da qui
Mi aiuti? Da quando frequento la scuola di scrittura non riesco a mettere due frasi in croce. Che cosa t’insegnano? A preparare il progetto del romanzo, a costruire i personaggi, a dosare i dialoghi con la narrazione. E hai imparato? Più m’impegno ad applicare le regole, più l’ispirazione mi abbandona; sto pensando di mandare tutto all’aria. Ci sarà pure qualcosa di buono. Sì, che dal momento in cui mi siedo, non vedo l’ora di uscire per leggere qualcosa. E’ un buon segno: a scrivere s’impara leggendo; e vivendo: prima dei cinquant’anni, è impossibile scrivere un romanzo. Allora perché mi spingono a cominciare subito? Il sole è a picco, sul sagrato della chiesa; le macchine sfrecciano sulla strada stretta come fossero a un circuito di formula uno; passeggiate lentamente davanti all’edicola ingombra di giocattoli, palloni, oggetti di ogni specie. Francesco ha i capelli biondi, spettinati, le labbra rivolte verso il basso, in una smorfia dolorosa. Perché loro pensano alla tecnica: tutto dev’essere ordinato, come un gioco da tavolo: le carte, i dadi, i segnalini; basta muovere i pezzi da una casella all’altra e il risultato è assicurato. Non è così semplice. Per loro sì; e tu paghi, per confermare che il metodo funziona. Ti ho detto che non scrivo un rigo! Vorresti confidargli molte cose, ma non hai più la certezza che sia giusto; chi sei per metterti al di sopra dei maestri di scrittura? Non puoi dimenticare che, dalla loro, hanno il business e la pubblicità, le leve del potere; il mercato esige merci in serie che le loro fabbriche sfornano a comando, sponsorizzate da campagne martellanti a sostegno del genere erotico, del noir, dell’autobiografia del vip di turno, confezionata su misura dal ghostwriter. Ti sei chiesto perché non riesci a scrivere? Mi sembra che le regole soffochino ogni fantasia. Gli fai cenno di seguirlo: vi sedete sulla panchina in pietra, sotto il portico. Francesco, la vita è un viaggio su una strada piena di svolte; mentre guidi, ti assediano i ricordi coi colori della palma, del cisto, del ginepro; la memoria è come l’alcol: dà alla testa; sei ubriaco d’immagini, dolci, travolgenti, fino al punto da confondere i fari con le stelle; d’un tratto, la musica che ascolti diventa il sibilo dell’auto che scivola nel fosso, si confonde col lentisco e il pungitopo, il rovo di more, che è un grumo di sangue nel verde della macchia; l’ultima visione è quella delle stelle: la luce azzurra di Regolo; Antares, la gigante rossa; Sirio dal bagliore insuperabile; è allora che comincia il sogno, e le parole sbocciano con l’odore del corbezzolo e del mirto; scrivere è lasciarsi toccare da ciò che è finito fuori strada e sembra ormai inservibile; è capire che conta ciò che nasce dal basso, che risorge soltanto quello che accetta di morire. Non insegnano questo, i maestri che conosco. La sala è fatta apposta per intimorire: il soffitto a cassettoni ricoperti d’oro, il pavimento con lo stemma pontificio inserito in un cerchio che occupa un terzo, almeno, della parete di fondo, le tende giganti da cui irrompe la luce calda del giorno. Eppure, il prete giovane si è alzato in un gesto istintivo di difesa, come se lo strappo all’abitudine avesse prodotto una reazione incontrollabile. Non importa cosa insegnano i maestri, dici, oggi si cambia; non stiamo nella Chiesa per svolgere un lavoro burocratico: la gente va ascoltata, capita fino in fondo; se una regola serve a giudicare o a escludere, possiamo farne a meno; Gesù non ci ha trasmesso un codice, ma un vangelo che scotta tra le mani; è un fuoco che brucia, non un registro dell’erario; e non fate quella faccia: ridete, gridate, ballate; non voglio preti imbalsamati, ma gente capace di sognare. I maestri che conosci fanno il loro mestiere; tu, Francesco, osserva le foglie a punta dell’erica, la gara di bellezza tra Vega e Betelgeuse.
Sono gli schemi, l’ ordine e la troppa precisione a uccidere i sogno che l’ uomo ha in fondo al cuore.
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Non importa cosa insegnano i maestri, dici, oggi si cambia…se una regola serve a giudicare o a escludere, possiamo farne a meno
Se c’è da cambiare idea la si deve cambiare. Chi rimane sempre sulle sue posizioni, chi non si mette mai in discussione senza pensare che le cose possono essere diverse, vive in superficie e non crescera’ mai. Vivere è mutare, scorrere, divenire.
- se una regola serve a giudicare o a escludere, possiamo farne a meno
Infatti!
Perché accoglienza ed apertura non vogliono significare sregolatezza o disordine, ma sono proprio espressione di un sogno, di quel sentimento che ti “scotta tra le mani”, che senti bruciare dentro come fuoco e che, una volta sperimentato, non puoi fare a meno di restituire con lo stesso ardore.
Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro.
Italo Calvino
“la gara di bellezza tra Vega e Betelgeuse.”
Stanotte sarà la notte di S. Lorenzo e per chi vorrà alzare lo sguardo al cielo, la gara di bellezza è assicurata dalle stelle cadenti .
Stanotte, per chi saprà guardare, il cielo piangerà polvere di stelle… piangerà di gioia.
“scrivere è lasciarsi toccare da ciò che è finito fuori strada e sembra ormai inservibile; è capire che conta ciò che nasce dal basso, che risorge soltanto quello che accetta di morire.”
Leggere è lasciarsi toccare da tutto questo amore.
I ricordi sono un tutt’uno con la nostra vita passata,presente e futura, è necessario estrapolarli dal proprio cuore per far nascere un romanzo in cui traspare la passione e l’ amore dello scrittore per la scrittura, perché in fondo esiste una sola regola che comprende tutte le altre regole,e questa regola si chiama:Amore!
C’è una vita che trabocca dalla vita, come il bagliore delle stelle pulsa dal centro di fuoco e arriva a noi dopo aver illuminato anni luce di buio, come la musica che parte dal tocco di una corda e si spande intorno muovendo altre corde, le nostre, come il barlume di ciò che si è toccato, di ciò da cui ci siamo lasciati toccare ed è diventato immagine, ricordo e solo quando ci sembra di averlo perso nel tempo e nello spazio, possiamo cercarlo, trovarlo dentro di noi più vivo che mai, e farne parola che dice la vita che trabocca e continua a traboccare.
- l’ultima visione è quella delle stelle: …. è allora che comincia il sogno, e le parole sbocciano
Tutti i libri del mondo
Non ti danno la felicità,
Però in segreto
ti rinviano a te stesso.
Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
Sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
Vive dentro di te.
La saggezza che hai cercato
A lungo in biblioteca
Ora brilla in ogni foglio,
Perché adesso è tua.
Hermann Hesse
Ci sono giorni e notti in cui desideri solamente ringraziare la bellezza che ti avvolge e ti rende vivo, senza costruzioni nè progettazioni di parole. Questa è una di quelle notti. Speriamo sia un buon segno.
Grazie!
Sì, più vivo che mai.
Guardare in alto per vedere nell’orizzonte di stelle fugaci tutte le sfumature di blu sconosciute che lasciano dentro di noi quel momento fugace di senzazioni che ci fanno sognare e svelare ciò che abbiamo dentro.
……. sono stata al Santuario della Verna giorni fa e ho visto con i miei occhi come alcuni Francescani cacciavano un cane che era affamato e denutrito…..eppure S.Francesco amava alla follia gli animali !!!! tutto questo è un controsenso….che non posso e non voglio accettare !!! La Chiesa possiede calici d’oro tempestati di diamanti…..eppure Gesù era povero!!! potrei scrivere pagine intere su questo argomento ma la notte scorsa ho fatto le 4 di mattina e i miei occhi vogliono riposare…..”domani è un altro giorno !!!” – diceva Rossella O’Hara……ed io ho bisogno di credere che qualcosa di sconvolgente e di straordinario sia possibile !!!!! :-)
Nasce dal basso, nasce dal basso l’amore per le cose, la bellezza della vita, la stortura che diventa grazia. E’ vicino a noi il senso della vita, la vita che nasce e muore, che risorge, che contempla l’inorganico stupore di chi non sa più amare. E’ vicina a noi la vita, più di quanto non si creda.
Mi colpisce l’accostamento di una scuola di scrittura, ricca di regole sterili, ai maestri di un credo che rischia di essere professato senza sognare, senza sorridere.
E’ evidente come l’amore e/per una vita vissuta fino in fondo, il donarsi attraverso l’ascolto, capovolge ogni sintassi, e traduce in romanzo il sentirsi parte integrante ed essenziale di un universo che, già da solo, potrebbe riempire pagine e pagine di un libro da non perdere e da apprezzare in ogni dettaglio.
Ci sarà pure qualcosa di buono. Sì, che dal momento in cui mi siedo, non vedo l’ora di uscire per leggere qualcosa.
Ecco un grido di libertà, ascoltarlo significa iniziare ad andare lontano,con gli occhi, con la mente e con il cuore …per realizzare un sogno apparentemente incredibile,che nel con il tempo può diventare credibile.
Allora perché mi spingono a cominciare subito?
C’È un vecchio proverbio che dice :La gatta frettolosa ha fatto i figli ciechi.
A volte saper aspettare è il metodo migliore per ottenere degli ottimi risultati .
ma gente capace di sognare.
Per chi non smette di sognare il cuore continua a pulsare,come la luce brillante delle stelle.
Solo chi ha smesso di sognare ha un cuore che non più,perché è morto ancor prima di morire.
Scusate volevo dire un cuore che non pulsa più…
L’indottrinamento, l’attenzione spasmodica per la forma perfetta uccidono l’ispirazione ma anche la realtà del vangelo. Regole per scrivere un romanzo perfetto così come quelle apprese in seminario o rese minacciose da soffitti d’oro che sembrano separare dal cielo, creano scrittori che non sanno piu scrivere e preti imbalsamati, diviene necessario allora rompere gli schemi, riprendersi la creatività e la Parola e uscire a prendere un po’ d’aria alzando gli occhi al cielo e perché no? A rimirar le stelle esempi unici di bellezza e sostanza che nessuna regola governa.
“Mi aiuti?
Aiutare a volte e’ visto solo come un dovere da sbrigare come si puo’, invece penso siano necessarie capacita’ ,talento e passione.
“Per aiutare, bisogna anzitutto averne il diritto.”
Fëdor Dostoevskij,
Delitto e castigo,
grazie!
sentirci parte dell’universo è un traguardo.
C’e qualcuno che può’ sapere cosa ci sara’ dietro una curva?
Lo pensavo impossibile sia per chi e’ fresco di patente con quella ridicola P stampata sopra il lunotto come la lettera scarlatta della vergogna sia per il provetto pilota che viaggia sempre in coppia massima per non far perdere un colpo al motore. Invece no, pare ci siano molti che sanno cosa accadra’ dopo un tornante cieco o una svolta a gomito, sono ad esempio quelli del business e della pubblicità che sanno gia’ cosa mangeremo o indosseremo domani ,della scuola di scrittura che decidono già come sara’ l’autobiografia della nostra vita che dobbiamo ancora vivere,i politici importanti che conoscono già prima di noi che performance avranno i nostri poveri titoli comprati con fiducia ed orgoglio nell’ultima asta a sostegno del debito pubblico o ancora di piu’ le azioni di borsa del comparto bancario. Ahimè lo sa anche certa casta del Clero che scarta a priori una parte dell’umanità perché a suo parere non sara’ benaccetta neppure di la dal buon Dio.
@ Ema 23
Si vede subito la differenza tra una forzatura ed un atto istintivo e sincero, tra chi lo fa per dovere e chi ama sul serio ed agisce mosso unicamente da sentimenti autentici: il primo a volte diventa inopportuno ed invadente e si arrende alla prima difficoltà; il secondo sa aspettare il momento giusto, sa interpretare e rispettare le reali esigenze dell’altro e, soprattutto, è paziente e non si stanca mai.
Secondo me non si tratta di diritto, per dirla alla Dostoevskij, ma di cuore.
vero, Cri!
Gum, sei sempre impeccabile.