da qui
Ti chiedi se sia possibile – ne parlavi con Flaminia – che i tuoi dolori, la malattia che senti avanzare lentamente, siano il prezzo da pagare per una salvezza misteriosa, perché la Chiesa emerga dal labirinto in cui vaga da qualche tempo a questa parte, dalla perdita dell’entusiasmo e della libertà, dalla compromissione coi poteri. Il tuo romanzo, forse, procederà solo se le mani faticano a pigiare i tasti, se diventa un’impresa trovare il tempo per accendere il computer, se il telefono squilla per Alberto, chiuso in una stanza d’ospedale, gli occhi gialli, la pancia gonfia, e tu gli parli di politica nell’intento di distrarlo, gli domandi se sia giusto rivelare il contenuto delle intercettazioni, ma in realtà stai pensando a rivelazioni d’altro genere: la fragilità dell’esistenza, dell’amore, ora che la giovane moglie ha gli occhi increduli di chi rinuncia a una festa che è appena cominciata. Il romanzo potrà vivere solo al fuoco di questa terribile domanda: perché? Perché a lui, che avrebbe avuto davanti una splendida carriera di avvocato? Perché non, tanto per dirne una, al serial killer che semina terrore, allo stupratore di bambine, a chi fa saltare la gente con le bombe? Il romanzo, pensi, si giustifica solo nel crogiolo delle contraddizioni, dove il divino è un mistero inconoscibile che bisogna prendere o lasciare, come quando Abramo salì sul monte Moria con Isacco, il figlio che amava, e che un Dio gli aveva ingiunto di sacrificare. La scrittura è un inciampare nei sassi del sentiero, un chiedersi a ogni passo perché? finché la risposta si confonde col sudore e le lacrime, la vista si annebbia, Gomeisa, Gomeisa, la stella della non conoscenza, la nube che ti avvolge all’improvviso e tu brancoli nel buio come una bestia cieca, che non trova più nessuno che la guidi. Possibile, Flaminia? Possibile che accada tutto questo? Sì, Santità, è possibile. E perché lo Stato non fa niente? Lo Stato, lo Stato; gliel’ho detto: lei è un idealista. Cosa gli impedisce di ristrutturare l’azienda, se la manovra richiede la metà dei soldi impiegati per il salvataggio della banca? Santità, oggi comanda la finanza. E se si fanno saltare? Che diranno alle mogli, alle famiglie? Mi permetta di dirle che è un ingenuo: cosa contano le mogli e le famiglie di fronte al potere dei grandi capitali? No, non è possibile. Sei sdraiato nella bara, tra la folla che ondeggia. Senti una voce che urla, nell’indifferenza generale: solo se saremo capaci di calarci con lui nell’abisso della morte, se non temiamo di essere sepolti nel silenzio della terra, se rinunceremo alla nostra arroganza di vivi, di gente sempre in piedi, lo vedremo emergere dall’acqua e tendere le mani verso un Dio di cui non ha mai visto il volto, di cui non ha mai saputo il nome. Ti chiedi se qualcuno finirà col cedere; se la bara, sotto l’urto della massa in movimento, crollerà sul pavimento rugoso del sagrato, e tu rotolerai grottescamente, con la faccia grigia dei morti, e qualcuno ti raccoglierà, forse tua madre, ti terrà abbracciato, come in una inedita Pietà. Ho deciso, vado. Santità, non faccia pazzie. Se saltano in aria, voglio essere con loro. Sì, tua madre ti accarezzerà con uno sguardo tenerissimo, prima di lasciarti andare al fiume che trascinerà ogni gesto, ogni memoria, nella luce incerta, fioca, di Gomeisa.
Molte volte ci poniamo domande come questa : Perché a lui? Oppure perché proprio a me?
Perché il tutto fa parte di un disegno divino a noi molto spesso incomprensibile, che si rivela solo in parte quando non ce lo aspettiamo.
“Sì, tua madre ti accarezzerà con uno sguardo tenerissimo, prima di lasciarti andare ”
La carezza di uno sguardo materno vale tutta una vita.
un chiedersi a ogni passo perché?
È con questi continui dubbi e continui perché che si comprende a poco a poco il vero senso delle nostre vite.
Solo l’ abbraccio amorevole di una madre potrà scorgere in ‘quella faccia grigia”…il più bello di tutti gli uomini : suo Figlio!
“finché la risposta si confonde col sudore e le lacrime, la vista si annebbia, Gomeisa, Gomeisa, la stella della non conoscenza”
Ma l’amore tutto conosce.
Conoscenza della notte
Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.
Io sono andato in fondo al vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.
Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
quando da molto lontano un grido strozzato
giungeva oltre le case da un’altra strada,
ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
e ancor più lontano, a un’incredibile altezza,
nel cielo un orologio illuminato
proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Robert Frost
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
La realtà a volte è “troppo dura”, tutto sembra essere in contraddizione con l’amore di Dio e con la Sua giustizia.
“Perché?” è una domanda che ricorre, che nasce spontanea di fronte ad un dolore che non si comprende e che è troppo difficile da accettare; almeno fino a quando non si finisce per cedere e quel “perché?” non si trasformare in “pietà!”.
Di Dio non possiamo minimamente lamentarci perchè ciò che ci manda è il mezzo per guadagnarci il Paradiso e la morte è la porta di passaggio per accedervi, questa è la Sua promessa nulla di più.
E’ciò che fanno gli uomini che non si può proprio accettare i quali per bisticciarsi quel barlume di vita terrena che è loro concessa s’inventano qualsiasi scorrettezza come se il potere sugli altri servisse a garantirne l’immortalità. Che ci vorrebbe a fare quel percorso diversamente, distribuendo in modo giusto i doni che ci sono stati dati, senza sopraffazioni e compromessi senza lotte di classe senza guerre mondiali di finanze al tritolo e commercio di posizioni dominanti che fanno ammazzare i padri di famiglia lasciando orfani e vedove a portare le bare? Vogliamo dare colpa a Gomeisa che annebbia gli occhi per a causa del suo alone interstellare? Forse Gomeisa offusca un pò la visuale ma le coscienze non le può annebbiare.
@Gum
Un’equa distribuzione delle ricchezze sarebbe proprio giustizia!
“La scrittura è un inciampare nei sassi del sentiero, un chiedersi a ogni passo perché?”
In dote abbiamo avuto soltanto delle domande, per le risposte dobbiamo fidarci e affidarci, anche se la fatica di vivere a volte è tale che non riusciamo ad alzare lo sguardo dai sassi nei quali inciampiamo.
…e la “pietà” in Amore.
@ M&C
Ti ringrazio!
Un processo lento e difficile. Intanto un’equa distribuzione d’amore si può.
@Gum
Grazie a te!
Si, vale la pena almeno provare.
@Bioraffaella
… perchè amore = fiducia.
Grazie per avermi capito!
Sì, tua madre ti accarezzerà con uno sguardo tenerissimo, prima di lasciarti andare al fiume che trascinerà ogni gesto, ogni memoria, nella luce , fioca, di Gomeisa.
L’ unico sguardo certo è lo sguardo diretto di tua madre nel quale si legge un unica certezza la fiamma viva dell’ Amore…mente le incertezza offusca i nostri cuori “nella luce,fioca , di Gomeisa”.
Perché? E’ questa la domanda che ci poniamo sempre davanti ai mali del mondo, ai dolori che ci toccano ogni giorno. In molti casi il male sembra non dipendere dalla volontà umana ma questo non possiamo escluderlo perché non sappiamo le conseguenze delle nostre azioni si dice che lo sbattere d’ali di una farfalla in Cina possa provocare un uragano in America, in ogni caso l’amore di Dio è talmente grande che siamo liberi anche di rifiutarlo e agire in modo contrario.
@M&C
È bello trovarsi in sintonia con te!
” solo se saremo capaci di calarci con lui nell’abisso della morte, ……lo vedremo emergere dall’acqua ”
Si scende nella morte per cancellarla.
“Colui che è disceso è lo stesso che è anche salito al di sopra di tutti i cieli per riempire tutte le cose” (Efesini 4:10).
Sì, tua madre ti accarezzerà con uno sguardo tenerissimo,
Due cose al mondo non ti abbandoneranno mai:
L’occhio di Dio che sempre ti vede
e Il cuore della Mamma che sempre ti segue.
(Padre Pio)
vi ringrazio!
trasformare il perché in Pietà, un bel compito, mi pare.
Mi rasserena l’idea che non ci sia un perché e che ciò che accade sia frutto di una natura che cerca allo sfinimento di crescere e vivere sebbene quando sbaglia generi dolori incommensurabili; mi rasserena sapere che la torre di Siloe non è crollata per i peccati di chi ci stava sotto, che il killer si ammala quanto l’innocente, e se sono più gli innocenti che soffrono forse è solo perché, di gente buona al mondo, ce n’è molta di più di quanti non siano i ladri e gli assassini.
Non chiedo a Dio le ragioni che si trovano nella scienza, non gli chiedo il perché di un codice genetico menomato o che si inceppa, non credo nemmeno che il dolore sia una via privilegiata per il Paradiso, non credo a un Dio crudele che fa una promessa e te la fa pagare cara, col sangue, lacrime, disperazione, non solo tua, ma col dolore immedicabile di chi ami, un figlio, un marito, un padre, una madre, un amico a cui vorresti dare la vita; e non gli chiedo il perché del dolore provocato dall’ingiustizia umana, di quello chiedo ragione all’uomo, che abusa di ogni cosa, che al posto del cuore ha pezzi di carta filigrana e titoli di stato, al posto dell’anima ha il bollettino della borsa. A Dio chiedo la forza di abbracciare ciò che cade, di stare dove il sole sembra aver dimenticato di sorgere, di essere capace di portare un po’ di luce e chiedo di essere abbracciata il giorno in cui cadrò, di non essere lasciata sola quando il dolore, indifferente, busserà di nuovo alla mia porta, e soprattutto, gli chiedo la forza di benedire questa vita anche quando mi pare un’assurda giostra senza fine.
@ fides
Un meraviglioso atto di fiducia, di fede a Dio che condivido fino all’ultima virgola.
Non pietà ma misericordia e la capacita’ di sciogliere un pugno in una carezza.
Si! Trasformare il perché in Pietà è un bel compito ,ma è anche un affidarsi è uno scalare una montagna molto alta con pericoli in vista, ogni volta che scivoli non ti sbucci solo le ginocchia o ti scortichi le mani fino a farle sanguinare , ma rischi di cadere in fondo a un precipizio dal quale non vi è più ritorno…e allora ti accorgi che l’ unica speranza è aggrapparti a quella roccia piena di perché? Dove è sicuro che puoi trovare la gioia una volta superata la cima,perché in fondo al cuore sai che non sei mai stato solo ,infatti non c’è amore piu grande di una madre o di un Dio che non si dimentica mai di te!
Spesso ti ritrovi solo, a duellare con una vita che ti sembra sia stata poco generosa con te, e come se non ti chiedi “perché?” e sei arrabbiato, deluso , perché le cose non sono andate come avresti voluto. Ma chi sei tu per decidere come deve o non deve andare ? puoi aiutarti con tutti i mezzi che vuoi, ma l’aiuto più grande arriva solo quando capisci e soprattutto accetti il tuo dolore, quando apri il cuore e lasci entrare quella luce di speranza, quella che ha sempre cercato, l’unica forza che può aiutarti ad andare avanti; solo allora vedi il mondo che si capovolge e ti accorgi di un amore che c’è stato e c’è sempre, nonostante ogni inciampo e ogni perché
“la fragilità dell’esistenza,dell’amore” -ormai è diventata solo un slogan. Materialismo ucide qualsiasi affetto giusto. Perchè dobbiamo parlare in genere? Perchè parliamo dello Stato?Cominciamo da noi stessi! Quasi in ogni famiglia, se si parla di soldi, non c’è più sentimento; comincia uscire fuori egoismo, gelosia, invidia, qualsiasi tipo di cattiverie,voglia di derubare fratello o sorella per avere di più. Perchè parliamo in genere? Cominciamo da noi stessi, da ogni giardino di nostra famiglia.
Chi di noi è contento quando vede che altro sta bene, sta meglio di noi?!
Chi si accontenta gode e godere delle proprie ricchezze senza guardare le ricchezze dell’ altro è già riscoprire la propria felicità.
La felicità e la serenità la trovi nel cuore soltanto quando ami ciò che hai e non vai alla ricerca disperata di ciò che non hai.
Sono d’accordo con te Agnese! Quando dici “che dobbiamo cominciare da noi stessi e da ogni giardino della nostra famiglia…” è li che le nostre energie dovrebbero essere concentrate,senza doverci preoccupare inutilmente del giardino più verde del nostro vicino.
Tua madre e il suo amore ormai così fragile ti fanno capire che tutti i tuoi perché, sono lì davanti a te
in quella figura tanto amata che adesso sei tu a dover proteggere con una Pietà che non credevi di dover usare e di avere nel tuo cuore.
Questa è già una bella scalata!
Ernestina.
Cercavo di dire che il nostro rapporto con Dio e quello col resto degli uomini sono cosa diversa che non può concepirsi nello stesso modo.
Non possiamo chiedere a Dio un “perchè”, quando la contropartita a ciò che Lui chiede è vivere in eterno.
Tanti perchè dobbiamo chiederli agli uomini: sui loro comportamenti, sull’assurda pretesa di voler sottomettere gli altri simili, nati per compiere insieme piacevolmente un breve viaggio, cercando invece di prendere tutto da loro , anche se non sta scritto che debbano darci qualcosa , già sapendo che alla fine di questa esistenza niente ci verrà ripagato se non il” silenzio della terra”.
Due vite, come fossero due strati di materia difforme da dover esplorare tutti e due sino in fondo e decidere dentro quale dei due voler rimanere per sempre. Allora resterebbe un solo un perchè: “perchè non farlo?”
grandi commenti, grandi momenti.
grazie!
“…solo se saremo capaci di calarci con lui nell’abisso della morte, se non temiamo di essere sepolti nel silenzio della terra, se rinunceremo alla nostra arroganza di vivi, di gente sempre in piedi, lo vedremo emergere dall’acqua e tendere le mani verso un Dio di cui non ha mai visto il volto, di cui non ha mai saputo il nome. ”
Ecco un’immagine vera. Se solo x un attimo di fronte all’immagine di un uomo ridotto a un ammasso di carne macellata, rinunciassimo al nostro orgoglio stupido di essere uomini, solo allora come uomini e da uomini potremo rendere questo mondo un posto giusto e uguale x tutti in cui vivere. Ma forse il segreto e’ tutto qui: nel voler a tutti i costi dimostrare di essere i piu’ forti per scendere sconfitti nel ventre della terra e risalirvi nudi e protesi verso quel Dio senza volto che tende la mano e al quale dovremmo cominciare a restituire tutto ciò che siamo e abbiamo se fossimo convinti che sia solo uno spettatore che non applaude e non fischia a ogni gesto congruo o incongruo del nostro essere uomini.
Il cuore di una madre è un abisso in fondo al quale si trova sempre un perdono.
Il figlio sa che sua madre non sarà mai una donna dagli occhi annebbiati.
grazie!
sì, proprio un abisso.
Sinceramente non so da che parte leggere questo brano: mi manca una chiave di lettura.
E’ puro esercizio di scrittura calato nel vissuto e letto come metafora del presente o un’accorata richiesta di aiuto?
Un urlo nella folla. Un urlo segnato dell’indifferenza, tipico dei nostri giorni: la richiesta di un aiuto che riteniamo non arriverà mai…ed è nello stesso tempo un grido dell’umanità intera, di più, forse un grido cosmico perché anche il creato ha diritto di ribellione per l’uso improprio che della terra stiamo facendo.
Perché la sofferenza, il dolore? Credo sia il più grande interrogativo di sempre. Non ho una risposta: è sempre stato desiderio dell’uomo penetrare il mistero di Dio, una ricerca del suo volto attraverso la via aspra del dolore.
“Io ti conoscevo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti vedono.
Perciò mi ricredo
e ne provo pentimento sopra polvere
e cenere.”(Gb 42,5-6)
Le acque purificatrici ci accoglieranno con la speranza di un battesimo universale.
Gomeisa, Gomeisa non sei la stella più grande ma neanche la più piccola: perché quegli occhi tristi …down in the South River?
sì, Giogrif, è il grido cosmico dei deboli oppressi dai forti.