da qui
Ti ucciderà questa faccenda. Anita ha i capelli ricci e neri delle giovani meridionali. Quale faccenda? Nel parco, s’intravedono i cani portati a spasso nell’area circondata da un recinto in maglie di ferro. Quella dei malati: è impossibile visitarli tutti; pensi di essere l’unica persona al mondo incaricata di occuparsene? Ogni tanto, un cocker, o un rottweiler, si ferma, si accuccia, fa un bisogno che i padroni raccattano con la paletta. Per qualcuno i malati e i poveri non sono che lo sterco del mondo: li lasciano in strada, o negli angoli bui di ospizi e case di riposo. Anita china la testa da una parte e ti guarda come fossi un marziano: dovresti dedicarti alla scrittura; a che punto sei, col romanzo? Già: a che punto sei? Cominci a dubitare di portarlo a termine. Ieri hai intervallato le tre messe festive con le corse da un ospedale all’altro; la sera, nella celebrazione, dovevi ricordare la bambina morta a tre anni; il quindici agosto ne avrebbe fatti quattro. La madre, disperata, ti ha confidato che le sembra d’impazzire; hai paura che faccia una sciocchezza; ti ha chiesto come si possa mai giustificare una cosa del genere. Nell’omelia avevi previsto di accennare al progetto di Dio, un progetto di bene, a cui ogni uomo e ogni donna sono chiamati ad aderire; come parlarne, adesso? Già: a che punto sono? La guardi negli occhi, più scuri dei capelli: ha ragione a richiamarti all’ordine; tra le mani che s’inceppano e il vortice da cui ti senti trascinato, puoi a stento sederti e accendere il computer; quando guardi lo schermo ti assediano le immagini di Gabriele colpito dall’ictus, a quarant’anni, di Franca che non va mai in vacanza ed è stata fermata solo da uno svenimento, di cui nessuno sa dare spiegazioni. C’è qualcosa che precede la venuta al mondo, qualcosa di più grande che ci avvolge, un progetto di bene. Stai fissando la madre che sorride un po’ forzatamente, per educazione. Ti accorgi che così non si può andare avanti. Mi sono arenato: ogni volta che comincio a scrivere, penso al giovane ricoverato in terapia intensiva, alla donna a cui gira la testa appena si alza dalla sedia. Un progetto: certe volte non capisci in cosa consista questo bene; mettiamo che tuo figlio muoia. La madre abbassa lo sguardo, spuntano due lacrime che faticano a staccarsi dalle palpebre. Eppure è il vangelo che lo dice; e il vangelo è l’unica cosa in cui so ancora credere. Provo a buttare giù una frase, ma sento l’odore del disinfettante; mi vedo girare intorno gli infermieri coi ricambi delle flebo. Ritagliati uno spazio: altrimenti che libri avrò da pubblicarti? Pensa che un giorno potresti convertire qualche prete. Forse, il progetto di bene esiste solo se abbiamo il coraggio di guardare in faccia il suo contrario e dirgli: tu non sei me. Forse, è la rivolta contro tutto ciò che ci impedisce di essere felici. La madre sorride di nuovo, per educazione: non può non farlo, visto che fissi solo lei. Convertire qualche prete: la vedo difficile; i preti sono già tutti convertiti. Anita sfoggia un sorriso pieno di dentoni, ancora più ingombranti, sul mento pronunciato. Forse, il progetto è alzarsi in piedi e dire a Dio: ora, a noi due: mi hai sedotto, e mi sono lasciato sedurre, ma non sarò più profeta, tornerò al lavoro, non dirò più a una madre che qualcuno ha pensato a lei da sempre, per farle questo scherzo da prete. Cos’è che ti fa ridere? I preti convertiti. Che ne sai della vita che facciamo? Eppure, è il vangelo che lo dice. La stai fissando ancora: ormai, in chiesa, esiste solo lei. Nel prologo di Giovanni è scritto che la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta; sbagliato; si deve intendere che le tenebre non l’hanno vinta. La madre sorride un’ultima volta, per educazione. Hai resistito a non aggiungere altre intenzioni, nella messa: c’era un tipo che avrebbe voluto segnare a tutti i costi il nome di un parente. Alla fine è venuto in sagrestia, ti ha detto: ce la mando adesso? Dove? A fare in culo. Non potrai mai conoscere abbastanza la vita dei preti. Anita è seria: i ricci le ricadono sugli occhi, come foglie accartocciate di spirea.
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
- pensi di essere l’unica persona al mondo incaricata di occuparsene?
Sicuramente no, ma altrettanto sicuramente una delle poche, l’unica che conosco, che lo fa con amore e dedizione sincera.
Il Signore coglie i fiori più belli per piantarli nel suo giardino,questi fiori sono cosi belli che vorremmo tenerceli tutti per noi.
Esiste un solo progetto di bene che noi non sempre riusciamo a comprendere,l’ unica che l’ ha capito è stata colei che ha pronunciato quel Si!
La vita ci fa tremare come foglie ma finchè esisteranno persone, sacerdoti, capaci di lasciar passare la linfa vitale, nessuna foglia cadrà ne vedrà mai l’inverno.
“Ritagliati uno spazio: altrimenti che libri avrò da pubblicarti?”
Invece bisognerebbe pensarla al contrario: un romanzo partorito da spazi ritagliati appositamente, lontano dalla” vita in fieri” o, peggio ancora, espressione delle mode del momento, che valore avrebbe?
VEDER CADERE LE FOGLIE (N. Hikmet)
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
sopratutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
sopratutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
sopratutto se quel giorno mi sento d’accordo con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d’ippocastani.
Leggendo questa pagina mi si e` ricordato un film (il titolo certamente io non ricordo). Un pilota durante un volo ha dovuto affrontare varie tipi di problemi con aereo e solo con un miracolo e` riuscito di arrivare e atterrare.Tornato a casa sua moglie lo chiede:come andato volo? e lui risponde: normalmente.
uguale a te don,se a la fine di giornata qualuno ti chiede:come andata la giornata?Lo so che rispondi:come solito
Hai dimenticato di aggiungere,da parte di messe,malati,visite in carcere,chiamate urgente per le persone che stanno morendo,ufficcio,educazione giovani,corsi e consigli,…ed altro.E la paura che non hai fatto abbastanza…..solita vita da prete
“e il vangelo e` l’unica cosa in cui so ancora credere” nonostante male,la morte,malatie,poverta,abbandono,dolore,disperazione, sei riuscito conservare la fede,salvare l’anima
“la luce splende nelle tenebre,(…)ma le tenebre non l’hanno vinta”
il bene vince sempre,prima o poi,anche io mi consolo cosi,perche` e` vero
Non potrai mai conoscere abbastanza la vita dei preti.
Ieri ho tremato, avresti potuto vacillare e arrenderti. Ma la forza ti viene da dentro, l’amore di Quella Madre ti ha sostenuto e fatto gestire e superare la situazione pesante e difficile che in tutto l’arco della giornata si era creata. Il progetto di Dio, un progetto di bene, tu lo porti avanti ogni istante….anche quando l’avversario vuole farti a pezzi!
Se la luce è da sempre e un progetto di luce non esclude un passaggio obbligato attraverso le tenebre, basta fare quel tratto tenendoci forte per mano, e sarà come se in quel buio non ci fossi mai stato..
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Come la foglia non ingiallisce senza la muta complicità di tutta la pianta, così il malvagio non potrà nuocere senza il tacito consenso di tutti voi. Voi non potete separare il giusto dall’ingiusto e il buono dal cattivo; perché stanno mescolati insieme al cospetto del sole, come insieme sono tessuti il filo bianco e il filo nero. E, se il filo nero si spezza, il tessitore dovrà esaminare la tela da cima a fondo e proverà di nuovo il suo telaio.
– Kahlil Gibran
Ogni donna che decide di diventare madre dice si, anche se suo figlio non sarà mai Gesù e quel si e’ una spada nel cuore ogni volta che sta male, che fa tardi la sera, che non sai dov’è ed e’ un si che stride fra i denti se lo perdi, fin quando smetti di pensare al tuo dolore e riesci a recitare il magnificat di nuovo, come quando hai sentito il primo vagito, perché e’ con te allora, ora e sempre.
Davanti alla madre che ha perso la figlioletta, a chi aspetta il risveglio di un giovane dal coma, a chi ha davanti il buio del non senso possiamo solo rimanere in silenzio, perché il dolore chiede di essere condiviso, in silenzio, senza cercare nelle parole un senso in ciò che un senso sembra non averlo: possiamo abbracciare il loro dolore, condividerlo, spezzarlo, mangiarlo con loro, in silenzio, per donare luce dove il buio sembra voler ingoiare ogni speranza, perché nessuno sia una foglia che cade, sola.
grazie di cuore.
qualità alta, felicità dell’autore.
Tu dici qualità alta a noi, ultimamente stai scrivendo tu con una penna che sembra averti regalato
Dio, ci dai momenti irripetibili, sono canzoni che fanno vibrare l’anima.
Come le foglie di un albero che guardano il cielo, sperando che arrivi finalmente l’acqua che le renderà belle e verdi come non mai:l’acqua dell’amore che ci sai regalare. come sempre gratuito.
Un caro saluto e scrivi non ti fermare, sennò……
Ernestina.
@Ernesta Scappaticci
Bellissima la tua immagine che ci descrive come foglie assettate. E’ cosi!
Un caro salutoi.
@ Gum,
Grazie, detto da te è un vero complimento.
Anche io ti saluto, a presto.
Ernestina.
mi commuovo a tutto quello che ho letto, alle ragioni anche.
ma io quel progetto non lo capirò mai.
tuttavia sento che se una sola anima può dedicare la vita a lenirne il dolore, quell’anima è luce a se stessa e al mondo.
cb
grazie davvero.
Ernestina, Gum, Cristina, vi abbraccio come amici che condividono le cose importanti della vita.
I nostri progetti e la difficile quotidianità contro la quale si scontrano ogni benedetto giorno della nostra vita. A volte sembra proprio una lotta impari e i progetti diventano come foglie d’autunno. Appese a un filo cercano di resistere disperatamente ma prima o poi devono staccarsi dall’albero, anche l’ultima, là in cima, il progetto più grande, è costretta a capitolare. Parrebbe tutto finito ma non è vero, le possiamo raccogliere e infilare tra le pagine di quel romanzo in itinere che è la nostra vita, a ricordarci che ci possiamo credere ancora, perché basta tornare indietro di qualche pagina e ritroveremo le nostre bellissime foglie, gialle, rosse, a dirci che ce la possiamo fare perché tanto la primavera ritorna e così anche le foglie.
grazie Barbara, è proprio così: ritroveremo le nostre bellissime foglie.