Lo scoppio ritardato del poetry slam

di Max Ponte

Il rinnovamento della poesia orale; la possibilità di una federazione italiana

Il poetry slam è una gara di poesia fondata sull’oralità, nata negli U.S.A. e approdata in varie parti del mondo. L’inventore è Marc Kelly Smith che crea la prima scena di slam ufficialmente nel 1987, mentre colui che lancia tale modalità di poetare nel nostro paese è il poeta Lello Voce. L’importazione di questo gioco o sport letterario avviene relativamente tardi se vogliamo. Certo non è una novità assoluta se pensiamo che la memoria delle tenzoni e delle rime pubbliche (citerei gli strambòt di Villanova d’Asti, rime in piemontese lanciate ogni anno per la festa del paese alla cittadinanza, che sin da piccolo mi hanno incuriosito e che risalgono all’età medievale) è ancora viva nella tradizione italiana. Siamo nel 2001 comunque e il poetry slam è arrivato in Italia. “Su una cosa non c’è dubbio alcuno: che ad aver organizzato il primo Poetry Slam italiano è stato il sottoscritto, con Nanni Balestrini e Luigi Cinque, nel marzo del 2001” scrive Lello Voce sul suo sito.
Scopro lo slam l’anno seguente per la Big Torino 2002, durante la mia militanza nel gruppo Sparajurij, (laboratorio di scrittura creato assieme ad altri due giovani scrittori all’interno della Facoltà di Lettere). Lo slam si presenta subito come una soluzione di grande rinnovamento rispetto alla formula noiosa dei readings incapaci da tempo di coinvolgere il pubblico in modo diretto. Lo slam ha la capacità di fissare le regole di un gioco, stabilendo una dimensione di competizione letteraria e di partecipazione pubblica. I brani devono esser farina dell’interprete e devono essere affidati alla pura oralità, senza atti od oggetti teatrali. Il format, soggetto a norme ben precise, impone 3 minuti per ciascun intervento e il voto di una giuria popolare. Il coinvolgimento del pubblico rende la gara un’occasione che supera la dimensione autoreferenziale della poesia. Il confronto letterario assume una valenza comunitaria. Fra lo sport e lo spettacolo, il poetry slam dieci anni or sono sbarca in Italia e tenta di imporsi.
In una recente intervista di Andrea Inglese su Nazione Indiana Lello Voce non si sottrae ai bilanci negativi. Lo slam non è decollato, la mancanza di un lavoro di rete e l’assenza di una federazione sono state determinanti. E come non concordare sul fatto che la gara sia stata storpiata da un sedicente campionato italiano (con tasse e giurie non previste dal regolamento) e sia finito persino nelle morse di una infelice promozione editoriale?
Dopo il 2004, ed abbandonata l’esperienza di Sparajurij (sodalizio sul quale pesa a mio avviso l’impossibilità di trovare un orientamento poetico ed estetico), decido di non abbandonare l’idea di proporre delle occasioni per vivere l’esperienza del poetry slam. A Torino e in Piemonte molti non lo conoscono, per tanto inizio a produrre alcuni slam italofrancesi con La Primavera de Poeti a Giaveno, e con Poesia Vagabonda a Settimo Torinese. Lo slam di Natale del 2007 (da me battezzato Xmaslam, che si ripeterà anche quest’anno) a San Salvario a Torino ha particolare successo e ho l’opportunità di parlarne a Radio 3. In particolare ho sempre creduto in uno slam che rispetti le regole e che sia aperto al pubblico attraverso selezioni pubbliche, cosa che negli sporadici slam di questi anni spesso non è avvenuta.
Nel 2012 è nata a Torino una nuova scena poetica che si chiama Murazzi Poetry Slam, l’appuntamento è ogni mese al Magazzino sul Po. Il locale, ampio e quasi teatrale, è ricavato da una rimessa per le imbarcazioni, ha già ospitato decine di poeti e molti spettatori attenti ed entusiasti. Son felice che questo progetto da me condotto abbia successo, si tratta dell’unica iniziativa stabile per far slam a Torino e una delle poche in Italia. I vincitori dei primi tre slam sono stati Carlo Molinaro, Simone Torino e Francesco Forlani.
Anche Roma ha il suo slam o meglio la sua gara di poesia, se ne occupa Claudia D’Angelo, si tratta di uno spettacolo a cui potete assistere tutti i lunedì nella cornice di Trastevere. Tale competizione tuttavia non può rientrare nella definizione propria di poetry slam in quanto è ammessa la musica e criteri di voto sui generis (si alzan una o due mani a testa, e vota tutto il pubblico). Con questo non voglio dire che non si tratti di un’ottima occasione per poetare. Sarei semplicemente per dare a questo tipo di gare un altro nome.
Il poetry slam ha delle regole precise e la realtà è che in Italia pochi le rispettano. Questi pochi si trovano sulle rive del Po a Torino, a Portogruaro con Giacomo Sandron e a Trieste con Christian Sinicco. Le tre realtà citate sono per altro in ottimi rapporti e non è strano pensare che possano allearsi per creare un circuito di autentico poetry slam. Lello Voce potrebbe dare il suo patrocinio e sostenere questa sorta di microfederazione nascente se lo desidera.
Lo slam italiano non è in declino, è a scoppio ritardato. D’altronde come stupirsi? Il poetry slam è una innovazione letteraria e come molte innovazioni giunge nel nostro paese con un ritardo rispetto ad altri paesi. Poeti noti e meno noti considerano questo modo di poetare del tutto superfluo per usare un eufemismo. Neoavanguardie, avanguardie storiche, sino a risalire ai bardi di varie epoche risultano completamente ignorati ed estromessi dall’universo letterario in nome di noiosi ed inutili insegnamenti cattedratici. Pensare che la poesia possa avere una sola via, quella lineare o quella orale o quella verbovisuale ad esempio, è un limite da cui nessuno dovrebbe farsi possedere. Il poetry slam è una strada, non è l’unica, ma è una soluzione oggi preziosa per rilanciare l’interesse verso un genere letterario ai margini (ovviamente il livello qualitativo non dipende dalla forma in quanto tale ma dal talento del singolo che la utilizza). Chi ha partecipato ad una serata di slam sa in ogni caso quale atmosfera questo spettacolo possa creare, conosce la spontaneità e la bellezza del dibattito che ne segue. Lo slam è acceso e sta scoppiando, faville di parole raggiungeranno tutti voi.

Alcuni links:

Le regole dello slam

http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=174

L’intervista di Andrea Inglese a Lello Voce su Nazione Indiana

http://www.nazioneindiana.com/2012/09/27/intervista-dialogo-con-lello-voce-intorno-a-una-concezione-pluriversa-della-poesia/

Il Murazzi Poetry Slam

https://www.facebook.com/MurazziPoetrySlam

Il mio blog sullo slam, con gli interventi alla radio

http://maxponte.blogspot.it/

7 pensieri su “Lo scoppio ritardato del poetry slam

  1. Non so cosa s’intenda per “L’inventore è Marc Kelly Smith …..”: l’inventore di che? Della poesia orale?
    Se è così non ci siamo…proprio perchè nè io nè questo signor Smith non eravamo ancora nati che qui, in Sardegna la poesia e una certa cultura sarda si tramandava solo oralmente.
    Che poi il Sig. Smith…abbia fatto una ricerca e raccolto, da varie parti del mondo questa tradizione è tutto un altro discorso.

    Qui qualche notizia…. http://www.sardegnacultura.it/linguasarda/letteratura/poesiabolu/storia.html

    Con l’espressione sarda “poesia a bolu” s’intende la poesia orale estemporanea improvvisata dei cosiddetti “cantadores”, aedi popolari che si esibiscono nelle piazze della Sardegna soprattutto in occasione delle feste patronali. Questa particolare forma artistica permette ai cantatores di esibirsi attraverso la cosiddetta “gara poetica” che rivela, attraverso la messa in scena di una poesia cantata, un mondo tradizionale ricco di valori che vengono espressi durante l’esibizione attraverso un dialogo agonistico tra i poeti. La gara non è altro che un’esibizione poetica nella quale ogni artista difende un tema che gli viene assegnato dal pubblico. I poeti si cimentano su temi decisi al momento attraverso il gioco dell’improvvisazione, fronteggiando oralmente l’imprevisto delle situazioni.

    Poi non so se ho interpretato in maniera errata il post.
    Grazie a voi…
    .marta

  2. Buonpomeriggio Marta!, ovviamente il riferimento della paternità è strettamente al poetry slam, mi pare di esser stato chiaro. Quanto al resto grazie per il riferimento alla Sardegna che va ad unirsi al mio riferimento piemontese. Quella di Marc Kelly Smith è la riattualizzazione di un poetare, lo stabilire un’etichetta e nuove regole ad un gioco antico. La poesia orale è il mare in cui il poetry slam è un incrociatore.

  3. Ciao…grazie per la risposta.
    Si, sei stato chiaro…mi pareva che qualcosa mi fosse sfuggita.

    Comunque sia, qualosa sarà pur rimasta dal Regno Sardo Piemontese, no?

    Buon lavoro
    .marta

  4. Nessuno si senta escluso da questa proposta di federazione, ho citato le realtà che attualmente mi paiono attive e significative. Non ho parlato, come mi han fatto notare, dell’esperienza dei “Poeti in lizza” di Torino, questo semplicemente perchè mi risulta ferma, comunque ben vengano precisazioni o dichiarazioni di intenti. Se Torino esprime più di una scena di slam mi pare che possa farci solo onore. Inoltre la questione è italiana e non cittadina, e a ben pensarci molto semplice, è sufficiente che tutti gli mc (conduttori delle gare) si siedano ad un tavolo. Sarei inoltre per invitare anche coloro che fanno slam non conformi per esortarli ad aderire alle regole e rientrare in questa federazione. La dichiarazione di Lello Voce, per quanto riguarda questa proposta, è stata di grande sostegno e mi ha inviato il seguente messaggio “Grazie della segnalazione, bel pezzo. Ovviamente se volete metter su una federazione che rispetti lo spirito dello slam io sarò felice di dare il mio contributo. In bocca al lupo ai Murazzi…” L’appuntamento a questo punto è per il poetry slam di Trieste di giovedi 29 novembre per poetare e per incominciare a ragionare su questo progetto, e spero lo si possa fare (in più occasioni e sul web) senza campanilismi e inutili atteggiamenti di competizione e rivalità.

  5. Sullo slam di Trieste, chiamato Trieste International Slam, Christian Sinicco precisa “Lo slam viene organizzato da me e Matteo Danieli, ma in qualità di fondatori de Gli Ammutinati, che lo hanno promosso alla nascita – vedi http://www.ammutinati.wordpress.com . E’ stato, con il defunto slam di Bolzano, tra i primi ad essere internazionale”. Quanto alla possibilità di una federazione si sta pensando ad aprire un forum in rete. Ce la faremo a creare una sinergia fra i vari slam italiani? E a pensare a regole comuni? anche lo slam di Trieste come altri si rivela anomalo, con un sistema di votazione e partecipazione del pubblico che non corrisponde alle regole originali.

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