Poetesse: Silvia Caratti

Di Silvia Caratti ho letto la prima volta qualcosa in rete. E subito avevo cercato inutilmente di des-crivere qualcosa sul dono di scrivere. Poi ho capito che dovevo lasciar perdere. Non c’era nulla di innato in quello che cercavo di fare. Ho atteso l’ispirazione. Una parola che tirasse la volata. E poi è balzata fuori una tigre con la coda sferzante sui fianchi nella piena luce del giorno.
Aveva le sembianze di queste parole:

Ma guardaci qui,
sotto la coperta rattoppata di un hotel,
le scarpe in un angolo gli anelli nel posacenere
il giornale vecchio nel cestino.

È tutto ciò che possediamo,
quello per cui ci hanno voluto e cresciuto.

Mi piace pensare che tu non hai
una sola risposta alle mie domande
e nonostante tutto
ti appartengo.

***

Si nutre di parole e cose, le piccole e semplici cose della natura, che
toccano con leggerezza insostenibile l’anima, la poesia di Silvia.
Una poesia che sembra rifiutare qualunque appartenenza se non quella della sfera delle emozioni supreme .
Una voce a due che parla a se stessa mentre sorride ad altri nascondendo quel velo che in ogni modo accompagna i ricordi le dolcezze le perdite le persone
Bastano però il sole che taglia una persiana, i venti in visita da una finestra stretta, il paesaggio della primavera che rinnova la vita del mondo, e la felicità riempie di nuovo la stanza:

°Spesso la notte faccio simili pensieri
quando lieve tu mi dormi accanto
mi domando cosa ci leghi
all’ultimo pianeta
o se l’universo produca un suono
o se il tempo non sia un imbroglio
e in realtà noi ci dobbiamo ancora amare.
Io so che tutte le domande hanno un nome.

***

Ma non é una di quelle felicità che si può toccare per mano perché qui bisogna sussurrarle le parole aggrappandosi a queste come ad una cattiva abitudine di cui non si può più fare a meno. È una di quelle felicità che solo la vera autentica poesia sa dare. Questa di Silvia Caratti è sublime autentica, corporea ,a portata di cuore. Da ricordare per sempre.

6 poesie di Silvia Caratti

***

Ein thul ara enam
(Non fate nulla qui)

Tomba delle iscrizioni – Chiusi

Quanta pace nelle strade ferme,
nelle pietre senza parola,
nei resti di ferro abbandonati sulla spiaggia
e muri di case ormai sepolte
dove non c’è più luce,
dove non brucia il fuoco.

Sole nella tomba fresca e buia
dove dormivano le urne dissepolte,
piano avvicino la tua mano nella mia
per ricomporre un tempo che dovrà venire.

***

Per V.

«Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due»

Philip Roth, L’animale morente

Io non sono affatto vicina alla verità
come tu sei, perché se così fosse
non mi sarei stupita affatto della tua venuta

quando ogni giorno nuovo
cancella un giorno in cui non c’eri ancora
portando piccoli baci tra i tuoi denti bianchi.

Spezza, ti prego, anche me e insieme lasciami intera,
distribuiscimi con le tue mani
al bordo di questo letto. E ricomponimi.

***

Sempre sarà un mistero
la vostra naturalezza
nell’approssimarsi e quella padronanza.

Nel bunker invece non filtra niente,
niente s’impara al massimo si sogna
a chilometri di profondità oppure
su un altro pianeta in un altro sistema senza sole
la cosa non cambia

come in certi quadri in cui
i gesti di manichini in città ideali
cadono nel vuoto
e gli occhi a mandorla
non guardano nessuno.

***

Per V.

Spiamo attentamente
dentro il microscopio
le fibre del cuore ondulate:

i vetrini sono la piccola esposizione universale
di ogni nostra sofferenza.

Saranno così pure le mie, penso,
non più dritte ma stravolte
se qualcuno talvolta – più prossimo alla divinità –
anche senza un ferro m’apre?

***

La gestazione di semi isolati
di specie estinte e gli esemplari unici
e vetrificati come fossili dentro la pietra
dove il tempo si computa in milioni d’anni,
al pari sono o così mi vedo io.

Come un’invalidità perenne
che niente mi potrà più risarcire
come chi malato cronico dipende
da una macchina per respirare,
al pari tu. Così ti sento io.

***

Trasmetto su una sequenza indefinita,
sto nell’intercapedine tra due punti:
qui è la non appartenenza,
abbiamo più di un sole e imprecisate lune.
Non siamo un pianeta, siamo tutto un mondo.

Durante le notti – che sono un vostro giorno –
vi sentiamo chiaramente
ma non parliamo la stessa lingua.

Non ci conoscete, nulla sapete di noi
e dei nostri satelliti. Abbiamo più volte
mandato messaggeri che non sono tornati.

Non ci rispondete, nemmeno ci ascoltate.

***

Silvia Caratti è nata nel 1972 a Cuneo, ma vive a Torino dove si occupa di biblioteconomia e archivistica musicale. Ha frequentato il Conservatorio diplomandosi in Flauto e in Didattica della Musica e si è inoltre laureata in Storia della Musica con una tesi su Johannes Brahms. Nel 2000 ha pubblicato per Lietocollelibri La trama dei metalli che l’anno seguente ha vinto il premio “Franco Matacotta” per l’opera prima. Altri suoi lavori sono apparsi in varie antologie.

Sue poesie sono state pubblicate su diverse riviste come Lo Specchio de La Stampa, l’Almanacco del Ramo d’Oro (Trieste), L’Ulisse, (Lietocollelibri), Lumooja (Turku, Finlandia), Oroboro (Paranà, Brasile) e sono state tradotte anche in olandese, spagnolo, arabo e russo.

Nel 2002 è stata chiamata a far parte del Comitato Artistico del Premio Città di Recanati. Nel 2004 ha curato, insieme a Mary Barbara Tolusso e Giovanna Frene, Il segreto delle fragole, agenda poetica edita dalla Lietocolle.

14 pensieri su “Poetesse: Silvia Caratti

  1. Grande poesia quelle della Caratti: che merita molto ascolto, e che resiste fuori dal coro, testimoniando forse quanto il coro non desideri sempre stare accanto alla grandezza …, Chissà perché?!.
    Maria Pia Quintavalla…

  2. Mariapia sei grande! Non conoscevo nemmeno di nome questa poetessa, ma è davvero brava! Condivido con entusiasmo quanto dici.

  3. Ho detto io stessa che tale poetessa da quello che leggo mi sembra brava. Però non esageriamo con le celebrazioni, le aureole lasciamole ai santi!

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