56. Prima del tempo

da qui

La spianata è gremita di folla: una selva di macchie colorate, magliette, zaini, cappellini, con prevalenza del colore bianco, chissà perché, forse perché il sole qui è di casa, e col nero fa più caldo, così dicono. In una specie di capanna di Natale, bianca, si stagliano figure quasi immobili, avvolte in casule preziose, sullo sfondo di un pannello bianco, bordato di marrone, dove campeggia un crocifisso enorme, bianco, neanche a dirlo, che pende da una croce scura, come fosse appena morto, come avesse esalato un ultimo, lunghissimo respiro, stanco di protrarre un’agonia cominciata già con le frustate, perché i romani se ne infischiano del codice ebraico, ci danno dentro col gatto a nove code, anche più di trentanove colpi: il condannato ne esce quasi morto, con le vene aperte, i muscoli e i nervi ben visibili e a volte persino gli intestini, non può farcela a portare il patibolo; c’è bisogno di qualcuno che lo prenda al posto suo, uno qualsiasi, strappato dalla folla, costretto ad accettare, uno, magari, appena ritornato dal lavoro nei campi, stanco pure lui, riluttante ad aiutare un condannato a morte. Una scena come tante, davanti ad Anna e Caifa, il sinedrio, Pilato, Erode Antipa, sballottato dal palazzo al tempio, finché approda nella piana immensa, gremita di gente seduta su sgabelli improvvisati, mentre in piedi, da un lato, sfilano figure bianche e nere, avvolte in casule e mantelli, con un libretto in mano, il testo della liturgia, probabilmente, finché uno si avvicina, e dopo un lieve inchino comincia a leggere qualcosa, forse saluta, forse prega: il papa lo ascolta con la faccia stanca, sofferente, pare quasi che dorma, le braccia allungate sulle gambe, la bocca semiaperta, in debito di ossigeno, come il console avvolto dal fumo nella camera blindata, estratto dall’inferno con gli occhi già sbarrati, le urla ancora volano, tutti gli slogan antiamericani, a braccia alzate, tra le fiamme che friggono e i cancelli che cadono pesantemente sull’asfalto, i pugni chiusi, le bandiere sventolanti, la scritta, Yeshua haNotzri Melech haYehudim, mentre le figure paludate pronunciano parole incomprensibili, e uno, dalla folla di zaini e cappellini, alza una mano più degli altri, una mano bianca solo per un tratto, poi grigia, luccicante, ma nessuno si accorge che finisce in una canna d’acciaio, baluginante nell’onda lenta della folla, e la massa informe del suo corpo la incrocia con lo sguardo, mentre sussurra le parole nella lingua madre, Elì, Elì, lemà sabactani, o forse Elí atá v’odéka, tu sei il mio Dio, mentre un bagliore improvviso lo raggiunge e lui si piega, con la faccia stanca, come volesse addormentarsi, e una voce si fa largo tra la folla, il papa è morto!, il papa è morto! e gli zaini, le magliette, i cappellini, sono un unico colore bianco, come un telo, una specie di lenzuolo da cui si affaccia a stento la massa gonfia e informe, deposta delicatamente dentro la capanna di Natale, mentre un coro di fedeli intona il De profundis e nella piazza si fa buio, sempre più buio, perché la notte ha scelto questo punto del mondo per prenderne possesso prima del tempo.

26 pensieri su “56. Prima del tempo

  1. Chi di noi non è stato crocifisso almeno una volta, o non ha assistito ad una crocifissione, da parte di amici, colleghi, parenti serpenti. Chi di noi non ha provato l’inizio della fine, una crepa nel cuore, l’amore terminato, rigettato alle ortiche, disonorato, calpestato. Chi non ha visto l’ingiustizia pronunciata da coloro che dovevano difendere deboli e oppressi. Chi non ha visto, in un incredibile testacoda, la menzogna trasformarsi in verità e la gente annuire, pronta a schierarsi chi chi l’opprime. Chi non ha mai visto l’oppressore con la bocca a forma di tagliola, sorriderti e darti la mano, e nascondere il coltello nell’altra. Una differenza netta divide però tutti coloro che hanno subìto questo tipo di trattamento. Quelli che, nonostante tutto, continueranno ad amare ed aiutare, a sacrificarsi e a fare un passo indietro per amore dell’altro. E quelli che dichiareranno guerra al mondo, diventendo i primi oppressori degli oppressi, e che faranno un salto di sponda degno del miglior atleta. Ecco, anche nell’oppressione possiamo imparare ed agire. In un modo o nell’altro.

  2. Bianco e nero, i due opposti, come luce e ombra, giorno e notte.
    Il bianco qui prevale, anche se il nero della notte ci prova e sembra quasi riuscirci;
    ma non ci può riuscire, non può il buio avere l’ultima parola fino a quando il perdono, la carità, la condivisione e l’amore di uomini così continueranno ad illuminare i cuori.
    “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno vinta” (GV 1,5)

  3. “perché la notte ha scelto questo punto del mondo per prenderne possesso prima del tempo.”

    Dopo il buio su tutta la terra e la deposizione la storia continua con la resurrezione e la luce .

    “Un vero credente non puo’ dare la morte”…ne’ all’altro ne’ a se stesso.

  4. “Per ogni cosa c’è la sua stagione c’è un tempo per ogni situazione sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire”
    Qoèlet 3

  5. Non un re ma “servus servorum Dei”, un papa vittima immolata al cambiamento rifiutato ma necessario perchè di bocca in bocca il messaggio messianico abbia una sola interpretazione, quella di Gesù, quella scritta con il sangue fino alla croce.

  6. Quando tutto sembra ormai perduto,quando la morte sembra vincere sulla vita e le tenebre hanno preso possesso in questo punto del mondo prima del tempo che la vita comincia a fiorire portando una rosa là dove il tutto sembra deserto.

  7. Deve essere stata molto lunga quella notte di tortura, ma questo è l’amore più forte di tutto anche della morte perché sa abbracciarla e superarla. Per imparare l’amore dovremmo stare sotto la croce al buio fino a scorgere la luce finalmente.

  8. Dalla capanna alla sindone, passando per la spianata della vita gremita di umanita’ dove si possono trovare quelli qualsiasi che aiutano il condannato a portare il suo stesso patibolo e quelli ben definiti che brandiscono l’arma che lo uccidera’. Cosa v’e piu’ da spiegare, cosa da capire? E’ stato ucciso l’uomo.
    Il suo Dio non lo ha abbandonato, ha solo deciso di chiamarlo a se’ prima del tempo la’ dove il bianco e’ assoluto.

  9. Non scrivo per provare ad esprimere la mia interpretazione, che sento sospesa in me, in attesa di future puntate (un rinnovamento abortito, un omicidio, un sogno?).
    Netta invece la sensazione che mi ha ispirato la descrizione variegata e variopinta della spianata, della folla che si accalca.
    Mi ha fatto pensare alla resurrezione di Lazzaro recitata da Dario Fo in Mistero buffo. Ho colto quel ritmo, l’intercalarsi di una moltitudine di essere umani, tutti ad assistere, a guardare verso un unico punto, ognuno con la voglia di raccontare la propria storia e con la curiosità di vedere e ascoltare La storia.
    Non so se tutti lo interpretino come tale, ma, da parte mia, è inteso come un complimento.

  10. uno qualsiasi, strappato dalla folla, costretto ad accettare, uno, magari, appena ritornato dal lavoro nei campi, stanco pure lui, riluttante ad aiutare un condannato a morte. Una scena come tante

    Sì, in fondo è una scena come tante quella di una morte assurda. E quell’uomo stanco e riluttante siamo tutti noi..

  11. Dove mi giro vedo e sento solo notizie tragiche. Non è una novità. E così
    da sempre.
    non mi avevano detto che il mondo è la vera e unica bolgia infernale, eppure… eppure…nonostante tutto, oggi il comune di milano delibera che i bambini possono tornare a giocare nei cortili dei condomini, e vedo donne che sfidano la vita con i loro ventri fecondi, e ascolto mozart nel traffico impazzito delle sette, e sorrido all’alba che illumina le nuvole lontane… quel crocifisso ci fu e sempre ci sarà, se non lo siamo già stati, anche noi prima o poi saliremo, volenti o no, su quella croce, ma prima, prima avremo banchettato e fatto festa, prima avremo vissuto la notte che è diversa da tutte le notti, prima avremo aperto uno squarcio di paradiso con un canovaccio fra le mani, una brocca d’acqua, se avremo asciugato una, anche soltanto una lacrima, lavato anche una sola ferita, se avremo acceso anche un solo sorriso, quello sarà il nostro paradiso: lo spazio di mondo che non è inferno sarà la culla dove lo Spirito opera ciò per cui è stato mandato

  12. Pensano che sia l’unico modo per spegnere la luce. I giudici decretano: il ponte non si costruisce; una misura “necessaria” perché la rivoluzione non diventi ancora più pericolosa, perché le porte che sono sempre state chiuse continuino a restare tali e non si incrini quell’equilibrio di potere che da sempre mette d’accordo tutti, perché il pavimento dei corridoi continui a restare lucido, evitando che un bambino dagli occhi vispi, vi rovesci sopra, ancora una volta, una scatola piena di formiche. C’è una luce bianca, molto intensa: si vede solo di notte

  13. con questa pagina,mi si è ricordata una canzone,quale ai miei tempi cantavamo spesso. Ci provo tradurre
    “non lo tolgo la croce dal mio muro
    per nessun tesoro sul mondo
    perchè sulla questa croce,adorabile Gesù
    fa affratellare i peccatori con il cielo
    non lo tolgo la croce dal mio cuore
    non lo strappo dalla mia coscienza
    perchè la croce annienta satana
    perchè la croce è la chiave per il cielo
    non lo tolgo la croce dalla mia anima
    anche se dovrei morire
    perchè la croce annienta satana
    perchè la croce è la chiave di salvezza”

    scusate,non mi è venuta tanto bene la traduzione,però spero che si riesce capire il senso

  14. tu sei il mio Dio

    Alzo gli occhi verso i monti:
    da dove mi verrà l’aiuto?

    Il mio aiuto viene dal Signore:
    egli ha fatto cielo e terra.

    Non lascerà vacillare il tuo piede,
    non si addormenterà il tuo custode.

    Non si addormenterà, non prenderà sonno
    il custode d’Israele.

    Il Signore è il tuo custode,
    il Signore è la tua ombra
    e sta alla tua destra.

    Di giorno non ti colpirà il sole,
    né la luna di notte.

    Il Signore ti custodirà da ogni male:
    egli custodirà la tua vita.

    Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
    da ora e per sempre.
    (Salmo 121)

  15. “… non può farcela a portare il patibolo; c’è bisogno di qualcuno che lo prenda al posto suo, uno qualsiasi, strappato dalla folla, costretto ad accettare…”
    Ammetto che questa volta sono stata molto indecisa se commentare o meno :-)
    E’ una frase che dà persino la nausea. Provo a spiegarmi meglio se ci riesco, purtroppo appartengo alla terribile categoria di lettori che hanno un rapporto molto fisico con quello che leggono :-).
    E’ un po’ come ritrovarsi all’improvviso seduti a gambe all’aria nel fosso che separa ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, oppure ciò che siamo e ciò che vorremmo far credere di essere, cosa facilissima oggi giorno con tutto ‘sto chiacchiericcio tra social network e web. Onestamente io non lo so se sarei capace di portare la croce al posto di un altro, è un atto d’amore talmente alto che mi toglie il respiro e mi mette davanti tutte le mie miserie di essere umano. In quella frase c’è tutto: l’affidarsi a una volontà più grande di noi, l’amore. A parole tutto è facile e l’amore lo spendiamo facilmente, nei fatti tutto diventa più complicato. Ovviamente è una riflessione che parte dall’osservazione di me stessa, pertanto riguarda me e nessun altro e come tale è soltanto un’opinione personale, pertanto va presa per quello che è. :-)
    Spero di essere stata abbastanza chiara, se così non fosse sono disponibile per ogni tipo di chiarimento.

  16. @ Barbara (23)

    Un’opinione personale da prendere proprio per quello che è; un’abbondante dose di buona fede e sincerità, ciò che don Fabrizio ha definito “buon profumo”.

    E a proposito di sincerità, pur avendo io un ottimo parere di social network, social forum, ecc., in quanto mezzi di comunicazione straordinariamente democratici, condivido pienamente l’opinione su ciò che, normalmente, viene pubblicato attraverso tali strumenti. Celati dietro la nostra tastiera, infatti, è facile scegliere di mostrarsi per ciò che non si è (di solito perfetti, sia fisicamente che moralmente); non costa nulla e non si deve rispondere a nessuno di ciò che si dichiara, tanto meno alla nostra inconscia coscienza. Miliardi di commenti, affermazioni, dediche e quant’altro, assolutamente inodori.

    Secondo me:
    - “portare la croce”, in genere, è una cosa che non si sceglie, capita, e a noi resta “solo” l’opzione di farlo con maggiore o minore dignità;
    - “portare la croce per altri”, duemila anni fa non era una scelta, di solito veniva imposto a suon di frustate;
    - è “portare la croce per altri per scelta” ad essere cosa rara, a cui, infatti, vengono riconosciuti dalla società onori adeguati (gli stati assegnano medaglie d’oro, le religioni beatificano, ecc.);
    - “portare la croce per altri per scelta, all’insaputa di tutti e, quindi, senza riconoscimenti” è la cosa più difficile, seconda solo a
    - “venire al mondo per portare la croce per tutti”.

    Insomma, io trovo abbastanza normale che ci si senta inadeguati di fronte agli esempi più alti, pur riconoscendo di dover tendere ad essi.
    Non mi preoccuperei per niente, invece, di non assomigliare agli esempi, in apparenza altissimi, che ci pervengano da post senza profumo.

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