67. Questo è certo

da qui

Il cielo di ottobre, a Roma, è una specie di miracolo: un azzurro irreale, fuori tempo, che vorresti bere, come acqua. Ma non puoi bere nulla; puoi solo sperare di sentirtene avvolto, che la sua leggerezza ti contagi. Sei davanti al computer, cerchi invano di salvarlo dalla polvere. Scrivi poche parole: cielo, Roma, ottobre. Senti che c’è qualcuno, alle tue spalle: è giunta l’ora? Ricordi la profezia della veggente: attento ai poveri. T’immagini l’ultimo dei disperati che vuole più del solito, ma non ha il coraggio di farti la proposta; ha bevuto, e se non bevi il cielo ma il vino a un euro del supermercato, ti vengono pensieri strani: affondi una mano in tasca e trovi il coltello con cui tagli la legna per il fuoco, o apri le scatole di carne che ti danno in chiesa. Cosa t’importa del domani? Magari il prete ha più di quanto possa immaginare, e sarebbe la svolta: potresti cambiare il cellulare, prenderti un vestito nuovo e, forse, anche le scarpe. Sollevi il braccio armato: lui starà scrivendo dei suoi sogni, non si accorge di nulla in momenti come questi; un colpo secco in mezzo alla schiena, oppure, come fanno in certi posti, puoi tagliargli la gola; prendi i soldi e cominci un’altra vita. Dái, che aspetti? Non soffrirà nemmeno. Cielo, Roma, ottobre, chi può essere a quest’ora, l’unica che hai a disposizione per mettere in fila tre parole? Ti giri di scatto, pronto a ogni sorpresa: ciò che vedi è un uomo con gli occhiali, barba grigia, testa leggermente piegata verso destra. La disturbo? Vorresti dirgli sì, ti disturba, non vede che hai appena cominciato a scrivere? Le rubo pochi minuti, sono il candidato sindaco della città. Ti sale in bocca l’allergia alle cariche e a quelli che aspirano al potere. Vorresti rimetterti seduto, riprendere a infilare una parola dopo l’altra: cielo, Roma, ottobre, e glielo dici. Ma lui non cede, ha deciso d’illustrarti il suo programma. Sei allergico ai programmi: il più delle volte sono solo specchietti per le allodole. Non mi consideri il solito politico; non faccia di tutta l’erba un fascio; vengo da un movimento attento agli ultimi, ho dedicato loro la mia vita, mi sono speso per l’incontro tra gli uomini e le fedi; della città conosco gli angoli più luridi, i marciapiedi dove, la notte, si stendono i barboni. E che vorrebbe fare? Dare un volto umano alle zone più povere della capitale. E finora cosa ha fatto? Ho provato a proporre leggi più decenti. E non ci siete riusciti; continuate a favorire i potenti, tradite il diritto, che è la forza del debole. Lo guardi, gli occhi ti si chiudono: sei stanco e hai bisogno di dormire. Sa che le dico? Quando una legge è ingiusta, disobbedire è un obbligo, testimoniare che la verità è da un altra parte. Il candidato accusa il colpo: ha lo sguardo corrucciato del bambino colto in fallo. Vuol fare la rivoluzione? Sì, voglio fare la rivoluzione; ma più tardi, adesso devo scrivere. Ritorni al computer impolverato: dov’eri rimasto? Cielo, Roma, ottobre: se potessi berlo, il cielo, ti sentiresti meglio, questo è certo.

22 pensieri su “67. Questo è certo

  1. Ottobre e gli alberi sono spogliati
    Di tutta la loro veste.
    Cosa mi importa?

    Ottobre ed i regni sorgono
    Ed i regni cadono
    Ma tu vai avanti
    E avanti.

  2. Cielo

    C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l’interno di un’anima.

    Victor Hugo, I miserabili, 1862
    …Questo è certo.

  3. Ubriacarsi di cielo, lasciarsi avvolgere dai sogni di cui è composto e volare in alto, come un aquilone, senza perdere il filo con la terra ma libero di salire, e poter guardare tutto da un’altra angolazione, nella sua giusta interezza, fa sentire meglio, “questo è certo”.

  4. - Quando una legge è ingiusta, disobbedire è un obbligo, testimoniare che la verità è da un altra parte.

    La rivoluzione pacifica è quella di chi ha il coraggio di testimoniare la verità autentica, sempre e con chiunque e nonostante le inevitabili conseguenze.
    Il coraggio e l’altruismo di uno solo possono fare la differenza per molti, può dare il via al cambiamento con una specie di effetto domino.

  5. Cosa c’è di più desiderabile di un cellulare nuovo.
    Diventare sindaco?
    Morire sognando e senza soffrire?
    Io, potendo scegliere, vorrei veder passare in fretta questo ottobre, per me oppressivo e carico di impegni poco attraenti. Ma novembre sarà poi migliore?
    C’è una frase, fra tutte, che riesce ad infondermi un sorriso, un attimo di serenità: “… ma più tardi, adesso devo scrivere”.
    Mi fa pensare che sia possibile riconciliarsi con se stessi, che scegliere di non vivere da assenti, apatici o indifferenti, non significhi per forza, almeno non sempre, dover tradire i propri ritmi, la propria indole, la propria essenza.
    Cielo, Roma, Ottobre, potrei parlare a lungo di tutte le cose che mi ispirano questi tre termini, … ma … più tardi.

  6. IL CIELO

    Finestra senza parapetto,

    senza intelaiature,

    senza vetri.

    Un’apertura e nulla oltre
    solo amplitudine.

    Non devo attendere una notte serena,

    nè alzare la testa,

    per osservare il cielo.

    Il cielo l’ho dietro le spalle,

    sottobraccio e sulle palpebre.

    Il cielo mi avvolge ermeticamente

    e mi solleva da sotto.

    Persino le montagne più alte

    non sono più vicino al cielo

    delle valli più fonde.

    In nessun posto c’è più cielo

    che in un altro.

    Il cielo opprime ugualmente

    le nuvole e le tombe.

    La talpa è assunta in cielo

    come la civetta che agita le ali.

    Qualsiasi cosa che cada in un abisso,

    cade di cielo in cielo.

    Aride, fluide, rocciose,

    infiammate e aeree

    regioni celesti, briciole di cielo,

    folate di cielo e cataste.

    Il cielo è onnipresente

    anche nelle oscurità sotto pelle.

    Divoro il cielo e lo secerno.

    Sono una trappola intrappolata,

    un abitante abitato,

    un abbraccio abbracciato,

    una domanda in risposta a una domanda.

    Dividendo il Cielo dalla terra

    non si pensa in modo appropriato

    a questa totalità.

    E’ solo un modo per vivere

    presso un indirizzo più esatto,

    più facile da trovare,

    se dovessero cercarmi.

    I miei segni particolari

    sono l’estasi e la disperazione.

    Wislawa Szymborska

  7. Fermandoci anche solo un attimo si scopre che il cielo e’ dentro noi, come in un caldo giorno di ottobre, di questo ottobre romano in un’ora si può cogliere l’essenza che ai piu’ spesso sfugge, miracoli sotto questo cielo che non ha eguali.

  8. Vuol fare la rivoluzione? Sì, voglio fare la rivoluzione; ma più tardi, adesso devo scrivere.

    Si può fare la rivoluzione anche solo scrivendo, raccontare la verità a prescindere dalle reazioni che può destare.

  9. Come un lampo, prima di un sonno, di una stanchezza fuori tempo che vorrebbe avvolgerci, in quel momento di confine, quando scappa per un momento la realtà, Il sogno si apre, anche per un breve attimo. E lì possiamo dire, pensare una libertà piena di senso, ragionevole, giusta, pienamente reale in quell’attimo. Pensiamo al bello, agli ideali, alla vita che vorremmo. Ma poi, dov’eravamo rimasti?, ci aggrappiamo a richiamarla, i luoghi, i tempi, quella realtà, schiacciata, imperfetta da vivere, assetata di infinito.

  10. “La civiltà avrà veramente inizio quando il potere dell’amore sostituirà l’amore del potere”

    Richard Aldington

  11. Cielo,Roma ,Ottobre
    Tre semplici parole che lette singolarmente potrebbero non voler dire niente oppure potrebbero voler dire molto,come a dire: che il cielo sulla terra è la parola che parla al nostro cuore e ci parla soltanto d’Amore.
    Chi ama non conosce ostacoli e va avanti con la sua battaglia per difendere i più deboli.

  12. Il cielo di Roma, un’azzurra coperta leggera, di parole e fatti, il romanzo che scorre veloce o rallenta secondo il vento degli eventi, il respiro affannato di chi stenta ogni giorno per vedere una notte di stelle, il domani disperato e di speranza di un boy-scout che vuole cambiare il mondo, il coraggio di cambiare all ricerca della verità.

    Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
    Ti annega di verde e ti copre di blu
    Ti copre di verde e ti annega di blu

  13. “Sì, voglio fare la rivoluzione”, soprattutto nel cuore. Godere del cielo di Roma, il caldo delle giornate di ottobre che ispirano meraviglie a chi sa usare la bellezza della scrittura.

  14. Quel che accade nella vita.
    Quando sei intento a scrivere le tue verita’, c’e qualcuno alle spalle che ti vuol rapinare, togliendoti cio’ che hai di piu caro solo per comprarsi qualche inutile cianfrusaglia : i-pad suv yacht. Allora ti vien voglia di fare il rivoluzionario con tanto di bombe e ciclostile.
    Poi e’ in un giorno d’ottobre cosi’ che pensi: meglio bersi quel cielo che mangiarsi il fegato.

  15. Apprezzare un cielo azzurro, desiderare di sentirsene avvolti ci fa quasi sentire in colpa quando poi si ritorna con i piedi per terra, a vivere una quotidianità che diventa ogni giorno materialmente più difficile. Questo accade anche perché viviamo perennemente scissi, non ci permettono di considerare vita anche l’immaginazione, la speranza. O si è persone pratiche o si vive con la testa fra le nuvole. Eppure se l’umanità ha progredito positivamente è proprio grazie a chi è riuscito a fondere questi due aspetti così importanti dell’essere umano, sia nell’arte che nella scienza.

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