Il Marchese de Sade secondo Jacques Chessex

di Guido Michelone

L’ultimo romanzo dello scrittore elvetico francofono (1934-2009) da molti ritenuto fra i massimi esponenti della narrativa francese contemporanea è una curiosa rivisitazione degli ultimi mesi del Marchese De Sade (1740-1814) trascorsi nel manicomio di Charenton. L’autore racconta un’esistenza in cattività, in cui però l’’illuminista’ (romanziere, poeta, drammaturgo, filosofo, libertino, pornografo) gode di molti privilegi, che gli consentono di perpetuare le ‘malefatte’ da sempre commesse, tra spinte rivoluzionarie e aberrazioni dissolute (giustificate all’epoca ai limiti della follia).
Poi, nella seconda parte del libro, la trama si sposta sui resti dello scheletro, in particolare sul cranio di De Sade che – una volta riesumato, dopo lo smantellamento del cimitero in cui viene sepolto – passa di mano in mano a studiosi, medici e collezionisti, sino ad arrivare in possesso dell’Autore medesimo (o di chi, per lui, parla in prima persona: la differenza appare sfumata o lasciata di proposito nell’indeterminatezza). Il teschio, come il corpo in vita, emana luce, calore, fluorescenza, che attrae chi gli è vicino, sino a condizionarlo, quasi come un fluido qanto magico quanto misterioso.
Dietro l’apparenza del romanzo fantasy con rimandi storici assai ben architettati, forse si può avvertire una seria riflessione sul sadismo, non inteso come pratica sessuale, ma analizzato ideologicamente quale mezzo di conoscenza alternativo al sapere millenario della società occidentale: in tal senso Classex riprende, in chiave letteraria, il discorso sul Sade ‘eversivo’ che molti intellettuali parigini degli anni ’60-’70, non a caso legati allo strutturalismo e alla semiotica, intraprendono con studi ancor oggi attualissimi: Chessex insomma sulla scia di Maurice Blanchot, Roland Barthes, George Bataille, Pierre Klossowski, Philippe Sollers?

Jacques Chessex, L’ultimo cranio del Marchese de Sade, Fazi Editore, Roma 2012, pagine 109, euro 12.

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