55. Prima che la musica

da qui

Il violoncello attacca lentamente, senti l’arco che sfrega le corde come se solleticasse il cuore, mentre cerchi le parole come fossero note: non ti puoi sbagliare, sarebbe una catastrofe, perché pendono dalle tue labbra, si aspettano che dica le cose che hanno sognato per un momento come questo, che faccia scorrere le immagini di un film che fa piangere e ridere, proprio come la vita. Il figlio minore ha le braccia alzate, sta pregando – te l’aveva detto – che la madre venga liberata, possa alzarsi in volo, e il marito della morta ti guarda come se tu – tu! –  potessi pronunciare le formule che lui non trova e seguono le curve della musica che il figlio maggiore strappa al violoncello portato da Torino e, mentre suona, una lacrima scivola come una corda tesa sul legno irrigidito dei ricordi. Sta andando per le lunghe, certo: al quarto pezzo, gli impiegati delle pompe funebri irrompono in chiesa con gesti d’impazienza, loro non gradiscono la musica né le tue parole, non sanno che cerchi di accordare le frasi alle immagini, alle note, e che non puoi sbagliare, non puoi permetterti di fare neanche un solo, piccolo errore, perché gli sguardi pendono dalle tue labbra, e il marito della morta cerca una ragione qualunque per continuare a vivere, nonostante tutto, e il violoncello tenta di spezzare l’ultima barriera che separa dal mistero; ecco, finalmente la parola arriva, il marito dice sì, il figlio minore allarga le braccia, il nipotino alza il dito per dire sono io, perché stai parlando di bambini; solo l’impiegato si piazza su un lato della chiesa e batte le nocche contro la parete; è un’altra musica, che fatica a intrecciarsi con quella aerea del primo violoncello di Torino: lui fa finta di nulla, anzi, non vede e non sente, perché ci sono note che non fermi nemmeno con la forza; la vita è un groviglio inestricabile di artisti e funzionari della sepoltura, di mani che guidano archetti e pizzicano corde e pugni che sbattono nervosamente contro il muro, e comprendi, per la prima volta, che nel cuore della terra c’è un miscuglio esplosivo di abbandono e insofferenza, di rabbia e di poesia, di amore e di potere e la testa gira, gira, pare che tutto vortichi precipitosamente verso un approdo inaspettato: i sentimenti – pensi – s’intrecciano fino a un punto preciso di rottura, dove non c’è nulla che riesca a ricucire le tue parole con le sue, che possa allineare i tuoi occhi azzurri e i suoi, nerissimi, che ti sfiorano distratti come fossi ormai perduto, come sentenziassero: vuoi cambiare il mondo, ma non sei in grado di cambiare te; e tu insisti a dire che ci credi, ma Claudia non ti ascolta più, non vuole più adattarsi al campo di erbacce che alla prima pioggia di settembre appare ancora più squallido e triste, e aggiungi che era bello quand’era curiosa di sapere cos’altro avresti combinato, quale pezzo dell’impalcatura avresti fatto sparire questa volta; ma è tutto finito: batte le nocche contro il legno umido della baracca, non vede l’ora di archiviare l’ennesimo, fallito tentativo di capirsi, non sente la musica prodotta dalla goccia di pioggia che scende lungo la parete, lungo la guancia tesa del fratello maggiore, che affonda l’archetto come avesse trovato non soltanto la nota, ma perfino la parola giusta: e tu riesci a leggergliela dentro, l’afferri al volo, la lanci verso il banco dei parenti e ti accorgi che funziona, che il marito sorride, per miracolo, il figlio minore allarga le braccia un’altra volta, a due o tre passi dal becchino che, fosse per lui, se ne andrebbe volentieri, sbattendo la porta come Claudia: la vedi allontanarsi nell’istante in cui sollevi la mano per benedire l’assemblea, per afferrare al volo l’ultima nota prima che la musica, la donna, il tuo passato, svaniscano nel nulla e non ritornino più.

33 pensieri su “55. Prima che la musica

  1. La chiave di tutto sono i sentimenti, un cuore aperto e’ in grado di cogliere la parola che trasforma il dolore in una dolce melodia capace di riaccendere il sorriso.

    Roby, Rossella, Dany, Agnese

  2. A quanti funerali si deve assistere nell’arco di una vita! Quello dei nostri cari che resterà sempre impresso dentro noi, di amici e conoscenti, giovani chiamati prematuramente come se avessero assolto in un tempo minore il loro compito, vecchi con ancora tante cose da dire che non vorremmo perderci anche sul filo di lana.
    A quelli piangiamo per la commozione, ma non si piange mai abbastanza quando si da sepoltura alla speranza, quando improvvisamente muore il cuore, quando tra noi non c’e piu’ l’amore. Vuoti incolmabili che nessuna nota potrà mai riempire.

  3. Oggi a Loreto “non puoi sbagliare”: “parole come fossero note”, le uniche che soddisfano il profondo bisogno di consolazione che tutti abbiamo, e che ci fanno “ritrovare le ragioni della gioia”.

  4. “i sentimenti – pensi – s’intrecciano fino a un punto preciso di rottura, dove non c’è nulla che riesca a ricucire le tue parole con le sue”

    Quando si arriva al punto di rottura si perdono in un sol colpo l’equilibrio e i punti fermi. Questo pero’ puo’costituire l’occasione per un nuovo inizio e per gettare basi ancora piu’ solide.
    Bisogna solo crederci.

  5. “la vedi allontanarsi nell’istante in cui sollevi la mano per benedire l’assemblea…”
    L’immagine finale è veramente bella, sembra una fotografia in bianco e nero. Anche la distanza che ci separa dagli altri, magari dovuta a incomprensioni o a diffidenza, a volte ha la fissità e l’intransigenza del bianco e del nero. Però c’è quella parola bellissima: Effatà, “apriti” che se pronunciata come l’eco di qualcosa che abbiamo dentro e che a nostra volta ci apre il cuore può compiere il miracolo. Perché gli incontri non possono mai essere a senso unico, altrimenti sono una battaglia persa in partenza.

  6. “ecco, finalmente la parola arriva”
    Ogni energia e’ spesa perche’ quella parola arrivi al cuore. Se il tempo di credere per qualcuno non e’ ancora arrivato puo’ succedere che si va via sbattendo la porta ; poco male, si puo’ rientrare da una porta stretta ma sempre aperta.

  7. Il violoncello, lo Strumento… gli strumenti ad arco hanno un’anima.
    Curioso che un cilindro di legno posto in un punto esatto all’interno dello strumento abbia un nome così importante, eppure è chiaro il perché: serve a trasmettere le vibrazioni, date dall’archetto alle corde, dalla tavola al fondo, serve a far vibrare il corpo dello strumento, a renderlo capace, nella sua interezza, di trasmettere non i semplici suoni, ma la pasta, il colore, il calore, la voce che nel violoncello è, si lo posso dire, umana… l’anima del violoncello non sarebbe tale se non vibrasse in armonico con l’anima di chi lo abbraccia, lo accarezza, a volte lo scuote, quasi lo percuote, lo fa suonare, suona con lui; chi abbia mai preso fra le braccia questo meraviglioso strumento, chi lo abbia mai ascoltato dal vivo sa che quell’anima, sebbene di legno, parla con voce di paradiso: ecco l’umano è Umano quando sa mettere l’anima nel punto esatto di sé, proprio vicino al cuore, se si lascia abbracciare, accarezzare, scuotere, percuotere, se si lascia attraversare dalla vita, se lascia che la vita, vibrandogli nel profondo, possa arrivare, come un canto di violoncello a mostrare quello squarcio di paradiso che tutti cerchiamo e che è già, se solo abbiamo il coraggio di fare spazio alla Vita

  8. Attimi. Stati d’animo della vita. In quante situazioni siamo noi quelli che battiamo le nocche, impazienti, irritati, intolleranti, stanchi; che ci voltiamo girando le spalle, allontanandoci forse per sempre.
    E non è detto, poi, che in quei momenti il torto sia interamente di chi “non ce la fa più”, di chi se ne va.
    Certo, meglio sarebbe trovare tutti quell’unica, giusta tonalità, che unisca note, parole, sentimenti, intenzioni, speranze e azioni; prima che la musica finisca.

  9. Clown, sono proprio d’accordo con te: sbrighiamoci, prima che la nostra musica finisca, non perdiamo i treni importanti che ci passano accanto, perché non sappiamo se è quando ritorneranno e se potremo ancora essere qui ad aspettarli.
    Afferriamo le occasioni giuste oggi stesso, perché è oggi che si può e si deve vivere.

  10. Invece tante volte perdiamo tempo sintonizzandoci sulle note stonate, ci ostiniamo con sentimenti ed azioni “fuori tono”, e non riusciamo a carpire quella melodia giusta che suona quando l’unico sentimento che prevale è l’amore.
    Quella melodia è gioia profonda.

  11. Un’altra grande pagina. Leggi e sei lì, presente; puoi percepire il rumore dell’archetto sulla corda, prima che si trasformi in suono melodioso; puoi provare il dolore di chi soffre o la difficoltà di chi deve trovare le parole. Ma, se sei onesto, puoi perfino provare il fastidio di chi quella situazione l’ha subita, sovrastato dalla propria fretta e dal proprio “ho di meglio da fare”.
    Perché la cosa più difficile, secondo me, è accorgerci che i personaggi del romanzo per i quali appare complicato provare pietà (il vescovo che non vuole scocciature, la signora che non vuole gli zingari davanti alla chiesa, l’insensibile impiegato delle pompe funebri) in effetti siamo noi, in tanti momenti della nostra quotidianità. Noi così disposti a giustificarci ed assolverci nella vita reale e così pronti a schierarci in veste di lettori.
    Quante “malefatte” siamo disposti a compiere, quanti pugni sbattiamo contro il muro, se abbiamo i minuti contati per andare a prendere un figlio a scuola, per arrivare al lavoro, oppure per vedere in tempo la partita della nostra squadra del cuore o anche per poter scrivere in orario e in santa pace il post da pubblicare.
    Chissà quante volte, in quei momenti, presi dalle nostre necessità e personali priorità, non ci siamo accorti di note risuonanti nell’aria e, più o meno inconsciamente, abbiamo lasciato che quella musica finisse.
    Ho capito che la verità non può essere destinata ad un unico uso e consumo.
    Mi piacerebbe imparare a non giudicare, ma solo a rammaricarmi per quell’infinità di struggenti melodie lasciate andare.

  12. @ Clowon,
    Ti ho letto con vero piacere!
    E’ vero un’altra grande pagina, quante occasioni perdiamo ogni giorno!

    Il tempo passa in fretta: devo essere più attenta ad ascoltare soprattutto me stessa.
    Mi hai dato un bel suggerimento, cercherò di moderare la mia passione.

    Un caro saluto a te e a tutti voi.
    Ernestina.

  13. La fatica di un accordo perfetto che possa conciliare dolore, rabbia, emozioni con le giuste parole prima che la musica finisca, magari strappando un sorriso, nonostante tutto.

  14. nel cuore della terra c’è un miscuglio esplosivo di abbandono e insofferenza, di rabbia e di poesia, di amore e di potere….di bianco e di nero, di luce e di buio, ma in fondo il buio ,la rabbia e il potere cosa sono? Se non la semplice assenza della luce e dell’amore?
    Dove c’è amore c’è poesia,musica e parole ,perché l’ amore unisce anche là dove il tutto sembra essere ormai lontano,

  15. @ Ernesta Scappaticci (21)

    Grazie Ernestina per l’attenzione e la comprensione che mi riservi.
    Attenzione, però, frasi come “moderare la passione” non so se siano ammesse qui …. e per fortuna, aggiungo io.

  16. @ Clown,
    Scusa ma non ho proprio capito il tuo commento, ho forse tu non hai capito il mio!
    Spero tu mi possa spiegare meglio cosa intendi per passione: la sensibilità per l’ultimo che difendi prima della tua, questa è per me passione, ed è quella che mi permette di sentirmi bene con la mia anima.
    E per te?
    Ernestina.

  17. “la musica.la donna,il tuo passato,svaniscono nel nulla e non ritornino più” -rimangono solo ricordi
    come era scritto nella poesia di Adam Mickiewicz?
    “vai via dal miei pensieri-
    obbedisco subito
    vai via dal mio cuore
    no! questo comando
    nè mia nè tua volontà
    non ascolta!”

  18. La musica della vita, suonata da un’orchestra di eventi che esegue brani d’ogni sorta, ora si riassume nelle melodie offerte da un violoncello, le parole tanto attese del celebrante, che continua instancabile nella sua missione, a spiegarne il senso, a comunicarne l’essenza, che per qualcuno ora è chiara, si legge nei colori del mosaico che illumina la chiesa; ma l’odore dell’incenso che brucia è troppo forte, e qualcun altro, lontano dagli affetti, si allontana e non ne apprezza più il profumo.

  19. @ Ernesta

    Scusami Ernestina se ti ho fraintesa. Da tempo mi sembra di percepire, come nel tuo ultimo commento, una sintonia che mi dispiacerebbe sciupare.
    Ci tengo comunque a fare una precisazione: mi rendo conto di avere la tendenza a collocare il mio punto di vista su tangenti che, non avendo io le capacità, la preparazione e l’esperienza dell’Autore, non è detto riconducano poi alle superiori intenzioni di questo romanzo.
    Mi piace pensare, per questo, che mi si legga soprattutto per le due cose su cui posso garantire: buona fede e sincerità.

  20. @Clown,
    Spesso non mi rendo conto che chi mi legge può fraintendere quello che scrivo, mi dispiace molto.
    Io sono un po’ fatta così, anche nella vita di tutti i giorni: la “passione di vivere” ha il sopravvento, la dovrò educare.
    Gli amici servono a questo: ad aiutarti nel bene e nel male.

    Ernestina.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...