa l’uomo sul calvario.
Seguirle con attenzione, sottolinearle con enfasi, non sono sufficienti a rendere automaticamente coraggiosi, a pieno titolo protagonisti di decisioni temerarie, in buona fede immaginandosi pervasi da bollente ardimento.
Come non accorgersi che la vita trascorre tranquilla alla tiepida ombra di sorti altrui, con la sola, eventuale incertezza che le opzioni su cui si investono tante belle parole si rivelino sempre corrette.
Ma va bene, non è un delitto illudersi di essere ben caldi e credere per questo di essere migliori.
A me, che pure quelle scelte idealmente condivido, sembra più opportuno rimanere ancora un po’ al freddo dei miei pensieri, tormentato dal soffio gelato delle mie opinioni.
L’ultima insiste nel ribadirmi: “troppo” contrario di “giusto”.
Però si può contare anche sul clown per cambiarla questa sopravvivenza.
“te lo spiego tutto in una volta, prima o poi; quando capirò se vuoi andartene o farmi compagnia.”
sono felice delle reazioni vivaci che suscita il romanzo.
ne sarà felice anche l’editore che mi ha contattato.
per il “troppo”, vedere il libro del profeta Isaia, particolarmente i brani sul tipo di 66, 10-14.
“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente.” (MT 22,37)
Vivere nell’Amore di Dio è una scelta ,come anche non viverci,restare in una situazione di stallo e quindi non scegliere da quale parte stare,si corre il rischio di venire “vomitati”.
L’ Amore è un valore assoluto,non esistono mezze misure,o si ama o non si ama,un amore vissuto a metà non è un amore vero e sincero.
Ci sono situazioni che non si possono cambiare, ma che con il tempo ti possono maturare,facendoti riflettere sugli eventi della tua vita e al tempo stesso migliorare.
Credo si stia continuando ad attribuire al termine troppo un valore assoluto mentre sono convinta sia una condizione del tutto soggettiva. Il troppo e’ troppo quando viene percepito come tale a livello personale altrimenti sembra troppo solo agli occhi di chi guarda dall’esterno. Ad esempio per Madre Teresa non era troppo cio’ che per altri non sarebbe stato
neanche pensabile fare e se Madre Teresa fosse il termine di paragone assoluto saremmo tutti ricoperti di vomito.
Comunque a vomitare puo’ essere solo Dio, per tutti gli altri c’e il biochetasi.
”Hai pensato al vomito di Dio che cola nelle strade cittadine, s’infila nelle case, dilaga come un’alluvione, una frana imprevedibile, e per una volta ancora sei felice”
Siamo anche noi un po’ come il popolo cui si rivolgeva Isaia: stiamo affrontando momenti difficili, abbiamo bisogno di una ricostruzione civile, politica e spirituale che entri fin nelle nostre case e rigeneri ogni rapporto umano, anche quello più privato e familiare. Sì il rinnovamento non può essere tiepido, non si può essere tiepidamente felici.
“una metà del mondo non riesce a capire i piaceri dell’altra metà”
Jane Austen
“magari fossi caldo o freddo;ma siccome sei tiepido,sto per vomitarti adosso”
io invece sempre ho cercato di essere tiepida,mi inspirava stoicismo, soltanto che con mio caratterino è un po’ difficile,perchè sono troppo impulsiva
telo spiego tutto in una volta,prima o poi,quando capirò se vuoi andartene o farmi compagnia”
ma non lo puoi spiegare lo stesso? Ma forse tuo racconto può aiutare per prendere la decisione giusta, se rimanere o andarsene via.
Pensa un po’ se per te è importante questo rapporto,se lo vuoi salvare o no.
“sei la sola persona con cui posso confidarmi”
allora, confidarti e godi del momento,della situazione dalla persona che ti fa stare bene,tranquillo
“Certamente il Signore non sarà amato mai abbastanza,anche perché come affermava San Bernardo:La misura dell’ amore è di essere senza misura.
Maria è la maestra in questo amore, poiché è stata definita da San Francesco di Sales: La regina dell’ amore.
(dal libro L’ imitazione di Maria).
Imitarla è alquanto difficile, ma non impossibile, se pensiamo che lei é una di noi.Quello che ci viene chiesto é di mettere Dio al primo posto nella nostra vita, perché solo cosi potremmo trovare la gioia anche in cucina,in mezzo alle pentole, come disse un giorno Madre Teresa di Calcutta alle sue consorelle.
E’ importante il dialogo,sincerità tra le persone,per capirsi,spiegarsi qualsiasi dubbio,paura,gioia. Quando manca dialogo,sincerità – il rapporto può morire o rimanere in coma come Chiaraluna
@ Agnese,
Condivido ogni tua parola: perché il tuo cuore come chi è impulsivo: é sincero o come dico io appassionato.
A presto.
Ernestina.
@ Agnese
Mi permetto di sottoscrivere totalmente il tuo commento 21.
Trovo la tua sincerità preziosa, la principale artefice di un possibile risveglio dal coma, affinché lo svolgersi del rapporto tra noi tutti sia al livello della realistica passione di questo romanzo.
grazie!
concordo: il rinnovamento non può essere tiepido.
Per mezzo dello Spirito Santo Dio Cristo ci chiede di non essere tiepidi.
O freddi o caldi. Come interpretare questo messaggio?
Si sa che nella vita terrena e nei rapporti umani che la informano, c’e chi ha reazioni fredde e insensibili oppure calde e sanguigne e poi ci sono i cosi’ detti tiepidi, che destano meno interesse e simpatia per il loro atteggiamento incolore e qualunquista. I saggi pero hanno incitato spesso alla temperanza, qualcuno ha parlato di aurea mediocritas, a volte si dice che gli eccessi guastano , insomma “il troppo stroppia”.
Allora cosa ci vuole comunicare quel passo dell’Apocalisse invitandoci a bandire la tiepidezza dai nostri comportamenti?
Dio non vorra’ certo tra i pastori del suo gregge dei tipi come Don Abbondio prototipo dell’apostolo imbelle e bigotto. Sembra di capire che il fuoco o il ghiaccio che intende vedere albergato in ognuno di noi siano sinonimi di un fervore vitale nella ricerca di Dio e nell’esercizio della Sua parola freddo o caldo che sia, silenzioso o clamoroso nelle manifestazioni ma sempre ardente come fiamma e pungente come gelo,ma mai spento seppure nelle opposte gradazioni.
La meditazione e la preghiera ci sia di aiuto in tale conquista.
Vi ringrazio
Evivva la sinerità!!!
bouna domenica a tutti
grazie!
sì, Gum, ardente come fiamma.