da qui
E’ quasi un’ora che sei qui; segno che cominci a invecchiare, che forse stai perdendo il vizio di inanellare un impegno dopo l’altro, anche dopo pranzo, quando tutti cedono al momento di stanchezza, si regalano una pausa rilassante, mentre tu, ostinatamente, accendi il computer e ti rimetti a scrivere: che ci trovi nell’appuntamento che diventa una tortura, per gli occhi che si chiudono, il collegamento che salta all’improvviso, il telefono che squilla, e tu che insegui le immagini che sfuggono, sfuggono, come una chimera? La chimera! Ricordi tante raffigurazioni dell’animale mitologico. La scrittura, pensi, è questo: un corpo di leone in cui si esprime la potenza della fantasia, l’ispirazione che trabocca e divora ciò che la circonda, digerendo tutto nel silenzio di dopopranzi sonnecchianti; una testa di capra, simbolo della testardaggine e dell’ingenuità di chi edifica un mondo tutto suo, magari migliore, ma sempre in bilico fra autismo e visioni deliranti; una coda di serpente velenoso, come a dire che le righe nere, innocue solo in apparenza, possono ferire innanzitutto lui, l’autore, che vede rivoltarglisi contro la creatura che ha plasmato con cure innumerevoli. E’ un’ora che sei qui; non riesci a staccarti dalle figure che spiccano quasi al centro del soffitto: un uomo nudo, adagiato mollemente su un’altura grigioverde, con il braccio sinistro teso avanti a sé, ma sempre rilassato, poggiato sul ginocchio omologo che punta verso l’alto; dall’altra parte, un anziano con capelli e barba lunghi, sorretto in volo da un manipolo di angeli che scalpitano e sgomitano per strappare il privilegio di scortarlo. Anch’egli allunga un braccio, quello destro, tendendolo con energia verso l’uomo che ha davanti; veste un abito leggero, quasi un pigiama, una sottana, come si fosse appena alzato e corresse a finire qualcosa che non aveva portato a compimento: sì, ha l’aria di chi ha omesso qualcosa d’importante e si precipita, prima che sia tardi. L’indice della mano destra punta verso l’indice della mano sinistra del dirimpettaio, leggermente piegato, come non avesse più energie, meglio, non le avesse mai avute, e stesse aspettando il soccorso un po’ tardivo e, forse, non desiderato: sembra che accolga controvoglia l’energia che considera eccessiva, travolgente, spaventosa; è quasi rassegnato, come dicesse: vabbe’, se proprio devi! Perché non ti stacchi dall’immagine? Cosa ti ricorda? Sei tu, riluttante all’opera chimerica di rinnovamento della Chiesa? O è la Chiesa stessa, mollemente adagiata nelle sue certezze e diffidente di fronte a un’energia divina che vorrebbe insegnarle l’arte del volo, il destarsi dal sonno di furbizie e compromessi quotidiani? Santità, non le sembra l’ora di ricevere chi ha preso appuntamento? Non prendo appuntamenti. E’ vero, li prendo io per lei. Per un momento, il segretario ti fa pena: costretto anch’egli a regolare i conti col dito sovraccarico di energie della Sistina, che spinge a fare, fare, perché la creazione non è mai finita, c’è sempre un dettaglio da aggiornare, un particolare da correggere, e tra il cielo ingombro di angeli scalpitanti e sgomitanti e lo sperone di roccia dove ancora si batte la fiacca, c’è l’abisso del senso, della direzione da imboccare, del coraggio da prendere a due mani perché l’immensa officina della storia vada avanti, nonostante tutto.
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
“La creazione non è mai finita”…perché la vita si evolve in un continuo cambiamento, senza fermarsi mai.
è come se soffrissimo le doglie del parto, la visione sgomenta, ma non toglie la speranza. Grazie don Fabrizio: “Sei tu, riluttante all’opera chimerica di rinnovamento della Chiesa? O è la Chiesa stessa, mollemente adagiata nelle sue certezze e diffidente di fronte a un’energia divina che vorrebbe insegnarle l’arte del volo, il destarsi dal sonno di furbizie e compromessi quotidiani? “
“col dito sovraccarico di energie della Sistina, che spinge a fare, fare, perché la creazione non è mai finita”
Si potrebbe obiettare: “ma il settimo giorno non si era riposato?. Al sesto giorno la creazione era bella che terminata”
Ma per nostra fortuna Dio non ha creato un sistema statico ma un sistema dinamico.
Non ha creato un museo delle cere.
Ogni creazione è un atto di coraggio: Dio che crea Adamo, l’autore che scrive il romanzo, un “prete di periferia” che cerca di rinnovare la Chiesa, di farle ritrovare le ali per volare, o anche una coppia qualunque che decide di mettere al mondo un figlio.
Tutti per amore e “nonostante tutto”.
Qualcuno ha letto nel gruppo di destra, con il creatore e gli angeli, la forma di un cervello umano, a sottintendere il concetto di “idea”divina.
Alcuni pensano che le due dita non sono sul punto di toccarsi, ma che quel contatto non possa proprio avvenire, per sottolineare l’irraggiungibilità della perfezione divina da parte dell’uomo.
In un consueto “meriggiare pallido e assordo”, quell’energia, quell’idea, si è trasformata in ispirazione per poi materializzarsi in pagina scritta, senza pretesa di perfezione ma assomigliandoci molto.
Credo che se fossi papa, finirei anch’io col trascorrere gran parte del tempo in meditazione nella Cappella Sistina. Rischiando di essere giudicato un eccentrico, pretenderei di essere dotato di mezzi adeguati per potermi avvicinare alla volta e vedere da vicino ogni più piccolo particolare, per poi allontanarmi e tornare a contemplare, da conoscitore di ogni singolo dettaglio, la totalità di quell’universo dipinto.
In un certo senso, è lo stesso metodo che utilizzò Karol Wojtyla viaggiando per un infinità di chilometri e raggiungendo i luoghi più remoti; quei chilometri percorsi, quei singoli volti conosciuti da vicino, gli consentivano di sapere, ad ogni ritorno, qualcosa in più sul significato del mondo.
Chi può dire poi, se tutto questo sarà utile al rinnovamento della Chiesa, alla guarigione di Chiaraluna, alla salute dell’autore e del romanzo, o se, tra tante pagine perfette o quasi, possa trovare giustificazione anche una piccola, meravigliosa, rilassante, sognante pennica.
che ci trovi nell’appuntamento che diventa una tortura…l’ amore per la scrittura che fa nascere l’ idea concepita dall’unione indissolubile del cuore e della mente.
un altro genere di papi dal film “Il tormento e l’estasi” un altro capolavoro da non perdere.
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Il coraggio sorregge la speranza che serve per andare avanti, nonostante tutto.
Anch’egli allunga un braccio, quello destro, tendendolo con energia verso l’uomo che ha davanti
L’energia vitale dell’Amore che irrompe e che ci abilita ad amare.
Un capitolo difficile da interpretare come l’opera michelangiolesca che pretese di decifrare il mistero che lega il disegno divino della creazione alla resurrezione dei morti. Qui il romanzo non c’entra piu’ quasi nulla, i temi si innalzano talmente tanto che le implicazioni sono di ordine filosofico, teologico, ontologico come se la connotazione letteraria diventi un pretesto per toccare vette di trascendenza atte a spiegare come attraverso un dito si possa dare vita a un’altra vita che non ha piu’ vita, a una chiesa che non e’ piu’ chiesa a una storia che non fa piu’ storia.
grazie di cuore, amici.
un significato accettabile si raggiunge solo insieme.
questi commenti lo confermano luminosamente.
non voglio essere cattiva,ma questa descrizione di questi tre uomini è perfettamente adatta al vostro trio nella parocchia:uno che non ha energie e non li vuole,li sta bene cosi,cioè non li sta bene niente,altro che è sempre impegnato e sempre corre,sempre ha mille cose da fare,e il terzo :rilassato,allegro, la vita è bella.
scusa ma io lo vedo cosi. Ogni uno ha suo modo a vivere.
“il destarsi dal sonno di furbizie e compromessi quotidiani” -è una impresa difficile,perchè ogni uno vuole sistemarsi comodo nella vita, spesso senza neanche guardare ad bisogno di altro.Qua ci vuole di più di soltanto “destarsi dal sonno”,una bella dose controveleno
“La fantasia non è altro,infatti,che un aspetto della memoria svincolato dall’ordine del tempo e dello spazio”
Samuel Taylor Coleridge
“La Verità è più strana della Fantasia perchè la Fantasia è costretta a attenersi al probabile, la Verità invece no”
Mark Twain
E’ nobile e profondo l’accostamento della Creazione al desiderio incessante di trasmettere al mondo ogni giorno qualcosa che manca , questo voler dispensare energia a tutti i costi, convinto di raggiungere un miraggio che, a dispetto, continua ad allontanarsi; una chiesa quasi indifferente al rinnovamento, se non disanimata, si affianca a personaggi apparentemente ben disposti a cambiamenti che invece all’atto pratico continuano a confondersi nella massa, la certezza che vale la pena tentare, anche se la contropartita è un conto alto da pagare, un calvario da percorrere comunque, anche se da soli, seguendo le orme che Qualcun altro ha già impresso sulla terra
Grazie per questa pagina stupenda
Pare l’ inizio di una disputa infinita: il vecchio davanti al giovane, l’energia che muove il mondo e la creatura che può e deve,o dovrebbe, lanciarsi nell’avventura della vita.
puntano il dito vicendevolmente, entrambi sembrano dire tocca a te ma Uno per lasciare spazio alla vita, all iniziativa, alla creatività che trasforma, o potrebbe trasformare il mondo, l’altro per inerzia o incertezza o solo per paura che il compito sia troppo al di la’ delle proprie capacità…ma Dio non si lascia turbare nel suo shabbat: che lo voglia o no quel giovanotto dovrà rimboccarsi le maniche, mettere mano alla prima e più grande incompiuta della storia: la creazione… E ricordare che se non l’ha finita sarà difficile che possa farlo l’uomo, ma questo, forse, solo perché Dio voleva che non ci fosse fine all’amore che si può mettere nel mondo
vi ringrazio!
sì, mettiamo mano all’incompiuta, seguiamo le orme di chi ne sa più di noi.