La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

Guido Tedoldi

guido-tedoldi.jpgSono nato a Caravaggio, provincia di Bergamo, il 23
novembre 1965. E la data non è casuale, nella mia
famiglia, perché trasversalmente alle generazioni
sempre qualcuno è nato in quel giorno lì, o pochissimo
prima o pochissimo dopo.
Secondo una leggenda (io per la verità non me lo
ricordo) la prima volta che ho detto che avrei fatto
lo scrittore è stato a 7 anni. Ma i miei genitori
hanno tentato di mettere la cosa sotto silenzio. Per
loro il lavoro era quella cosa in cui si fanno andare
le mani dalla mattina alla sera, non ciò che Luca
Goldoni aveva definito «sempre meglio che lavorare». A
13 anni ho annunciato a mio padre che da grande avrei
fatto il giornalista, e lui mi ha annichilito
sostenendo che per fare quel mestiere bisognerebbe
perlomeno avere qualcosa da dire, cosa che era dubbio
io avrei mai avuto. Così non mi sono messo a scrivere
bensì sono andato a lavorare in una pizzeria. La
strategia normalizzatrice dei miei genitori sembrava
aver avuto completo successo. Ma a 30 anni, dopo
numerosi altri lavori e un bel po’ di bollini della
pensione, mi sono ritrovato al punto di partenza. O
scrivevo, o davo fuori di matto.
Così mi sono messo a scrivere, ho collaborato a
giornali e periodici locali della mia provincia di
residenza e nazionali. Ho anche contribuito a far
nascere un settimanale che non c’era, e ho potuto dare
l’esame di Stato per diventare giornalista
professionista. Ma ultimamente i giornali su carta non
sono più un buon posto dove stare, per cui mi sono
riconvertito ai blog – dove già adesso si respira
un’aria più sana e in cui sta maturando (non solo in
Italia, ma qui da noi la differenza si vede più
nettamente) una generazione di scrittori e
intellettuali di qualità.
Ehi… ma ho usato… la parola… «intellettuali»…
È una parola che sembrava sparita dal vocabolario,
soprattutto da quello di chi guarda la tv. Ed è un
mestiere che molti non si sono presi né si prendono la
briga di affrontare. Eppure serve, perché se «questa
bellezza riuscirà mai a rovesciare il mondo», come
domanda Fabrizio Centofanti, bisognerà pur provare a
fare qualcosa di diverso da quanto si è tentato
finora. Secoli di persone che hanno lavorato dalla
mattina alla sera facendo andare solo le mani, non
hanno cambiato le cose: mondo ingiusto era, mondo
ingiusto è. Bisogna provare a far andare il cervello.

4 Responses to “Guido Tedoldi”

  1. cesy Says:

    caro cugino, volevo solo salutarti, ciao e buon lavoro
    ciao cesy

  2. lapoesiaelospirito Says:

    Caro Guido, forse l’autopresentazione puù bella. Si sente la necessità vitale di scrivere. Ti mando il mio in bocca al lupo per Lpels e per il resto delle tue attività giornalistico-letterarie.

    Franz

  3. francesca genti Says:

    hai una faccia simpaticissima!
    ciao!

  4. davidino Says:

    poche righe, ma profondi significati. complimenti.

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