48. Qui dentro

da qui

Perché ti ostini? Lo capisci che è una guerra persa in partenza? Ti faranno fuori. Vuoi dire come l’altro? Non ho detto niente; hai mischiato le carte, non potranno perdonartelo. Il ventilatore fatica a sputare quattro fili d’aria. Lela gioca con Liubìsa, sollevando polvere secca.Ti viene da piangere, ma non lo fai. Come ti salta in mente di cambiare tutto solo perché Gesù ha detto di non portare borsa né denaro? Puoi dimetterti: in fondo, chi te lo fa fare? Ti aspettavi che almeno lei capisse; sembrava affascinata. Prendi una Winston dal portasigarette, te ne puoi giocare cinque, nell’arco del giorno. L’accendino antivento è l’ultimo rimasto a non tradirti. Perché non credi che la Chiesa possa rinnovarsi? Perché ha una gloriosa tradizione: è sbagliato guardare al vangelo scartando tutto il resto; guarda come sei ridotto: dov’è il prestigio dell’istituzione? Su chi pensi di conservare ancora un’influenza? Non m’interessa l’influenza, voglio entusiasmare; l’amore attira, non plagia; accende, non impone. D’istinto, guardi l’antivento. Non riesci neanche a smettere; ascoltami almeno in quanto medico. Non vedi più il sorriso che cercava di nascondere, senza mai riuscirci. Cosa le è preso? Da dove le viene la paura? Hai mandato via tutti i politici: con chi pensi di combattere la tua battaglia? Con loro: indichi Lubìsa e Lela, che s’inseguono tra l’erba alta. Se non ritornerete come bambini, diceva sempre lui. E’ questo il tuo problema: prendi tutto alla lettera. Il fumo sale lento, lungo la baracca: vorresti essere un fantasma, entrare nel cuore della gente, capire che cosa ci sia dentro veramente; perché non essere quello che si è? Perché non correre nel campo, come i due piccoli zingari, per il gusto di vivere? Cos’è che si blocca, a un certo punto, che fa diffidare di ogni cosa? Sono innamorato del vangelo: è questo il mio problema; mi chiedo se sia compatibile con l’istituzione. Non fare l’ingenuo: un’idea va mediata, deve articolarsi con la società. Si è fermato, ti guarda tristemente; nel corridoio di volte altissime, sembrate due formiche. Lei ha mediato molto? Faccio questo, nella vita. Pensa che sia lo stesso per Gesù? Certo, è il Mediatore per antonomasia. E perché sarebbe stato giustiziato, dal momento che mediava così bene? Ha un moto brusco del braccio, che tradisce la stizza repressa. Gesù ha vissuto in un contesto ostile, ha fatto tutto quello che ha potuto. Non pensa, invece, che abbia fatto quello che ha voluto? Che abbia messo in crisi le strutture di potere, i compromessi tra governo e religione? Non crede che avrebbe potuto essere più morbido con Caifa e Pilato, rendendo più accetto e digeribile il messaggio, e invece non l’ha fatto? Chissà cosa gli passa per la mente, quando dici queste cose; forse cerca nel tuo corpo i segni di una malattia, le dita impacciate, il respiro affannoso mentre sali gli scaloni; forse conta le sigarette che ti accendi, per capire quanto danno potrebbero causarti. Sarà vero che non vedono l’ora che tu tolga il disturbo? Tocchi la colonna in marmo alla tua destra: chi sei tu, per voler cambiare tutto? Che ti sei messo in testa? Perché non sei rimasto nella parrocchia di periferia, dove potevi essere quello che eri? E ora, chi sei? Che ci fai, tu, qui dentro?

18 pensieri su “48. Qui dentro

  1. Sono innamorato del vangelo: è questo il mio problema…
    L’ amore non si ferma,l’ amore non si piega ,l’ amore è così forte che si può soltanto viverlo…”essere innamorati del Vangelo” vuol dire che fa parte ormai di te e l’ unica cosa che ti rimane da fare è viverlo nella sua totalità in tutta la tua autenticità.
    Amare il Vangelo non è un problema per chi lo ama ,ma per chi non comprende che amare e vivere il Vangelo è vivere la vita fino in fondo in modo autentico e sincero.

  2. Non si è quello che si è quando non ci si sente liberi ma continuamente giudicati dai pregiudizi,dalle convenzioni e dalle tradizioni,la paura del giudizio ti frena e ti imprigiona rendendoti uno schiavo delle formalità
    L’ unico modo per essere se stessi è andare controcorrente e seguire il vento della libertà.

  3. E ora, chi sei? Che ci fai, tu, qui dentro?
    Noi siamo un umile strumento di Dio una semplice matita con cui Dio disegna il suo progetto d’amore solo se noi ci affidiamo alle sue mani.

  4. - l’amore attira, non plagia; accende, non impone.

    È questa l’unica verità che conta e che convince.
    È questa la vera rivoluzione, la potenza che nasce spontanea dentro il cuore e non si impone con la forza, la bellezza che può rovesciare il mondo, capovolgere tutte le prospettive e sanare ogni tipo di rapporto

  5. Seguo e leggo, di solito silenziosamente, numero dopo numero e cercando di trovare il filo. Non sempre lo trovo (colpa mia :) ). Spesso mi perdo.
    Ma oggi trovo una frase alla quale non posso rinunciare: “Come ti salta in mente di cambiare tutto solo perché Gesù ha detto di non portare borsa né denaro?”
    Grazie don Fabrizio

  6. “Cos’è che si blocca, a un certo punto, che fa diffidare di ogni cosa?”

    “Ci si lascia imbrogliare più spesso per troppa diffidenza che per troppa fiducia.”

    Cardinale di Retz

  7. Quando si ama si vorrebbe proteggere l’essere amato da ogni delusione, attacco, dolore ma il prendersi cura a volte e preso come un non capire più l’altro, non condividere più lo stesso sogno, ma chi ama corre ogni rischio, anche quello di lasciar andare e non vedere mai piu’ chi si ama, ferirlo per proteggerlo da ferite altrui che non si sa come sanare. L’amore che fa male e’ anche quello delle delusioni cocenti, dei tradimenti inattesi e di chi cura gettando sale sulla ferita, il sale comunque cura, rimargina e conserva, da sapore anche al nulla delle sconfitte e di un amico che non sembra non parlare più la nostra lingua.

  8. Un bel romanzo e’ fatto di pagine tutte belle, ma alcune lo sono di piu, come quella di oggi. Sono troppi gli spunti su cui vien voglia di commentare, col rischio di riempire pagine e pagine scrivendo noi stessi un romanzo.
    Quindi soltanto su uno mi voglio fermare, laddove si dice che amore non e’ plagiare qualcuno e imporgli un potere. Lo dico su tutto da padre. E’ brutto vedere che un genitore solo perchè lo ha generato eserciti verso suo figlio un’influsso cogente stravolgendo la sua personalita’ fin limitandone la liberta’ nelle scelte e la spontanea espressione dei suoi desideri imponendo scandalosamente le sue gia’ distorte inclinazioni. Il danno non solo e’ quello prodotto contro di lui ma anche su tutto il consesso sociale che non fara’ mai grandi passi verso il riscatto dell’uomo dalla schiavitu’. C’è solo un esempio di un padre che ha dato l’amore ai suoi figli restando in disparte e che per salvare loro la vita non ha esitato a dare la propria, Da lui che ha amato gli ultimi dobbiamo imparare almeno a rispettare i nostri figli, la cosa che diciamo essere la più’ importante per noi.

  9. Le volte e l’arte che custodiscono a Roma e in tutto il mondo… e mi
    vedo andare nella Roma deserta d’Agosto a s. Luigi de’ Francesi per
    ammirare Caravaggio e mi piace contemplarlo di sbieco la’ piuttosto
    che comodamente alla National Gallery o alla mostra al Quirinale,
    nella cappella alla quale fu destinato. La vocazione e quella luce che
    viene dall’oltre, il martirio e quella stessa luce che pare trapassare
    il carnefice per andare a illuminare il santo che mi inchiodano a
    mettere una moneta dopo l’altra per illuminare la cappella piu a
    lungo possibile, e rimpiango il San Matteo e l’angelo, quello
    rifiutato perché osava troppo pensando a un evangelista in difficoltà
    a comprendere l’ispiratore, quella chiesa che ha preferito
    l’agiografia piu’ classica che vuole il vangelo scritto senza sforzo,
    sotto dettatura celeste.
    Mi chiedo sempre perché e come una chiesa autoritaria e violenta
    abbia potuto proteggere e far crescere e sviluppare la bellezza, cosa
    sarebbe stato dell’arte se la chiesa non fosse stata quello che fu,
    dico fu perché lo stato attuale dell’arte anche nella chiesa è a
    livelli minimi… Mi chiedo che arte produrrebbe una chiesa di zingari
    e barboni… penso ad una vita ad una stroria senza arte, musica,
    bellezza…poi penso a Jerusalem, la città della pace che non sa
    trovare pace, e a Roma, caput che ha conquistato il mondo con la
    violenza, e che ha assimilato una fede per farla diventare religione e
    così poter governare i suoi fedeli/sudditi… penso tutto questo e mi
    dico che non esisterà una chiesa diversa da questa, ma esistono
    persone che fanno della propria vita, nutrita di arte di musica di
    amore per la bellezza, pane che si spezza e si moltiplica per la fame
    di molti e mi dico che quella è la chiesa sotto il cielo in cui voglio
    abitare.

  10. Qui dentro. Essere se stessi, aprire il proprio cuore e seguirlo, riconoscendo i propri limiti e pregi, agire imparando dalla Legge , quale mezzo per migliorarsi e non soltanto per osservare tradizioni tramandate, destinate a restare sterili quando, nel rispetto delle stesse, non si aprono le porte all’amore, puro.

  11. Non c’è vita migliore di quella vissuta dedicandosi alla realizzazione di un sogno che qualcuno definirebbe utopia, una vita da eroe non di guerra ma da colui che quotidianamente, ostinatamente si dedichi alla “globalizzazione” dell’Amore.

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